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  MERCOLEDÌ 11 SETTEMBRE 2024

#2 GIORNI ALLA FINALE DI DIAMOND LEAGUE

 

«L’Olimpiade non è fatta per costruire numeri che portino onore alla Patria, è uno strumento potente che espone le vite dei ragazzi che ci partecipano, soprattutto in quest’epoca di fragilità estrema»

[Niccolò Campriani, campione olimpico]

 

DI CHE COSA SI PARLA STAMATTINA

Cosa possiamo ancora aspettarci dall’atletica nel 2024

 

  Il Gala dei Castelli di Bellinzona aveva il 18esimo punteggio nella classifica della qualità dei partecipanti ma l’altra sera il cast ha recitato al di sotto delle sue potenzialità. Ha chiuso con il 30esimo risultato dell’anno per eccellenza di prestazioni, un altro segno della stanchezza con cui l’atletica leggera mondiale sta avanzando verso il finale di stagione, l’atto di chiusura della Diamond League di venerdì e sabato a Bruxelles. La migliore prestazione tecnica è venuta in Svizzera ancora da Ryan Crouser, come al solito sopra la barriera dei 22 metri [22,25] nel getto del peso: 1.255 punti nella tabella di World Athletics che traduce in numeri tempi e misure. È stata l’unica performance sopra i 1.240 punti, seguita dal 47.94 di Clement Ducos sui 400 ostacoli [1.235 punti], il 9.96 di Ackeem Blake sui 100 metri [1.220 punti]. Le migliori prestazioni femminili sono state il 12.52 e il 12.54 sui 100 ostacoli di Jasmine Camacho-Quinn e Grace Stark. Nulla di eclatante, se non la sconfitta di Grant Holloway. Fa sempre sensazione, ancora di più se arriva con un più che ordinario 13.22, il tempo segnato da Sasha Zhoya – il francese che ha però il merito di essere ancora al picco delle sue prestazioni. Cinque giorni fa aveva battuto il suo personale a Zagabria con 13.10. Italiani: Gianmarco Tamberi ha vinto l’alto con 2,27 ma sul sito della federazione si paventa l’ipotesi che possa non presentarsi a Bruxelles. Terzo Leonardo Fabbri nel peso a 21,36 e quarto Marcell Jacobs a 10.12, un tempo da 2020 all’ultima gara dell’anno, “ora il ritorno negli Stati Uniti (mercoledì), un periodo di riposo – dice la Fidal – e poi il via alla preparazione verso i Mondiali di Tokyo del prossimo anno, con tappe intermedie nella stagione indoor”. 

Riposo, che bella parola. Come cuoco [QUI]. Il 2024  ha portato nei libri dell’atletica leggera diciassette nuovi primati del mondo, cinque maschili e dodici femminili, nove in gare olimpiche, due resistevano dagli anni Ottanta. Le righe nuove nei libri dei record sono arrivate da Jakob Ingebrigtsen sui 3mila metri [7:17.55], tre volte Armand Duplantis nel salto con l’asta [6,24 – 6,25 e 6,26], Mykolas Alekna nel lancio del disco [74,35 dopo 38 anni], Femke Bol nei 400 indoor [49.17], Faith Kipyegon nei 1.500 [4:07.64], Jessica Hull nei 2mila [5:19.70], Beatrice Chebet nei 10mila [28:54.14], Devynne Charlton nei 60 ostacoli [7.65 dopo il 7.67 di sé stessa e di Tia Jones], Sydney McLaughlin due volte nei 400 ostacoli [50.65 e 50.37], Jaroslava Mahuchick nel salto in alto [2,10 dopo 37 anni]; su strada i 5 km e i 10 km con  Agnes Jebet Ngetich in 14’13” e 28’46”. 

Che cosa possiamo aspettarci allora dal gran finale? Finora sono stati venduti circa 70.000 biglietti sui 100mila disponibili nei due giorni. Athletics Weekly ha preparato una guida ai dieci momenti più interessanti che dobbiamo aspettarci [mai una volta che siano  nove o undici]. 

1] SALTO CON L’ASTA

Mondo Duplantis viene da un’altra stagione stellare e punta a concluderla in grande stile. A Bruxelles ha saltato 6,10 l’anno scorso mancando di poco quello che sarebbe stato il record mondiale di 6,23. E’ abbastanza fatale aspettarsi che dia l’assalto ai 6,27, il quarto record del mondo in un anno. Al salto con l’asta è successo nel ’63 e nel ’72, addirittura cinque volte nel magnifico 1980 con Władysław Kozakiewicz a Milano, due volte Thierry Vigneron, una Philippe Houvion e di nuovo Kozakiewicz ai Giochi di Mosca, con il gesto dell’ombrello al pubblico sovietico. Cinque volte fu battuto anche nel 1984, tre da Bubka e due da Vigneron, all’Olimpico, nel giorno famoso in cui fumava a bordo pista tra un salto e l’altro. Saltare 6,27 per Duplantis significherebbe eguagliare i quattro primati del mondo stabiliti in un anno solo da Bubka, era il 1991, quando a Suzuoka, Mosca, Formia e Malmoe fece 6.07-6,08-6,09, 6.10. Un centimetro per volta si sarebbe fermato nel 1994 a 6,14, prima di aspettare per vent’anni il 6,16 di Renaud Lavillenie

2] TEBOGO NEI 200 METRI

Dopo l’oro di Parigi, il botswano non ha più perso una gara, né sui 100 metri né sui 200. Il 19.46 è il quinto crono di tutti i tempi: solo Usain Bolt, Yohan Blake, Noah Lyles e Michael Johnson hanno fatto meglio di lui. Kenny Bednarek non sembra distante. Gli è arrivato vicino alla Diamond League di Zurigo con 19.57, a sua volta ottavo posto nella classifica di tutti i tempi. Altri qualificati: Fred Kerley, Kyree King, Courtney Lindsey ed Erriyon Knighton, sono in gara anche Joseph Fahnbulleh e Alexander Ogando.

