Lo Slalom del 28 agosto | Cosa leggere, sapere e vedere | Cosa succede LIVE

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  • VITE OLIMPICHE. Un’altra cerimonia che vuole dirci delle cose: stasera via alle Paralimpiadi PANORAMI: La disabilità nella società di ogni giorno DISCUSSIONI: Si può ridere della disabilità? – LA PAROLA CHE NON VI HO DETTO: Eroi [o non eroi]: come guardare le Paralimpiadi – AVREMO SEMPRE PARIGI: La sindaca dice che sarà uno shock culturale
  • US OPEN. Com’è cambiato il tennis per la comunità afro-americana
  • RUOTE. Il tris di van Aert alla Vuelta di Spagna Torna un argentino in F1
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MERCOLEDÌ 28 AGOSTO 2024

#VIA ALLE PARALIMPIADI

 

«L’Olimpiade non è fatta per costruire numeri che portino onore alla Patria, è uno strumento potente che espone le vite dei ragazzi che ci partecipano, soprattutto in quest’epoca di fragilità estrema»

[Niccolò Campriani, campione olimpico]

  VITE OLIMPICHE.. 

Un’altra cerimonia che vuole dirci delle cose

E riaccendiamola, va’, riaccendiamo questa fiaccola che tanto ha disturbato mezzo mondo nella quindicina di giorni olimpici. Riaccendiamola in Place de la Concorde, dove la Francia ha issato statue, ne ha abbattute, ha tagliato teste. Diciassette giorni dopo, l’orizzonte è cambiato.

È finita (o quasi) la combinazione aperitivo-barbecue, ora sono in vista gli zaini e lo shopping per il rientro a scuola. La Francia non ha ancora un governo dopo le elezioni di luglio, ma dubitiamo che una tregua paralimpica possa garantire tranquillità a Emmanuel Macron allo stesso modo in cui i Giochi e la pausa estiva hanno funzionato per prendersi del tempo. Negli ultimi giorni ci sono state manifestazioni, lotte di potere e caos istituzionale. Non proprio nello spirito della festa. Dopotutto, la mattina del 26 luglio, con gli incendi sui binari ferroviari e i timori per la sicurezza, non invitavano a essere leggeri

Così L’Équipe illustra stamattina l’attesa della capitale, diventata più calda nelle ultime ore. I biglietti venduti sono saliti a 2 milioni su 2 milioni e mezzo, scrive Le Parisien, parlando di 12 giorni di divertimento paralimpico, nuove vibrazioni. Dopo 17 giorni senza esami, stavamo solo aspettando questo”. 

Anche il cielo non è lo stesso del 26 luglio. Thomas Jolly, il maestro della cerimonia, non si lamenterà. Nuvole e pioggia avevano inzuppato lo show sulla Senna senza sommergerlo, il sole e il caldo accoglieranno la sua sorellina davanti a 65.000 spettatori. Altro luogo, stessa atmosfera: l’apertura dei Giochi Paralimpici avrà come cornice la maestosità degli Champs-Élysées, una prima assoluta fuori dallo stadio anche stavolta. E l’inclusività resterà il messaggio principale, sulle onde come per le strade parigine. Tony Estanguet e le sue squadre recitano questo mantra da sette anni: gli atleti paralimpici hanno la stessa customer experience dei loro colleghi normodotati. 

Condivideranno in gran parte l’ambientazione delle gare, una gioia per gli occhi e per le fotografie. La Torre Eiffel siederà sopra il calcio per non vedenti, il tetto di vetro del Grand Palais sarà sulle teste nel para-taekwondo e nella para-scherma, Versailles ritroverà i suoi cavalli.

Thierry Reboul, definito da L’Équipe, l’uomo con 100 idee al minuto, tiene a sottolineare come il raddoppio del numero delle cerimonie di apertura fuori dallo stadio non fosse scontato. I para-atleti della commissione hanno chiesto qualcosa di altrettanto ambizioso della Senna. «Ci hanno spinto al limite e sono stati al centro della decisione di fare una seconda cerimonia in città, una cosa che non era molto ragionevole» spiega il direttore creativo di Paris 2024, sottolineando di aver cercato un altro simbolo. Durante la prova di lunedì, L’Équipe ha sbirciato in uno dei cinque quadri artistici, quello chiamato “Sportografia”, e ha scoperto ballerini normodotati che in carrozzina o con le stampelle si muovevano insieme a ballerini portatori di disabilità sull’immenso palcoscenico della piazza con l’obelisco al centro. Alexander Ekman, ballerino svedese, ha pensato le coreografie per mettere al centro della scena e in risalto il corpo, i corpi, con una danza gioca. Per il resto, la direzione artistica si è affidata alla stessa squadra di autori, composta dalla sceneggiatrice Fanny Herrero, dalla scrittrice Leila Slimani, dallo storico Patrick Boucheron e dallo scrittore Damien Gabriac, Daphne Bürki per i costumi, Victor Le Masne per le musiche. Il compositore ha annunciato che bisogna aspettarsi molta batteria e molte tastiere, che allora Iddio lo benedica. Di buono c’è che le grandi firme scomodate per i Giochi stavolta non avranno tempo per distrarsi, i giochetti della politica italiana sono ricominciati e saranno tutte prese a dirci che il Pd si divide, la destra si spacca, tuttavia il partito liberale fa sapere che. 

 

  PANORAMI

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La disabilità nella società di ogni giorno

Le Paralimpiadi devono assumersi la responsabilità di affrontare questioni sociali? Sì, certo che dovrebbero. Lo sostiene Ade Adepitan, una celebrità britannica, presentatore televisivo di origine nigeriana e giocatore di basket in carrozzina. Nel primo dei suoi articoli scritti per il Guardian, sostiene che il miglioramento delle prestazioni a Parigi 2024 non farà altro che evidenziare la mancanza di cambiamento per le persone disabili nella società. 

