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MERCOLEDI 31 LUGLIO 2024

GIORNO #5 DELLE OLIMPIADI

 

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MERCOLEDÌ 31 LUGLIO 2024

GIORNO #5 DELLE OLIMPIADI

 

 

  IN CIMA AI PENSIERI

Che cosa aspettarsi oggi da Parigi

Eccoci alla giornata-5 dei Giochi. Ci arriviamo come ieri con tre paesi asiatici nei primi cinque posti del medagliere e con il Giappone che resiste in testa davanti alla Cina. Gli USA ancora solo sesti e ancora primi per podi complessivi, dopo aver allungato [da 20-16 a 26-18] sulla Francia. L’Italia ha consolidato il suo posto nel G-8. Ancora senza ori l’Ungheria, paese che occupa una delle prime 10 posizioni nel medagliere complessivo di tutti i tempi. La Germania è inchiodata a 2 medaglie, sebbene entrambe d’oro. La Spagna: un bronzo e basta. In attesa dell’atletica, l’Africa ha un solo oro venuto dalla piscina e dal Sudafrica. 

 

GLI HIGHLIGHTS PRIMA DEGLI HIGHLIGHTS  Allora: che cosa ci tocca oggi. Sono complessivamente 18 gli eventi con assegnazione di medaglie, compreso il triathlon. È arrivato il via libera nella notte per tuffarsi nella Senna, e pensa che in questo momento, proprio mentre io sto scrollando, stanno seriamente là nuotando.

Aspettiamo che Il dominio di Katie Ledecky nei 1500 metri stile libero femminili prosegua in piscina: la statunitense punta alla seconda medaglia d’oro consecutiva in questa specialità: detiene i 19 tempi più veloci di tutti i tempi e potrebbe piazzare il 20esimo a Parigi. Non c’è solo Ledecky, anzi. Se la piscina non fosse sospettata di frenare la corsa ai record, potremmo aspettarci il primato del mondo nei 100 metri stile libero: David Popovici smania per toglierlo a Pan Zhanle e riprenderselo. Ma forse il favorito è Kyle Chalmers, senza Caeleb Dressel non qualificato. Siobhán Haughey di Hong Kong e l’attuale campionessa del mondo Marrit Steenbergen dall’Olanda sono le favorite nella gara femminile. Le altre due medaglie di Tokyo, le australiane Emma McKeon e Cate Campbell, non si sono qualificate. Ma soprattutto c’è da vedere come se la cava Léon Marchand nel tentativo di vincere un doppio oro, alle 20.37 nei 200 farfalla e alle 22.31 nei 200 rana. 

Nella ginnastica artistica, Hashimoto Daiki e Zhang Boheng rinnovano il loro testa a testa, una rivalità serrata negli ultimi tre anni, ma è la prima volta che si sfidano a un’Olimpiade, nella finale individuale maschile. Zhang ha battuto di misura Hashimoto per il titolo mondiale 2021; si sono scambiati di posizione nel 2022; nel 2023 Hashimoto si è ritirato dai Giochi universitari mondiali dopo una brutta caduta dal cavallo con maniglie; Zhang ha vinto i Giochi asiatici; Hashimoto ha mantenuto il suo titolo mondiale la settimana dopo ad Anversa, senza il rivale in gara.  Hashimoto ha avuto delle difficoltà nelle qualificazioni, ma il Giappone ha superato lo stesso la Cina nella finale a squadre maschile di lunedì. 

 

    IL RUGGITO DI MAMELI

Noi siam pronti alla morte con il ritorno di Jessica Rossi e del suo fucile sulla scena olimpica nella trap, aspettiamo Thomas Ceccon in batteria nel nuovo evento dei 200 dorso, Alberto Razzetti in finale dei 200 farfalla, Simona Quadarella in finale per tentare l’assalto all’argento alle spalle di Katie Ledecky nei 1.500 stile libero. Tennis: torna in campo Lorenzo Musetti nel terzo turno, si vede la coppia Errani-Vavassori nel doppio misto. Il canottaggio spera nel quattro di coppia vicecampione del mondo. Nella scherma c’è la carta della sciabola a squadre maschile. Il Setterosa battuto dalla Francia incrocia le fortissime USA.   

