Il quinto set è sempre pane per Alcaraz. Pure stavolta. Jannik lo aveva sorpreso con il 4-0 Sturm-und-Drang in avvio. Quando la macchina spagnola si è rimessa in moto, la partita è tornata in equilibrio. Anzi, Alcaraz l’ha vinta perfino mettendo a segno meno punti. Carlitos ora è 10-1 nelle partite finite all’ultimo set in uno Slam. Ha perso solo con Matteo Berrettini in Australia nel 2022. Al microfono, a fine partita, ha detto di aver sentito salire anche lui i crampi nel terzo set, come Sinner, ma ha raccontato che l’esperienza fatta l’anno scorso contro Djokovic è servita a mantenere la calma, per continuare a lottare.
Frase del giorno: «Bisogna trovare la gioia nella sofferenza».
Alcaraz diventa il secondo finalista più giovane nel singolare maschile del Roland-Garros dal 2000, dietro solo a Rafa Nadal, ma è il più precoce dell’età Open per finali su tutt’e tre le superfici: lui ci arriva a 21 anni e 1 mese, Agassi ne aveva 22 anni e 1 mese, Borg 22 anni e 2 mesi, Nadal 22 anni e 6 mesi, Jim Courier 22 anni e 10 mesi. Tuttavia non il più giovane a raggiungere 3 finali in assoluto, davanti a tutti c’è Mats Wilander, 19 anni e 11 giorni. Impiegarono meno pure Bjorn Borg [20 anni e 27 giorni], Rafa Nadal [20 anni e 36 giorni], Boris Becker [20 anni e 224 giorni].
Ben Rothenberg, firma americana del tennis, su X è andato subito a considerare che “Alcaraz vince anche se non è vicino al suo meglio, un segno di maturità da parte di un giocatore che ha alti e bassi più ampi di quelli che siamo abituati a vedere da un giocatore di punta“.
Paolo Bertolucci, pure lui su X, dice che alla lunga Jannik ha pagato i giorni in cui è rimasto fermo per curare l’anca. Si potrebbe obiettare che pure Alcaraz è stato in officina. Barbara Rossi su Eurosport ha però spiegato che Alcaraz aveva un problema a un braccio, dunque ha potuto continuare a preparare le gambe. Sinner invece era fermo per curarsi l’anca, e dunque lontano da tutto. Rossi ha quantificato il patrimonio perduto in quattro chili di muscoli.
Gaia Piccardi sul Corriere della sera ha scritto che la vittoria si spiega con la maggiore quantità di benzina rimasta al quinto set nel serbatoio dello spagnolo, “Ai suoi muscoli – dice, nel senso di Sinner – manca la fatica di raccordo tra Madrid (l’infortunio in altura) e la rive droite, alla fine la differenza la fanno i dieci giorni al J Medical e non in campo“. Umberto Zapelloni sul Foglio Sportivo ha usato un’immagine differente, ma uguale nella sostanza: “Hanno fatto la fine delle arance sullo spremiagrumi, alla fine sono rimasti senza una goccia di energia“.
Stefano Semeraro elogia Jannik perché “sa maneggiare le cose della vita, quelle che fanno piangere i poeti e disperare chi non sa bastare a se stesso, con le sue frasi giuste dette nei momenti difficili si potrebbe riempire il calendario di Frate Indovino“. Lo scrive dopo la conferenza stampa in cui Sinner si è detto felice. “Jan sa comunque trovare il lampo di buonumore in una giornata storta, il sorso dolce in un bicchiere amaro“, sebbene – aggiunge Semeraro – dal punto di vista tecnico “quando il mezzofondo si trasforma in maratona, per ora, il favorito resta Alcaraz. Che ha sbagliato di più (58 errori contro 44) ma rischiato di più, piazzando più vincenti (65 contro 39)“
Paolo Bertolucci sulla Gazzetta riprende un paio di spunti accennati in telecronaca da Jacopo Lo Monaco su Eurosport e dice: “Se devo pensare a un momento che ha segnato il match, inevitabilmente mi viene da pensare a quello smash che Jannik ha sbagliato alla fine del quarto set e che ha aperto ad Alcaraz quel filotto di giochi, a cavallo tra quarto set e quinto, che alla fine è stato decisivo. Certamente quell’errore ha avuto un peso significativo nel match. In generale, però, alla fine di questa semifinale mi sento di fare un unico appunto a Sinner: ho avuto l’impressione che a volte, preso dalla determinazione e dalla voglia di non cedere neppure un millimetro all’avversario, abbia tentato un paio di recuperi sui pallonetti di Alcaraz quando forse non valeva la pena farlo, spendendosi con poco senno in corse che lo hanno stancato ancora di più, quando era chiaro che il punto ormai era andato e che quella rincorsa sarebbe stata vana“.
Marco Imarisio sul Corriere della sera fa notare che esiste una maledizione, quella “che nell’era Open vede il vincitore del suo primo Slam incapace di ripetersi in quello seguente. Una tassa pagata anche da gente come Sampras, Federer, Nadal e Djokovic, tanto per dire“. C’è cascato pure Sinner al termine di una partita che Imarisio ha visto “bizzarra, giocata male da entrambi, senza un piano tattico preciso, forse condizionata anche dagli acciacchi reciproci, frustrazione e crampi per tutti e due“.
Vero è che Sinner ha nella lunga distanza un punto debole. Ancora Imarisio fa notare: “Quando si va al quinto set, quindi negli Slam, il miglior giocatore del mondo ha il secondo peggior bilancio tra i primi dieci della classifica. Gli unici due a essere in negativo sono lui (6-7) e Daniil Medvedev (7-10), proprio l’avversario sconfitto in rimonta a Melbourne. Considerando ancora di un altro pianeta Novak Djokovic e il suo 38-11, il primo della lista è proprio Carlitos, che con la vittoria di ieri raggiunge un notevole 10-1. Questo non toglie nulla al suo gran torneo sulla superficie più ostica per lui. Si tratta di una maratona, non solo in senso figurato. Dobbiamo sempre ricordarcelo. Forse, deve cominciare a tenerlo presente anche Jannik“.
LA PARTITA IN TRE MINUTI
Alcaraz and Sinner five-set thriller 🍿
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— Roland-Garros (@rolandgarros) June 7, 2024