Adepitan racconta che in occasione delle Paralimpiadi di Londra 2012 ci fu molta pubblicità intelligente, facendo leva sul fatto che nel Regno Unito amiamo un pizzico di umorismo sfacciato. Ha demolito i tabù, chiedendo: cosa possiamo spingerci a dire sulla disabilità? Dobbiamo andarci in punta di piedi? Questo ha permesso alle persone disabili di avere voce, di trasmettere il nostro punto di vista. Una delle prospettive che le persone non avevano mai veramente colto in precedenza era il fatto che noi ci prendiamo in giro a vicenda. Abbiamo dato a Coe il permesso di andare avanti così. Penso che questo approccio abbia elevato le Paralimpiadi di Londra ma da allora non abbiamo avuto davvero la possibilità di testare l’accettazione dello sport per disabili o la sua popolarità in Europa.

Ora che i Giochi tornano nel Vecchio Continente arriva questo bel test da Parigi e Adepitan scrive che non guarderà solo i numeri degli spettatori né conterà solo le medaglie, ma per me è più una questione di passione, comprensione, accettazione che vedremo nel pubblico francese durante e dopo i Giochi. Bisogna puntare a lasciare un’eredità ancora più grande dei Giochi, semplicemente perché le persone disabili sono molto più indietro nella società. Quando nel 2012 ci fu la campagna Superhuman, fantastica, così diretta, tutti furono costretti a spezzare la tensione. Siamo riusciti a creare degli eroi e a ridefinire un modello per il pubblico britannico. Quest’anno mi è stata assegnata la carica di cancelliere della Birmingham City University. Non penso che sarebbe stato possibile se non ci fosse stato il 2012. Quel che mi interessa vedere è se i francesi sono in grado di sfruttare qualcosa di simile; per vedere se capiscono davvero il potere di coinvolgimento di un eroe disabile. L’ironia è che i progressi sul campo sono serviti solo a mettere in luce la mancanza di cambiamenti nella vita ordinaria.

Anche Nantenin Keïta, portabandiera della Francia stasera alla cerimonia, velocista sui 100 e i 400 metri nella categoria ipovedenti, sostiene che «in termini di prestazione pura, il livello è esploso». È alla sua quinta Paralimpiade e per Libération ripercorre l’evoluzione del suo sport. 

DISCUSSIONI.. 

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RIDERE DELLA DISABILITÀ

E allora. Si può scherzare sugli atleti paralimpici? Se lo domandava proprio ieri mattina Parì, la newsletter del Post che torna ogni giorno in mail come durante i Giochi, ricordando che c’è un video da 35 milioni di visualizzazioni su TikTok nel quale il triatleta statunitense Brad Snyder, non vedente, cerca di afferrare la sua bici, che però non è nel posto in cui pensa lui. È un episodio delle Paralimpiadi di Tokyo. Lui fa la figura di un pianista e il profilo ufficiale delle Paralimpiadi ha ripubblicato il video, aggiungendo alla scena una musica di Beethoven con una didascalia: Nel triathlon paralimpico si fanno nuoto, bici e pianoforte in aria

Parì del Post spiega che il profilo ufficiale delle Paralimpiadi sfrutta spesso le potenzialità di TikTok per rendere virali momenti buffi capitati agli atleti paralimpici: ci si trovano dentro cose come una pallonata in testa che fa cascare una cestista dalla carrozzina, ma anche molti gesti atletici spettacolari e spiegazioni su come funzionano gli sport paralimpici. L’anno scorso però l’approccio del profilo, che scherza anche sulle disabilità degli atleti, fu criticato e messo in discussione

Craig Spence, responsabile della comunicazione del Comitato paralimpico internazionale, dice che invece si può scherzare, «ridiamo con loro, non di loro», ha detto in varie interviste, spiegando che il profilo è gestito da una persona con disabilità. Il Post la definisce una strategia comunicativa consapevole, che già da tempo sta provando a liberare il movimento dalla retorica che descrive gli atleti paralimpici come «supereroi», «superumani» o «speciali»: quella retorica cominciò con grandi campagne pubblicitarie a Londra 2012 e fu portata avanti in parte anche nelle successive edizioni dei Giochi

  LA PAROLA CHE NON VI HO DETTO

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Eroi [o non eroi]: come guardare le Paralimpiadi

Sulla parola eroi – come accennato ieri – c’è in Francia un acceso dibattito da qualche giorno. Stamattina ci ritorna su L’Équipe Lionel Dangoumanu scrivendo che anche Teddy Riner è inciampato nel tatami. Per aver elevato i paratleti al rango di supereroi, la stella del judo ha subito un ippon virtuale dal giocatore di parabasket Sofyane Mehiaoui

Ha detto: «Bisogna davvero smetterla di parlare di noi in quel modo. Non siamo supereroi, siamo atleti». 

Così, scrive L’Équipe, per parlare adeguatamente dei Giochi Paralimpici bisogna prima di tutto ascoltare i principali interessati. Cosa ci dicono? Che sono atleti di alto livello come gli altri, che dobbiamo liberare i nostri occhi per concentrarci sulle loro prestazioni. Nessun pathos. Noi dell’Équipe non abbiamo aspettato il dibattito degli ultimi giorni per porci queste domande e iniziare questa transizione. Lo scorso dicembre, per la prima volta nella nostra storia, abbiamo assegnato ad Alexandre Leaute e Heïdi Gaugain i primi trofei di campione paralimpico dell’anno. La missione dei nostri quattordici redattori e fotografi che copriranno le Paralimpiadi sarà raccontarvi i successi e i fallimenti degli atleti, decifrarne le prestazioni, con le stesse esigenze e le stesse critiche, lo stesso spirito delle Olimpiadi. Con una buona dose di spiegazioni, per promuovere meglio certe discipline o comprendere le sottigliezze delle classificazioni. L’obiettivo di arrivare fra le prime-5 del medagliere ai Giochi corrisponde a piazzarsi fra le prime-8 nazioni alle Paralimpiadi. Anche il successo – o il fallimento – della delegazione francese sarà giudicato da domani con questo metro

E qui però Dangoumanu dice una cosa: Ma se i paraatleti non sono dei supereroi, dovremo anche raccontare, come per le persone normodotate, cosa ci impressiona o ci turba nella loro storia personale, i loro successi così come i loro difetti, legati o meno alla loro disabilità. Non pathos, ma emozione. Cosa sono i Giochi Paralimpici? Sono Giochi Olimpici con un po’ di resilienza in più, sostiene il triatleta Alexis Hanquinquat. È una definizione molto carina.

AVREMO SEMPRE PARIGI..