 

  AVREMO SEMPRE PARIGI

La Senna ci ha alzato l’inquinamento in faccia. Per ora

Eppure si nuota. La figuraccia assai attesa da questo misterioso clima antifrancese che si respira sui giornali francesi è stata disinnescata. Per ora, poi chi lo sa. In attesa di un pari scatto di vergogna e di indignazione per la pista di bob di Cortina e per la Gran Becca di Cervinia, con gli occhi fissi sulla Senna, stamattina le donne si sono tuffate, ore 8, quando la pioggia notturna si stava attenuando. Un sollievo per le squadre, le atlete, un sollievo soprattutto per le autorità parigine che hanno promesso ai residenti una Senna balneabile come eredità a lungo termine dei Giochi racconta la Reuters. «È con grande gioia che abbiamo ricevuto questa notizia» ​​ha detto alla Reuters Benjamin Maze, direttore tecnico della federazione francese di triathlon. «Ora possiamo passare mentalmente alla modalità competizione»

Le gare hanno avuto il via libera nonostante la pioggia notturna, un elemento che ci è stato raccontato come decisivo nell’aumento del tasso di inquinamento. Gli organizzatori hanno preso la loro decisione sulla base dell’analisi dei campioni del fiume prelevati alle 5 del mattino di ieri, spiega Reuters, mmm, dopo aver discusso con gli esperti di meteorologica. Gli acquazzoni sono ricominciati intorno alle 5.45, dunque è verosimile che stiano nuotando in una Senna più inquinata rispetto alla Senna sottoposta a esame. Mmm.

Le condizioni di gara sono più difficili anche nel tratto di ciclismo, il percorso prevede alcune curve strette e un tratto su strade acciottolate. Il triathlon inizia e finisce al ponte Alexandre III e porterà le atlete prima, gli uomini poi, lungo una sezione degli Champs-Elysées e davanti al Musée d’Orsay. Sono in acqua 55 donne in rappresentanza di 34 paesi, con la francese Cassandre Beaugrand e la britannica Beth Potter tra le favorite. Si sono tuffate fianco a fianco da un pontile galleggiante. La gara maschile partirà alle 10.45. I risultati delle ultime analisi dell’acqua sono stati ricevuti alle 3.20 e sono stati valutati come conformi da World Triathlon. 

Parigi ha speso 1,4 miliardi di denaro pubblico per le infrastrutture delle acque reflue e per contenere i liquami. La sindaca Anne Hidalgo ha fatto un tuffettino all’inizio del mese nel tentativo di convincere i dubbiosi che l’acqua non li farà ammalare. La storia olimpica conosce il dramma dei pallanuotisti morti di tifo un anno dopo il torneo di St. Louis 1904, tenuto in un lago artificiale creato di proposito nel mezzo dell’Esposizione Universale. 

La decisione di rinviare all’ultimo minuto la gara maschile ha scatenato la rabbia di alcuni atleti. «Se la priorità fosse stata la salute degli atleti, questo evento sarebbe stato spostato in un’altra sede molto tempo fa» ha scritto il belga Marten Van Riel sulla pagina Instagram di World Triathlon. «Siamo solo marionette in uno spettacolo di marionette»

 

|  VOCI  Il filosofo Michel Onfray

 ➣  Onfray, come vede queste Olimpiadi?

«Contrariamente a quello che è emerso dalle ultime consultazioni elettorali in Francia, il potere macroniano ha voluto una cerimonia woke. Un’occasione per il presidente di mostrare a tutto il pianeta la leadership della Francia in questo campo. In un primo tempo con il disprezzo mostrato per la religione cristiana con una parodia Lgbtq+ dell’Ultima Cena; in un secondo tempo con la celebrazione del Terrore attraverso la decapitazione di Maria Antonietta durante la Rivoluzione francese. Un doppio messaggio: il primo consiste nel dire che bisogna farla finita con il mondo giudeo-cristiano, mentre il secondo afferma che è una buona idea avere il governo che cosparge il Paese di sangue con il Terrore».

