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GIOVEDÌ 22 AGOSTO 2024

#4 GIORNI AGLI US OPEN

«L’Olimpiade non è fatta per costruire numeri che portino onore alla Patria, è uno strumento potente che espone le vite dei ragazzi che ci partecipano, soprattutto in quest’epoca di fragilità estrema»

[Niccolò Campriani, campione olimpico]

  DI CHE COSA NON SI PARLA PIU’ TANTO GIA’ STAMATTINA

Oddio, un altro pippone su Sinner

 

E chi lo poteva immaginare che dietro quel ringraziamento scemotto di marzo ci fosse tutto questo. Grazie per aver perso a Indian Wells, dicevano quei lateral-chic di Slalom, ed erano proprio i giorni dei massaggi di Naldi con il mignolo ferito e cicatrizzato al Trofodermin. Chi lo poteva immaginare. Jannik perse in semifinale con Carlitos alla fine di un magnifico tappeto rosso srotolato da mesi, una invulnerabilità riempita di insalatiere e valigie Louis Vuitton, ricevimenti da Mattarella, inviti ai festival di Sanremo. Fu in quei giorni che cominciammo a imparare cosa mangia Sinner e cosa cucina Sinner, cosa vede Sinner e cosa sente Sinner. A ogni cambio-canale c’erano il caffè di Sinner, i pastelli di Sinner, la borraccia di Sinner, il diario di Sinner, i quaderni di Sinner, l’orologio di Sinner, la macchina di Sinner, il formaggio di Sinner, la banca di Sinner, la rete telefonica di Sinner. Sinner era la sineddoche del tennis, la parte per il tutto. Se perde Medvedev, se esce Alcaraz, se cade Djokovic: tutto cominciò a esistere in funzione sua. 

Bisognava aspettarselo, allora, di trovarsi stamattina qui. In un clima di negazione della fondatezza di alcune perplessità. Con la delicatezza che spesso lo distingue, il presidente della federazione tennis Angelo Binaghi ha definito dei cretini Kyrgios e Shapovalov, credendo di cavarsela alla grande così dinanzi alla platea generalista del Tg1. Sono dei cretini, dei cretini e basta, e da oggi sono pure i nemici della Nazione. D’altra parte, usciti dalla Olimpiade del sentito dire [Antonella Bellutti], perché mai dovremmo uscire da questo tempo di informazione origliata. Ai suoi spettatori il Tg1 ha fatto credere che la prova dell’innocenza di Sinner fosse in una foto scattata durante il torneo di Indian Wells, il massaggiatore Nardi in tribuna con il dito mignolo fasciato. La foto che lo scagiona. In effetti una prova schiacciante. 

Sinner, sempre più forte titola allora in prima pagina la Gazzetta. Per il secondo giorno di fila non c’è traccia di analisi della complessità della scena. G.B. Olivero si addolora al pensiero che Jannik abbia dovuto giocare 4 mesi con l’incubo Clostebol, con un macigno nello stomaco e nella testa. Oddio, ma l’ha chiesto lui di giocare. Volevano fermarlo. Se gli avessero tolto il macigno lasciandolo a casa, come accade più spesso ad altri, oggi Sinner non sarebbe il numero 1 al mondo.

 Sinner, una vittima grida il Corriere dello sport-stadio, e qui si potrebbe pure sbandare: ma è stato assolto o condannato?  È la prima vittima che non ha fatto nemmeno un giorno di squalifica, ma lo è comunque, lo stesso, perché dopo l’assoluzione, ci sono critiche da tutto il mondo

In effetti contro noi italiani ci sono sempre guastafeste in giro. Ci tengono puntati. Un complotto dei russi fece fuori Schwazer, la camorra ce l’aveva con Pantani, l’arbitro della pallanuoto è stato scandaloso con il Settebello, la VAR della scherma ha rubato una stoccata a Macchi, e pure quella storia della battaglia di Canne non ce la contano giusta, chissà come andò veramente. Il grande problema di Caino fu non essere italiano. Avrebbe avuto le sue ragioni. 