3] FAITH KIPYEGON NEI 1.500

La kenyana ha messo gli occhi sul quinto diamante dopo il terzo oro olimpico di fila sui 1.500 con l’argento nei 5.000. Rimane l’unica donna nella storia ad aver corso questa distanza in meno di 3:50. La sfida a Bruxelles verrà probabilmente dall’australiana Jessica Hull, quinta nella classifica di tutti i tempi dopo aver corso in 3:50.83 nella gara del record mondiale. Fra i 3:52 e i 3:53 anche le etiopi Diribe Welteji e Birke Haylom. 

4] IL GIAVELLOTTO ASIATICO

Neeraj Chopra è il nome di spicco. Ha un record stagionale di 89,49 e da tempo corteggia l’idea di andare sopra i 90, la barriera superata da Anderson Peters [90,61]. In partita pure il ceco Jakub Vadlejch e il tedesco Julian Weber.

5] L’ATTACCO AL MURO DI RUDISHA

Il vecchio record mondiale degli 800 metri [1:40.91] vacilla ma non crolla. Dopo essere diventato campione olimpico a Parigi con 1:41.19, Emmanuel Wanyonyi ha segnato 1:41.11 alla Diamond League di Losanna, quarto tempo più veloce della storia insieme a Wilson Kipketer. Tra scarpe magiche e gel al bicarbonato, è l’unico attaccante verosimile al primato. Marco Arop (1:41.20), Djamel Sedjati (1:41.46) e Gabriel Tual (1:41.61) sono tutti scesi sotto 1:42 nel 2024. La Gran Bretagna si sta affezionando a Ben Pattison [1:42.27], secondo di sempre dietro a Seb Coe.

6] LO SPRINT FEMMINILE

Uno degli eventi più attesi a Bruxelles sono i 100 metri, con un’altra sfida tra la campionessa olimpica Julien Alfred e la campionessa mondiale Sha’Carri Richardson. Alfred ha corso a Parigi in 10.72 per diventare il primo oro di sempre di Santa Lucia. Un mirabile pallonetto [questa è una battuta locale, che non esce dai confini di Bagnoli Dazio]. Nella Diamond League di Zurigo, è stata Richardson a batterla di poco. Dina Asher-Smith potrebbe battere ancora il primato nazionale, abbassato in due occasioni dopo le Olimpiadi. 

7] I GRANDI 1.500

La gara che nel 2024 ci ha offerto spunti e scontri mirabili. Stavolta non c’è Josh Kerr, campione del mondo e argento olimpico, ma il triello è garantito tra Jakob Ingebrigtsen, Cole Hocker e Yared Nuguse. Nuguse ha vinto a Zurigo, Hocker è il sorprendente oro olimpico, Ingebrigtsen sta facendo spesso la figura di chi si mette in testa per 1.400 metri su 1.500, ma non nei 100 metri che contano. Eppure, secondo Athletics Weekly “se fosse in piena forma, potrebbe migliorare il suo record personale di 3:26.73 e avvicinarsi al record mondiale quasi imbattibile di Hicham El Guerrouj di 3:26.00”. 

8] L’ATTACCO DI CHEBET AL RECORD DI TSEGAY

Beatrice Chebet ha corso una stagione eccezionale, con successi in pista e nel cross. Alla Diamond League di Zurigo ha corso in 14:09.52 in un tentativo di record mondiale [14:00.21 di Gudaf Tsegay]. “Grazie alla nuova pista di Bruxelles – si domanda AW – Chebet potrebbe diventare la prima donna a scendere sotto i 14 minuti nei 5000 metri?”. E noi da qua che ne sappiamo.

9] IL PESO

Altra gare di grandi duelli, qualche volta trielli, ma gira e volta, volta e gira, Ryan Crouser riempie le mensole di casa di trofei. Dopo una serie di infortuni, tra cui lo schiacciamento del nervo del gomito destro e uno strappo al muscolo pettorale, c’era qualche dubbio sul fatto che potesse brillare alle Olimpiadi. Ha tirato a 22,90 e bonne nuit, anche se non è stato al meglio per tutta la stagione. Il lancio più lungo del 2024 è di Joe Kovacs con 23,13. Ma attenzione: la migliore prestazione dell’anno di Crouser è arrivata la settimana scorsa in Croazia [22,93]. Ci si può aspettare tutto, ma proprio tutto, da  una delle poche stelle in crescita e non in calo.

10] L’INTRUSA MCLAUGHLIN

E poi c’è lei, Sydney McLaughlin-Levrone, lei che in genere non si vede mai, lei che mai viene a un meeting, a una festa, la chiamano al citofono: vestiti Sydney scendi, e lei niente, se ne sta sempre a casa. Non ha i punti per partecipare alle finali della Diamond League, ma deve essere girato qualche argomento convincente, perché pare che abbiano trovato un modo per stanarla e per aggirare l’ostacolo. Nel senso che non correrà i 400 ostacoli per i quali non è qualificata, ma una serie di 200 metri e una di 400 metri. Una iniziativa, spiegano gli organizzatori, per “onorare i suoi straordinari successi”. Deve essere rimasto contento anche il direttore della filiala della banca di McLaughlin. 

 

 

  AMERICHE

Gli abusi della polizia sul giocatore NFL che andava a giocare

 

Prima giornata di NFL, il campionato che può incidere sulle elezioni per la Casa Bianca. Così lo ha definito nei giorni scorsi il Washington Post mettendo in fila una serie di episodi dal sapore del sostegno più o meno esplicito a Donald Trump. Poco prima del dibattito fra l’ex presidente e Kamala Harris, stanotte è arrivato l’endorsement alla candidata democratica da parte di Taylor Swift – da un anno a questa parte a pieno titolo pure nella grande famiglia della NFL oltre che diva di un pop smisurato, a tutto campo, lei poeta di una generazione [El Mundo], soggetto di decine di seminari universitari in tutto il mondo, proposta per i suoi testi al Nobel per la letteratura come Bob Dylan. 