August 2024, France, Paris: Olympia, Paris 2024, Stade de France, Anne Hidalgo , Mayor of Paris, waves the Olympic flag in the presence of Tony...

La sindaca dice che sarà uno shock culturale

L’Équipe ha intervistato la sindaca Anne Hidalgo, raccontando che ieri mattina ha fatto un secondo bagno nella Senna al Bras Marie, stavolta senza telecamere e con le sue squadre di volontari e agenti statali, invitati a colazione a Paris Plages. Nella foto che accompagna il pezzo, posa accanto al robot metallico che cavalcava un cavallo sulla Senna durante la cerimonia d’apertura dei Giochi, secondo alcune glosse – il NYT in testa – una rappresentazione di Giovanna d’Arco. Al caporedattore che le avrà chiesto quale titolo dà l’intervista, allora che titolo facciamo, Rachel Pretti potrebbe aver risposto: «Le Paralimpiadi produrranno uno shock culturale» perché cambieranno il modo in cui le persone guardano alla disabilità, dice la sindaca. Il caporedattore stranamente l’ha ascoltata e il titolo in pagina è quello. In fondo shock è una parola così breve che nei titoli ci sta benone. 

 ➣  Come si è sentita il 12 agosto, durante il passaggio di bandiera con Los Angeles?

Ero davvero molto emozionata, come lo ero a Tokyo, anche se in uno stadio vuoto. La messa in scena è stata un po’ diversa. Con Estanguet e Bach eravamo contenti perché i Giochi sono stati un successo, ci guardavamo attorno e dicevamo: “È finita”. E poi c’era Karen Bass, sindaco di Los Angeles, una donna del calibro delle democratiche californiane. Los Angeles è una città complessa, con una moltitudine di luoghi attorno, un centro molto particolare e il problema dei senzatetto. Anche per lei, per il comitato organizzatore, è una sfida. Non fanno altro che dirci. – Wow, i Giochi di Parigi!

 ➣  L’asticella è alta per Los Angeles 2028?

È molto alta e ha diversi livelli. Ma allo stesso tempo restiamo umili. Noi in ciò che vogliamo trasmettere, loro in ciò che vogliono ricevere e cercare di riprodurre o meno. 

 ➣  Cosa ricorderà per sempre dei Giochi Olimpici?

La cerimonia di apertura, l’atmosfera, la gente in strada. È stato commovente. Non riuscivo a smettere di piangere di felicità. Spesso ero sopraffatta dall’emozione. E poi vedere la gente innamorarsi di nuovo di Parigi. I parigini, ma anche gli altri francesi, e ovviamente gli stranieri. Chiedevo a tutti: – Di dove siete? Venivano da Saint-Etienne, da Bordeaux, da Lille, dalla campagna. La gente mi diceva Parigi è incredibile, non ha niente a che vedere con quello che ci è stato raccontato. Parigi era stata presentata come l’inferno sulla Terra, invece la città era bella, allegra, pulita. Questo, francamente, mi ha reso felice. Allora quando qualcuno mi dice che l’Olimpiade è stata una parentesi, embè, no ragazzi, scusate, sono stati dieci anni di lavoro.

 ➣  La capitale è adatta ad accogliere le persone con disabilità?

Naturalmente, anche se c’è sempre del lavoro da fare. Quello che ci dicono le associazioni e Andrew Parsons, presidente del comitato paralimpico internazionale, è che Parigi è la città che si è evoluta di più grazie ai Giochi Paralimpici. Con quartieri iperaccessibili, dove tutto è gestito nello spazio pubblico, compreso l’accesso ai negozi, e dove è integrata l’accessibilità per tutte le tipologie di disabilità. Il mio team ha svolto un gran lavoro per supportare le persone ipovedenti o non vedenti. Ci sono anche 1.777 binari affinché gli autobus siano completamente accessibili. Anche il tram lo è. Per noi il modello è stato Barcellona, ​​che aveva lavorato molto sul suo spazio pubblico. Oggi ci viene detto che Parigi ha fatto di più.

 ➣  Lei ha scritto al Presidente della Repubblica per chiedere in eredità diverse cose, compreso il calderone

Non ho ancora avuto risposta dal Presidente della Repubblica, ma penso che il bacino debba restare. Si trova su un terreno di proprietà dello Stato, la sede del Museo del Louvre. Oltre al suo design, nella sua costruzione è stato supportato dagli ingegneri che hanno creato la mongolfiera nel parco André Citroën. Li ho incontrati recentemente e ho chiesto loro di fornirci tutti gli elementi tecnici per sapere come si potrebbe allestire il pallone con il pubblico a bordo, quando non ci sarà fiamma

 ➣  Anche gli anelli olimpici potrebbero restare anche sulla Torre Eiffel?

Ci stiamo lavorando. È una decisione della città e del CIO, che è al settimo cielo all’idea che gli anelli possano rimanere sulla Torre Eiffel. L’argomento è il loro peso. Ne stiamo discutendo, ma rimane un’eredità dei Giochi. Anche la Torre Eiffel nasce come un monumento effimero. È molto bella questa idea che un edificio con più di 100 anni di vita abbia adesso qualcosa in più che richiami un altro momento che segnerà una pietra miliare nella storia: i Giochi di Parigi 2024

 

  US OPEN

Com’è cambiato il tennis per la comunità afro-americana

C’è una storia che James Blake racconta spesso. Siamo intorno al 1990 e lui sta cercando di giocare un torneo di tennis regionale under-12 nel Connecticut. Non ha una classifica e gli aspiranti alla partecipazione sono in numero superiore ai posti disponibili. Non viene scelto, ma non preoccuparti, gli dicono gli organizzatori, tutti coloro che sono stati scartati questa volta entrano automaticamente alla prossima. 

Così Blake si presenta qualche settimana dopo, ma viene di nuovo lasciato fuori. Il direttore del torneo è lo stesso della settimana prima. È la persona che gli aveva fatto la promessa. Eppure non lo ammette. Alla madre di Blake basta poco per intuire cosa sta succedendo. James è nero. Così comincia a protestare, si fa sentire, forse minaccia. Alla fine il direttore del torneo rivede la sua decisione, James gioca e quel torneo lo vince. Come va a finire? Che il premio lo riceve dalle mani di un’altra persona, il direttore boh aveva da fare. 