Ora a Jannik toccherà quella che QS chiama la solitudine del numero 1.  Ma è discretamente affollata, la solitudine di Sinner. Una solitudine collettiva, ecco, a cominciare dallo stuolo dei migliori avvocati londinesi ingaggiati [studio Onside Law: Kendrah Potts, Jamie Singer e George Cottle], quelli che nella sua onestà il coach Darren Cahill ha ammesso fuori dalla portata di un numero 300 al mondo che dovesse trovarsi nei guai, sia per disponibilità economiche – ha detto – sia per statement, una parola chiave in cui sono racchiuse molte delle obiezioni che la Brigata Mameli non vuol sentire. 

LE OBIEZIONI

Barbara Schett non è la più aggressiva tra le commentatrici di tennis. È un volto dei salotti tennistici di Eurosport. Ha delle relazioni con questo mondo. Barbara Schett non ha alcun motivo di risentimento verso Sinner e non mette in dubbio la sua totale buona fede. Eppure, Barbara Schett discute la segretezza che ha circondato l’intero processo e chiede maggiore coerenza nella regolamentazione antidoping. Si può dire oppure è un atto di cretineria, di lesa maestà? 

L’ex tennista austriaca ha fatto riferimento come tanti in queste ore ad altri casi, quello di Simona Halep, quello di Jenson Brooksby, quello di altre atlete e altri atleti puniti per errori simili. Halep è stata inizialmente squalificata per quattro anni dopo essere risultata positiva a una sostanza vietata che aumenta la produzione di sangue; la squalifica è stata poi ridotta a nove mesi in seguito al ricorso della rumena, con una sentenza della Corte arbitrale dello sport secondo cui la positività al test era dovuta a un integratore contaminato. Nel frattempo si è fatta nove mesi fuori. Buon per lei. Non ha giocato con il macigno. 

Sia chiaro. Non per questo doveva farsi nove mesi-un anno fuori anche Sinner, da innocente. Ma si può almeno riconoscere la fondatezza di alcuni ragionamenti? Schett ha spiegato che Jannik dovrà essere forte per liquidare questa controversia nei prossimi giorni durante gli US Open della prossima settimana. Sarà il tasto su cui si fermeranno a suonare le italiche dita nei prossimi giorni a ogni 0-30. Per paradosso sarà la prova del privilegio del riserbo concesso a Sinner. A NY rischia di giocare nel clima che gli è stato risparmiato dal 10 marzo al 20 agosto. Ogni volta che ne sarà evocata la pesantezza, sarà un richiamo all’ambiente che finora ha scansato. Uno scenario che ogni garantista di questo mondo auspica, ma lo auspica per tutti, non solo per il numero 1 al mondo di un solo sport, altrimenti non si chiama più garantismo, si chiama privilegio, e dovremmo essere tutti abbastanza d’accordo nel giudicarlo una faccenda detestabile, perfino se riguarda un italiano. 

Dovrebbe parecchio interessarci che tutto ciò accada in uno sport che ha qualche problema con la trasparenza delle sue decisioni. Per diverso tempo pare sia stato in voga il silent ban, la squalifica silenziosa, così spiega Piero Valesio su Domani: Sei positivo al doping ma per evitarti danni di immagine tu datti malato e io non divulgo la tua squalifica

Lucas Pouille, francese, ha voluto chiarire con L’Équipe come la pensa: «Non sono arrabbiato. Non sto dicendo che Sinner abbia preso qualcosa. Del resto sono sempre stato un suo estimatore e già l’anno scorso lo vedevo come uno dei favoriti per gli US Open. Adoro vederlo giocare. Ma penso che le regole dovrebbero essere uguali per tutti. Penso che non sia così. Quando vieni controllato venticinque volte all’anno, possono esserci degli errori nell’indicare un indirizzo, ad esempio. E se commettiamo tre errori, siamo squalificati. Questo è successo a Mikael Ymer, sospeso per 18 mesi anche se non è mai stato trovato positivo. Non veniamo giudicati tutti allo stesso modo, ma in base a chi siamo. Trovo che esista una mancanza di trasparenza a livello delle autorità. È sempre stato così, ahimè». 