 ➣  La Francia e i francesi come stanno vivendo questo evento?

«Il Paese è nettamente diviso in due. Da un lato i beneficiari della violenza liberale e del sistema maastrichtiano che hanno considerato magnifica questa parata farsesca. Dall’altro la Francia profonda, rurale e provinciale. Quella della vittime del sistema, che hanno assistito a delle festività degne degli spettacoli della Roma decadente, che sono costate una fortuna. La sfilata Lgbtq+ è stata il grande momento di questa frattura. Lo spettacolo è stato adorato dalla Francia cosmopolita, ricca, laureata, ben pagata e privilegiata che celebra l’abolizione dei privilegi, a patto che siano quelli del 1789 e non i propri. Gli altri hanno guardato lo sperpero di soldi pubblici e le sontuose spese per delle feste decadenti organizzate in onore di quelli che li disprezzano». [intervista di danilo ceccarelli, La Stampa]

 

 

 ZIZZANIE OLIMPICHE

La guerra fredda del doping tra USA e Cina

Non c’è tregua olimpica nemmeno alle Olimpiadi, come volete sperare di vederla firmata a Gaza, a Kiev, ormai pure in Libano. Tra l’Agenzia mondiale antidoping [WADA] e funzionari e giornali americani lo scontro è a tutto campo. La questione è la gestione dei casi di positività nella squadra di nuoto cinese. Ieri il fascicolo si è arricchito quando il New York Times ha segnalato che due atleti cinesi, uno dei quali è stato convocato per Parigi, sono risultati positivi nel 2022 a uno steroide. La Cina attribuisce la colpa a cibo contaminato, un hamburger mangiato a Pechino, come aveva fatto per i casi precedenti, e le ripetute giustificazioni che la WADA accetta sono definite dal NYT come un fallimento delle agenzie antidoping globali nell’assicurare parità di condizioni per gli atleti d’élite.  Secondo fonti anonime citate dal quotidiano americano, uno degli atleti sarebbe un recidivo, in quanto era presente tra i 23 positivi alla trimetazidina tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, in vista dei Giochi di Tokyo. Il caso era stato scoperto ad aprile dal New York Times e dall’emittente televisiva tedesca ARD, suscitando una indignazione mondiale, in particolar modo nella USADA, l’Agenzia antidoping degli Stati Uniti. Anche allora i presunti dopati erano stati scagionati per aver denunciato una contaminazione alimentare. 

Il tira e molla tra WADA e USADA è arrivato a tal punto che il CIO ha avvertito il comitato promotore di Salt Lake City 2034: non possiamo darvi i Giochi se non la fate finita coi cinesi. Nonostante le aperture diplomatiche del governatore dello Utah Spencer Cox, il messaggio apparentemente non è arrivato, scrive stamattina il sito Inside the Games, mentre il presidente della WADA, Witold Banka, da Parigi suggeriva che sono gli atleti americani a dover essere sottoposti a test più aggressivi. Dopo il report del NY Times, la WADA ha risposto affermando che questi ultimi casi danno parte di un fascicolo più ampio che include anche un tiratore e un ciclista di BMX, positivi allo steroide metandienone tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023. La WADA ha spiegato che CHINADA ha condotto test sui capelli degli atleti, e sono risultati negativi. Né il tiratore né il ciclista di BMX sono comunque alle Olimpiadi di Parigi. Tygart di USADA dice che una montagna di prove dimostra che il sistema ha fallito. «La WADA ha accettato che la Cina possa giocare secondo le sue regole e il pubblico sta perdendo fiducia nei valori olimpici. Deve cambiare. È una notizia sconvolgente per tutti gli atleti e i sostenitori del movimento olimpico». Un membro dell’International Testing Agency ha sostenuto che la World Aquatics avrebbe dovuto presentare ricorso contro la decisione cinese, ma la federazione internazionale di nuovo non ha commentato e ha negato di aver ricevuto mai una simile raccomandazione. Secondo la WADA non esistono elementi per contestare lo scenario di contaminazione illustrato da CHINADA. Anche il presidente del Comitato paralimpico statunitense Gene Sykes sta chiedendo di mettere fine a simili asprezze, proprio mentre la WADA in un’ultima dichiarazione parla di «politicizzazione del nuoto cinese da parte dei media negli Stati Uniti. La WADA è stata ingiustamente coinvolta in tensioni geopolitiche tra superpotenze, ma non ha alcun mandato per parteciparvi».  