È così che The Athletic introduce la storia della lotta dei tennisti afro-americani per rompere muri e barriere, una storia che poco più di tre decenni dopo segue altri sentieri. Cori Gauff è stata scelta dalla squadra olimpica per portare la bandiera alle Olimpiadi, accanto a LeBron James. Lei, vent’anni, campionessa degli Us Open 2023, in uno sport che ha descritto come tuttora prevalentemente bianco. Se Cori Gauff aveva quella bandiera in mano, riconosce lei, lo deve a una catena formata da quattro anelli: Arthur Ashe, Althea Gibson, Venus Williams, Serena Williams, tutte con un ruolo in questa storia. Le sorelle Williams e Tiger Woods sono esplose più o meno nello stesso periodo, alla fine degli anni Novanta. Ma venticinque anni dopo, Woods rimane essenzialmente un caso isolato, le sorelle Williams no. Il potere delle star del tennis americano si è spostato scrive Matthew Futterman facendo anche i nomi di Frances Tiafoe e Ben Shelton; Madison Keys e Sloane Stephens, oltre che quello di Taylor Townsend, una delle migliori giocatrici di doppio al mondo e campionessa di Wimbledon. 

Non è solo una questione di risultati in campo. Scrive Futterman che Jessica Pegula,  Taylor Fritz, Tommy Paul, Emma Navarro, possono anche andare più lontano nei tornei ma di solito non attirano l’attenzione né riempiono gli stadi, sia negli Stati Uniti sia all’estero. C’è un’attenzione nuova, c’è un movimento nuovo. Un terzo dei primi 1.500-2.000 giocatori giovani che ogni anno si alternano sui campi regionali della federazione sono afro-americani. Un salto significativo rispetto a solo 20 anni fa, un fenomeno molto diverso da tanti altri paesi multiculturali in cui il tennis è popolare. Questa crescita non si limita ai vertici dello sport. Secondo gli studi del Physical Activity Council e della Tennis Industry Association, la partecipazione tra i giocatori neri è aumentata di oltre il 60 percento dal 2019 al 2023. La loro presenza nella popolazione statunitense è del 13 percento, mentre solo all’11 percento tra i quasi 24 milioni di tennisti degli Stati Uniti, una cifra che si sta avvicinando all’obiettivo della federazione di allineare i suoi tassi di partecipazione alla demografia del paese, ma che dà ragione a Cori Gauff: il tennis resta uno sport prevalentemente bianco.

La federazione investe oltre 10 milioni di dollari in circa 250 centri nazionali di apprendimento junior in tutto il paese ogni anno. Sono centri che usano il tennis come mezzo per insegnare anche altre cose e per fornire supporto accademico a 150.000 bambini di tutte le età. L’80 percento sono bambini non bianchi: il 42 percento afro-discendenti, il 22 percento ispanici/latini, l’8 percento asiatici, l’1 percento nativi americani, il 4 per cento viene da altre comunità. Oltre il 70 percento dei bambini ha diritto al pranzo gratuito e a un costo ridotto della retta. 

Le porte che oggi sono aperte per molto tempo sono state una rete di recinzione. Il tennis era parte della vita della classe media e dell’aristocrazia nera a fine Ottocento, quando i leader della Tuskegee University in Alabama costruirono un campo sul loro terreno. Ma la federazione americana non consentì la partecipazione dei giocatori neri ai suoi eventi fino al 1950. La comunità afro-americana fondò l’American Tennis Association come contropotere nel 1916. Medici, dentisti, avvocati e dirigenti d’azienda neri che non erano accettati nei circoli costruirono campi da tennis nei loro cortili. Althea Gibson, campionessa a Wimbledon nel 1957 e agli US Open nel 1958, perfezionò il suo gioco a casa del dottor Hubert Eaton, un chirurgo di Wilmington. Ashe, cresciuto a Richmond, si allenava nel campo da gioco dietro casa del dottor Robert Johnson a Lynchburg. Art Carrington, che sarebbe diventato compagno di allenamento di Ashe e uno dei migliori coach degli USA, è invece cresciuto nel nord del New Jersey, frequentando lo Shady Rest, uno dei primi country club per neri degli Stati Uniti. Dove poteva incrociare Count Basie e Sarah Vaughan, Duke Ellington,  Sugar Ray Robinson e Joe Louis.

Negli anni Ottanta hanno cominciato a salire sulla scena Chip Hooper e Bryan Shelton [il papà di Ben], Leslie Allen e Katrina Adams, Zina Garrison e Malivai Washington, questi ultimi in finale a Wimbledon nei primi anni Novanta. Molti di loro erano prodotti del tennis universitario, il principale percorso di formazione verso i tour professionistici negli USA. Ma sono stati gli anni Novanta a modificare il panorama, secondo The Athletic è stata l’ascesa di Michael Jordan e della NBA a spingere le istituzioni del tennis a guardare verso una comunità che era stata messa al bando. Secondo Roxanne Aaron, presidente dell’ATA, non era stato chiaro fino a quel momento che atleti neri potessero esprimersi nel tennis, per pregiudizio. Poi arrivarono due sorelle da Compton, con le loro trecce, i loro colori, la loro abilità. Blake sostiene che sono state loro a cambiar tutto, liberando il tennis dalla sua reputazione di passatempo poco cool tra i giovani neri.

  LO ZIBALD OPEN

🎾  LA PARTITA PIU’ LUNGA  Gli US Open hanno una nuova partita da record. Quella tra Evans e Khachanov è durata 5 ore e 35 minuti, 9 in più di Edberg vs Chang nel 1992, 20 in più di Alcaraz vs Sinner nel 2022, 26 in più di Sargsian vs Massu nel 2004. Con una trama ai confini della realtà. Khachanov aveva infilato sette game di fila per portarsi dal 3-4 del quarto set al 6-4 e 4-0 nel quinto. Evans ha risposto con sei game consecutivi per ribaltare l’ultimo set da 0-4 15-40 a 6-4 e match. Commento al microfono: – Voglio andare a letto. 