Ma a Sinner è andata bene, e ce lo facciamo bastare. «Adesso gli verrà chiesto di quest’affare ogni singolo giorno allo US Open – dice Schett – quindi dovremo vedere come lo gestirà. È strano che abbia una stampa negativa, è la prima volta nella sua carriera che succede». [La signora Schett non sta parlando dei giornali stranieri]. «Sarà interessante scoprire quando entrerà nello stadio Arthur Ashe come reagiranno i tifosi. È un ragazzo così simpatico ed è molto difficile non apprezzarlo. Tuttavia, questa storia non aiuta la sua reputazione. Ma la gente se ne dimentica in fretta».  

Per essere chiari e definitivi: non c’è da condurre nessuna battaglia per dimostrare che Sinner non si è dopato. È già dimostrato. Lo dicono con chiarezza sopra ogni possibile dubbio le 33 pagine di Sport Resolutions scritte sulla scorta del parere di tre esperti con un passato o un presente nella WADA. La questione è un’altra. 1] Che il tennis sia organizzato in modo tale da poter affidare una decisione del genere a dei privati, Sport Resolutions, come scrive Marco Bonarrigo sul Corriere della sera di stamattina nella sostanziale mancanza di un pubblico ministero. 2] Il rapporto non cristallino fra il tennis e la materia anti-doping. 3] La segretezza del procedimento. 4] Le decisioni diverse prese da altri sport per casi analoghi. 5] Le decisioni diverse prese dallo stesso tennis in altre occasioni con altre giocatrici e giocatori.

Come scrive Giulia Zonca nel suo commento su La Stampa: Fuori dal caso Sinner e dentro il sistema antidoping inizia a diventare tutto molto opaco e qui non si tratta di colpevoli o innocenti, ma della base di cui lo sport ha bisogno: l’equità. Quello che dovrebbe essere il regno della trasparenza è diventato un reticolo di eccezioni. Tra la polvere che si alza, dove diventa difficile uscirne davvero puliti. Per chiunque. Soprattutto per lo sport di cui vanno uniformate le procedure prima che si rompa del tutto qualsiasi fiducia.

VOCI Riccardo Moraschini

«Il nostro caso è identico, spicciato: quantitativo bassissimo, ricondotto solo a contaminazione esterna. Entrambi siamo stati riconosciuti non consapevoli che una persona vicina a noi usava il farmaco preso in farmacia, nel mio caso la mia ragazza. Ma io ho pagato con un anno di squalifica e la sospensione». [Riccardo Moraschini, cestista, a Matteo Pinci, Repubblica]

I GIORNALI INTERNAZIONALI

Tumaini Carayol sul Guardian fa notare che sono molto rari i casi in cui sospensioni provvisorie vengono revocate. È possibile presentare ricorso d’urgenza quando un atleta sostiene la tesi della contaminazione: l’udienza deciderà se quella versione dei fatti è plausibile. A Sinner è successo due volte, e il Guardian scrive che è stato fortunato a non ricevere mai la sospensione durante un torneo, ma sempre prima. 

Un tentativo di annullare una sospensione provvisoria – racconta il giornale inglese – si è verificato quando l’ucraina Dayana Yastremska è stata fermata nel gennaio 2021 per essere risultata positiva al mesterolone. Yastremska si è recata all’Australian Open che si stava svolgendo sotto severe restrizioni dovute al Covid-19 mentre attendeva ancora i risultati della sua richiesta. Sia la sua domanda sia il successivo ricorso alla corte arbitrale dello sport sono stati respinti. Cinque mesi dopo, un tribunale indipendente ha ritenuto che Yastremska non avesse alcuna colpa o negligenza.

Quel che la Brigata Mameli non vede, immersa nel veleno individual-nazionalista che ormai ammorba il racconto dello sport, è che non della colpevolezza di Sinner si parla, ma deI procedimento: cosa avremmo scritto se al posto di Sinner, nelle stesse condizioni, ci fosse stato Alcaraz? Un’altra persona di buon senso come Mats Wilander, un altro stakeholder poco incline a tenere la testa sotto la sabbia, dice a Eurosport [dove lavora]: «Siamo molto felici di avere Jannik Sinner ancora nel tour. È un bravo ragazzo. È davvero, davvero una cosa positiva il gioco. La rivalità tra lui e Alcaraz è già epica. E io sono convinto al 100% che si sia trattato di un totale incidente da parte di Jannik e del suo staff. Ma ogni volta che c’è una sostanza vietata nelle borse dei medicinali di un medico o di un fisioterapista, dovremmo chiederci cosa stanno facendo. Sono contento che Jannik possa giocare, ma il procedimento è stato terribile». Sono condivisibili o no, queste parole?