 

 

     

ITALIANISMI 

Le medaglie vinte e le 12 perse

Deve essere terribile. Le donne italiane non avevano ancora vinto una medaglia fino alle 20.30 di ieri sera. Allora succede che la squadra di ginnastica artistica viene dopo il tiggì e ce la fa. Gulp. È la squadra che ha dovuto fare a meno del suo nume tutelare [Vanessa Ferrari] e si è dovuta reinventare daccapo quando pure la Grande Erede [Giorgia Villa] ha avuto degli acciacchi; la squadra che ha dovuto rinunciare a una delle due sorelle D’Amato, Asia, con i legamenti rotti a maggio; ecco – questa squadra qui, con queste storie qui, vince uno storico argento, una medaglia che mancava dal 1928 alle spalle del Dream Team USA di Simone Biles; ma viene sfrattata dalle prime pagine dei giornali dalle spadiste d’oro, oro contro la Francia in casa della Francia. Non ci si crede. 

Paolo Brusorio su La Stampa parla di quattro meravigliose ragazze rompono il soffitto di cristallo del Grand Palais ed entrano nella storia dello sport italiano: Rossella Fiamingo, Mara Navarria, Giulia Rizzi e Alberta Santuccio, le regine che prima hanno sofferto, poi arginato e infine zittito la bolgia bleus al termine di una finale che, nella migliore tradizione non solo della pedana, tra noi e la Francia non può nutrirsi di normalità.  Il Grand Palais mette paura, così imponente trasuda grandeur e Francia. Che sono identica cosa. Un frastuono mai sentito nella scherma, un avversario che ti può stendere con una stoccata che non vedi, ma senti arrivare.

Le ginnaste

Cosimo Cito su Repubblica: All’ultimo istante, quando Angela Andreoli ha piazzato l’ultima diagonale al corpo libero, quando si è stesa come vinta dall’ansia di dover sostenere il mondo lei, sulle sue spalle esili, sul suo metro e quaranta, le altre erano già in lacrime, e prim’ancora che sul tabellone comparisse il risultato, tutte avevano capito.   Angela Andreoli, 18 anni, ha chiuso la gara: poteva mandare tutto a monte, sarebbe bastato un piccolo sbaglio, un piede fuori dal quadrato, e il Brasile della star Rebeca Andrade le avrebbe scavalcate

Il bronzo di Paltrinieri

Giulia Zonca su La Stampa ha scritto: L’emozione che solleva Gregorio Paltrinieri mentre sposta l’acqua per risalire la corrente degli anni è un brivido che corre lungo la piscina. Sarà anche lenta, ma durante gli 800 metri è elettrica perché ci passa l’inesauribile atleta capace di salire sul podio in tre Olimpiadi consecutive. Come dice lui: «Allucinante»

Italia, che succede?

Queste sono le medaglie vinte, ma qualcosa non sta funzionando. C’è una distanza tra le aspettative e la resa. Per esempio, Sports Illustrated aveva accreditato la spedizione azzurra di 44 medaglie, di cui addirittura 18 d’oro, ma 12 sono già saltate, e tra queste 12 cinque erano d’oro. L’ultima a diventare uno sbuffo di polvere è stata la medaglia attesa da Irma Testa nella boxe. Prima della sua sono evaporati gli ori previsti di Davide Di Veroli nella spada individuale, Tommaso Marini e Alice Volpi nel fioretto individuale, Danilo Sollazzo nella carabina da 10 metri. Inoltre sono evaporati l’argento di Aziz Abbes Mouhiidine e il bronzo di Giordana Sorrentino nella boxe, l’argento di Alberta Santuccio nella spada e di Arianna Errigo nel fioretto, l’argento di Sinner nel tennis prima ancora che cantasse Céline Dion, il bronzo di Manuel Lombardo e l’argento di Assunta Scutto nel judo, sempre ieri il bronzo di Jasmine Paolini nel tennis. 