🎾  L’INCUBO DI GARCIA  È una stagione da incubo negli Slam per Caroline Garcia: Australian Open 2° turno, Roland Garros 2° turno, Wimbledon 2° turno, US Open 1° turno. L’ultima volta che non era arrivata al 3° turno era stato tre anni fa. Pochi mesi dopo salì al numero 4 al mondo. Forse un burn out ipotizza stamattina L’Équipe. 

🎾  OSAKA, CHISSA’ Halleluja, Naomi c’è. Quando ieri sera ha battuto Jelena Ostapenko, l’ex numero 1 al mondo ha ottenuto la sua prima vittoria contro una Top-10 dopo 4 anni e 230 giorni. Per trovare traccia di un successo così roboante della giapponese bisogna tornare alla finale degli Australian Open 2019. Osaka si era accostata alla partita dicendo che lei e Ostapenko sono due poli opposti. La rivista Tennis aveva eccepito: Osaka in genere tiene dentro i suoi sentimenti, Ostapenko no. Ma come giocatrici hanno molto in comune. È stato molto indicativo delle altalene vissute dal tennis femminile negli anni recenti il fatto che al primo turno degli US Open ci fosse addirittura una seconda partita fra due ex vincitrici di uno Slam, Emma Raducanu vs Sofia Kenin. Indicativo, peraltro, perché non è neppure una primizia: era capitato anche al Roland Garros 2021. Ha vinto Kenin e stamattina i giornali inglesi danno ampio risalto alle lacrime post-partita di Emma Raducanu. 

🎾  TSITSIPAS FUORI Dolore profondo, profondissimo, anche per Stefanos Tsitsipas – che proprio a New York non sa come si va avanti. È uscito al primo turno come già nel 2019 e nel 2022, mentre andò fuori al secondo nel 2018 e nel 2023, al terzo nel 2020 e nel 2021.

🎾  LA SERIE DI SWIATEK Iga Swiatek ha dovuto salvare 3 set poit ma ha tenuto aperta la serie: da Wimbledon 2019, quando era ancora la numero 64 al mondo, non lascia neppure un set nel primo turno di uno Slam. All’età di 23 anni e 88 giorni, ha vinto l’80esima partita Slam della sua carriera. Più veloci di lei sono andate Martina Hingis [18 anni e 249 giorni], Steffi Graf [19 anni e 229 giorni], Gabriela Sabatini [20 anni e 256 giorni], Maria Sharapova [20 anni e 283 giorni], Arantxa Sanchez Vicario [21 anni e 199 giorni]. 

🎾  E QUELLA DI SHUAI ZHANG  A proposito di lunghe serie. A un certo punto ieri abbiamo sperato. Shuai Zhang aveva vinto 6-0 il primo set contro Ashlyn Krueger, tutto era dunque pronto per spezzare la serie infelice di 22 sconfitte consecutive, in corso da 18 mesi. Invece si è fatta rimontare: 1-6 nel secondo, 5-7 nel terzo. Così continua a non vincere. L’ultima volta è stata il 31 gennaio del 2023: 6-3 6-2 all’americana Brengle. 

 

  ITALIANISMI

Un Sinner che ha tardato a partire, secondo L’Équipe. Forse dovremo aspettare la fine della sua carriera e la pubblicazione di un’autobiografia in cui racconterà la sua verità senza filtri, ma per il momento è impossibile dire se le ripercussioni della rivelazione sui suoi due test positivi al clostebol di marzo hanno avuto un ruolo nel catastrofico inizio contro Mackenzie McDonald, prima che vincesse finalmente in quattro set [2-6, 6-2 , 6-1, 6-2]

Sebbene dichiarato innocente, sottolinea L’Équipe, Jannik ha dovuto rispondere solo a domande su quest’aspetto e invece ci sarebbe molto da dire sul tennis del numero 1 del mondo nel cratere dell’Arthur-Ashe, un’arena mostruosa in grado di schiacciare i meno forti mentalmente. E se dobbiamo parlare di tennis, quello che Sinner ha mostrato nel primo set era ben lontano dai suoi standard.

In un editoriale di ieri su El Pais, Toni Nadal ha scritto di conoscere abbastanza bene il giocatore, uno dei più corretti del circuito, e per me è impensabile che possa agire in modo scorretto sapendo di farlo. All’interno della sua squadra si è verificato un errore che credo sia stato stato sufficientemente sanzionato. Eppure, lo stesso zio Toni ricorda un caso vissuto da vicino durante i miei anni in circuito, la sanzione inflitta a un  doppista argentino con evidenti problemi di alopecia. Utilizzava regolarmente un farmaco che da un anno all’altro è entrato fra i prodotti vietati. I dirigenti sapevano che non vi era alcuna intenzione da parte di quel tennista di trarne un vantaggio illecito. Ma per certificare il loro impegno, consapevoli inoltre della scarsa importanza che quel giocatore aveva, hanno fatto ricadere su di lui tutto il peso della legge. In questi giorni, questi stessi dirigenti vengono accusati di aver adottato due pesi e due misure per la mancata sanzione a Sinner. Mi colpisce il fatto che alcuni media, lontani dall’essere scontenti per le punizioni sproporzionate, ne chiedano una simile per l’attuale numero uno.

Il passaggio più significativo è quello in cui zio Toni prende posizione contro i colleghi schierati contro Sinner. Non capisco quelli che si sono spesso allenati con lui o che lo hanno affrontato da avversario, e che sono perfettamente consapevoli del monitoraggio incessante che l’Agenzia mondiale antidoping fa su tutti i tennisti meglio posizionati in classifica: sono quelli che seminano dubbi sull’innocenza di Sinner o che pretendono una punizione sapendola sproporzionata. Per il bene di una società sana, sia in questo caso sia in molti altri, dovremmo ricordare, e non cascarci, la frase di uno dei grandi scrittori e pensatori della storia tedesca, Johann Wolfgang von Goethe, quando diceva che il male non ha bisogno motivi, basta un pretesto

RUOTE

Il tris di van Aert alla Vuelta di Spagna

Questo signore con la maglia verde che parla col suo bimbo al traguardo, lo tiene in braccio e se lo sbaciucchia sta salvando la Vuelta della Visma, il gigantesco team olandese che un anno fa vinse la corsa dopo una mezza faida interna repressa e sopita, quando il gregario Sepp Kuss si trovò a fare le scarpe ai capitani Jonas Vingegaard e Primož Roglič. Oggi Vingegaard riposa, ha chiuso la stagione, Roglic è il favorito ma veste la maglia della Red Bull-Bora-Hansgrohe, Kuss è 14esimo con 8 minuti di distacco. 

