Lo Slalom dell’11 agosto | Cosa leggere, cosa sapere, cosa vedere

 

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  • IN CIMA AI PENSIERI. Gli USA alla rincorsa della Cina La prima medaglia olimpica dell’Albania Gli highlights prima degli highlights: cosa ci aspetta nell’ultimo giorno olimpico
  • ITALIANISMI. L’impresa di Tamberi: saltare 2,22 con una colica renale in atto Attese: La vestizione del torero Velasco. Il podcast sull’allenatore che ci ha insegnato a perdere 
  • ARTEFICI. Steph Curry, come fare canestro nei cinque cerchi
  • VITE OLIMPICHE. Ciao Marta, comincia un altro tempo
  • POPOLI. L’Australia e il sorpasso ai britannici
  • IL GESTO DEL GIORNO. Gli abbracci di Macron che fanno prigionieri
  • AVREMO SEMPRE PARIGI. L’eredità di questi Giochi. Gli elogi dalla Spagna alle Olimpiadi di Parigi. Come potrebbe essere la cerimonia di chiusura
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DOMENICA 11 AGOSTO 2024

GIORNO #16 DELLE OLIMPIADI

  IN CIMA AI PENSIERI

La prima medaglia olimpica dell’Albania

La giornata-16 e ultima delle Olimpiadi di Parigi si apre con la Cina di nuovo in testa al medagliere, 39 ori contro i 38 degli USA, nettamente avanti invece nel conteggio complessivo [122 a 90]. La supremazia si gioca tutta intorno alla possibilità americana di vincere il titolo nel basket femminile [l’ottavo consecutivo, il vero Dream Team lo definisce L’Équipe stamattina], nella lotta 76 kg con Kennedy Blades, l’omnium con Jennifer Valente, oppure la finale di pallavolo contro l’Italia di Paola Egonu. 

La Francia si trova a due ori di distanza [16 a 18] dal terzo posto dell’Australia e dal quarto del Giappone, ma ha più medaglie complessive di entrambi i paesi [62-50-43]. Si è ripresa il primo posto fra le nazioni della vecchia Europa, la Gran Bretagna è scivolata al sesto posto del medagliere ma con 63 podi totali segue USA e Cina in quel conteggio. L’Italia è a al decimo posto, 11 ori, 13 argenti e 15 bronzi, 39 medaglie, ma con la certezza che la 40esima per eguagliare Tokyo arriverà dalla pallavolo nel pomeriggio. Un posto nel G-10 dello sport è quasi certo, e secondo certe speranze-previsioni si potrebbe perfino ancora arrivare al settimo. 

L’Albania è diventata l’ultima nazione a vincere la sua prima medaglia olimpica quando Chermen Valiev ha vinto il bronzo nella lotta libera maschile da 74 kg. Altri tre paesi [Santa Lucia, Dominica e Capo Verde] avevano vinto le loro prime storiche medaglie in precedenza a questi Giochi.

 

  | CARNET Gli highlights prima degli highlights

Dopo due settimane di gare, arrivano le ultime  13 medaglie d’oro, dalla maratona femminile partita alle 8 fino all’ultimo evento, la finale del torneo femminile di pallacanestro. La maratona celebra la Marcia delle donne su Versailles e il pubblico ha avuto la possibilità di correre lungo lo stesso percorso. Il ciclismo su pista assegna gli ultimi tre titoli e anche la corona che è stata di Jason Kenny, ritirato. I britannici non perdono la gara da Pechino 2008: la Colombia ambisce al suo primo oro di sempre con le bici dentro un velodromo grazie a Kevin Quintero. 

La cerimonia di chiusura è in programma alle 21, con il passaggio di consegne da Parigi 2024 a  Los Angeles 2028, anche se prima verranno i Giochi Paralimpici dal 28 agosto e i Giochi invernali di Milano Cortina 2026, tra appena un anno e mezzo.

 

    IL RUGGITO DI MAMELI

E noi? E noi siamo pronti alla morte con Giovanna Epis e Sofia Yaremchuk che stanno correndo la maratona; con Letizia Paternoster nell’Omnium; con Elena Micheli e Alice Sotero nel pentathlon moderno; con la Nazionale di pallavolo in finale contro le USA. 

ITALIANISMI 

L’impresa di Tamberi: saltare 2,22 con una colica renale in atto

    Una colica renale produce il dolore più insopportabile tra quelli che esistono in natura. Un immaginario consulente di santa romana chiesa per il proselitismo e il reclutamento di nuovi fedeli dovrebbe puntare tutto sulla colica renale. Tutto. Dovrebbe commissionare spot e lanciare campagne di volantinaggio basate esclusivamente sulla colica renale. Invece la chiesa cattolica si concentra sull’otto per mille. Trascura la colica renale. La sottovaluta. La ignora. Non la considera per ciò che è. Un micidiale strumento per la conversione e l’avvicinamento a Dio.

È in quell’istante là, in quel lunghissimo inesorabile istante là, quando sei accartocciato su te stesso e pare che tu stia chiedendo perdono alle mattonelle, che si entra in umile relazione con il mondo iperuranio. Si parla al cielo e lo si implora di mandar via quel dolore che non augureresti neppure a Raymond Domenech durante una finale ai Mondiali. Francesco Montorsi, primario di urologia al San Raffaele, stamattina al Corriere della sera paragona il dolore a quello dell’infarto miocardico e del parto senza anestesia. 

Non c’è nulla di più efficace di una colica renale per suscitare devozione e indurre all’arrendevolezza. In Non avevo capito niente, Diego De Silva spiega che cosa si prova, una specie di totale sottomissione: “Sono nelle sue mani, un ricoverato in piena colica renale alla vista della fiala antidolorifica”.