Hanno rispettato i pronostici finora Filippo Ganna con l’argento nella cronometro individuale e la staffetta 4×100 stile libero nel nuoto, mentre sono andati sopra la previsione di Sports Illustrated le ragazze della spada [da argento a oro] e Thomas Ceccon nei 100 dorso [da argento a oro]. 

Quali ori aspettiamo ancora, secondo Sports Illustrated: la squadra maschile di spada, la squadra maschile di fioretto, la squadra femminile di fioretto, Elena Micheli nel pentathlon moderno, Nicolò Renna  nel windsurf, Caterina Banti e Ruggero Tita nella vela, Diana Bacosi nello skeet, Diana Bacosi e Gabriele Rossetti nello skeet misto, Matteo Zurloni nell’arrampicata speed, Simone Alessio nel taekwondo, Sara Errani e Jasmine Paolini nel doppio, Gianmarco Tamberi nel salto in alto. 

 

CADUTE

Coiri Gauff

Fermi tutti. C’è un complotto pure contro l’America. Cori Gauff era una delle favorite per il titolo nel singolare di tennis, diciamo almeno una delle favorite all’argento dietro Iga Swiatek. Invece ha perso contro Vekic in quella che The Athletic definisce una partita di alta qualità messa in ombra da una chiamata di linea contestata in un momento cruciale del secondo set. Una decisione che spinge Cori Gauff a dire: «Mi sento come se fossi stata tradita. Era successo anche a Serena».

Cori, che bello, ma allora sei italiana. Ti prego, raggiungi immediatamente queste amate sponde e unisciti a noi nella lotta contro i Poteri Forti. Se poi tu volessi giocare anche la Fed Cup in maglia azzurra, sarebbe meraviglioso. Col generale Vannacci troviamo una scusa, dai, vieni.

 

MEDUSE OLIMPICHE

Elisa Di Francisca e la stessa poltrona di Velasco

E insomma c’è questa storia di Elisa Di Francisca che nel salotto RAI del direttore Jacopo Volpi se l’è presa con Benedetta Pilato, non le sono piaciute le parole di serenità nell’accettare la sconfitta, un quarto posto arrivato per un centesimo di secondo, meno di un soffio, quella che si chiama medaglia di legno. La faccenda è montata un po’ quando Federica Pellegrini è scesa in difesa di Pilato senza citare l’ex fiorettista. Di Francisca ha spiegato di aver fatto una telefonata a Pilato per spiegarsi, e niente pareva finita, pare finita, chi lo sa. Stefano Semeraro su La Stampa ha scritto che nel vasto repertorio dei materiali con cui costruire le medaglie della delusione – carta, cartone, stoffa, legno, latta… – mancava la medaglia di carbone. A colmare il vuoto è arrivata, trionfalmente e con la consueta grinta, Elisa Di Francisca. Stavolta però prima con una stoccata a vuoto, poi con una parata tardiva.

Su X però qualcuno s’è ricordato che tre anni fa, durante i Giochi di Tokyo, Elisa Di Francisca era stata critica verso la spedizione italiana di scherma tornata senza ori e dallo studio RAI Julio Velasco le aveva risposto in modo severo. Julio Velasco è l’uomo che non considera l’alibi un elemento della discussione sportiva, l’uomo che pensa che un quarto posto vada al migliore del mondo tranne tre. Ecco, Velasco nel 2021 rispose così: «Queste dichiarazioni sono disgustose. Il problema non è se ha ragione o non ha ragione. È disgustoso il momento. I tempi sono sbagliati. È disgustoso parlare così di una collega, di un allenatore, gratuitamente. Viviamo dei momenti, non solo nello sport, in cui cercare di essere buoni è un difetto. Tutte le religioni della storia hanno invitato a cercare di sviluppare il buono contro il cattivo, il bene contro il male, adesso risulta che chi cerca il bene è un idiota, un buonista, non è sincero, è falso. Non è così. L’educazione passa dal reprimere certe cose che fanno male agli altri o non fanno bene alla comunità, e queste parole non fanno bene alla scherma, non fanno bene allo sport, sono una cosa del tutto gratuita, scomposta, disgustosa. Io credo che in tutti i settori possiamo criticare, ma questo è un attacco frontale, non è una critica. Poi in un momento nel quale sono addolorate, stanno soffrendo, vai a mettere il dito sulla piaga, tu che hai fatto quell’attività e sai che vuol dire perdere»