Prima giornata di NFL, pronti, via, indignazione. È successo che Tyreek Hill dei Miami Dolphins sia stato fermato dalla polizia mentre andava in macchina allo stadio per giocare contro i Jacksonville Jaguars. Sally Jenkins sul Washington Post ha scritto che Il modo in cui la polizia lo ha trattato dovrebbe spaventare chiunque abbia in mano le chiavi di un’auto. Un piccolo problema si è trasformato in un inutile escalation, non a causa della condotta di Hill, ma di quella di poliziotti formosi

Nessuna legge del paese dice che un cittadino debba diventare il servo inginocchiato al desiderio di un poliziotto di usare le manette. Niente dice che Tyreek Hill dovesse toccare con la guancia il marciapiede sporco in segno di obbedienza a un agente, il cui dovere sarebbe stato di cambiare corsia e filare dritto, un agente che invece in qualsiasi momento può trasformarsi in un bruto che brandisce le manette solo perché non gli piace il tuo tono. Quel che si vede nelle immagini della body-cam fa schifo. È la schiavitù che si vive in una certa situazione. Hill pare assecondare, anche se a malincuore. Semplicemente non voleva farsi umiliare. È stata la sua unica colpa. Non si è rivolto al poliziotto chiamandolo agente e non ha abbassato gli occhi dinanzi all’autorità

Cos’è successo? Hill è stato fermato perché c’era stato un incidente in zona. Aveva la patente in mano non appena gli stivali del poliziotto si sono fermati davanti alla portiera della macchina, quando quella mano guantata fino alle nocche ha bussato al finestrino [descrizione meravigliosa, cinematografica]. Ma quando ha fatto scorrere il vetro oscurato della sua McLaren sportiva e ha porto la patente, ha detto in modo brusco all’agente: – Non bussare al mio finestrino in quel modo. Aggiungendo: – Ridammi la patente, fratello, così posso andarmene. Oppure farò tardi. 

La situazione si è complicata così. Quando si potevano sentire quei poliziotti corpulenti irrigidirsi – scrive Jenkins – e diventare metallici con la loro autorità, sbuffando sotto le loro cinture, appesantiti dai loro distintivi e dall’equipaggiamento, solo perché non gli piaceva l’ espressione di Hill . Ci sono voluti appena 15 secondi perché tutto diventasse orribile. Perché? Perché quando gli viene ordinato di abbassare di nuovo il finestrino, Hill non lo abbassa del tutto. Tutto qui.

Il filmato della bodycam della polizia è stato pubblicato il 9 settembre e mostra questo, mostra uno sfoggio di potere per un finestrino alzato o abbassato da un wide receiver dei Miami Dolphins. Un nero. Il Washington Post dice che non esiste una legge che dica che un finestrino debba essere completamente abbassato durante un controllo del traffico. Tuttavia, all’istante, tre poliziotti gli sono arrivati addosso. Il primo ha urlato – Esci subito dalla macchina. Non stiamo giocando. Hill ha aperto la portiera della macchina e un altro agente si è lanciato su di lui, lo ha preso per il collo, lo ha strappato dal sedile e lo ha scaraventato a faccia in giù sul marciapiede. Hill ha provato a dire di fermarsi, che stava già scendendo. Uno gli ha urlato – Troppo tardi. Un altro lo ha insultato: – Quando ti diciamo di fare qualcosa, tu la fai, capito? Non quando vuoi, ma quando te lo diciamo noi. Sei fottutamente confuso. 

Gli hanno posato le loro ginocchia cariche di autorità dietro la schiena, gli hanno piegato i gomiti, lo hanno ammanettato in un minuto. Hill è stato spostato su un marciapiede dove è stato trattenuto da un poliziotto che lo ha costretto a inginocchiarsi. «Mi hanno appena operato al ginocchio» si è allarmato Hill. A quel punto, un altro poliziotto si è lanciato su di lui da dietro, lo ha afferrato con un avambraccio intorno al collo e lo ha accartocciato. Nel video si sente una voce che ringhia: «Davvero, che coincidenza. E non ti sei operato alle orecchie quando ti abbiamo detto di abbassare il finestrino?»

Eppure Hill aveva collaborato a ogni ordine, fa notare il Washington Post, certo a volte in modo irritato, sprezzante o poco convinto, con la sensazione di avere qualcosa di più importante da fare. Il suo unico crimine? Il suo atteggiamento. Il suo atteggiamento spensierato. Sally Jenkins ha scritto che in linea con la grave, cattiva condotta della polizia c’è stato il comunicato del sindacato poliziotti che insulta l’intelligenza pubblica. Una nota che dovrebbe preoccupare chiunque abbia le chiavi di un’auto. Il comunicato dice che Hill non è mai stato arrestato e il Washington Post eccepisce, dunque un agente di polizia stradale di Miami-Dade ha il diritto di ammanettare e malmenare dei cittadini anche se non sono stati effettivamente arrestati. La dichiarazione continua spiegando che il signor Hill non ha collaborato immediatamente con gli ufficiali sulla scena, e che in conformità con la legge e per la loro sicurezza gli agenti hanno ammanettato Hill. 

Il Post lo definisce un pezzo di verbosità minacciosamente vago facendo notare che l’unica minaccia era alla sicurezza degli ego di questi poliziotti. Se non riuscite a dimostrare abbastanza rapidità nell’obbedienza a un poliziotto, potreste offendere la sua vanità e ricevere un braccio intorno al collo ha scritto Jenkins. È questo che disturba, si legge. La cultura della pura obbedienza non è sana. È una setta o qualcosa di peggio. Nelle culture di obbedienza, le escalation dall’innocuo al dannoso avvengono rapidamente. Il linguaggio del sindacato di polizia è un pericolo per il pubblico. Le proposte per la riforma della polizia non sembrano mai arrivare al nocciolo del problema, un problema culturale, di mentalità.