Invece la chiesa non se ne giova. Eppure di coliche renali soffriva padre Pio, e ne La compagnia dei celestini per Stefano Benni l’episodio più violento mai accaduto nella storia dell’isoletta di Linorio è una colica renale al parroco. È una cosa seria, serissima, una colica renale. Ne è morto Giovan Battista Della Porta, si dice anche Jack London. Per un attacco, il maratoneta italiano Valerio Arri si giocò l’oro olimpico del 1920 ad Anversa, quando era il favorito. Bruno Arpaia (Tempo Perso) sostiene che si tratti di uno dei due dolori (l’altro è il mal di denti) che supera le pene d’amore. Un dolore basso e sguaiato nella forma, “qualcosa di chiassoso, quasi volgare” (così scrive Andrea G. Pinketts, Il vizio dell’agnello), ma trascendentale e sacro nella sua essenza. Una colica renale è salvifica per il Dandi del Romanzo Criminale di Giancarlo De Cataldo: diventa il suo alibi per l’omicidio Magnanti. Ed è una semidivinità da non nominare invano per Niccolò Ammaniti, in Ti prendo e ti porto via:  “Hai raccontato che non avevi fatto i compiti perché avevi avuto una colica renale. Tu che non sai neanche cos’è una colica renale”.

Certo, dopo se ne ride. Quando passa. È il bisogno di un esorcismo. Camilleri fa venire una colica renale a Mimì Augello, e al telefono Catarella neppure lo capisce, “mi parlò di una facenna di un rinale” (La paura di Montalbano). Oppure c’è il musicista Larsen che con i Peninsulina (Marco Della Noce, Che storia), faceva pezzi tipo Philip Glass, ma come suonati “da un pizzaiolo in preda a una colica renale”. Così com’è stata espediente comico per Verdone (Un sacco bello), e Aldo Giovanni & Giacomo (Tre uomini e una gamba).

Quando tutto passa, quando finalmente arriva il dopo, la rivelazione autentica è un’altra. La colica renale è una macchina del tempo. Quando l’attacco è superato, succede che il medico prescriva una terapia fatta di riposo, borsa d’acqua calda e due litri d’acqua da bere ogni giorno. All’occorrenza prescrive alcune siringhine, in genere degli oppiacei. Ora, lo capisce chiunque che una cura del genere profuma d’Ottocento. Pare prescritta da Carlo Bovary sotto dettatura di Thomas De Quincey. A quel punto, una volta introdotto l’ago nel corpo, intramuscolo o endovena che sia, chiudendo gli occhi si può avere un confronto politico con Metternich sul Regno delle Due Sicilie.

 

Ecco. Se tutto è vero – ed è vero – questa è stata la condizione in cui il povero Gian Marco Tamberi in arte Gimbo si è presentato a una finale olimpica per difendere il titolo. Uscendo di scena senza passare 2,27, ma saltando 2,22 con una colica renale in atto. I 2,27 non li aveva passati neppure in qualificazione. Emanuela Audisio su Repubblica: La Francia si riconferma paese con un debole per la ghigliottina, soprattutto quando c’è da eliminare un vistoso e stravagante monarca. Il re dai voli infiniti è esiliato, Uno zombie, Gimbo. Anche se entra nello stadio saltando come un grillo, incappucciato nella tuta, con il cappellino con la scritta Dream it. Va sotto la curva, chiede l’applauso, apre le braccia come Cristo in croce, ma non è giorno di miracoli, solo di via Crucis. È stata la Passione di Gimbo, titola anche La Stampa.

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| Ma ne valeva la pena, si domanda Audisio. I calcoli renali come conseguenza di un dimagrimento straziante. Certo saltare impone portare su poco peso. Ma possibile che in un momento in cui lo sport fa attenzione a questi temi a Tamberi sia stato permesso di diventare un’ombra che ballava nei calzoncini? Dall’ospedale allo stadio o dallo stadio all’ospedale? Per un oro. Oggi i campioni hanno il loro team, sono amministratori delegati della loro azienda, ma se questa è l’immagine dello sport che deve ispirare il mondo non ci siamo. A Tamberi lo sport italiano deve adrenalina, magie, bellezza. Un grazie più alto della Tour Eiffel e il rispetto che si deve ai capolavori del Louvre. Ma l’insostenibile bisogno di ammirazione va curato. E non perché non porti medaglia, ma perché dà le vertigini.

| Marco Bonarrigo sul Corriere della sera ha scritto che non sapremo mai se a tradirlo sia stato l’accanimento più feroce del solito con cui ha massacrato il suo corpo negli ultimi mesi, quelli dei blackout che «andavano e venivano», facendolo passare dal «buio pesto di un tunnel di cui non vedevo la fine» di metà maggio all’eccitazione forsennata di giugno agli Europei di Roma dove ha infilato la più bella serie di salti di tutta la carriera. Oppure se ieri Gimbo Tamberi, entrato in pedana avvolto in una tuta-saio nera come un penitente reduce da lunghissimo digiuno punitivo, abbia semplicemente pagato anni di fatiche e ferite che avrebbero abbattuto chiunque altro

Una terza ipotesi esiste, come sanno gli iscritti al PCR [Partito Coliche Renali]. La prima cosa che ti dice un medico quando ti dimette: tornerà. Quando è venuta la prima volta, quella volta non sarà l’ultima. Tornerà. Dipende solo da te differire quel momento, dalla tua capacità di idratarti nella quantità e nella maniera giusta, dalla tua capacità di osservare le indicazioni sugli alimenti da evitare. Un calcolo espulso si esamina e da lì si deducono i cibi da evitare, quelli che altrimenti l’organismo non sa trattare e scoria dopo scoria li trasforma in un nuovo calcolo, il prossimo. Chissà se Gimbo ha bevuto abbastanza dopo il ricovero a Formia, chissà aveva avute altre coliche renali in precedenza, chissà se tra gli Europei e le Olimpiadi non ha fatto abuso di qualche bevanda o qualche cibo che il suo corpo non smaltisce abbastanza.