In un commento sotto il post si legge: Discorso bellissimo però in tutto questo perché Jacopo Volpi che adesso è il direttore la chiama come opinionista?. Intende: sulla stessa poltrona di Velasco. 

 

OGGETTI DI SCENA

Le biciclettine di ET

Forse i bambini di otto o dieci anni d’oggi sono affascinati meno da ET, ma quelli del 1982, oh, andiamo, quelli del 1982 impazzirono per il piccolo alieno e per la fuga dei ragazzi dalla polizia a bordo di quelle biciclettine BMX, senza immaginare che un giorno sarebbero arrivate alle Olimpiadi. Ai tempi di ET, fra Mosca e Los Angeles, il massimo della sfrenatezza ai Giochi per un bambino erano i 3mila siepi, la scusa migliore da tirare fuori con mamma e papà quando ti chiedevano perché diavolo andassi a mettere le scarpe nelle pozzanghere, che si rovinano, diamine, non le vedi. Sì, le vedo le pozzanghere, sto facendo Mariano Scartezzini.  Schiaffo. 

La BMX deve tanto a Spielberg e si presenta alle Olimpiadi per la seconda volta dopo Tokyo, nella sua versione freestyle, con eliminazioni il primo giorno [ieri]  e la finale per i nove migliori oggi. Le regole sono molto semplici, spiega Le Monde: Per sessanta secondi, per due volte, i ciclisti in sella alle loro biciclette con ruote piccole pedalano come i Puffi per moltiplicare figure su rampe che ai profani sembrano immense. Nell’inimitabile linguaggio urban, questo si chiama “barspin”, “bunny hop” o “rollback”, e bisogna immaginarsi corpi e bici che girano in tutte le direzioni, sottosopra, piroette, accelerazioni, curve strette. una giuria di cinque esperti assegna punteggi compresi tra 0 e 99,99 a seconda delle figure, del loro stile, della loro ampiezza, del rischio e delle linee eseguite.  Le donne che gareggiano hanno tra i 18 e i 29 anni, gli uomini tra i 21 e i 30. Il percorso è uguale. Chi vince corre a chiamare subito mamma e papà. Telefono, casa. 

 

  ALLONSANFÀN

C’era una volta il Superman del decathlon, adesso come direbbe la filosofa Jo Squillo: Kevin Mayer non è neanche un man. Nel senso che alla loro gara olimpica rischia di non potersi presentare. Le Monde racconta che Mayer viene spesso criticato per quel suo modo di essere troppo introspettivo riguardo ai suoi disturbi, o addirittura per una tendenza all’autocommiserazione. Un ipocondriaco, ecco, nella terra del papà di Slalom uno così si chiama un miraculuso e i suoi capricci sono mottiétti

Mottiétti parevano alle malelingue l’infortunio del 7 luglio, qualcuno l’ha definita addirittura una commedia, un improvviso dolore avvertito da Mayer durante un meeting a Charléty, dove si è accasciato come colpito da un fulmine dopo l’ottavo ostacolo dei 110 metri ostacoli, per poi rimanere a lungo a terra, urlava, come urlava. Da allora – racconta Le Monde – l’atleta e il suo entourage hanno lasciato che il mistero incombesse sul suo infortunio, in una suspense moderatamente accattivante. Parole rassicuranti un giorno, silenzio preoccupante il giorno dopo. Solo ieri Kevin ha rivelato la gravità della cosa, tirando fuori dal suo vocabolario un muscolo semimembranoso del tendine al ginocchio. Pare che questo coso sia lesionato al 95%. Correre con un tendine in meno è in effetti un’impresa complessa. Lui dice che i progressi fatti in questa settimana lo fanno sperare di avere il 10% di possibilità di farcela, ma molti medici – ha spiegato – gliene danno zero su cento. 