Ieri il Telegraph ha toccato le corde dell’indignazione, oggi è il giorno dell’ironia. Scrivono che Jannik Sinner è diventato l’ultimo atleta a sfuggire alla squalifica per doping grazie a una straordinaria difesa per contaminazione, “l’equivalente della carta Esci gratis di prigione al Monopoli. La contaminazione è da tempo la difesa preferita da chi risulta positivo a sostanze illecite, con scuse che spaziano da quelle più banali come il consumo di cibo o di integratori contenenti steroidi, a quelle più straordinarie, come baci o rapporti sessuali”. Segue campionario.

Dalla nostra mamelica sponda lo troveremo magari eccessivo, ma una cosa va detta con chiarezza: sul doping la stampa britannica non fa sconti a nessuno. Il Times ha fatto cadere Lance Armstrong, il Daily Mail ha condotto inchieste severe sui comportamenti grigi della federazione ciclismo in laboratori non accreditati intorno ai livelli di nandrolone di alcuni corridori in vista dei Giochi di Londra 2012. 

Tra i commenti più maliziosi, spicca quello di Juan Gutiérrez dallo spagnolo AS. Rispetto agli altri, dalle sue righe sparisce anche la convinzione dell’innocenza: La giustizia sportiva è la verità ufficiale. Poi esistono altre verità. Gli analisti del tennis, ad esempio, hanno sempre sostenuto che al talento di Sinner mancasse la fisicità per aspirare ai massimi livelli, quel che è stato corretto alla fine del 2023 e all’inizio del 2024. Proprio quando sono emerse le due positività con un anabolizzante. Un argomento a sostegno della sua innocenza è la minima presenza di Clostebol riscontrata nel suo organismo: un miliardesimo di grammo. Questo non ti aiuta a vincere, dicono. A meno che la quantità rilevata non sia il residuo di una quantità maggiore, ovviamente. Ma questo non lo dicono. La corte ha accettato la scusa della contaminazione transdermica involontaria. Le date di acquisto dell’unguento non coincidono, ma a quanto pare neanche questo è rilevante. Non è vero che il tennis non sanziona. Alcuni sì, altri no. Anche Agassi ne è uscito pulito. Durante il periodo dell’inchiesta, Sinner ha celebrato il suo salto al numero uno nel mese di giugno. Con un dossier aperto e chiuso in modo sbrigativo. Almeno ha rinunciato ai Giochi olimpici per evitare potenziali scandali. Ora sappiamo di cosa si era ammalato

Scrive il Telegraph stamattina che la fiducia nell’antidoping aveva già toccato i minimi storici con la guerra civile fra agenzie, un riferimento a USADA contro WADA, America contro Resto del mondo, per la questione dei controlli falliti da 23 nuotatori cinesi ma riammessi alle gare perché la colpa era tutta di certi hamburger. Così se la WADA dovesse ricorrere contro Sinner, abbiamo già gli argomenti sul tavolo per screditarla. Ce l’hanno con noi. 

  ACQUE

E ora strambiamo tutti insieme

A lenire la sofferenza per le ingiuste critiche a Sinner, per fortuna oggi arriva la America’s Cup. Potremo tornare a sfoggiare la nostra competenza su foil e trimarani, guarderemo come vanno di bolina e scoveremo sicuramente l’errore di qualche prodiere per qualche scuffia. Da oggi a domenica si tengono a Barcellona delle regate preliminari che assegnano punti e qualificano per una finale, ma è come se fosse il trofeo Birra Moretti, è precampionato, si sogna, ci si illude, ci si inganna.

I giochi veri si fanno da lunedì 29 con le regate della Louis Vuitton Cup. Chi se la aggiudica, sfida New Zealand per la Coppa. A quel punto saremo arrivati a ottobre, ancora una votata d’occhi e sarà Natale. L’Équipe ha preparato 4 pagine, di cui un paio davvero spettacolari, mettendo a confronto il il monoscafo progettato per le gare del 1970 e quello che la Francia cala in acqua stavolta, l’AC75 Orient Express. 

