Lo scandaloso derby di Madrid

 

  Il derby di Madrid è stata una partita di calcio piena di coraggio. È finita con un pareggio che tutto sommato racconta bene quello che s’è visto, ma negli occhi è rimasto altro, la furia circostante, la furia che portato alla sospensione temporanea. Dopo il gol di Militao, sono stati lanciati accendini e bottiglie contro Courtois, accusato di aver festeggiato in modo provocatorio verso la curva dell’Atlético. Venti minuti di stop. Koke, Giménez e Simeone sono andati a mediare con i capi del settore, alcuni dei quali indossavano un passamontagna. 

Alfredo Relano su Diario AS scrive che il Metropolitano ha toccato il fondo e che a fine partita i giocatori sono andati, come di consueto, a ricambiare con gli applausi l’animazione di quella curva, prima di rivolgersi al resto del pubblico, che presto è uscito. Ancora una volta attenzione e considerazione nei confronti degli ultras, contro i quali la società non decide di intervenire con severità e coerenza. Il lato positivo è che il resto dello stadio ora mostra apertamente il suo fastidio verso queste persone.

Il derby della vergogna, lo battezza El Pais, dove si trova la consueta incursione del lunedì di Manuel Jabois, firma della Cultura del giornale. Jabois parla di decomposizione morale. Che i capitani dell’Atleti siano andati a domare gli incappucciati e che i giocatori si siano poi recati sotto quella stessa tribuna per ringraziarli del loro sostegno la dice lunga sullo stato del rapporto del club con i suoi ultras ben organizzati scrive. A Simeone che ha molto indugiato nel sottolineare la provocazione di Courtois, Jabois replica chiedendo cosa sarebbe successo a Messi, secondo la sua logica, se gli fosse venuto in mente di togliersi la maglia e mostrarla al Metropolitano come aveva fatto al Bernabéu, e buon per Messi, un gesto iconico. Stavolta non c’è stato neppure modo di dar la colpa a Vinicius, il brasiliano si è presentato al Metropolitano – scrive Jabois – con l’aria stufa dello stress che genera negli altri e di una crisi esistenziale. Non un polverone né una protesta: un bravo ragazzo, un cocco di suocera. Qualche giorno fa, El Mundo invitava Vinicius a decidere cosa volesse diventare, Mandela o Joker, incarnare un simbolo della lotta al razzismo o fare il villain del calcio. 

Anche nella sua rubrica del sabato, ieri mattina, Jorge Valdano si era occupato di Vinicius, proprio in vista dell’alta tensione del derby, 

Il calcio di Vinicius – ha scritto Valdano – è stato rafforzato dalla forza d’animo di chi ha saputo affrontare delle difficoltà senza arrendersi. La lotta e la competitività fanno parte della loro natura. Se non ci fosse anima viva allo stadio farebbe fatica. Ecco perché ha la mia ammirazione. Vinicius è ora tormentato da altri malintesi e pregiudizi. A causa del potere conferito dalle fortune che guadagnano, molti considerano i calciatori dei poveri diventati ricchi, così ricchi da essere diventati idioti. Ma nemmeno per un momento li considerano delle persone. Tanto meno lo fanno quelli che si radunano sugli spalti, quelle folle anonime e irresponsabili, come le definì Gustave Le Bon in Psicologia delle masse. Gente che porta le proprie frustrazioni negli stadi e che segue slogan di ogni genere, compresi quelli antisociali, con un’obbedienza da bovini. Nessun club è al sicuro da questi eccessi, antichi quanto il calcio

Valdano dice che l’unico colore che dovrebbe contare nel calcio è quello delle maglie. Invece su Vinicius si sfoga a un certo tipo di pulsione, contro un giocatore abituato a trarre energia da un pozzo di rabbia. Sono episodi che gli danno l’autorità morale di diventare una bandiera contro il razzismo, con il sostegno del club, del suo Paese e di tutti i cittadini perbene. Ma non è facile fermare la ruota perché alcune sue dichiarazioni hanno calpestato sensibili calli nazionalisti e irritato i fan. Anche perché Vinicius, nel ruolo di vittima, considera nemici i suoi rivali, gli arbitri, i tifosi, e dà alle sue proteste un’espressività irritante anche per molti tifosi del Real Madrid.  La partita contro l’Atlético sarà un banco di prova. Vinicius deve mettere tutte le sue energie al servizio del calcio divino che gioca, i tifosi dovrebbero mettere tutte le loro energie nel tifare per la loro squadra, con la passione che di solito c’è al Metropolitano. Non si tratta di chiedere rispetto, perché nel calcio i comportamenti sono così lassisti che accettiamo gli insulti come una porzione dello spettacolo. Si tratta semplicemente di non toccare i cavi dell’alta tensione per evitare che il gioco esploda

Eppure stavolta uno stadio si è incendiato anche senza la scintilla di Vinicius. Javier Aznar su ABC ha scritto che l’Atlético, purtroppo, è una squadra rapita dai suoi ultras. Quei cosiddetti tifosi che, quando le cose non vanno bene, decidono di interrompere l’allenamento dei giocatori o di lanciare uova al proprio portiere. Ora hanno creato una nuova regola inedita. Il time-out nel calcio. Segnano un gol e tu hai quindici minuti per andare a riposarti e riorganizzarti

Julián Ruiz, la firma di El Mundo dell’appello a Vinicius, stamattina parla di scandalo vergognoso che sarà la tomba del calcio. Vedremo quanto sarà pesante la punizione all’Atlético, dice El Mundo, augurandosi che sia pesante perché il calcio è caduto nelle mani di gente con poca cultura e senza principi. Il calcio non deve essere dominato dai tifosi.

Carlos Carpio su Marca ha scritto che l’Atlético deve affrontare i suoi ultras una volta e per sempre. Ormai da tempo gli ultras del Frente Atlético girano liberamente sugli spalti del Metropolitano con la complicità del club. Che dopo tutti gli inviti alla calma prima di questo derby, un manipolo di ragazzi incappucciati sia stato autorizzato a entrare nello stadio definisce questi cafoni, sì, ma soprattutto mette a nudo la responsabilità del direttivo dell’Atlético. La tolleranza zero è davvero tolleranza zero, per convinzione, non solo a parole per far bella figura, come successo con Cerezo prima e Simeone poi. Significa agire. Subito. Chi si è dimostrato all’altezza è stato l’arbitro Mateo Busquets Ferrer. Era il suo primo derby e lui è stato impeccabile nel fermare il gioco. Un’immagine imbarazzante per l’Atlético Madrid e per il calcio spagnolo in generale

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