Poteva andare peggio. Poteva essere inquinata la Senna. 

 

 

IL NOME PIU BELLO

Ilona Maher

Se il nome non è familiare, allora dovete farvi un account su TikTok. Su TikTok le cose non si postano. Su TikTok i video non sono dei reel. Su TikTok ci sono i tiktok, e i tiktok su TikTok si caricano. Dunque. Ilona Maher di mestiere carica i tiktok su TikTok. O meglio. Lei gioca a rugby. Nella versione a sette. È nella squadra americana che ha conquistato uno storico bronzo mentre il mondo guardava Simone Biles e le sue compagne di squadra prendersi l’oro. 

Ha 27 anni, viene dal Vermont, ed è la medaglia d’oro dei contenuti di Parigi 2024. Così dice Ava Wallace nella newsletter olimpica del Washington Post. È un titolo difficile da guadagnare ai Giochi estivi più online che siano mai esistiti, sebbene non così online come saranno LA 2028, e poi Brisbane 2032 eccetera eccetera. Secondo Rollo Goldstaub, responsabile delle partnership sportive globali di TikTok, questa Olimpiade ha tutti gli ingredienti giusti per essere il più grande fornitore di contenuti nella storia di TikTok. D’altra parte con più di 11.000 partecipanti provenienti da tutto il mondo, sarebbe strano il contrario. Come si fa a sfondare? Tutto è relativo. Lunedì sera il più visto era Stephen Nedoroscik, lo specialista del cavallo con maniglie, così bravo nell’esercizio che in Nazionale non lo chiamano quasi mai, sa far benissimo quello e poco altro. Stavolta lo hanno convocato e lui ha aiutato la nazionale a vincere il bronzo, la prima medaglia dopo 16 anni. 

Non avendo altri esercizi, Nedoroscik ha aspettato delle ore per esibirsi, mentre i suoi compagni di squadra si alternavano nelle altre cinque specialità, ma la sua esibizione era così attesa che la NBC ha trasmesso il conto alla rovescia sullo schermo. Così, la foto di lui che aspetta il suo turno per esibirsi, con gli occhiali e gli occhi chiusi, è diventata vir… è diventata vir… – mmm, niente, non viene –  è stata molto condivisa sui social media. 

Anche la NBC si è associata alla corsa al meme e Nedoroscik è diventato il Clark Kent del cavallo con maniglie. Lui ha 25 anni, è nato e cresciuto a Worcester, Massachusetts. Il suo allenatore Syque Caesar ha detto al Washington Post che il tipo è strano, divertente e buffo, si muove a modo suo. In principio portava gli occhiali anche durante le gare, occhiali protettivi, non graduati, un regalo di Natale del compagno alla Penn State University, Ben Cooperman. Li ha tolti quando ha scoperto che era un motivo di ansia in più. Nedoroscik è diventato famoso quando si è scoperto che risolve un cubo di Rubik in 8,68 secondi. Insomma: il tipo perfetto per TikTok. 

Non quanto Ilona Maher, tuttavia. Lei pubblica video sinceri e riconoscibili, dice la newsletter del Washington Post – e noi alle newsletter del Washington Post ci vogliamo bene. Catturano lo zeitgeist culturale, addirittura, e la fanno sembrare la vostra migliore amica, quella intelligente che conosce tutti i bei pettegolezzi. Ecco. 

Ilona Maher, attenzione, aveva un TikTok con Jason Kelce, lui, esatto, la star della NFL, il podcaster che è a nessun grado di separazione da Taylor Swift. Sul social Maher parla pure di corpi, a partire dal suo, le spalle larghe e grosse, predica l’accettazione di sé, usa la piattaforma per promuovere gli sport femminili. Ha cominciato poco prima della pandemia su sollecitazione delle sue sorelle Olivia e Adrianna, la prima le fa da manager. Umorismo, sfacciataggine, arguzia. È diventata una celebrità alle Olimpiadi di Tokyo, dove i contenuti privilegiati degli atleti erano più preziosi del solito perché nessuno spettatore poteva partecipare di persona. Ora ha 1,8 milioni di follower su TikTok e altri 1,8 su Instagram, o più probabilmente sono le stesse persone.  