Non lo sapremo mai – aggiunge Bonarrigo sul Corriere – e mai potremo giudicarlo, anche se i medici che hanno osservato il suo profilo scheletrico e letto i referti della pesatura hanno definito a serio rischio il suo 3% di massa grassa (roba da maratoneti africani) e gli psicologi sono rimasti turbati dalla ripetuta ostentazione di Tamberi nell’esibire su Instagram le tracce filiformi delle sue pieghe di grasso sull’addome sudato. Quello che un atleta confida solo a sé stesso («Mi sto massacrando per coronare un sogno. Non starò esagerando? Non rischio di farmi male?»), a un mental coach o a un medico lui lo strilla al mondo nutrendosi dei like e dei commenti dei suoi seguaci come se fossero probiotici o vitamine.

| Giulia Zonca su La Stampa scrive che ora è difficile dire che è pronto a lasciare e pure a immaginarsi continuare. Qualsiasi idea scivola sull’assenza di volontà. Fine dell’inseguimento. Ogni grana è stata affrontata e qualsiasi reazione spinta al limite e condivisa per moltiplicare la partecipazione e farsi sollevare. Dopo Tokyo ha rivoluzionato il team e tolto il saluto al padre che lo aveva allenato fino a quel momento. Il coraggio non gli è mai mancato, anche per affrontare una finale struggente ce ne vuole.  ora, per la primissima volta, ha una gran voglia di smettere.

  ATTESE
Julio Velasco, head coach of Italy, during the Volleyball gold medal match between United States of America and Italy of the Paris 2024 Olympic...
La vestizione del torero Velasco

Questa è l’attesa, questa è l’attesa più lunga dello sport italiano, viene da così lontano che ci toglie gli anni di dosso. Julio Velasco la conosce. È andato a dormire ieri sera come altre due volte alla vigilia di una finale olimpica che non ha mai vinto. Il totem di Slalom ieri ricordava che Ezio Mauro ha un modo di dire meraviglioso per momenti del genere, li chiama i momenti della vestizione del torero, uno dei riti antropologicamente più complessi. Perché dentro ci passano la vita e la morte. Nessuno al di fuori della cuadrilla può assistere, porta sfortuna. I toreri la vivono ogni volta come se fosse l’ultima, per prepararsi all’eventualità di non tornare vivi dall’arena. È il momento in cui sei da solo con il tuo cammino, tutta la strada che hai calpestato per arrivare là, solo davanti alla consapevolezza della gioia e del rischio, la malinconica coscienza – diceva Fausto Coppi – che tutti i desideri si avverano, ma tardi e male. Quando il torero ha messo il traje de luces, quell’abito pieno di ricami fatto per brillare pure al tramonto, si prende del tempo per restare da solo a pregare. Ogni arena ospita un cappella, altre volte lo fanno in albergo oppure fermandosi in una chiesa lungo la via. 

| Eccolo il torero Velasco pronto per l’arena. Stamattina c’è un suo bel ritratto di Alessandra Giardini su Domani. Giardini ricorda di quando cominciò a vincere, con Modena e con la nazionale prima ancora che con le parole. Quando è diventato Velasco, e saresti rimasto ad ascoltarlo per giorni. All’inizio degli anni Novanta, con l’Italia campione del mondo, la redazione di Supervolley fu spostata a Modena, e Velasco passava la mattina per un caffè che durava ore. Quando se ne andava noi giovani redattori avevamo lo sguardo languido degli innamorati, persi in tutte quelle storie, la mamma inglese, di cognome Blake, la guerra delle Malvinas, il fratello desaparecido, la macchina venduta, l’appartamento di Jesi con i mobili della nonna, Eraclito che era un filosofo e Despaigne che era uno schiacciatore cubano, il tango, la vita. Poi ci mettevamo a ridere. «Ma dai, non può aver vissuto tutto questo, dovrebbe avere almeno 72 anni».

Ora 72 anni li ha per davvero e Giardini sottolinea che per parlare a un gruppo di campionesse già vincenti, che però ogni tanto erano tentate dall’egocentrismo e dai dualismi, andare a richiamare l’allenatore venuto dall’Argentina per toglierci i nostri difetti atavici è stata una grande intuizione. È diventato nonno, conclude Giardini, ha perso un fratello alla vigilia delle Olimpiadi, ha affittato tre appartamenti a Parigi per tutta la sua famiglia perché era sicuro di arrivare in finale. Non si ritrova più in un mondo troppo semplificato in cui non ci sono più avversari ma soltanto nemici, in politica, nel traffico o su un campo di pallavolo. In questi Giochi può vincere l’oro, oppure no. Ma non sarà una medaglia a cambiare la sua storia, che è anche la nostra. Nadie nos quita lo bailado, dicono in Argentina: nessuno può toglierci quello che abbiamo ballato.

RIMBALZI        

  L’allenatore che ci ha insegnato a perdere

Uno dei primi episodi di Rimbalzi, il podcast prodotto e realizzato con Chora Media, era dedicato all’allenatore argentino, venuto in Italia ad insegnarci come si perde per imparare a vincere | Su Spotify a questo link la serie completa | Rimbalzi è disponibile su tutte le principali piattaforme.

  ARTEFICI

Steph Curry, come fare canestro nei cinque cerchi

Manca solo che il titolo sia un americano a Parigi e per il resto ci siamo. La NBC pone l’alloro olimpico della pallacanestro sulla testina di Steph Curry, per questo nostro vizio che abbiamo di cercare una faccia da poster anche negli sport di squadra. E sia. È giusto che sia stato un leader a sigillare l’oro per la squadra maschile di basket degli Stati Uniti, dice la tv americana dei Giochi a proposito dei 24 punti del warrior di Golden State, con tre triple nel tratto finale della partita, in un quarto tempo definito snervante per portare a casa la quinta medaglia d’oro consecutiva [98-87] e tener fede a quel nome nato 32 anni fa a Barcellona, il Dream Team.