Quattro anni fa lo Yale Law Journal ha pubblicato un saggio dell’ex avvocato James Mooney intitolato Il potere degli ufficiali di polizia nell’impartire ordini legali’. In esso, Mooney osserva che una discrezionalità eccessivamente ampia consente alla polizia di intensificare inutilmente gli scontri per lo stato di confusione dei cittadini fermati o per inadempienze di lieve entità. Secondo il Washington Post si tratta della descrizione perfetta per ciò che mostra il filmato della body-cam. Un piccolo problema di conformità è diventato un’escalation inutile, non a causa della condotta di Hill, ma di poliziotti che esigevano un comportamento da leccapiedi. Bianchi, neri, latini, uomini, donne, indipendentemente da tutto ciò, molti di noi sono stati come Hill sul ciglio di una strada. Vieni fermato, vai di fretta, non hai capito bene cosa hai fatto di sbagliato, dinanzi all’esagerazione esasperata di un poliziotto hai assunto un certo tono di voce, e allora ti sei messo nei guai, hai sentito un pericoloso irrigidimento dell’autorità. È il momento in cui ti rendi conto di quanto sei in balia di essa e di quanto siano fragili i diritti di un cittadino in una repubblica. Possono scomparire all’istante attraverso una fessura troppo stretta di un finestrino

E comunque Sally Jenkins scrive in modo paradisiaco. 

 

DISCUSSIONI

Caitlin Clark, per fortuna non ti hanno portata a Parigi

 

Non andare alle Olimpiadi, che fortuna. La faccenda non riguarda solo Jannik Sinner e Aryna Sabalenka a Flushing Meadows. Un nuovo esempio arriva dalla WNBA e ne scrive il Wall Street Journal: Caitlin Clark è stata snobbata per le Olimpiadi ed è diventata ancora più forte. Prima dei Giochi di Parigi, aveva giocato a basket per quasi un anno intero di fila. Ora, grazie a qualche settimana di riposo, la superstar rookie è salita di livello.

Robert O’Connell racconta: L’ esclusione di Caitlin Clark dalla squadra olimpica statunitense ha scatenato una tempesta nazionale. Il Team USA stava forse sprecando un’occasione per promuovere una nuova stella? Il gioco di Clark meritava un posto nella squadra? È stato un errore di dimensioni olimpiche? A volte sembrava che l’unica persona che non avesse tempo per parlare di Caitlin Clark fosse proprio Caitlin Clark. A quanto pare, saltare i Giochi potrebbe essere stata la cosa migliore possibile per lei. Da quando si è presa una pausa mentre una dozzina delle migliori giocatrici WNBA andavano all’estero per rappresentare gli USA, Clark non solo ha continuato a migliorare. Si è trasformata in una delle giocatrici più pericolose. Prima della pausa di metà stagione, i suoi numeri erano eccellenti, soprattutto per gli standard delle esordienti: 17,1 punti di media e 8,2 assist a partita. Le statistiche post-olimpiche mostrano una giocatrice completamente diversa. Sta segnando 24,7 punti a partita, la terza media più alta nella lega in questo periodo, e sta distribuendo 9,3 assist, il migliore punteggio nella WNBA. Le Indiana Fever avevano un bilancio di 11-15 prima dei Giochi, dopo hanno vinto tutte le partite tranne due delle 10 giocate, salendo a 19-17. Hanno compiuto un’impresa che sembrava quasi impossibile. Una squadra che aveva iniziato la stagione con una vittoria e 8 sconfitte nelle prime 9 partite ha cambiato le cose in modo radicale e completo, qualificandosi per i playoff in anticipo.

 

  TITOLI

  New York Times: “La Casa Bianca coinvolta nella controversia sul doping cinese” – I funzionari dell’Agenzia mondiale antidoping, furiosi per le indagini condotte dagli USA sulla gestione dei test positivi, hanno cercato di escludere un rappresentante dell’amministrazione Biden dalle riunioni del consiglio direttivo  [QUI]

 

 

TENNIS

Bologna non fa rima con Maceiò

 

L’Italia inizia oggi la difesa della Coppa Davis e debutta nel girone contro il Brasile. Il Brasile nel tennis è sempre Maceiò, quarti di finale dell’edizione ‘92, quando Paolino Cané si fece rimontare il vantaggio di due set a uno da Oncins [oggi cittì], quando il doppio Nargiso-Camporese perse al quinto set e all’ultima giornata Panatta gettò nella mischia il debuttante Stefano Pescosolido, uscito dal campo con i crampi. Una delle disfatte più cocenti del tennis italiano, forse pari solo a quella in Ungheria nel ‘78. Non c’è Jannik Sinner che riposa [stavolta la Gazzetta non lo attacca per antipatriottismo], non c’è Lorenzo Musetti, torna da leader Matteo Berrettini, intervistato da Federica Cocchi sulla Gazzetta. 

➣  Jannik Sinner non c’è, vi siete sentiti dopo la vittoria a New York?

«Gli ho scritto, ma in quel momento immagino fosse travolto da un milione e mezzo di messaggi. Gli ho lasciato le mie congratulazioni in un messaggio ma non volevo essere invadente. Lui sta facendo cose pazzesche e se le merita».

➣  C’è qualche consiglio che, data la vostra amicizia, si è sentito di dare a Jannik nei mesi più complicati?

«Dal punto di vista tennistico, tutto quello che toccava diventava oro, ma vedevo che non era più quello di sempre. Avevo visto una chiusura, un po’ meno gioia in quello che faceva. Una volta uscita la notizia della vicenda Clostebol ho capito, e ho solo cercato di stargli vicino a modo mio, come fanno gli amici, e sono contento che abbia ancora una volta dimostrato di essere un extraterrestre».

➣  Nei suoi momenti difficili, invece, in quel buio di cui ha parlato spesso, a cosa si è aggrappato?

«La luce si è riaccesa quando ho deciso di non mollare. A un certo punto anche quella è stata un’opzione: lasciare andare le cose, farmi portare dalla corrente, smettere di impegnarmi e di dare tutto come avevo sempre fatto».

