Diario del 30 giugno. Cosa vedere in tv, cosa leggere e cosa succede

 

EURO 2024

 

LA SPAGNA AVANTI: AVRA’ LA GERMANIA

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Eroica e valorosa, la Georgia, secondo L’Equipe, in questa partita che segna la sua uscita di scena dopo un Europeo giocato da debuttante prima e da rivelazione poi. Una Spagna impressionante secondo Eurosport, e anche secondo Luca Marchegiani in telecronaca diretta su Sky. La squadra migliore del torneo, quattro vittorie su quattro, sempre brillante anche in una serata nella quale è andata in svantaggio. Prepariamoci a un grande quarto di finale contro la Germania. 

  USA 2024

L’ARGENTINA HA VINTO ANCHE SENZA MESSI

La Nacion ha scritto che  la sfida vera era giocare senza il capitano Lionel Messi (infortunato) e senza l’allenatore Lionel Scaloni (squalificato). L’Argentina l’ha affrontata senza problemi e non ha avvertito alcun contraccolpo nell’ultima partita del girone d’andata: ha battuto il Perù 2-0 a Miami e ha chiuso il girone a punteggio pieno. Lautaro è il capocannoniere del torneo on 4 gol. 

Molti di quelli che hanno visto Leo Messi su un campo di calcio, con una qualsiasi delle maglie indossate, sarà d’accordo con quello che lui stesso ha affermato qualche giorno fa: – Dio mi ha scelto. Quei gol su punizione ​​non possono essere solo opera di un essere umano. Sono celestiali. Vengono dall’aldilà affinché possiamo goderne. Dio indiscusso del terzo Mondiale e stella della Copa América, a 37 anni Messi è consapevole che la fine della sua carriera è vicina, anche se sorprende perché si sente dotato di un talento soprannaturale e ha fatto meno sforzi nell’allenarsi ogni giorno, nel rialzarsi dopo ogni sconfitta, nel festeggiare ogni trionfo. “Dio mi ha scelto, non ho fatto nulla per essere il giocatore che ero da piccolo”, ha detto in un’interessante intervista con il collega Juan Pablo Varsky. E cosa c’entra questo con la politica e con questa rubrica domenicale dedicata a sviscerare con ironia le sciocchezze che i leader argentini sono soliti dire ogni settimana? Ha molto a che fare. Perché molti di loro, come Messi, si sentono scelti da Dio per salvare il popolo o salvare la repubblica. Molti hanno viaggiato e continuano il loro viaggio indossando rosari o croci. Anche lo stesso papa Francesco ha inviato rosari a innumerevoli leader, soprattutto del kirchnerismo. Un gesto tutt’altro che di poco conto perché il Papa è il Messi tra Dio e i mortali. Ma a differenza di Messi, che Dio ha guidato chirurgicamente per rendere felici i tifosi di calcio, anche i politici argentini – che espongano o meno simboli cristiani – sembrano credere di compiere una missione divina, sebbene non raggiungano i risultati celesti attesi. La grande differenza tra Messi – il più giovane della “sacra trinità calcistica” che comprende Maradona e Pelé – e la politica argentina è che la pulce è sempre riuscita a essere il migliore in quello che fa, e non per sé stesso

[Maria Elena Polack, la Nacion]

 

FINALMENTE QUALCUNO CHE SI LASCIA BENE CON IL NAPOLI

 

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La lettera aperta di Zielinski alla città:

Napoli… mia cara Napoli..
Dopo 8 lunghi anni le nostre strade si separano… mi hai accolto che ero un ragazzino e vado via da Uomo e padre.. Napoli è stata casa mia e resterà per sempre parte di me e della mia famiglia.. ho vissuto momenti unici ed indelebili che conserverò e custodirò nel mio cuore,
Napoli… mi hai dato tanti amici che faranno parte della mia vita per sempre..
ringrazio voi TIFOSI unici con un cuore grande.. mi avete fatto sentire sempre parte di voi…insieme abbiamo vinto trofei importanti…poi lo “SCUDETTO” dopo ben 33 anni.. che gioia immensa festeggiarlo tutti insieme..sarò sempre grato a questa MAGLIA!!
Ringrazio la società che mi ha permesso tutto questo e tutto lo staff che mi ha accompagnato in questo viaggio…E tutti i miei compagni di squadra..
GRAZIE per sempre con me…
il vostro “Napolacco” ZIELU

    RUOTE..