Per la terza volta in dieci giorni, il belga che passa per il nuovo Poulidor, più volte piazzato che primo, due volte secondo al Tour, bronzo a cronometro alle Olimpiadi, ha vinto la tappa in Spagna. L’ha fatto a Bajona, la spiaggia su cui attraccò Cristoforo Colombo dalla sua avventura del 1492, il primo luogo europeo che seppe dell’esistenza dell’America. L’America di van Aert è nella maglia verde della classifica a punti, sulle sue spalle perché è “un corridore speciale, un esperto del contropiede, capace di imporsi su tutti i terreni e non necessariamente su quelli a cui potrebbe adattarsi meglio. Il belga ama sorprendere” e non ha aspettato lo sprint, ma si è portato al traguardo un solo avversario, il francese Pacher e l’ha stracciato nell’uno-contro-uno “su un percorso relativamente impegnativo senza essere pazzo” [L’Équipe]. 

  CAMEI 

Quentin Pacher

Dopo oltre 110 km di fuga e uno sprint senza speranza, Quentin Pacher al traguardo sorrideva. Ha tentato un attacco disperato a 1,7 km dall’arrivo «per non dirmi che non avevo provato niente», magari a van Aert si rompeva un pezzo della bici, che ne puoi sapere. «Non ho molto da rimproverarmi» dice. Punta ai Mondiali di Zurigo e racconta di aver chiuso la prima settimana stanco. Si è preso un giorno di vacanza dal lavoro per il capitano David Gaudu. Si era piazzato terzo a Bologna nei giorni della festosa incursione del Tour in Italia 

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  IL MONDIALE DI F1

Torna un argentino in F1

Escono gli USA, rientra l’Argentina. La Williams ha fatto due rivoluzioni con una mossa sola. Logan Sargeant è stato tagliato per aver preso 1 solo punto in 36 GP. Era l’unico pilota statunitense in Formula 1. La sua uscita di scena manda in crisi un pezzo di quella fabula secondo cui era stato ingaggiato perché Liberty Media voleva aggredire il mercato americano eccetera eccetera.

Al suo posto il team britannico ha promosso il pilota di Formula 2 Franco Colapinto, connazionale dei gloriosi Juan Carlos Fangio e Carlos Reutemann. Ma prima di lui l’ultimo argentino su una griglia di partenza era stato Gaston Mazzacane, 23 anni fa. 

Eh? Who is ‘sto Colapinto, reagisce dall’America The Athletic. Tsk, non diamogli retta, ascoltiamo la voce di Mameli che ruggisce dentro di noi al solo suono di quelle sillabe così pure, esultiamo, Colapinto ha pure un passaporto italiano. Fa parte della Williams Racing Driver Academy e in classifica di F2 occupa il sesto posto, davanti a quel Kimi Antonelli che come lui debutta a Monza. 

Dodici mesi fa era in F3, sei anni fa in F4, a nove anni correva sui kart e sui kart ha vinto le Olimpiadi estive giovanili 2018 a Buenos Aires [sì, alle Olimpiadi giovanili avevano inserito i kart, e sotto sotto dovevano essere come la breakdance]. Scrive Madeline Coleman, firma di The Athletic per la F1, che la Williams alla fine ha scelto un’opzione a basso rischio per il resto di questa stagione, dopo il 2024 che ha avuto, aveva bisogno di coerenza e di tempo per aggiornare la sua auto, un processo ritardato a causa della produzione di pezzi di ricambio. Promuovere Colapinto dà al novellino della F1 più esperienza al vertice della piramide e promuove l’accademia nelle gerarchie interne

  EUROGOL

Cosa non dice di noi la squadra per la quale facciamo il tifo

Il tifoso di oggi ha una squadra principale e altre che gli piacciono. La primo non la scegli, non la scegli mai, quasi mai, perché arriva spesso per eredità, le simpatie invece si, e sono quelle che ci descrivono come persone. È la tesi di Galder Reguera, basco, responsabile del progetto della Fundazioa Athletic Club, Ne ha scritto un paio di giorni fa su El Pais, ed è un pezzo formidabile. 

Reguera comincia il suo racconto da un amico, un artista di sinistra, dice, un uomo che incarna perfettamente il prototipo del tipo di persona che ha deciso di essere. Porta i capelli lunghi, ha la barba, tatuaggi vari e quando parla se la prende con il sistema, con i poteri forti che lottano per renderci infelici. Si è fatto come gli scrittori che disegnano un personaggio: ogni dettaglio della sua immagine e ogni parola pronunciata risponde a una scelta attenta che si adatta perfettamente al ruolo che ricopre nella vita  spiega Reguera. C’è un problema, un problema che lui stesso confessa con il tono che altri usano per dire che qualcosa gli è sfuggito di mano, che sia la droga o il sesso virtuale. Il problema dell’amico di Reguera è il suo tifo per il Real Madrid. Un po’ quel che molti milanisti di sinistra, con Fausto Bertinotti in testa, hanno vissuto ai tempi di Silvio Berlusconi. Reguera è rassicurante: Potete tifare per il club guidato da Florentino Pérez e portare Capital  sotto il braccio, visitare le mostre di Marina Abramović e denunciare gli eccessi delle compagnie petrolifere in Amazzonia. Non credo che la squadra per cui si fa il tifo, ci descriva come persone. Al contrario, il più delle volte non si tratta di una scelta, ma di un’eredità. Come gli occhi azzurri, la calvizie o l’accento, la vostra squadra determinerà la vostra identità solo nella misura in cui lo permetterete.