Senza le mani da sogno, senza i Curry, e i LeBron, e i Durant [15] e i Booker [15], gli USA ai Mondiali perdono. Ieri in finale non sono mai più stati in svantaggio dopo essersi portati in testa sul 29-27 a metà del secondo quarto, senza però mai dare l’impressione che avrebbero dominato la Francia. Cioè, mai finché Curry non ha sferrato i colpi giusti al momento giusto. Sembrava che la presa del Team USA sul gioco si stesse allentando alla fine, quando Les Bleus hanno ridotto lo svantaggio di 10 punti a tre con Victor Wembanyama a tre minuti dalla fine. E poi Steph è esploso, come tante altre volte prima nella sua carriera: il due volte MVP NBA ha segnato una tripla per riportare il vantaggio a sei, altre due in rapida successione per spegnere le luci e dare il via a una festa americana a Parigi.

Riconoscimenti anche per Anthony Davis, definito un eroe poco celebrato, e osanna per LeBron, passato in secondo piano rispetto a Curry nel finale di ciascuna delle ultime due partite, ma non lasciatevi ingannare: LeBron è rimasto il cuore e l’anima di questa squadra fino alla fine.

Oh, comunque James dice che a Los Angeles 2028 non ci sarà. A scanso di equivoci. 

Wembanyama non è bastato titola L’Équipe sulle sue pagelle: voto 8 all’Unicorno, ma 4 a Fournier e Cordinier, 5 a Gobert; 9 a Curry, 8 a LeBron e 3 a Embiid, così impara a scegliere di giocare per gli USA e non per la Francia come aveva lasciato intendere all’inizio

L’oro del golf femminile è andato in Nuova Zelanda. Lydia Ko ha completato il trittico di medaglie, dopo l’argento ai Giochi di Rio 2016 e il bronzo a Tokyo 2021: nel suo paese era riuscito a Valerie Adams nel getto del peso. La tedesca Esther Henseleit era arrivata all’ultimo giro con sette colpi di distacco e ieri ha tirato un 66 [-6] da medaglia d’argento. Bronzo per la cinese Xiyu Lin, alla sua terza Olimpiade, dopo aver terminato 38esima ai Giochi di Rio 2016 e nona ai Giochi di Tokyo.

Ko è l’unica Lydia fra gli 11mila e passa partecipanti all’Olimpiade, così nel database si trova in fretta e si legge che ha 27 anni, il suo luogo di nascita è la Corea del sud, Seul, e quello di residenza la California. Ha cominciato a giocare a cinque anni perché di ritorno dalla visita alla famiglia di sua zia in Australia, ha ricevuto in regalo una mazza per bambini suo padre l’ha portata in campo. In Nuova Zelanda s’è trasferita con tutta la famiglia poco dopo. Ha preso la cittadinanza quando aveva 12 anni. È diventata la più giovane golfista donna a vincere due Major a 18 anni, 11 mesi e nove giorni, e nel febbraio 2015 ne aveva 17, nove mesi e otto giorni, quando diventò la più giovane golfista, uomo o donna, a essere classificata al numero 1 al mondo.

È fatta, finalmente. Missione compiuta. La Cina è riuscita a chiudere un’Olimpiade senza lasciare neppure un oro al resto del mondo nei tuffi. Ne ha presi otto su otto, l’ultimo è arrivato con Cao Yuan nella piattaforma maschile da 10 metri. Ha 29 anni, viene da Hunan, si è laureato all’Università dello sport di Pechino – e come direbbe Troisi in Ricomincia da tre – suona pure il pianoforte. Sua madre lo iscrisse a tuffi da bambino perché non trovò una buona palestra di arti marziali nelle vicinanze, voleva che imparasse l’autodisciplina. Ha subito un intervento chirurgico alla spalla sinistra nel febbraio 2023, la sua quarta Olimpiade è stata a lungo a rischio. È stato assente dalle competizioni internazionali per più di un anno.

VITE OLIMPICHE

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Ciao Marta, comincia un altro tempo

  Marta va via con un altro argento al collo. Ma si può essere scontenti di una carriera così? Le è mancato un titolo, le mancherà per sempre, ha annunciato l’addio alla scena internazionale dopo questi Giochi. Esce dal palco con tre finali ai Giochi e una ai Mondiali, tutte perse dal suo Brasile, ma non ci sarebbe questo calcio femminile senza Marta, lo ha detto pure Sophia Smith, una delle stelle della nuova generazione USA, tornata al suo posto nelle caselle dell’albo d’oro. 

«Marta è la giocatrice con cui sono cresciuta. Volevo giocare come lei. Ha cambiato il calcio per sempre. È un’icona e la più grande che abbia mai giocato. Mi sono sentita molto orgogliosa di aver potuto giocare contro di lei oggi»

Le luci dei titoli si posano su Emma Hayes, la nuova cittì americana, in carica da soli tre mesi. Ha lasciato il Chelsea e la sua bacheca piena di Coppe per riportare l’aureola intorno alla santità del calcio femminile americano. È stata criticata per aver lasciato a casa anche Alex Morgan, nella prima Olimpiade da giocare senza Megan Rapinoe. È stato invece lo strappo definitivo e decisivo con un’età passata. È riuscita – riconosce oggi la NBC – non solo a portare una nuova generazione di giocatrici nella squadra, ma anche a portare la squadra a quel livello d’élite a cui eravamo abituati

Il gol decisivo è stato segnato da Mallory Pug, sposata Swanson. Smith si dice proprio felice che sia stata lei, lo ha meritato dopo tutto quello che ha vissuto. Ha una fila lunga così di infortuni, da un femore rotto nel 2012 a una caviglia distorta durante i Mondiali jr del 2014, a sei mesi di inattività per un’anca ballerina, una commozione cerebrale nell’aprile 2022 e la rottura del tendine rotuleo nell’agosto scorso, dieci mesi ferma, il rientro giusto in tempo per le Olimpiadi. Ha iniziato a giocare a calcio all’età di quattro anni perché lo faceva sua sorella al Real Colorado. Suo marito Dansby Swanson ha vinto le World Series di baseball 2021 con gli Atlanta Braves. Il padre era un saltatore in lungo alla Western State Colorado University e sua madre ha fatto corsa campestre alla Metropolitan State University di Denver. Mallory invece ha frequentato UCLA e gioca nelle Chicago Red Stars.