ADESSO BAGNAIA SEMBRA IL FAVORITO

MOTOGP

In un’analisi nella quale accarezza pure la disfatta della Nazionale di calcio e la collisione Verstappen-Norris al GP d’Austria, Giorgio Terruzzi ha scritto sul Corriere della sera: L’unico con i nervi a posto? Bagnaia. Che domina, stravince ad Assen, tira su il tricolore e il morale italico dopo le depressioni calcistiche del sabato. Meno 10 da Martin nel Mondiale, un pronostico tutto per lui anche perché nessuno considera verosimile che diventi campione un pilota già sotto contratto Aprilia, in gara per un team che ha deciso di mollare Ducati per Yamaha nel 2025. Il resto dei motorizzati: nervosi e pasticcioni.

Massimo Calandri su Repubblica racconta la Ducati sul palco, in una suggestiva nuvola di fumo, Bagnaia che davanti ai 108.770 spettatori festeggia il 5° gp vinto (su 8) in questa fase iniziale della stagione. Sì, ha proprio ragione Pecco: «Assen è una libidine». Dal pomeriggio in Aragona di 3 anni fa, quando si aggiudicò la sua prima gara di MotoGp, si è imposto 23 volte con la Rossa: come Stoner. «Niente paragoni, non sono uno che si monta la testa. E poi, Casey ci ha messo meno tempo, rispetto a me». Forse.

Di Bagnaia scrive pure Paolo Ianieri sulla Gazzetta sottolineando che ci sono persone che nella vita si fanno notare soprattutto per il tanto rumore che fanno, rumore che però nasconde il vuoto delle loro esistenze. E altre che, invece, nel silenzio e senza tanti proclami, costruiscono mattone dopo mattone una grande casa. Francesco Bagnaia appartiene indiscutibilmente a questa seconda categoria. Sarà perché figlio di una terra, il Piemonte, di gente schiva e operosa, poco incline all’ostentazione. O perché viene da una famiglia assolutamente normale, persone semplici che sanno divertirsi soprattutto stando bene tra loro.


IL TOUR DE FLAMME

LA FIACCOLA NELLA TERRA DELLO CHAMPAGNE E DEL PAPA’ DI ASTERIX

PARIGI | -26 GIORNI

Reims, vue du ciel

La Marna è terra autentica e frizzante, dice il sito olimpico per presentare la porzione di viaggio odierna della fiaccola verso Parigi. Le fattorie coprono il 60% del territorio del dipartimento, un ambiente fatto di pianure, foreste, vigneti. La staffetta della torcia inizierà da Vitry-le-François, che nel 1968 fece da red carpet per la torcia dei Giochi di Grenoble. Da lì, proseguirà fino a Giffaumont-Champaubert sulle rive del lago Der, il più grande lago artificiale della Francia con i suoi 48 km², e la tappa successiva sarà Châlons-en-Champagne, dove la torcia aiuterà a promuovere il National Circus Arts Centre. Quindi a tutta verso Sainte-Menehould ed Épernay, dove percorrerà la Avenue de Champagne per raggiungere Sézanne, città medievale. Il resto dei festeggiamenti si terrà a Reims, con luci, colori, giochi di bandiere, ricchi premi e cotillon. Qui siamo a 45 minuti da Parigi e nel cuore della capitale dello champagne, sebbene Mura dicesse che in Aube era migliore.

Questa storia dello champagne di Reims venne fuori anche in una intervista romana con Rudi Garcia, quando il francese era in servizio a Trigoria e Mura ne era incuriosito. Se c’è un argomento su cui si può stanare Garcia – scoprì durante quell’incontro – è il vino. Nel suo libro Garcia racconta di come Pallotta avesse affascinato, lui e il suo braccio destro Fred Bompard, sganciando due bottiglie di Romanée Conti 1988 a Garcia e due di Dom Perignon a Bompard. Ma Bompard, dice Garcia, «beve solo Champagne». Allora Mura domandò: – Perché, posto che nella vita c’è di peggio? «Perché Fred ha lavorato per qualche anno a Reims», fu la risposta che meritò l’obiezione di Mura: Ma scusi, se Fred avesse lavorato a Evian berrebbe solo acqua minerale?