Materiali, tecnologie, interventi dei velisti, in cinquantaquattro anni, tutto è cambiato, siamo passati dal legno al carbonio, da un 12 metri in mogano costruito con molta erre moscia in qualche cantiere della Svizzera romanda a questi mostri in carbonio con alberi in alluminio, vele in tessuto dacron, chiglie di piombo, comprati usati dai neozelandesi per smontarli, capirci qualcosa e rifarli uguali, mentre i KIwi sono già andati con l’aerodinamica da un’altra parte. Gli AC75 decollano a 16-17 nodi di velocità, a seconda delle configurazioni e dello stato del mare, appoggiati su un’ala e sul timone, gli scafi possono superare i 50 nodi. Verricelli, manovelle, estremità, corde, il grande timone posteriore: non esiste niente più. Sono tutti elementi scomparsi. Il ponte di un AC75 è quasi una tabula rasa, con l’eccezione delle cabine di pilotaggio, quattro fori su ciascun lato per gli otto membri dell’equipaggio. 

Invisibile dall’esterno – spiega L’Équipe – l’alta tecnologia è ovunque: sistemi idraulici (per le regolazioni) ed elettronici, fibre ottiche, schermi. Tutti i dati vengono registrati e inviati al centro di controllo a terra, proprio come in F1

Per fornire energia ai sistemi idraulici necessari alla regolazione delle vele, quattro ciclisti a bordo pedalano quasi costantemente. Il timoniere è il direttore d’orchestra a bordo. Ogni membro dell’equipaggio indossa una maschera, una cuffia con il microfono e un giubbotto antiurto. Le velocità raggiunte e la brutalità delle virate – spiega il giornale francese – non consentono alcun movimento, ognuno resta al proprio posto, si vedono solo i caschi che sporgono. Su ciascun lato della coperta sono presenti un trimmer (che opera tramite pulsanti), un pilota (il cui volante è dotato di pulsanti per la regolazione delle vele e delle appendici), entrambi seduti su un sedile avvolgente, e due ciclisti che producono l’energia.

E vi lamentate della Coppa Davis due set su tre. 

  VITE OLIMPICHE

Il ritorno della Diamond League

 

C’è una notizia che arriva da Losanna. Anche Mondo Duplantis si stanca. La Diamond League riprende oggi dopo l’Olimpiade ma ieri ha avuto un prologo con la gara di salto con l’asta, fuori dallo stadio, al Quai de la Navigation sulle rive del lago. Duplantis si è presentato esausto, questo è il termine scelto da L’Équipe per definire la sua serata – sia chiaro – conclusa con una vittoria a 6 metri e 15. È stanco, Duplantis, è esausto, perché dopo non ha fatto mettere l’asticella a 6,26 per tentare di battere il record del mondo. Si è accontentato del primato del meeting e di una misura che all’aperto, fuori da uno stadio, nessuno aveva saltato mai. 

Marc Ventouillac sul giornale francese fa notare che c’era troppo vento per sperare di scavalcare i 6,25 fatti allo Stade de France durante i Giochi. Cinquemila persone si erano radunate in un’atmosfera tanto bonaria quanto folle – dice L’Équipe – nella speranza di vedere il campione olimpico migliorare il suo recentissimo primato

«Oggi non potevo fare altro – ha detto Duplantis – ero molto scarico. Ma mi sono divertito. Il primo incontro dopo i Giochi, mentalmente, è sempre molto difficile». Oh, Duplantis è il titolare dei 10 migliori salti della storia e di 22 dei migliori 33: gli altri 11 sono di Sergej Bubka, il solo di sempre a essere salito sopra i 6,15 a parte lui – la misura della delusione. 