➣  Poi che cosa è successo?

«Poi ho avuto il coraggio di cambiare, di ricominciare. Parlo di coraggio perché non è facile ripartire dopo essere stati per 15 anni con le stesse persone con cui avevo raggiunto ottimi risultati.Ho tirato fuori la testa dall’acqua ritrovando un po’ alla volta la gioia per quello che faccio».

 

SINNERISMI SPARSI 

▥   Corriere della sera: Sinner, la Wada in laboratorio” – L’agenzia mondiale antidoping chiarisce che il caso Clostebol «è in corso di elaborazione» Ma nessun ricorso è stato ancora presentato contro l’assoluzione del campione I tempi lunghi complicano la soluzione e creano dubbi agli stessi esperti mondiali in materia   Marco Bonarrigo ha scritto: Perché la Wada abbia deciso di tirarla per le lunghe, quindi, sfiancando la resistenza psicologica di un Sinner già provato non è chiaro.

Cinque anni fa l’Agenzia non appellò un caso di scuola: l’assoluzione del nuotatore brasiliano Gabriel da Silva Santos (Clostebol anche per lui) assolto perché la contaminazione sarebbe avvenuta tramite contatto con le lenzuola della casa del fratello dove l’atleta si era recato occasionalmente a dormire, non sapendo che costui usava la pomata. Il principio di «confidenza totale nei propri familiari o nel proprio staff ristretto se si è inconsapevoli del rischio e si prendono tutte le precauzioni» è lo stesso alla base del proscioglimento di Sinner. 

Aspettando la decisione Wada, in caso di ricorso il Tas dovrà aprire un procedimento di arbitrato. I tempi per l’inizio delle udienze raramente sono inferiori ai tre mesi. Se fosse accertata la mancanza di precauzioni da parte di Sinner (dimostrando che l’atleta era consapevole del rischio e non ha fatto di tutto per evitarlo) la pena potrebbe andare dai tre ai sei-otto mesi, partendo dalla data del primo controllo positivo (10 marzo) e cancellando risultati, premi e punti Atp fino a sospensione scontata

▥   La Gazzetta dello sportL’autogol dell’antidoping sul caso Sinner Pier Bergonzi ha scritto: dopo una rapida inchiesta il caso poteva essere chiuso senza essere dato in pasto al mondo. Notificare invece, che Sinner era “positivo ma innocente”, come è accaduto appena dopo Ferragosto, è stato un grave errore di comunicazione e un danno enorme. Jannik e il suo staff sono stati bravissimi a gestire gli ultimi mesi, Sinner una volta di più ha dato prova di equilibrio e di grande tenuta mentale. Ma il numero uno del tennis mondiale non meritava di essere comunque al centro della discussione e, purtroppo, delle speculazioni del primo Kyrgios qualsiasi. Noi che abbiamo fatto su questo giornale tante battaglie contro il doping, vi diciamo che nel caso di Sinner il sistema antidoping ha commesso un clamoroso autogol e dovrebbe fare una profonda riflessione. Il danno che è stato fatto all’immagine di Jannik poteva, anzi doveva essere evitato.

 

 

 

  CALCIO ITALIANO

Questa emergenza democratica di Frattesi che nell’Inter non gioca

 

Milano freme, Milano smania, Milano adesso vuole vedere Frattesi titolare. Più Inter per Frattesi strilla la Gazzetta dalla prima pagina stamattina, quel Frattesi il pirata che esalta Spalletti nell’Italia interista come titola il Corriere della sera. Un’Italia in cui 7 degli ultimi 10 gol sono arrivati dai campioni d’Italia. Il caro vecchio blocco. Il blocco rasserena. Profuma di antico. Il blocco ci dice che il calcio può essere meravigliosamente uguale a sé stesso, meno male, nulla cambia. Forse forse, stamattina ci sono pure i bambini che giocano per strada, chi lo sa, a qualche semaforo. Inzaghi dovrà considerare di più il suo azzurro invita il Corriere della sera, e certamente pure Inzaghi vorrebbe, il problema è che per far spazio a Frattesi bisogna toglierne un altro. 

Beccantini su Eurosport lo ha definito una mezzala che trasporta l’ufficio ovunque ci sia urgenza di snellire le pratiche, pedina moderna e preziosa, sottolineando che sotto i suoi gol rimane, se mai, il nodo dell’attacco. Moise Kean non bollava dall’8 settembre 2021. Il palleggio lo ha sovente escluso dalla manovra. Ma sul tiro di Giacomo Raspadori, respinto dal portiere, era lì: al momento giusto nel posto giusto. Raspadori, già: punta «aperta», di raccordo, dietro il centravanti, in gol a Parigi. Non abbiamo cannonieri alla Gigi Riva, lo sappiamo, e per questo dobbiamo arrangiarci:  Siamo usciti dal tunnel. Siamo vivi. Accontentiamoci.

Anche la pagina facebook Calcio da dietro si dedica a Frattesi, scrivendo che il suo percorso da cannoniere in Nazionale sta ricordando quello di Daniele De Rossi. Tuttavia, la base di partenza è scindere il calcio delle Nazionali e quello dei club. Questo, non perché nel primo caso si giochi un altro sport, ma perché periodicità, dinamiche tattiche e di gruppo, qualità, livello e preparazione degli avversari differiscono. Inutile nascondersi dietro ad un dito. Chiarito ciò è bene valutare la rosa dell’Inter nella sua formazione titolare a centrocampo: Calhanoglu vertice basso, Mkhitaryan e Barella nel ruolo di mezzali, distruttori di gioco, incursori, palleggiatori, aggiungete voi a piacere. Dareste la colpa ad Inzaghi di non aver reso Frattesi titolare nella rosa dell’Inter? Inzaghi già alla Lazio non aveva questa propensione alle rotazioni esagerate. In Nazionale – continua l’analisi di Calcio da dietro – il gioco che tende a palleggiare sugli esterni per favorire gli inserimenti centrali, la concorrenza a centrocampo non così forte e l’esiguità di terminali offensivi, rendono Frattesi specificamente essenziale nello scacchiere di Spalletti. In poche parole serve. All’Inter è un gradevole orpello. Per non dire di Zielinski. 