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  TITOLI

▥   THIAGO SILVA A CASA  L’Équipe: “Finalmente profeta nel suo paese” – Tornato alla Fluminense, Thiago Silva sta partecipando al recupero di una squadra in convalescenza, ma che sta guarendo grazie al suo carisma e agli standard elevati. ➔  Éric Frosio ha scritto: Spogliatoio diviso, tifoseria arrabbiata e allenatore su una panchina scotta. All’inizio di giugno, appena sei mesi dopo aver vinto l’unica Libertadores della sua storia, questa era la situazione alla Fluminense mentre festeggiava il ritorno a casa del suo re. Nonostante un primo semestre catastrofico, erano in 55.000 al Maracanà per la presentazione del loro numero 3. Commosso fino alle lacrime, O Monstro si è ricordato che suo figlio aveva solo 2 settimane quando lasciò la casa carioca per andare al Milan, poi il PSG, infine al Chelsea

▥   COME LIVERPOOL INTENDE USARE CHIESA

The Athletic: Perché il Liverpool vuole Federico Chiesa – e sarebbe una buona scelta? Cosa offrirebbe l’esterno italiano ad Anfield e cosa potrebbe significare per Mohamed Salah? – Andy Jones e Anantaajith Raghuraman hanno scritto: Il Liverpool ha già cinque ottime opzioni d’attacco in Mohamed Salah, Diogo Jota, Luis Diaz, Cody Gakpo e Darwin Nunez. Chiesa, che predilige il lato destro del campo, aggiungerebbe profondità dietro Salah. Arne Slot finora ha utilizzato Jota e Nunez come attaccanti centrali, Diaz e Gakpo a sinistra. Le ali sono fondamentali nel suo sistema di gioco. A Slot piace che siano imprevedibili e forti nei duelli uno contro uno, che si accentrino consentendo ai terzini di sovrapporsi, ma anche che vadano al cross basso dalla linea di fondo. Chiesa avrà pure avuto una stagione difficile nel 2023-24, ma è un attaccante versatile che sembra adattarsi a questo profilo.


L’ULTIMO SCROLL

Gli odori del mercoledì

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   ZOLFO LA STRATEGIA DIFENSIVA DI AURADOU E JEGOU

Mentre i loro avvocati presentavano una richiesta di scarcerazione, Hugo Auradou e Oscar Jegou sono stati visti all’aeroporto di Mendoza. Sono i due rugbisti francesi accusati in Argentina di violenza sessuale. Secondo le informazioni confermate dal canale televisivo argentino Canal 7 a L’Équipe, i due sono volati a Buenos Aires. Il loro avvocato Antoine Vey ha spiegato che ci sono due richieste distinte: la prima mira a consentire il ritorno in Francia, la seconda punta all’archiviazione del fascicolo da parte della Procura. Vey è ottimista sul buon esito della prima pratica e ritiene siano necessari tempi più lunghi per la seconda: «Gli elementi oggettivi – le sue parole a L’Équipe – non sono cambiati» 

Lo psichiatra e la psicologa che seguono la ragazza di Mendoza che denuncia hanno chiesto che il suo stato di salute fosse di nuovo valutato al pronto soccorso perché secondo un certificato redatto dagli operatori sanitari ha fantasie suicide e «in ospedale non ci sono posti letto disponibili». L’avvocata Natacha Romano, indignata dalle azioni della difesa, ha confermato a L’Équipe che la presunta vittima di violenza si trova ricoverata in un ospedale psichiatrico.

 

LIBRI, AUTO, VIAGGI, FOGLI DI GIORNALE

LA MORTE DI CHARLES LINDBERGH

La Gazzetta dello sport dedica la terza pagina all’aviatore Charles Lindbergh, morto due giorni prima. Giorgio Mottana racconta: Per qualsiasi altra famiglia che non fossero i Lindbergh, sentirsi dire da un figliolo, diciannove anni compiuti, second’anno d’ingegneria meccanica all’Università del Wisconsin: «Pianto gli studi e vado a volare» sarebbe stato un colpo durissimo. Invece: Se veramente ci tieni – gli disse la madre – fallo. Devi vivere la tua vita, non posso trattenerti». Quanto al padre, non molte cose aveva insegnato al piccolo Charles, ma una certamente: la necessità, nella vita, di affidarsi soltanto alle proprie possibilità. Era solito ricordargli un proverbio che era sulla bocca dei coloni del Minnesota: «Un uomo vale per uno, due uomini valgono per mezzo, tre uomini non valgono niente». E, poi, l’infanzia e l’adolescenza di Charles. Gli anni belli in libertà, in cambio della sola cosa che i suoi gli chiedevano: il senso della responsabilità. La fattoria paterna nel Minnesota. Poter maneggiare un fucile a sette anni, usare l’ascia, guidare la Ford di papà. Il ragazzo Charles passava ore supino, nascosto dentro l’erba alta, a guardare il cielo, i cumuli bianchi migranti sotto la spinta del vento. Sin da allora, pensava che sarebbe stato tanto bello andare su un aeroplano. Ma volare, anche il solo farsi portare su un aeroplano, costava caro: un dollaro al minuto. E chi accettava di andarci, lo faceva a suo rischio e pericolo. E allora Charles si accontentava di volare col pensiero
   A vent’anni il battesimo dell’aria, su quei trabiccoli di tela e di legno che erano gli aeroplani. L’anno dopo, compratosene uno, un vecchio aereo scuola messo all’asta per cinquecento dollari, Charles era già un pilota provetto. E, da allora, nessuna esperienza lasciata intentata. Insegnante di volo, acrobata, equilibrista, paracadutista, una sorta di cow-boy dell’aria. Batteva le città, dovunque ci fosse da smuovere la curiosità dei profani ed una propaganda da agitare. Pericoloso l’aeroplano? Dimostrava che no, non lo era. Si reggeva in equilibrio sull’ala di un biplano, che eseguiva la gran volta. Cintura di cuoio alla vita, legato con quattro robusti cavi ai perni dei montanti delle ali, rischiava di cadere e, magari, cadeva sull’ala, ma non precipitava. La gente, ignara, spalancava tanto d’occhi e di bocca. C’era un fabbricante di paracadute che intendeva collaudare l’efficienza dei suoi prodotti? Charles Lindbergh si buttava. Diceva, ormai rotto al mestiere: «Non si può dire davvero che abbia scelto le specialità meno pericolose dell’aviazione. Ma io ho volato per la passione di volare, ho fatto quello che mi piaceva sopra ogni altra cosa. Avventura? Non c’è civiltà che non sia fondata sull’avventura”. … Alle ventidue e ventiquattro del 21 maggio, l’apparecchio atterrava e Lindbergh dovette restare mezz’ora ancora nella carlinga per non essere travolto dall‘entusiasmo della gente. Una accoglienza trionfale. Blério fu tra i primi ad abbracciarlo. Ai giornalisti, Lindbergh disse, tra l’altro: «Vorrete sapere a che cosa sia servito questo mio volo. Bene, io penso che possa essere la prova anticipata di un futuro servizio aereo tra gli Stati Uniti e la Francia, tra l’America e l’Europa». Charles Augustus Linbergh aveva settantadue anni e se c’è una cosa che lo immalinconiva era l’avventura meravigliosa degli astronauti“.