CARNET  ORE 19.45  Getto del peso femminile con Ogunleye e Wesche | 20.04  400 maschili: con Hudson-Smith | 20.10  Salto in alto femminile: con Mahuchikh, Gerashchenko, Olyslagers, Patterson | 20.12 800 maschili: con Wamyoryi, Arop, Tual, Le Meur | 20.20 Salto in lungo maschile: con Tentoglou, Furlani, Ehammer, Pinnock | 20.23  100 ostacoli: con Camacho-Quin, Visser e Samba-Mayela | 20.33 1.500 maschili: con Ingebrigtsen, Hocker, Th, Cheruiyot, Habz | 20.46  100 femminili: con Asher-Smith, Ta Lou e Clayton | 20.47  Giavellotto: con Peters e Vadleich | 20.52  3.000 metri con Taye e Griffith | 21.10 110 ostacoli: con Holloway, Roberts, Broadbell, Simonelli, Zhoy | 21.19  800 femminili: con Maraa, Wilson e Lamote | 21.31 400 ostacoli femminili: con Bol e Clayton | 21.42 200 maschili: con Tebogo, Kerley, Knighton

***

DI ROBERTO LIBERALE

Ma l’atletica leggera italiana è andata bene o male a Parigi? È vero che è stato un flop? Il medagliere dice un argento e due bronzi totali. E rispetto a Tokyo è nulla. Tre anni fa arrivarono 5 ori, un sogno. E allora? Ci pensa la World Athletics a dirimere la questione. La “ Placing table ” assegna dei punteggi dal primo all’ottavo posto e l’atletica italiana ne esce più viva che mai. Sì, la preparazione per gli Europei ha danneggiato lo stato di forma di alcuni atleti, sicuramente si poteva fare meglio in alcune discipline, ma lo stato generale del movimento è ottimo. Addirittura il sesto al mondo. In grande progresso rispetto agli ultimi 24 anni.

L’Italia ha raggiunto 17 finali, o meglio 17 piazzamenti nelle prime 8 posizioni. Il punteggio assegnato dalla World Athletics è pari a 65 punti. Come l’Olanda e davanti a Canada, Germania e Australia. A Tokyo 2020 i piazzamenti nei primi otto furono 10, per un totale di 50 punti. A Rio 2016 solo 5 piazzamenti nei primi otto e 16 punti. Sul sito di World Athletics si possono trovare tutte le Olimpiadi precedenti, a partire da Sidney 2000. Per gli amanti delle statistiche questi i risultati precedenti: Londra 2012, Italia 18esima con 5 finali e 20 punti; Pechino 2008, Italia 18esima con 5 finali e 24 punti; Atene 2004, Italia 20esima con 5 finali e 27 punti; Sidney 2000, Italia 19esima con 8 finali e 31 punti.

VOCI  Gian Paolo Ormezzano

➣  Il servizio più pericoloso?

«Forse in Biafra, dopo i Giochi africani in Nigeria: avevo un visto fasullo e avevo paura di non tornare, anche perché un tassista mi portò via tutti i soldi».

➣  Il più incredibile?

«A Cape Canaveral, estate 1969, per il lancio dell’Apollo 11 verso la luna: era il record del mondo di salto in alto, dovevamo esserci anche noi. E Gazzetta e Corriere dello Sport furono costretti anche loro a mandare l’inviato. Nel 1966 invece ero stato l’unico giornalista italiano in Cina, con passaporto francese: però mi giocai male lo scoop».

➣  Altri rimpianti?

«Ero il ghost writer di Enzo Ferrari, ma non si doveva sapere. Quando si spargeva la voce che era morto, toccava a me chiamarlo per chiedergli se era vero: “Cosa vuoi, vagabondo?” mi rispondeva».

➣  L’Avvocato la svegliava?

«Sì, ma la chiamata più strana non fu di mattina: mi convocò per chiedermi se non credevo che il granata Gabetto somigliasse molto a Padovano, l’attaccante della Juve…».