 

 

 

  EUROGOL

Il cittì provvisorio che si sta guadagnando la panchina inglese

Non canta l’inno, ma quanto piace Lee Carsley. Coi giornali succede. Quando vinci, gli piaci. Al prossimo 0-0 in casa, Lee Carsley non canta l’inno. Davvero. Lo fanno. Oggi Lee Carsley, il cittì dell’Under-21 a cui hanno dato l’interim dopo la separazione da Gareth Southgate, è l’uomo “venuto fuori da 10 giorni vorticosi” con “due partite, due belle vittorie, due volte senza subire gol, tre giocatori esordienti, le 100 presenze di Harry Kane e una tempesta mediatica sul patriottismo superata con successo”.

Così scrive Jack Pitt-Brooke su The Athletic, sottolineando che fra tre settimane tornerà ad annunciare la sua prossima squadra, prima di ospitare la Grecia a Wembley il 10 ottobre e poi volare a Helsinki due giorni dopo. Ma quella squadra inglese sarà diversa. A ottobre saranno di nuovo disponibili Phil Foden, Jude Bellingham e Cole Palmer, e la domanda che ronza attorno al signor Carsley è come li gestirà, chi lascerà fuori. Il primo obiettivo è tornare nella Serie A della Nations League ma il premio più grande è la qualificazione alla Coppa del Mondo. “Ascoltando Carsley parlare pensando ad alta voce – dice The Athletic – è difficile non concludere che sembra già l’allenatore vero dell’Inghilterra. Questa settimana è stato molto attento a non sembrare presuntuoso sul fatto che otterrà il lavoro in modo definitivo”. 

 

La sfiducia della Francia nella democrazia del calcio

Con 14 voti su 17, Vincent Labrune è stato rieletto alla guida della Lega calcio francese, a rielezione di Vincent Labrune per quattro anni, una specie di plebiscito che L’Équipe definisce ineluttabile e che viene commentato con severità, quando non con ferocia, da Vincent Duluc, alla fine di un’estate segnata dalla litigiosità e dal rischio di non chiudere alcun accordo sui diritti tv. 

La rielezione di Labrune, attacca L’Équipe, è il segno che si può vivere di seduzioni e promesse e sottolinea soprattutto la responsabilità dei presidenti dei club più influenti. Sono loro i responsabili dei risultati più catastrofici degli ultimi dieci anni. Sono loro che hanno sbagliato quasi tutto, che hanno scelto Mediapro anziché Canal+, che hanno scelto di fermare definitivamente la Ligue 1 durante il Covid, che hanno scelto di spalancare le porte ad Amazon in nome del futuro mentre è già nel passato, e che hanno siglato con DAZN un accordo insoddisfacente, già fragile e provvisorio

Secondo Labrune sono i presidenti che hanno preso decisioni per conto degli altri mentre quelli che non si sono opposti sono colpevoli del declassamento economico della Ligue 1 e delle sue difficoltà. Volevano continuare così? Hanno ottenuto ciò che volevano. L’editorialista de L’Équipe dice che è comprensibile scoprire come Nasser al-Khelaïfi sostenga un presidente che non rafforza i suoi concorrenti, ma gli altri? Dovrebbero immaginare un’altra visione del futuro e invece ora dovranno assumersi le proprie responsabilità e pensare a una svolta ricostruendo pian piano quella credibilità che la Ligue1 ha perso nella telenovela delle ultime settimane. Non li sentiremo più parlare di miliardi, ci risparmieranno i discorsi da venditori di sogni o da Calimero, i loro due ruoli preferiti, avranno due anni per pensare alla creazione di un nuovo canale, senza dubbio a un prezzo inferiore. Una governance in linea con uno stile di vita che sta diventando indecente in questo periodo di austerità. Considerando la loro storia recente, abbiamo il diritto di temere che non siano in sintonia né con la vita reale né con l’interesse generale.

È altrettanto feroce la posizione di Christophe Gaudot per Eurosport France: Niente di quanto successo martedì è una sorpresa. Ci aspettavamo quasi tutto di questa grande mascherata e non abbiamo dovuto aspettare il calare della notte, per vedere la fumata bianca. Il calcio francese ha imparato dai suoi recenti errori? Apparentemente no.  In Spagna e altrove, la Lega ha adottato misure forti per costringere i club a spendere meno e a reinventarsi. L’esempio del Barcellona, ​​il cui libro paga aveva raggiunto livelli incredibili, parla da solo. La Ligue1 ha la volontà di abbracciare un progetto simile in un’estate in cui il Lione, per fare un esempio, non ha venduto quanto doveva senza subire la minima conseguenza? Incapace di inventare un nuovo modello e di togliersi dalla testa di far parte di un G-5 d’Europa, il calcio francese non vede che sta andando a sbattere a tutta velocità contro un muro.

 

L’isolamento di Mbappé in Nazionale e lo sfogo di Maignan

Tira una certa aria turbolenta pure dentro lo spogliatoio della Nazionale. Non siamo a Knysna, il posto dove nel mezzo dei Mondiali del 2010 il cittì Domenech subì l’ammutinamento dei suoi con la celebre frase di Anelka che L’Équipe mise in clamorosa evidenza sulla sua prima pagina, e che se volessimo riscrivere a lettere, farebbe finire la Carezza nello Spam. 