Sabato la fiaccola ha invece attraversato l’Alta Marna, tra la Champagne e la Borgogna, toccando pure Colombey-les-Deux-Églises, l’oasi di pace del generale de Gaulle che possedeva lì una casa di famiglia. Nella Marna da genitori italiani era nato Uderzo, il disegnatore, la matita di Asterix. De bello gallico racconta che furono i romani a vincere la guerra. Uderzo e Goscinny, autore dei testi, dicono di no – ha scritto una volta Mura – non tutti i Galli la persero. Non Asterix, Obélix e il loro villaggio, fieramente votato alla resistenza. I romani sono vanagloriosi, parolai e poco furbi. I galli, il contrario, con l’arma segreta del doping (la pozione del druido) per migliorare la prestazione. Era una serie per ragazzi, non c’erano morti, solo braccia al collo e bernoccoli. Ed era un modo spiritoso di riscrivere la storia.

Nella Alta Marna era invece morto José Meiffret, ciclista da record dietro i motori, morto povero in canna, in un convento di trappisti. O ricco, se si vuole, di sei bauli che contenevano tutti i ritagli di giornale sulle sue imprese di uomo-cannone. Nato a Nizza, pistaiolo, con l’ossessione di diventare il ciclista più veloce al mondo, nel 1949 dietro moto tocca 89,716. Non gli basta, passa ai circuiti automobilistici. Il 19 luglio 1962 a Friburgo dietro una Mercedes 300 SL, arriva a 204,778. Ha una bici da 20 chili, una moltiplica con 50 centimetri di diametro, un rapporto da 18 metri a pedalata. Corre con un teschio disegnato sulla maglia. Sul cuore c’ è scritto France, sull’ altro lato Vouloire. Dopo una caduta ad altissima velocità e cinque fratture craniche si era improvvisato floricoltore, fallendo. Si definiva «un uomo in cerca dell’assoluto» e non si separava mai da una bottiglia d’olio di fegato di merluzzo e dai libri di Nietzsche. Gli appassionati di ciclismo «normale» lo consideravano in pazzo, mentre aveva convinti tifosi tra i letterati (Giono, Cocteau).

HO FATTO LE OLIMPIADI | CERTE VITE TRA I CERCHI  #4

DI ELENA BUONOCORE |

 

Prima di altri sedici anni, prima che si accendesse una fiaccola anche sulle nevi e sui ghiacci a Chamonix nel 1924, le gare di pattinaggio furono a Londra nel 1908 una specie di annuncio dei Giochi invernali in arrivo. Una competizione bizzarra, nella quale vinse tra gli uomini un russo con uno pseudonimo, Nikolay Panin alias Kolomenkin – funzionario ministeriale dell’impero zarista – e in campo femminile una donna che gli uomini li aveva battuti fino a pochi anni prima.

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AMERICHE.. 

LYLES E BEDNAREK A PARIGI PER 100 E 200. SHA’CARRI NO

ATLETICA

Cento e duecento, come una volta. Come Mennea, come Lewis, come Bolt. Cento e duecento correranno a Parigi sia Noah Lyles sia Kenny Bednarek, usciti dalla curva dello stadio di Eugene dritti come lame di spada, pronti a distendersi sul rettilineo e tagliare il traguardo con due tempi siderali, il primo e il secondo del 2024, rispettivamente 19.53 e 19.59. Per Bednarek è primato personale, per Lyles è record dei Trials USA, un centesimo superiore al crono con cui è stato oro mondiale nel 2023, la 25esima vittoria negli ultimi venticinque 200 metri corsi. Nessuno lo batte dalla finale di Tokyo. Ma stavolta dietro fino a 50 metri dal traguardo. Una sorpresa, dice Adam Kilgore sul Washington Post per chi è abituato a trasformare spesso la parte finale dei 200 metri in un’incoronazione

A Tokyo De Grasse vinse in 19.62. Il terzo qualificato è Erriyon Knighton, con 19.77. E dopo aver concluso con un devastante quarto posto la finale dei 100, Christian Coleman ha replicato nei 200 m, primo degli esclusi con un tempo di 19,89. Sotto i 20 secondi anche il quinto, Re Kyree [19.90].  Per Sports Illustrated Lyles è già l’uomo più veloce del mondo in viaggio verso Parigi con l’abbondante fiducia di chi vincerà diverse medaglie. 