[intervista di paolo tomaselli, Corriere della sera]

  EUROGOL

Lo Squid Game del Chelsea
Le coppe del giovedì con i club di Orban e Zelensky

    Anche le Coppe del giovedì hanno un ultimo turno preliminare da completare, 12 partite in Europa League e altre 22 in Conference League, un gioioso miscuglio tra quarti di nobiltà impolverata e brigate venute dai bordi del mondo del calcio. La stagione delle Coppe non è ancora cominciata ma è già finita per 9 nazioni, Russia a parte. Malta ha già perso per strada i suoi 4 club iscritti ai preliminari, così come Estonia, Albania, Lussemburgo e Georgia. Tre ne avevano e tre ne hanno perse Montenegro, Nord Macedonia e San Marino, il Liechtenstein era in corsa con un solo club ed è fuori. La delusione più grande è finora Israele, tra le rivelazioni della stagione scorsa: 12esima nel ranking UEFA, ha perso 3 squadre su 4. La sorpresa è la Svezia, con 4 club a questo turno di play-off, bene Cipro e Slovenia con tre. 

In Europa League spiccano i nomi dell’Ajax [4 Coppe dei Campioni, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa UEFA], dell’Anderlecht [2 Coppe delle Coppe, 1 Coppa UEFA], del Ferencvaros [1 Coppa delle Fiere]. In Conference sbarcano pure i cinque campionati dell’avanguardia: la Spagna con il Betis, la Francia con il Lens, la Germania con l’Heidenheim, l’Italia con la Fiorentina e l’Inghilterra – udite udite – con il Chelsea. È già una notizia che esista un Chelsea. A guardare la rosa di 45 calciatori, potrebbero iscriversi con 4 formazioni, certo la panchina sarebbe un po’ corta. Ovviamente continuano a comprare, e altrettanto ovviamente non gliene possiamo fare una colpa. All’UEFA sì. 

Jason Burt sul Telegraph ha scritto che gli obiettivi di mercato del Chelsea ci penseranno due volte prima di accettare: potrebbero essere i prossimi Sterling, fra un anno. Nel calcio c’è poca lealtà, ma la portata e la casualità dell’ultimo sterminio di giocatori non sono l’esempio del modo con cui si trattano le persone. Sterling è passato nel giro di pochi giorni dall’essere un leader [parola usata in un’intervista sul sito del club] a un giocatore importante [l’aggettivo è di Enzo Maresca: importante in Italia ha un’occorrenza nelle interviste inferiore solo a mah, diciamo che], fino allo stadio di calciatore fuori dal progetto, quando è chiaro ormai a tutti che nel calcio nessuno più ne ha, si fa di volta in volta, dai, diciamocelo. Gli hanno tolto il numero di maglia, lo hanno messo fuori rosa e si allena per conto suo, nulla che in Italia non si veda ormai di routine, solo che all’estero si scandalizzano, sono strani, sono fatti così.

È cambiato che il Chelsea ha preso Pedro Neto dal Wolverhampton e Joao Felix dall’Atlético Madrid, tutt’e due portoghesi, tutt’e due in arrivo dallo Jorge Mendes Football Club. Si può sostenere che Sterling non abbia soddisfatto le aspettative e che possa giocare meglio, come sostiene Carragher. È vero. Ma questo non è il modo di trattare Sterling. Questo non è il modo di trattare nessuno. E dovrebbe servire da monito per qualsiasi giocatore che stia pensando di trasferirsi al Chelsea in futuro. Ci sono 300.000 motivi per cui il Chelsea vuole Sterling fuori. Gli restano tre anni di contratto a 300.000 sterline a settimana. Ma il Chelsea sta affrontando la cosa nel modo sbagliato, troppo estremo e troppo brutale, nonostante Maresca, la cui autorità sembra già minata, si tiri indietro di fronte a queste definizioni. Il Chelsea tratta i giocatori come merci o azioni da comprare e vendere. I suoi proprietari si stanno comportando come quel che sono: venture capitalists. Naturalmente, i prossimi giocatori contattati crederanno ai loro agenti, crederanno al club, crederanno che a loro non capiterà mai. Crederanno di poter vincere lo Squid Game del Chelsea, un club che pensa di avere tanti giocatori quanti i 456 che hanno preso parte a quella serie TV sudcoreana distopica e immaginaria. Ma come per lo Squid Game, non importa quanto tu sia bravo, sembra che ci sia della casualità nella sopravvivenza