 

Non siamo a Knysna ma siamo al punto in cui la sconfitta con l’Italia non passa, non è passata ancora, sono stati giorni di tensioni nello spogliatoio, di critiche di Mbappé allo staff, dibattiti interni, un Intervento di Mike Maignan contro le stelle e le stelline della squadra. Raccontano tutto Hugo Delom e Loic Tanzi parlando di uno sfogo del portiere che prende di mira Kylian Mbappé senza nominarlo. Il capitano dei Blues non reagisce. Volontariamente. Fedele alla distanza che ha deciso di mettere fra sé e il resto della squadra. Mbappé – scrive L’Équipe – dà l’idea di essere un elemento certo felice di ritrovare i compagni, ma poco animato da un’irresistibile voglia di nutrire la vita di gruppo. Il madrileno ha accolto i nuovi arrivati ​​- Loïc Badé, Michael Olise, Manu Koné -, facendo loro anche da guida. Ma nel quotidiano, appena un mese dopo il suo passaggio al Real Madrid, ha dato l’impressione di uno scarso desiderio di essere a Clairefontaine. Trasmette l’immagine di un giocatore indolente, quasi sconnesso. Un atteggiamento percepito dallo staff. Nelle ore successive alla sconfitta contro l’Italia, la maggioranza dei giocatori si è unita a Maignan, un leader ascoltato

Unito a certe riflessioni tecniche, la discussione ha spinto Deschamps a schierare contro il Belgio una squadra abbastanza rimescolata e con una sorpresa: la fascia da capitano a N’Golo Kanté. Un modo per non offendere Mbappé, evitando di consegnare la fascia al braccio di Maignan dopo queste ore intense?. La federazione minimizza e fa sapere che  non c’è stato alcun dibattito, solo Kanté era l’unico giocatore con più di 60 presenze. La serata ha portato la vittoria, il ritorno alle origini del 4-3-3 alla frase di Jules Koundé secondo cui bisognava dirsi delle cose. I Bleus si sono presi del tempo. Il raduno di ottobre consentirà di misurare con precisione le conseguenze degli episodi di questo percorso di inizio settembre tutt’altro che innocuo

 

  BUNDESLIGA

La polizia allo stadio ve la pagate voi

I costi dell’industria del calcio non ricadano per intero sulle finanze pubbliche. La SPD e i Verdi di Amburgo hanno presentato una proposta per una più equa ripartizione degli oneri per le operazioni di polizia per la sicurezza e per l’ordine pubblico intorno alle partite di calcio. I cittadini decideranno il 18 settembre. Il modello è Brema, dove il Werder ha dovuto contribuire alle spese. Le cause legali sono approdate alla Corte costituzionale federale. Se dovesse arrivare un verdetto di conferma, l’effetto a catena sarebbe inevitabile in ogni Comune e Die Welt dice che la Bundesliga dovrebbe esaminare l’introduzione di un fondo nazionale per i costi di polizia, così da coprire una congrua parte dei costi operativi dei singoli club.

 

 

 

  ACQUE

La complicata vita dei surfisti a Cuba

 

Frank Gonzáles Guerra ama il surf, ma il suo paese natale non vuole surfisti. Il motivo: il rischio di fuga. Quel paese è Cuba e Nico Horn su Die Zeit racconta  la storia della lotta di questo atleta per vedere riconosciuto il suo sport e il suo diritto a praticarlo. Si è costruito lui stesso le prime tavole da surf, andando al porto dell’Avana e osservando con quali materiali venissero costruite le navi. Ho guardato nastri VHS. Ha iniziato a costruire. Ha imparato facendo. A un certo punto ha scoperto che il rivestimento interno dei frigoriferi ha straordinarie proprietà di galleggiamento e che le tavole da surf sono realizzate con questo materiale. 

Il sentimento di libertà: questo è esattamente ciò che non gli è stato permesso di provare a Cuba. Chi fa surf a Cuba può incorrere in problemi spiega la rivista tedesca. A Gonzáles Guerra e ai suoi amici è stato confiscato il primo surf all’età di 14 anni. La loro colpa era poter remare con la tavola e raggiungere la Florida. Sembra pazzesco – scrive Horn su Die Zeit – ma alcuni cubani avevano effettivamente costruito delle zattere con le porte dei frigoriferi e avevano cercato di fuggire negli Stati Uniti. Nello stesso giorno in  cui ai Giochi di Parigi il lottatore Mijaín López Núñez vinceva la quinta medaglia d’oro consecutiva nei pesi massimi, a Tahiti venivano assegnate le medaglie per il surf,  senza la partecipazione né di una donna né di un uomo cubano. All’International Ocean Film Tour è stato proiettato il film Havana Libre e si occupa proprio della lotta per far uscire il surf dall’illegalità. Frank Gonzáles Guerra è uno dei protagonisti.

 

 

 

  VITE OLIMPICHE

Come può cambiare il medagliere di LA con i nuovi sport

 

Oh Paris, Paris, che cosa possiamo inventarci per non sentire troppo la tua mancanza? Pensare già a Los Angeles, per esempio. Ci ha provato L’Équipe [anche se non sarà lo stesso, maledetto fuso orario, come pure a Brisbane nel 2032 – ouch – e che ne sarà di noi nel 2036?]. L’Équipe ha provato a immaginare cosa cambia negli equilibri del medagliere con l’arrivo di cinque sport nuovi, dopo l’arrampicata, il surf, lo skateboard e la breakdance di Parigi 2024. Los Angeles 2028 proporrà flag football, lacrosse, baseball-softball, cricket e squash, discipline dall’accento americano – ha scritto Audrey Quétard  – ma capaci di proiettare alla ribalta anche altri Paesi.

Il cricket è il secondo sport più diffuso al mondo dopo il calcio. È stato ai Giochi solo una volta, nel 1900 a Parigi, e verrà giocato fra quattro anni nella sua forma abbreviata, conosciuta come T20. I paesi del Commonwealth sono avanti a tutti gli altri. L’Australia è stata sei volte campione del mondo sia maschile sia femminile, l’Inghilterra e soprattutto l’India sono competitive, A Parigi l’India ha chiuso senza ori, nell’atteso giavellotto di Chopra ha visto trionfare il Pakistan. 

Nello squash può ambire all’oro l’Egitto, a sua volta in ombra ai Giochi [tre medaglie e un unico titolo a Parigi]. I suoi giocatori e le sue giocatrici monopolizzano i primi posti delle classifiche mondiali, in testa ci sono le stelle Ali Farag e Nour el Sherbini, quattro volte e sette volte campioni del mondo.