     POPOLI   

L’Australia

Con una popolazione ben al di sotto della metà, l’Australia probabilmente batterà la squadra britannica nel conteggio delle medaglie per la prima volta in 20 anni. Ne scrive Kieran Pender per il Guardian sottolineando che si tratta di una delle rivalità più intense nello sport mondiale: gli inglesi, o a volte i britannici, contro la loro ex colonia. Una rivalità che copre il cricket e il rugby, il ciclismo su pista e finanche le bocce: sono le discipline dove i duelli tra squadre e atleti dei due poli sono stati una caratteristica distintiva per oltre un secolo. 

Ad Atlanta 1996, i britannici chiusero con una sola medaglia d’oro, l’Australia ne aveva nove. Quattro anni dopo, nei Giochi ospitati a Sydney gli australiani chiusero al ​​quarto posto, con cinque medaglie d’oro in più dei britannici. Sono rimasti in vantaggio pure ad Atene, ma il verso ha cambiato segno con l’assegnazione dei Giochi 2012 a Londra e la crescita dei finanziamenti statali agli sport olimpici. Alle Olimpiadi del 2008, gli inglesi sono andati in vantaggio e non si sono più fatti sorpassare. Fino a stasera. Probabilmente. 

Spiega il Guardian: Per certi aspetti non è sorprendente. Il successo olimpico è ciclico e una crescita delle medaglie ai Giochi casalinghi è una cosa comune; l’aumento di interesse e dei finanziamenti non può però durare per sempre. Forse questa è la recessione delle medaglie che i britannici dovevano avere, un declino persino gestito bene. Sfortunatamente per i britannici coincide con una squadra australiana in ripresa. L’Australia aveva avuto la sua migliore prestazione di sempre a Tokyo, e ora l’ha battuta a Parigi. Con un aumento dei finanziamenti nell’ordine di qualche centinaio di milioni di dollari in arrivo, mentre tutti gli occhi sono puntati sulle Olimpiadi di Brisbane tra otto anni, sembra che il vecchio ordine sia stato ripristinato

Ma quanto siamo felici di vedervi lucidare l’argento alle nostre spalle, scrive sul Telegraph l’australiano Stephen Corby, sottolineando che i britannici sono ritenuti eccellenti solo negli sport più sedentari”. E questa è proprio bella, veramente bella, così bella che meriterebbe uno studio approfondito, se non lo vogliamo chiamare proprio serio. 

Corby si dice ossessionato dallo sport e racconta: Un punto che ha suscitato molta ilarità nei pub australiani è che la Gran Bretagna sembra avere molto successo negli sport che richiedono di stare seduti: il ciclismo, l’equitazione, il canottaggio. Non ci sorprende che non vadano bene quanto noi in piscina, perché da tempo abbiamo capito che vi piace bagnarvi. Asciugare gli asciugamani è un motto che si riferisce a un presunto disprezzo nazionale per l’igiene, uno dei miei insulti preferiti per i britannici. E chiaramente non siete abbastanza cool per avere successo nello skateboard o nel surf, come noi: forse è il momento di insistere con il CIO per l’inclusione di eventi in cui siete i più forti.

Corby deve essersi molto divertito a scrivere l’editoriale. Dice che molti anni fa, quando lavoravo alla redazione sportiva dell’Evening Standard, a un mio collega fu assegnato il ruolo di cronista degli sport da pub, significava occuparsi di freccette e snooker. Escluso il ruolo di cronista della birra, sembra essere il miglior compito di sempre nel giornalismo. L’inclusione del golf nelle Olimpiadi ha già dimostrato che non è necessario sudare o acquistare abbigliamento sportivo per praticare uno sport, quindi perché non insistete per avere le freccette alle Olimpiadi?.

Conclusione perfida: Sento di dover sottolineare che, come molti australiani, ho tanti cari amici britannici, o erano amici fino a oggi. Ho vissuto a Londra per diversi anni e ho amato ogni minuto di Londra in cui non sembrasse inverno. Tuttavia, nella mia strana vena di cattiveria, niente mi importa di più che battere il Vecchio Impero nello sport, e mi dispiace ammetterlo mi piace da morire vederli perdere anche agli Europei di calcio.

  ALLONSANFAN

I migliori anni della nostra vita, canterebbero in Francia se avessero un René Zéro. Il volley ha conservato la medaglia d’oro vinta a Tokyo, Althéa Laurin ha aggiunto il suo nel taekwondo [il primo della Francia in questo sport, era necessario far uscire questa ragazza molto timida dalla sua riserva, L’Équipe], Cyréna Samba-Mayela ha portato finalmente la prima nobile medaglia così desiderata nell’atletica [argento per 2 centesimi sui 100 ostacoli, un mese fa aveva il covid].

L’Équipe dedica allora una copertina trionfale a questa spedizione, benché ci sia ancora la giornata di oggi da condurre fino al tramonto. 