  Le squadre dei premier

El Pais racconta la storia degli avversari del Betis, gli ucraini del Kryvbas, attualmente al quarto posto in campionato, costretti dalla guerra a giocare nella città slovacca di Kosice. La guerra è entrata pure nella partita di stasera. Sabato scorso il Kryvbas ha diffuso un comunicato sui social con il quale chiedeva alla UEFA di cambiare l’arbitro della partita. È il turco Arda Kardesler, definito filo-russo per aver arbitrato l’amichevole del 21 marzo tra Russia e Serbia, nonostante il bando della nazionale di Mosca dalle competizioni internazionali. «L’arbitraggio della nostra partita internazionale da parte di un arbitro che ha diretto una partita con la partecipazione dei russi, direttamente in Russia, scredita il nostro club davanti a tutti i tifosi, tra i quali sono presenti molti militari che proteggono il nostro Paese». L’UEFA ha respinto la richiesta. Il Kryvbas è una squadra della città di Kriyvyi Rih, 600.000 abitanti, ed è la città in cui è nato Volodymyr Zelenskyj, la squadra per cui fa il tifo, un club rifondato nel 2015 e promosso in serie A nel 2020, con un’ascesa strepitosa dice El Pais, secondo quanto raccontato in Ucraina, grazie al sostegno del massimo leader del Paese, tifoso fin da bambino della squadra della zona mineraria della regione di Dnipropretovsk, a soli 100 chilometri dalla centrale nucleare di Zaporizhia.

Un discreto corto circuito, queste Coppe del giovedì: l’avversaria della Fiorentina è la Puskas Academy di Felcsút, un borgo di 1.800 abitanti con uno stadio da 3.800 posti: la squadra di uno dei luoghi dell’infanzia di Orban, destinataria come tutto il calcio ungherese di una serie di aiuti fiscali negli ultimi 10 anni [Ne scrisse qui Pallonate in faccia]


       IL TELECOSLALOM 

LO SPORT OGGI IN TV

LA GUIDA ALLA GIORNATA

RUOTE

13.30 F1, GP Olanda 2024: conferenza stampa piloti – su Sky Sport 

14.30  Vuelta España, tappa-6 – su Eurosport1

15.05 Giro di Germania, tappa-1 – su Discovery+.

15.45 Tour  de l’Avenir, tappa-4 – su Discovery+.

ACQUE

14.00 America’s Cup: regate preliminari – su Canale 20 e Sky Sport

VITE OLIMPICHE

15.15 BMW Championship di golf, prima giornata – su Discovery+.

19.45  Diamond League Losanna 2024 – su Rai 3, Sky Sport

ORE 19.45 Getto del peso femminile con Ogunleye e Wesche


20.04 400 maschili: con Hudson-Smith


20.10 Salto in alto femminile: con Mahuchikh, Gerashchenko, Olyslagers, Patterson


20.12 800 maschili: con Wamyoryi, Arop, Tual, Le Meur


20.20 Salto in lungo maschile: con Tentoglou, Furlani, Ehammer, Pinnock


20.23 100 ostacoli: con Camacho-Quin, Visser e Samba-Mayela


20.33 1.500 maschili: con Ingebrigtsen, Hocker, Th, Cheruiyot, Habz


20.46 100 femminili: con Asher-Smith, Ta Lou e Clayton


20.47 Giavellotto: con Peters e Vadleich


20.52  3.000 metri con Taye e Griffith


21.10 110 ostacoli: con Holloway, Roberts, Broadbell, Simonelli, Zhoy


21.19 800 femminili: con Maraa, Wilson e Lamote


21.31 400 ostacoli femminili: con Bol e Clayton


21.42 200 maschili: con Tebogo, Kerley, Knighton


TENNIS

17.00 Qualificazioni US Open, turno decisivo – su SuperTennis

17.00 WTA Cleveland, quarti di finale – su Sky Sport

18.00 WTA Monterrey, quarti di finale – su Sky Sport

20.00 ATP Winston-Salem, quarti di finale – su Sky Sport

EUROGOL

20.00 Conference League: Fiorentina vs Puskas Akademia – su TV8, Sky Sport Calcio


IL LIVE DI SLALOM..

 

  IL CANALE WHATSAPP

 

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde qualche aggiornamento quotidiano su temi, discussioni, rubriche pubblicate durante il giorno. Non vi impressionate. È una cosa poco invasiva, riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. Fa molto fico averne uno.


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