Le sorelle le stanno gestendo gli account durante i Giochi ed erano ieri allo Stade de France, indossavano magliette con la bandiera americana sul colletto e il volto di Ilona davanti, così la NBC le ha microfonate per la partita della medaglia di bronzo contro l’Australia. 

 

IL GESTO DEL GIORNO

Scattare una foto, in arte Jérôme Brouillet

Gabriel Medina, brasiliano, trent’anni, surfa da quando ne aveva 7, si prese una pausa di sei mesi nel 2022, era sconvolto dalla separazione dalla moglie. Ma se adesso si parla di lui, non è per qualche acrobazia nella gara olimpica di surf dall’altra parte del mondo, sull’onda più onda che c’è. 

Si parla di lui per merito di Jérôme Brouillet, fotografo dell’Afp che a Tahiti lo ha ripreso così, uno scatto che si candida a più bello del 2024. Un uomo sospeso tra il cielo e l’acqua, un’ascensione da quadro del Rinascimento. Brouillet ha parlato con Time e ha fatto sapere che lui è sì un surfista ma non è mai andato sull’onda di Teahupo’o: troppo pericoloso. 

«Ci sono due barche dei media che riprendono gli eventi di surf, quindi a essere onesti, se tutte le condizioni sono soddisfatte – meteo, onde, luce, se chi guida la della barca è nella posizione giusta e se tu sai come usare la macchina fotografica – non ci possono essere foto brutte di surf da Teahupo’o. Tutto il resto è esperienza, tempismo e un pizzico di fortuna. Questo differenzia uno scatto buono da uno scatto fantastico». 

Time spiega che tutti i fotografi sul posto stanno scattando a raffica, catturano cioè 20 immagini al secondo. Brouillet sottolinea che di aver scattato i suoi fotogrammi esattamente nello stesso momento in cui altri colleghi stavano facendo lo stesso. Brouillet dice di aver intuito subito di aver preso Medina in aria, ma per non far dispiacere l’ego del capo afferma che è stato in realtà uno sforzo di squadra, perché è stato lui, l’editor, il direttore, quello che è, a riconoscere come straordinario lo scatto e pubblicarlo immediatamente. Brouillet comunque conosce bene le acque di Teahupo’o, si è trasferito a Tahiti circa 10 anni fa da Marsiglia, dopo essersi innamorato della regione durante una vacanza con la sua ragazza. 

Emanuela Audisio su Repubblica ha scritto: Tahiti, colonia dal 1880, cittadinanza francese dal 1946, ma soprattutto sogno di ogni ribelle e fuggitivo. Perché almeno lì le inquietudini si placavano o si arricciavano a forma di onda. Se solo per un attimo potessimo aprire gli occhi. E ricordarci di quando da bambini volevamo giocare anche sotto la tempesta. E di come i Giochi anche quelli con la maiuscola sono o dovrebbero essere un modo per conoscere il mondo, quello vicino e quello lontano. E se ci ricordassimo della nostra adolescenza, alla ricerca dell’avventura, della Ballata del Mare Salato di Corto Maltese, by Hugo Pratt, degli ammutinati del Bounty, sempre Polinesia, però inglese, isole Pitcairn, delle pagine di Herman Melville, di Robert Louis Stevenson, di Mark Twain, di Jack London, di Somerset Maugham. Su tutti quelli che partivano con un dolore e con una ferita dentro, alla ricerca di una cura, che fosse una gara di arrampicata sugli alberi di cocco (è una prova delle Olimpiadi Polinesiane) o il cercare di trovare un mezzo per scavalcare le onde e dare una scossa a un cuore spento

 

Questa invece l’ha scattata Jack Hill, il fotografo del Times, e onestamente non è brutta. Sono Andy Murray e Dan Evans scampati alla sconfitta nel torneo di doppio maschile, nel tennis. 

 


     

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