Sarà pure irrituale, ma pensiamo a quanto deve essere sincero, quanto deve essere impetuoso il sentimento che ha portato Quique Sánchez, allenatore del Siviglia, a prendere la parola e dire in pubblico, in conferenza stampa prima della partita di domenica col Barcellona, che il famoso mes que un club tratta male le sue leggende. Dritto. Così.
«Non dovrei dirlo… ma che brutto comportamento. Che brutto periodo». L’ha ripetuto tre volte. «Con Koeman, con Messi, con Xavi adesso, che brutto. Vorrei che i club trattassero bene le loro leggende, straordinariamente bene. Sarebbe fantastico. Sono una connessione tra i dirigenti e i tifosi. Questo varrebbe molto: trattare bene le leggende».
Invece Xavi è stato esonerato. La comunicazione ufficiale porta l’orario delle 13.39. Joan Laporta si è presentato alla Ciutat Esportiva de Sant Joan Despí poco prima di mezzogiorno per parlare con Xavi e informarlo che tutto era compiuto.
I giornali catalani stamattina avevano anticipato che una decisione per la stagione prossima era stata presa. La panchina andrà ad Hansi Flick, il protagonista della più imperiosa scalata nel calcio recente, da vice di Niko Kovač al Bayern a suo sostituto ad interim, e poi confermato, confermatissimo, nella scia di una serie di risultati sorprendenti: campionato Coppa di Germani, Champions League, Supercoppa europea, Supercoppa di Germania, Coppa del mondo per club.
A quel punto dentro Flick ha ruggito la voce del vecchio Icaro. Ha preso le ali di cera, è andato a volare sulla panchina della Nazionale e si è squagliato al sole del Mondiale in Qatar.
Deve ripartire anche lui, ripartirà dalla Catalogna. Dove Xavi inizialmente si era defilato di sua spontanea volontà e Laporta non l’aveva presa bene. Si era fatto convincere a restare, adesso possono mandarlo via con quella punta di sadismo di chi voleva governare la decisione, e non subirla.
C’è un tifoso su X che ha scritto: “Mes que un club, certo: un meme”.
| Marca da Madrid scrive che “aveva perso la fiducia del presidente. In realtà non era mai stato un suo preferito. Se lo aveva nominato allenatore era perché tutti i tifosi del Barcellona spingevano per il suo arrivo, specialmente in un momento così complicato dopo l’esonero di Koeman”.
Secondo Marca a scatenare Laporta sono state alcune dichiarazioni dell’allenatore, convinto che l’anno prossimo la squadra non avrebbe potuto competere con il Real Madrid o con le altre grandi squadre europee. “Parole che sono sembrate terribili al presidente, si è sentito tradito dall’allenatore perché pochi giorni prima gli aveva detto il contrario”
Tuttavia, la tesi del regolamento di conti è bella solida, a leggere Marca. “Non dobbiamo dimenticare – scrive Luis Rojo – che quando Xavi a gennaio disse di voler lasciare a fine stagione, Laporta replicò che se non fosse stata una leggenda, se fosse stato un altro allenatore, lo avrebbe licenziato. Anche allora c’erano cose che non funzionavano. Xavi aveva perso la fiducia della squadra per vari motivi e i risultati non erano all’altezza delle aspettative. Non vincere titoli a Barcellona è un argomento per essere licenziati”.
Laporta non aveva certo aiutato Xavi di fronte alla squadra, quando gli aveva fatto cambiare una convocazione per la partita di Champions League contro l’Anversa. Il Barcellona non si giocava niente, Xavi aveva deciso di far riposare Lewandowski e Gündogan, il presidente gli fece correggere la lista. “Un segnale di debolezza che non è passato inosservato ai giocatori” spiega Marca.
La lamentela principale della squadra riguardava a quel tempo la preparazione fisica. I giocatori avevano chiesto un colloquio a Xavi per lamentarsene. Alcune cose sono cambiate, ma sono rimaste delle scorie nei rapporti. Raphinha, Araujo, Koundé e Lewandowski sono indicati come i più insoddisfatti. Il club ritiene che Xavi non abbia saputo gestire la crisi della squadra e le sue dichiarazioni non hanno aiutato, così come non sono piaciuti i suoi incontri in privato con i giocatori, all’esterno della Ciudad Deportiva, con alcuni, non con tutti. Così Laporta si è rimangiato la conferma annunciata un mese fa. L’eliminazione in Champions davanti al PSG è stata la spallata finale a Xavi.