La Gazzetta dello sport: Ricostruiamo la drammatica notte di Giancarlo De Sisti, operato d’urgenza ad Ancona dopo il malore accusato a Chieti. All’allenatore della Fiorentina è stato asportato dal cervello un ascesso grosso più di una noce. La moglie l’ha raggiunto a Intervento avvenuto. Il chirurgo spiega che un ritardo avrebbe potuto essere fatale. La Fiorentina, con in testa i Pontello, è accorsa al suo capezzale. De Sisti è lucido, mormora qualche parola, ha voluto leggere i giornali. Se non insorgeranno complicazioni in ottobre De Sisti riprenderà la guida della squadra che ora è affidata a Onesti


IL TELECOSLALOM 

LO SPORT OGGI IN TV

LA GUIDA ALLA GIORNATA

RUOTE

13.45  Renewi Tour femminile, tappa-1: Riemst-Bilzen – in streaming su Discovery+ 

15.15  Vuelta di Spagna, tappa-11: Campus Tecnologico Cortizo Padron-Campus Tecnologico Cortizo Padron – su Eurosport 1

SPORT-TEEN

16.00  e 23.00 Mondiali Under-20 di atletica leggera, – in streaming su Eurovision Sport

16.00 Giavellotto Femminile, Qualificazione 
16.10: 400hs Femminili, Batterie – ITALIA Copiello e Vuolo
16.35  Lungo Eptathlon femminile
17.05  400hs Maschili, Batterie – ITALIA: Bolognesi e Vanarelli
17.30  Alto Maschile, Qualificazione – ITALIA: Sioli
17.37  Giavellotto Femminile Qualificazione
18.05  400 Femminili,  Batterie – ITALIA: Cambiolo e Valensin
18.50 Triplo Femminile, Qualificazioni – ITALIA: con Saraceni e Valenti
19.00 400 maschili, Batterie – con De Santis e Giliberto
19.04 Giavellotto Eptathlon femminile
19.50 3000 siepi maschili, Batterie – ITALIA: Mazza e Pomini

23.05 Salto con l’asta maschile, Qualificazione – ITALIA: con Demontis
23.10 1500 Maschili, Batterie – ITALIA: Baiocchi e Zanini
   23.28 Disco Femminile, Finale
23.45 1500 Femminili, Batterie – ITALIA: Clementi e Piccolo
0.20 Salto in Lungo Femminile, Finale
0.22 400 Maschili, Semifinali
0.45 400 Femminili, Semifinali
1.10 800 Eptathlon femminili
1.30 100 Femminili, Finale
1.47 100 Maschili. Finale

16.30  Europei Under-20 di pallavolo: Italia vs Slovenia – in streaming sul canale YouTube Hellenic Volleyball Federation

TENNIS

17.00 US Open, giornata-3 – su Sky Sport

ARTHUR ASHE STADIUM

18.00 Keys [14]-Joint 
A seguire: Shevchenko-Tiafoe [20]

Non prima dell’1.00 Maria vs Gauff [3]
Djere vs Djokovic

LOUIS ARMSTRONG STADIUM

17.00 Townsend vs Badosa [26] 
Muller vs Zverev [4] 
Bronzetti vs Sabalenka [2] 

Non prima dell’1.00: Azarenka [20] vs Burel 
Berrettini vs Fritz [12] 

GRANDSTAND

17.00 Krejcikova [8] vs Ruse 
Zheng [7] vs Andreeva 
Shelton [13] vs Bautista Agut 
non prima delle 23 Ruud [8] vs Monfils 

CAMPO 17

17.00 Hijikata vs Dimitrov [9] 
Rublev [8] vs Rinderknech
Navarro [13] vs Rus 
Svitolina [27] vs Kalinina 

CAMPO 5

17.00 Krueger vs Lehecka [32] 
Dart vs Kostyuk [19] 
Kecmanovic vs Musetti [18] 
Stearns vs Kasatkina [12] 

CAMPO 10

Terzo match dalle 17: Parry vs Wang 

CAMPO 11

17.00 Uchijima vs Niemeier 
Nakashima vs Cazaux 
Popyrin [28] vs Martinez 

CAMPO 12

17.00 Cerundolo [29] vs Etcheverry 
Alexandrova [29] vs Jovic 
Vekic vs Minnen 

CAMPO 13

Terzo match dalle 17: Carballes Baena vs Shang 

CAMPO 7

17.00 Tomljanovic vs Mertens [33] 
Baez [21] vs Griekspoor 
Humbert [17] vs Comesana

EUROGOL

18.45  Champions League, ritorno playoff qualificazione: Qarabag vs Dinamo Zagabria – su Sky Sport

19.00 Liga: Athletic Bilbao vs Valencia, Valladolid vs Leganes – su DAZN

21.00 Champions League, ritorno playoff qualificazione: Slavia Praga vs Lilla – in streaming su Amazon Prime

21.00 Champions League, ritorno playoff qualificazione: Slovan Bratislava vs Midtjylland – su Sky Sport

21.00 Champions League, ritorno playoff qualificazione: Stella Rossa Belgrado vs Bodo/Glimt – su Sky Sport

21.30 Liga spagnola: Atlético Madrid vs Espanyol, Real Sociedad vs Alaves – su DAZN

VITE OLIMPICHE

20.00  Paralimpiadi, cerimonia di apertura – su Rai 2

PODEMI

20.30 Serie B: Cesena vs Catanzaro, Cosenza vs Spezia, Juve Stabia vs Mantova – su DAZN


IL LIVE DI SLALOM..

  IL CANALE WHATSAPP

 

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RASSEGNA..

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