Nella celebrazione degli Intoccabili – i ragazzi della pallavolo – il giornale francese isola tre colpi dalla partita dominata per 3-0 contro la Polonia: tre magie firmate da Brizard, Ngapeth e Jouffroy, tre colpi di genio li chiama il giornale, attribuendo però il titolo di mvp a Jean Patry, per la sua performance in attacco. 

IL GESTO DEL GIORNO

Gli abbracci di Macron

Quando Macron abbraccia, fa molto di più. Quando Macron abbraccia, ti rende prigioniero. Ne sapeva qualcosa Kylian Mbappé, adesso lo stanno sperimentando tutti i campioni e le campionesse di Francia ai Giochi. Lui scende dalla tribuna, ti guarda fisso negli occhi come faceva solo Alain Delon, e di mette una mano dietro la nuca. Tac. Non mi sfuggi. Sei mio. 

Macron abbraccia gli eroi francesi come se non volesse osare di lasciare andar via le Olimpiadi dice Angelique Chrisafis per il Guardian. Il successo e le medaglie hanno offerto al presidente qualche settimana di tregua nel clima politico così teso del suo Paese. Ma cosa succederà quando gli atleti saranno tornati a casa?.

Eh, cosa succederà. Volendo escludere che Macron possa seguirli pure là, sottraendoli agli affetti familiari e continuando a prendere possesso delle loro nuche, bisogna allora ipotizzare che il presidente torni alla politica. Con un approccio probabilmente meno sentimentale. La tregua con i partiti d’opposizione ha retto per il bene della riuscita dei Giochi, ma gli avversari politici sono irritati per quella che hanno definito la presenza imbarazzante del presidente in tutti gli eventi trionfali della nazionale. In Francia stanno facendo paragoni con il balzo di popolarità di cui usufruì Jacques Chirac dopo i Mondiali di calcio del ‘98, ma l’aumento della popolarità di Macron è stato modesto: un sondaggio Elabe su Les Echos del 1° agosto ha rilevato che solo il 27% dei francesi si fida di lui per gestire in modo efficiente i problemi del Paese, con un aumento di appena due punti rispetto agli indici di gradimento di inizio luglio. La sintesi del Guardian: Quando la cerimonia di chiusura sarà finita, Macron sarà nuovamente immerso nelle difficoltà della politica interna.

Chi si gioverà delle Olimpiadi, questa è la domanda. Il dossier di Parigi olimpica è stato in gran parte curato dalla sinistra, i leader locali come la sindaca socialista Anne Hidalgo e i sindaci socialisti delle città circostanti come Saint-Denis e Saint-Ouen sono stati parecchio esposti. Ma pure Valérie Pécresse, leader di destra dell’Île-de-France, ha svolto un ruolo importante. 

Macron ha cercato di suggerire che questo dimostra come i politici francesi di partiti diversi possano lavorare insieme. Ma con il nuovo parlamento profondamente diviso e alle prese con una dura battaglia per approvare un bilancio in autunno, è improbabile che la spinta delle Olimpiadi sia sufficiente a smussare le crepe politiche a lungo termine.

  AVREMO SEMPRE PARIGI

L’eredità di questi Giochi

Povera Los Angeles, che razza di eredità le tocca raccogliere dopo un’Olimpiade così. Avrà un ruolo difficile, difficilissimo, dopo il successo dell’edizione parigina. Lo stanno dicendo – ehm – a Parigi. Lo scrive esattamente così Alban Traquet su L’Équipe, più o meno come lo scriveremo noi delle Alpi francesi 2030 fra un anno e mezzo dopo Milano-Cortina: segnatevelo. 

Una sequenza di quindici minuti, inevitabilmente hollywoodiana dice il giornale francese, è stata affidata questa sera agli organizzatori del 2028 dentro la cerimonia di chiusura per presentare quel che faranno fra 4 anni. Sarà il primo passo di Los Angeles verso le Olimpiadi che porteranno i prossimi Giochi nella capitale mondiale del cinema dal 14 al 30 luglio 2028. A 2.000 km di distanza, Oklahoma ospiterà softball e canoa slalom. 

Saranno i Giochi più precoci di sempre. Gli Europei di calcio saranno finiti il 9 luglio, significa che possiamo già prenotare la casa al mare per il mese di agosto. 

Casey Wasserman, il capo californiano del comitato organizzatore di LA 28, dice a L’Équipe che lo, le France, hanno fatto un lavoro veramente incredibile, e quanto sono stati belli questi Giochi, e come sono stati spettacolari questi Giochi, e come saranno indimenticabili questi Giochi. «Ci sono esempi da seguire» dice Thomas Bach, in uscita dal CIO. La fuga di Bach si compie nel 2025: non inseguirà un nuovo mandato, quasi incredibile a dirsi di un dirigente sportivo. Del resto non è italiano. 

 

BINOCOLI   GLI ELOGI DALLA SPAGNA  Oh, scherzi a parte, non sono solo i francesi a dire che questa Olimpiade è stata bellissima. I giornali americani non riescono a fare altro e stamattina anche su El Pais in Spagna parlano di un’estate che ha cambiato Parigi e che Parigi non dimenticherà mai. Il successo dei Giochi riconcilia i parigini con la città e, dopo anni di crisi, li colloca definitivamente nel XXI secolo scrive Marc Bassetti nel suo editoriale. Dove alla riga-2 si domanda: Sono state le migliori Olimpiadi della storia? Si è detto di altre, di certo queste sono state di gran lunga migliori di quanto i parigini e i francesi avrebbero potuto immaginare. Non riescono proprio a crederci. Anche se i treni che arrivano in orario per loro potrebbero non essere una novità, va detto: Parigi 2024 è stato un successo clamoroso. Almeno per Parigi e la Francia

