L’Aston Villa è uscito dai ricordi: ora guarda avanti

 

   Uno a zero. Come nella finale del 1982. Una notte che i tifosi dell’Aston Villa hanno sognato per 42 anni, la ricorderanno i giovani e i meno giovani, la ricorderanno per sempre, scrive Matt Law sul Telegraph stamattina, e fra loro pure il principe William in tribuna, l’erede al trono. Memorabile non solo per il risultato, ma per “l’intero pacchetto. La storia. Il rumore. L’emozione cruda traboccata in estasi al fischio finale. Forse stavolta non ci sarà un trofeo da esibire, non vale una vittoria in Champions , ma c’è qualcosa da custodire gelosamente: un ricordo eterno”. Accade tutto ciò a sole due settimane dalla morte di Gary Shaw, uno degli eroi dei 1982. Il Villa ha stampato il suo nome in fondo alla lista dei giocatori, sul retro del programma della partita. al posto del numero di maglio, accanto c’era un’immagine della Coppa dei Campioni. “Un tocco di classe” commenta il Telegraph, mentre allo stadio c’erano Withe e Mortimer, due di quella squadra. 

“Emery ha riportato l’orgoglio nel Villa, dove durante i giorni bui della serie B i tifosi tiravano cavoli all’ex allenatore Steve Bruce e il club era pericolosamente vicino a dichiarare bancarotta. “Ora non devono più solo sognare i giorni in cui il Villa poteva competere con i migliori. Hanno di nuovo battuto uno dei giganti del calcio europeo e sono imbattuti in Champions League dopo due partite”. Le conseguenze del clamore: “Il club ha fatto affari fiorenti con le sciarpe della partita metà e metà, vendute un paio d’ore prima del calcio d’inizio, con il comproprietario del Villa Wes Edens e l’amministratore delegato Chris Heck che hanno fatto una breve sosta agli shop. Nassef Sawiris, l’altro proprietario, ha passato il telefono a uno steward perché gli scattasse una foto a bordo campo mentre i giocatori si riscaldavano e sembrava che tutti volessero un souvenir di quella che si è rivelata la serata più memorabile”. Nassef Sawiris, l’altro proprietario del Villa, ha passato il suo telefono a uno steward perché gli scattasse una foto a bordo campo mentre i giocatori si riscaldavano e sembrava che tutti volessero un souvenir di quella che si è rivelata la serata più memorabile.

Ne ha scritto anche Jonathan Liew sul Guardian, chiedendosi se questo gocciolone mandato da Jhon Durán alle spalle di Neuer valesse le umiliazioni, l’irrilevanza, gli 11.000 spettatori contro il Middlesbrough in Coppa di Lega, la sconfitta in casa contro lo Stevenage, Remi Garde e Roberto Di Matteo in panchina, se insomma valesse tutto il deserto attraversato in oltre quarant’anni. Questo è un posto – scrive – che ha trascorso gli ultimi decenni cercando, e in gran parte fallendo, di sfuggire ai suoi fantasmi. Il passato è ovunque guardando qui. Vive nei murales invecchiati e nelle foto sgranate, persino nella stessa struttura in mattoni rossi, che fondamentalmente sembra una fabbrica di sorbetti vittoriana, un tipo di edificio che quasi ti sorprende di trovare ancora aperto.

È molto bello il passaggio che dedica Liew alla condizione psicologica che si innesca e si manifesta in casi del genere, e che non appartiene al solo Aston Villa, all’ambiente dell’Aston Villa, all’entorno, ma che appartiene a tutti quei mondi che si affacciano in testa solo di tanto in tanto. Il pericolo, scrive Liew, è che si privilegi l’occasione all’attenzione per l’avversario, che si presti più attenzione allo spettro che alla carne. E allora si domanda: Il secondo posto del Bayern in Bundesliga nella scorsa stagione è davvero così migliore rispetto al quarto posto in Premier League? Kim Min-jae è davvero così tanto più bravo di Pau Torres, avere Manuel Neuer è davvero un miglioramento enorme rispetto a Emi Martínez, Harry Kane è davvero di una classe diversa rispetto a Ollie Watkins? Per dirla in parole povere: devi giocare come la squadra che realizza un sogno a lungo accarezzato? O come la squadra che in realtà appartiene a quel livello?

Contro i signori del 9-2 alla Dinamo Zagabria è arrivata una risposta forse inattesa. Liew scrive che per l’Aston Villa è tempo di una nuova pagina. È un club con una storia ricca e bella, ma in questo momento la storia non è più la cosa più interessante, neppure lontanamente. Forse era giusto che questa fosse una vittoria in gran parte costruita dalla nuova generazione, i giocatori che possono indicare a questo club dove sta andando, i giovani che possono forgiarne il futuro. In una notte in cui il Villa ha celebrato il suo passato, in qualche modo loro hanno finito per spostare l’orologio in avanti.

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