Cento e duecento non fanno invece per Sha’Carri Richardson, quarta in 22.16, un tempo peggiore di quelli che aveva corso in batteria e in semifinale. Le prime tre sono scese tutte sotto la soglia dei 22 secondi. Dopo il bronzo di Tokyo, Gabby Thomas va alla seconda Olimpiade con 21,81. Brittany Brown le è arrivata a 9 centesimi con il personale di 21,90: saranno le sue prime Olimpiadi all’età di 29 anni. Prima della pandemia, lavorava come babysitter, ragazza addetta al bus di un ristorante e assistente per persone affette da Alzheimer e demenza senile: la sua storia è raccontata dal sito di World Athletic. McKenzie Long terza in 21,91, ha ricordato sua madre, persa tragicamente a febbraio. Sha’Carri ha perso terreno negli ultimi 50 metri. 

Nel LANCIO DEL DISCO maschile, gli USA mandano a Parigi Andrew Evans [66,61], già presente nel 2016 e ai Mondiali del 2022, rispettivamente 16esimo e 21esimo con un paio di misure intorno ai 61 metri. Evans fa il birraio alla Wax Wings Brewing Co., Kalamazoo, nel Michigan. Con lui si è qualificato Joseph Brown, con 65,79. Sam Mattis [66,07] spera nel ripescaggio. Non ha mai superato in stagione il minimo di 67,20 e dunque il suo secondo posto è vano. Per ora. 

I 400 OSTACOLI sono il regno di Sydney McLaughlin-Levrone, almeno fino al giorno in cui non incrocerà il passo di quell’altra scalmanata di Femke Bol, e allora finalmente vedremo. Nella semifinale dei Trials ha corso il miglior tempo del 2024 e l’ottavo della storia, 52,48, dopo aver fatto jogging in batteria e quasi di nuovo, pure adesso, una corsa sciolta e facile. La due volte medaglia olimpica Dalilah Muhammad, 34 anni, ha preso due secondi di distacco, ma il suo secondo posto è stato sufficiente per assicurarsi un posto in finale. Sugli ostacoli bassi, sul rettilineo dei 100, Alaysha Johnson e Tonea Marshall hanno segnato i migliori tempi nelle semifinali. 

La finale del SALTO IN LUNGO femminile ha regalato attimi di panico e di tensione intorno a Tara Davis-Woodhall, campionessa mondiale 2024. Ha vinto con la misura di 7,00 fatta al quinto tentativo, dopo tre nulli. Jasmine Moore ha trovato il miglior salto della sua stagione, un 6,98 con il quale si candida a un ruolo di protagonista pure a Parigi. Monae’ Nichols ha acciuffato un posto all’ultimo salto con la misura di 6,86. 

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Nel GETTO DEL PESO femminile, dopo due titoli mondiali Chase Jackson si è qualificata per la prima volta ai Giochi Olimpici, tirando con 20.10 al quarto turno, a 2 centimetri dal record dei Trials USA. Sarà accompagnata ai Giochi di Raven Saunders [19,90 al rientro da una squalifica di 18 mesi per mancata reperibilità ai controlli antidoping] e Jaida Ross [19,60].

Nel 10.000 METRI prima qualificazione olimpica per Weini Kelati [31:41.07], eritrea di nascita, con una richiesta di asilo politico negli Stati Uniti nel 2014. Rimase in America quando perse un aereo per il rientro a casa. Si è trasferita da un parente in Virginia, senza conoscere l’inglese. È diventata cittadina statunitense nel 2021. Non ha visto sua madre per otto anni [QUI]. Parker Valby ha concluso a 49 centesimi da Kelati in un finale spalla a spalla, ma la sei volte campionessa NCAA deve sperare nel ripescaggio per ranking: non ha ancora raggiunto il minimo richiesto. Ce l’ha fatta Karissa Schweizer [321:41.56], che così correrà la doppietta 5.000-10.000.