El Pais ricorda quello che si diceva e si temeva alla vigilia a proposito della Francia che aveva gestito in modo disastroso la finale Champions 2022 a Saint-Denis. E i trasporti pubblici. E gli attacchi terroristici. E che sconsideratezza – continua – organizzare la cerimonia di apertura sulla Senna. Aggiungiamo il proverbiale pessimismo francese. Erano tutte lamentele, niente sarebbe andato bene, i parigini sarebbero andati in esilio in massa. E l’ambiente politico sarebbe stato avvelenato. Invece Parigi ha brillato e il contrasto con il clima precedente ne esalta la luce. Non ci sono stati caos organizzativi né attentati, i bilanci non sono andati fuori controllo e i francesi hanno gioito per le medaglie e per la loro capitale. L’idea di portare lo sport fuori dagli stadi e portarlo sulla Torre Eiffel, al Grand Palais, a Place de la Concorde o sulla Senna era audace. È stato un successo. Oggi Parigi, liberata dalle cattive vibrazioni, sembra una città allo stesso tempo vecchia e nuova: leggera, fluttuante, ironica come il calderone che si alza sulle Tuileries a ogni tramonto.

Parigi è superstar vista da Libération a sinistra. La Francia è un paese felice, visto da Le Figaro da destra. Carlos Moreno, docente alla Sorbona, dice che «i parigini si sono riconciliati con la loro città. E la città si è riconciliata con il fiume. Nessuna Olimpiade ha avuto la capacità di coinvolgere un’intera città con i suoi abitanti. Anche le persone che se ne erano andate, sono tornate».  Scrive El Pais che Parigi meritava questo successo, in uscita da un decennio segnato dagli attentati, dall’incendio di Notre Dame e dalla crisi sociale. I Giochi hanno permesso di promuovere la trasformazione urbana ed ecologica. C’è anche qualcosa di impalpabile: l’aumento dell’autostima. La riscoperta di una città di cui credevamo fosse già stato detto tutto e in cui tutto sembrava fatto. Oggi Parigi entra definitivamente nel 21° secolo.

ATTESE COME POTREBBE ESSERE LA CERIMONIA DI CHIUSURA

Una volta che atlete e atleti saranno entrati nello stadio, secondo la tradizione potranno mescolarsi dionisiacamente. Stavolta per non correre rischi di critiche, per compiacere le destre e i centristi di tutto il mondo, lo faranno in un’orgia moderata e democratica. Thomas Jolly ha immaginato uno spettacolo di circa quaranta minuti, lo ha chiamato Records, in omaggio al Golden Record, realizzato dalla Francia e inviato nello spazio nel 1977 con la sonda Voyager. Ecco. Se le indiscrezioni della vigilia rispondono al vero, se possiamo fidarci di quel che si legge [regola numero uno delle Olimpiadi del sentito dire © Antonella Bellutti], la sonda viene intercettata da un viaggiatore, interpretato dal contorsionista Arthur Cadre, che torna sulla Terra e scopre la più grande opera immateriale dell’umanità: le Olimpiadi. Colpo di scena. A quel punto con luci e colori, giochi di bandiere, ricchi premi e cotillon, il personaggio sarà accompagnato per lo show da una serie di artisti, i Phoenix, gli Air, chissà chi altro. Seguirà il passaggio della bandiera con i cinque cerchi dalla sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, alla sindaca californiana Karen Bass. Sono annunciate delle non meglio precisate acrobazie di Tom Cruise, deve trattarsi di qualche Mission Impossibile, e un finale commovente – così dice Jolly – e qui già stiamo lacrimando. In attesa della prossima cerimonia del 28 agosto a Place de la Concorde, per l’apertura dei Giochi Paralimpici.

IL TEMA

Winner Haruka Kitaguchi of Japan during the Athletics Women's Javelin Throw Final on Day 15 of the Olympic Games Paris 2024 at Stade de France on...

Il giavellotto è lo specchio del mondo

  Ogni tanto qui lo ripetiamo, e a maggior ragione lo ripetiamo stamattina. Lo sport è definitivamente cambiato nel giorno in cui Julius Yego dal Kenya, anno 2015, ha tirato un giavellotto a 92 metri e 72 centimetri per vincere la medaglia d’oro ai Mondiali di atletica leggera. Nei nostri schemi mentali il Kenya era il Paese degli altipiani e dei fondisti, 5mila, 10mila, le siepi, la maratona: cosa ci faceva uno dei i suoi ragazzi con un attrezzo così scandinavo tra le mani? Yego spiegò che aveva imparato la tecnica guardando i tiri dei campioni del Nord Europa su YouTube, svelando la rivoluzione digitale e i suoi effetti su un campo, un qualunque campo, spiegando con il suo esempio cosa sarebbe successo con la nuova enorme circolazione di saperi, lo scambio di competenze, il copia-incolla di esperienze, lo studio, la capacità di applicare la lezione, inseguire, sorpassare, festeggiare.

Con quattro metri in meno, Yego si confermò con un argento ai Giochi di Rio l’anno dopo. Lo sport ha cominciato da quel momento ad allargare il suo campo visivo, fino a vedere norvegesi che vincono nel beach volley e italiani primi nel tennis. E il giavellotto non ha smesso di essere il laboratorio esatto di tutto questo: cinque nazioni diverse hanno vinto il titolo olimpico maschile nelle ultime cinque edizioni, quattro nelle ultime quattro in campo femminile, dove ieri è arrivato il primo oro di sempre del Giappone nella disciplina. Tre anni fa c’era stata la prima volta della Cina e nel 2016 la prima volta della Croazia. 