Il baseball ha preso l’abitudine di entrare e uscire dal calendario olimpico. Fece il suo debutto nel 1992 a Barcellona, era a Tokyo nel 2021, ne è uscito subito dopo. I giapponesi sono stati campioni olimpici tre anni fa, battendo gli Stati Uniti per 2-0. Storicamente, la disciplina è governata da USA, Messico, Taipei e Giappone, L’unico dubbio riguarda la presenza o meno di giocatori della MLB: non cambia poco avere o non avere Bryce Harper e Shohei Ohtani. Nel softball le USA hanno meno concorrenza [tre titoli mondiali nelle ultime tre edizioni: 2016, 2018, 2022]. 

Nel flag football – in sostanza il football americano senza contatto – gli americani sono campioni del mondo ininterrottamente da dieci anni tra gli uomini e dal 2018 tra le donne. Un’egemonia che ha per avversarie la Cina e il Messico. Anche il lacrosse avvantaggia notevolmente gli americani. La disciplina era nel programma olimpico nel 1904 e nel 1908, è molto popolare e verrà giocata a Los Angeles nella sua versione sei contro sei: USA e Canada si sono affrontati nelle ultime sette finali ai Mondiali [cinque successi per gli USA], mentre tra le donne hanno avuto sempre la meglio le USA con quattro titoli su quattro. Nella sua intervista di fine Olimpiade con Aligi Pontani su Domani, Nicolò Campriani ha svelato che l’amministrazione di Joe Biden ha suggerito al CIO di invitare una formazione di nativi americani, la comunità nella quale lo sport si è formato alle origini. 

Qualche ripercussione sul medagliere avrà l’esclusione della boxe, se mai dovesse essere confermato. L’Uzbekistan perderebbe cinque ori, la Cina tre, mentre resta da verificare cosa comporta nel pentathlon moderno la sostituzione della prova di equitazione con una corsa a ostacoli senza cavallo, ma a cavallo – in modo figurato – tra Giochi senza frontiere e Takeshi Castle. 

 

Dove sono finiti i congolesi

Secondo Le Parisien, la procura di Bobigny ha aperto un’inchiesta sulla preoccupante scomparsa di Mireille Nganga, campionessa di getto del peso e di giavellotto, della velocista ipovedente Grace Mouambako e della sua guida, i tre soli rappresentanti del Congo alle Paralimpiadi di Parigi. Non si hanno loro notizie da giovedì scorso, quando si sono prese le loro tracce nel villaggio degli atleti di Saint-Denis, secondo la versione del capo delegazione congolese. Sempre secondo Le Parisien per il momento non è esclusa alcuna ipotesi, compresa quella della fuga.

 

 

 

RUOTE

Vingegaard al Giro è una bella notizia per il Giro. Non per il ciclismo

L’indiscrezione è arrivata martedì dalla Gazzetta dello Sport in Italia e da Het Laatste Nieuws in Belgio. Jonas Vingegaard starebbe prendendo in considerazione l’idea di partecipare al Giro nel 2025. In Gazzetta sul Giro hanno buone fonti. Se scrivono che il danese vuol fare come Tadej Pogacar un anno fa, devono sapere qualcosa. Dobbiamo esserne felici? si domanda Eurosport France, a sua volta uno stakeholder in questa storia. Il Giro spànteca per arricchire la sua raccolta di figurine nell’albo d’oro e uscire dal malinconico ciclo dei Menchov, gli Hesjedal, gli Hindley. Ha messo Primož Roglič alla riga 2023, Tadej Pogačar alla riga 2024, non c’è nulla di meglio che immaginare di chiudere il cerchio con Jonas Vingegaard alla riga 2025. Le tv che trasmettono la corsa vorrebbero invece evitare un’altra corsa chiusa da una maglia rosa con un vantaggio di 9 minuti e 56 secondi, parente a 10. 

È ovvio vedere i migliori corridori del mondo – dice Eurosport France – voler affrontare prima o poi la leggendaria corsa italiana che continua a ritrovare il suo splendore. I due rivali hanno in comune il fatto di essersi concentrati negli anni scorsi sul Tour, per questo hanno ritardato il loro arrivo in Italia. È stato nel 2024 per Pogacar con il risultato che sappiamo, forse sarà nel 2025 per Vingegaard. Ma lo sloveno ha trasformato l’avventura in una pedalata lo scorso maggio sulla strada di una favolosa doppietta Giro-Tour. Il danese farà lo stesso? Alla doppietta non crediamo, molti pensavano già un anno fa che Pogacar avesse messo una pietra sopra le sue ambizioni alla Grande Boucle partecipando al Giro d’Italia. Questo prima della caduta di Vingegaard ai Paesi Baschi, l’episodio che ha rimescolato seriamente le carte e che senza dubbio ci ha privato di un duello ad armi pari a luglio. Ecco perché, se la partecipazione di Vingegaard al Giro fosse confermata – dice Eurosport France – ci troveremmo nella stessa situazione di fine 2023, allo stesso tempo felici di vedere un tenore partecipare a una corsa prestigiosa come il Giro di Italia, purtroppo a volte trascurata dai grandi protagonisti di luglio, ma anche delusi nel pensare che il Tour de France potrebbe soffrirne. L’equilibrio tra Pogacar e Vingegaard è tale che viene difficile immaginare come l’uno possa competere con l’altro senza un’attenta preparazione. Gli episodi del 2023 e del 2024 lo hanno dimostrato fino all’assurdità. Il rischio esiste per il 2025 ma senza dubbio Vingegaard sente a sua volta il bisogno di altro. Un po’ di freschezza necessaria in un ciclismo che anno dopo anno richiede sempre più impegno. Anche il robotico Vingegaard ha bisogno di cambiamenti. La suspense potrebbe però venir meno

 

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16.30 Europei di ciclismo: Cronometro élite maschile – su RaiSport, Eurosport 1

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