La 20KM non ha qualificato nessun uomo o donna, ma Michelle Rohl, 58 anni, è arrivata terza e ha battuto il suo primato personale di 1 ora e 44 minuti. Rohl è stata ai Giochi nel 1992, 1996 e 2000, si è ritirata nel 2004 per dedicarsi alla crescita e all’istruzione dei suoi cinque figli a casa, racconta NBC Sports. Ora è nonna ed è tornata a gareggiare l’anno scorso, dopo aver superato una commozione cerebrale. Non ce l’ha fatta, ma c’è tempo, c’è tempo. 

IL RINNOVAMENTO DEGLI USA NELLA GINNASTICA ARTISTICA

I TRIALS

È fatta la squadra americana maschile di ginnastica artistica. Frederick Richard è alla sua prima qualificazione, ottenuta secondo i criteri stabiliti dalla federazione: primo posto nel concorso generale e piazzamento entro i primi tre in almeno tre attrezzi. Richard è entrato al Target Center per il suo ultimo giorno di gara con un vantaggio di cinque decimi e lo ha conservato. Ha 20 anni, viene da Stoughton, Massachusetts, sarà la guida di una spedizione che manca la medaglia a squadre dal 2008 e una qualsiasi dal 2012. Una squadra americana – scrive The Athletic – che porta a Parigi aspettative elevate e un potenziale legittimo, una combinazione di esperienza da veterani e spensieratezza giovanile

Sarà affiancato dal tre volte campione nazionale  Brody Malone, poco più di un anno fa fermato da un infortunio al ginocchio. Quasi 15 mesi dopo, Malone è arrivato secondo nel concorso generale. Paul Juda e Asher Hong, bronzo a squadre ai Mondiali 2022, sono stati selezionati per la prima volta in carriera in una squadra olimpica. Qualificato anche Stephen Nedoroscik, campione del mondo di cavallo con maniglie 2021, tre anni fa escluso da Tokyo perché troppo specialista nel suo attrezzo e basta.

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Nella squadra femminile non è ancora finita la lunga serie di infortuni. Dopo i tendini d’Achille di Kayla DiCello e Skye Blakely, si è fermata Shilese Jones, destinata a gareggiare a Parigi accanto a Simone Biles. È invece fuori dai Trials per un problema al ginocchio sinistro durante un salto di riscaldamento. I dirigenti hanno spiegato che sono in corso delle valutazioni su una sua eventuale convocazione. Aveva già lasciato i campionati americani per un infortunio a una spalla. 

 

 IL TELECOSLALOM..

LO SPORT OGGI IN TV

LA GIORNATA

 

VITE OLIMPICHE

8.30 Assoluti di atletica leggera, giornata-2 – in streaming su Atletica Italiana Tv, dalle 19 su RaiSport

RUOTE

9.00 Rally di Polonia, quattro prove speciali – su DAZN e Sky 

9.40 MotoGP Olanda, warm-up  – su Sky

12.35 Tour de France, tappa-2: Cesenatico-Bologna – su Eurosport e RaiSport, dalle 14 su Rai 2 

14.00 Thueringen Ladies Tour, tappa-6: Schmalkalden-Schmalkalden – su Discovery+ 

14.00 MotoGP Olanda, gara – su Sky e TV8 

15.00 F1, GP Austria, gara – su Sky 

23.00 Formula E, GP Portland, gara-2 – su Canale 20, Eurosport 1

PALAZZETTI E DINTORNI

17.00 Nations League, finale per il terzo posto: Polonia vs Slovenia – su DAZN e VBTV 

19.00 Mondiali Under 17 basket: Italia vs Turchia – in streaming sul canale YouTube della FIBA 

20.00 Nations League, finale: Francia vs Giappone – su DAZN e VBTV 

AMERICHE

17.35 MLB: Atlanta Braves vs Pittsburgh Pirates – su Sky 

CALCIOMONDO

18.00 Europei, ottavi di finale: Inghilterra vs Slovacchia – su Sky 

21.00 Europei, ottavi di finale: Spagna vs Georgia – su Rai 1, Sky 


RASSEGNA..

CHE COSA SI DICE STAMATTINA IN GIRO

EDICOLA

Il diario di Slalom si è aperto come ogni giorno con la consueta galleria di prime pagine da tutta Europa, occupate in Italia dalla disfatta della Nazionale di Spalletti. In Francia celebrazione della maglia gialla al Tour di Romain Bardet, in Spagna attesa per l’ottavo di finale della Roja contro al Georgia.    

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