Il Giappone celebra stamattina Haruka Kitaguchi, 26 anni, di Asahikawa, che fra i suoi hobby – ma tu guarda – mette la visione di video su YouTube. Le piace dormire, il pop coreano, le serie tv coreane. Aveva già vinto l’oro ai Mondiali, diventando la prima donna giapponese a vincere una gara diversa dalla maratona. Ha studiato Scienze dello Sport presso la Nippon Sport Science University. Da bambina aveva iniziato a nuotare e ha continuato a praticare sport differenti, badminton, ginnastica, fino a scoprire il giavellotto dieci anni fa al liceo. Suo padre è pasticcere, sua madre ha giocato a basket. Cinque anni fa si è trasferita in Cechia per farsi allenare da David Sekerak, che aveva incontrato a una World Javelin Conference. Hanno iniziato a parlarsi con l’aiuto di una app di traduzione. Dopo i Mondiali 2023 è tornata in Giappone, si è presa un mese e mezzo di pausa per fare un viaggio con la famiglia e mangiare i bignè di suo padre, così dice lei, riconoscendo a sua madre la titolarità della frase che la guida: «Se ridi, riceverai benedizioni’»

  IL TOUR FEMMINILE 

State lontano dalla Francia, per favore. Voi e quella vostra carovana piena di immangiabili caramelle gommose, lupacchiotti di peluche, portachiavi, accendini, penne, tutti quei gadget così gialli, così abbaglianti: state lontani da la France, signori del Tour de France, finché la fiamma di Olimpia non sarà stata spenta.

L’ultima tappa della corsa maschile era stata dirottata quasi un mese fa verso la Costa Azzurra, la prima tappa della corsa femminile si tiene in Olanda, a Rotterdam, con la scusa che la Grand Départ è la Grand Départ. Mentre le Olimpiadi di Parigi volgono lentamente al termine – spiega la rivista Rouleur – l’attenzione del gruppo femminile si sposta sulla più grande corsa a tappe dell’anno e sulla lotta per la maglia gialla

È olandese la campionessa in carica, Demi Vollering, sempre lei è la favorita anche stavolta. L’Équipe ricorda che dal 2017 a oggi le olandesi hanno vinto 5 Mondiali su strada su 7, 5 Mondiali a cronometro su 7, 6 Liegi su 8, 6 Freccia Vallone su 8, 5 Amstel su 7, 5 Strade Bianche su 8, per fortuna hanno lasciato alle altre nazioni 5 Fiandre su 8 e non hanno mai vinto nelle 4 edizioni della Roubaix. Il giornale francese spettacolarizza tutto con una paginetta così:

Possiamo aspettarci fuochi d’artificio per tutta la gara e per tutti gli otto giorni scrive Rouleur, provando a individuare qualche rivale per Vollering.  Primo nome: la polacca Kasia Niewiadoma, terza nel 2022 e nel 2023. Ha battuto Vollering in cima al muro di Huy. Secondo nome: Elisa Longo Borghini. Rouler dice che ha un rapporto turbolento con il Tour de France. Nel 2022 aveva cominciato benissimo e crollò in montagna. L’anno scorso è stata costretta ad abbandonare per un’infezione. Ha vinto il Giro d’Italia. Vediamo. La FDJ-Suez punta sulla coppia Évita Muzic e Cecilie Uttrup Ludwig, la Francia è tutta anema e core con Juliette Labous, buona scalatrice, quarta nel 2022, quinta nel 2023, prima in vetta al Passo del Maniva al Giro d’Italia, quarta alla Vuelta.

Perché c’è tutta questa attenzione sulle prestazioni in montagna? Perché l’ultima tappa del Tour – tadà – si corre sull’Alpe d’Huez, una apoteosi senza precedenti spiega L’Équipe nel suo inserto speciale in coda al giornale olimpico, al termine di una giornata particolarmente difficile che promette di decidere la classifica

C’è chi l’ha provato. Maeva Squiban è andata in ricognizione a inizio giugno e racconta che pensava fosse un passo un po’ più duro di altri. Ha cambiato idea. In effetti non è proprio una scalata inedita. Più di trent’anni fa, Marion Clignet scalò l’Alpe d’Huez durante il Tour del 1993, quando la corsa non era ancora nell’alveo dell’organizzazione ufficiale, e dice di ricordare una esperienza inaudita. Dice che tutte avranno paura dell’Alpe d’Huez. Avrà un impatto psicologico. Secondo L’Équipe sarà la tappa di un grande Giro più dura mai completata dalle donne. Perché l’Alpe d’Huez arriva al termine di 150 km lungo i quali è stato infilato pure il Col du Glandon [19,7 km al 7,2%] come aperitivo, con 3900 metri di dislivello totali.


     

  IL TELECOSLALOM 

LO SPORT OGGI IN TV

LA GIORNATA

VITE OLIMPICHE  

8.00  Le Olimpiadi – su Eurosport, Rai 2, Rai Sport, Discovery+. I canali di Eurosport sono tutti visibili su Sky per abbonati [la giornata olimpica è tutta QUI]

RUOTE

13.15 e 14.15 GP Svezia motocross, gara-1  – su Discovery+ e in streaming su Mxgp tv

15.30 Ciclismo, La Polynormande: Avranches-Saint Martin de Landelles – su Discovery+

15.45 Superbike, GP Portogallo: Superpole Race – su Sky 

16.1017.10 GP Svezia motocross, gara-2 – su Discovery+ e in streaming su Discovery+

19.00 Superbike, GP Portogallo: Gara-2 – su Sky

PODEMI

18.00 Coppa Italia: Brescia vs Venezia – su Canale 20 e Mediaset Infinity

18.30 Calcio, Coppa Italia: Parma vs Palermo – su Italia 1 e Mediaset Infinity

20.45 Coppa Italia: Sampdoria vs Como – Canale 20 e Mediaset Infinity

21.15 Coppa Italia: Torino vs Cosenza – su Italia 1 e Mediaset Infinity

TENNIS

18.30 ATP Montreal, quarti e semifinali – su Sky

19.00 WTA Toronto, semifinali – su Sky 

  IL CANALE WHATSAPP

 

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