Se la partita fosse finita 9 minuti prima, ora di Victor Wembanyama diremmo che mmm, ci ha offerto “un debutto da dimenticare”. Era questo il giudizio in tempo reale per la sua prima partita con la canottiera dei San Antonio Spurs, contro Dallas. I Mavericks erano avanti di cinque punti dopo tre quarti e il prodigio di Francia se ne stava seduto in panchina dopo aver commesso il quarto fallo, con appena sei punti segnati in meno di 16 minuti, due triple. Il quinto è poi arrivato a 30 secondi dall’inizio del quarto quarto, mentre dall’altra parte Luka Dončić cominciava la stagione da fenomeno qual è, imitando Jokic e chiudendo con una tripla-doppia da 33 punti, 14 rimbalzi e 10 assist. Dallas ha vinto la partita 126-119, Wembanyama ha raddrizzato la sua negli ultimi 7 minuti, quando Gregg Popovich lo ha rimandato in campo e lui si è scosso, finendo con 15 punti in 23 minuti.
“Ci saranno partite migliori” ha scritto Joe Vardon su The Athletic. Per la prima sono arrivate più di 200 richieste di accredito per giornalisti provenienti da otto paesi.
Fino a 7 dalla fine, “Wembanyama aveva mostrato una smaccata propensione al fallo e veniva ignorato dai compagni di squadra. Ma quando è rientrato un’ultima volta nel quarto quarto, con la squadra sotto di cinque punti, si è trasformato nel pianeta che gli appassionati di basket sperano di vedere sempre”. Ha messo 9 punti e ha restituito agli Spurs una chance per rientrare in corsa.
Marcus Thompson II, sempre su The Athletic, però lo rimprovera: “Caro Wembanyama, sei appena uscito dal campo senza stringere la mano. Non so che abitudini tu avessi in Francia con i Mets 92, ma da queste parti vogliamo vedere le superstar abbracciarsi dopo la partita. Avresti dovuto fermarti in campo e abbracciare Luka Dončić. Va bene. Sei nuovo. Ma non farlo più”.
I Dallas Mavericks avevano preparato la partita utilizzando delle protezioni al canestro per simulare l’apertura alare di Victor Wembanyama, 2 metri e 43, così da spingere i tiratori a cercare soluzioni differenti per raggiungere il canestro. Arriveranno altre partite per capire in quanto tempo San Antonio, ultimo nella Western Conference di un anno fa con 22 vittorie, riuscirà a darsi una nuova dimensione con Victor Wembanyama, come diceva ieri mattina L’Équipe. Per ora accontentiamoci di “veder sconvolti tutti i modelli economici conosciuti, relativi al merchandising”. Una mania senza precedenti, ha scritto Yann Ohnona sul quotidiano francese, parlando di volume d’affari da 1 milione di dollari intorno a Wemby già prima dell’inizio del torneo. “Gli economisti dello sport stimano tra 500 milioni e 1 miliardo di dollari l’aumento della valutazione della franchigia”.
L’All-Star Game torna al passato
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Se gli affari stagnano, ogni tanto si deve rimescolare l’acqua del pantano. Ma è altrettanto strategico avere la capacità di dirsi che il cambiamento era una cattiva idea, e tornare indietro. La NBA ha annunciato che tornerà al formato tradizionale per l’All-Star Game, sarà di nuovo Est contro Ovest. La formula dei due super capitani che si scelgono i compagni e fanno le squadre come al campetto non ha funzionato. È stata sperimentata tra 2018 e 2023. LeBron James è stato uno dei capitani per tutti e sei gli anni, 5 vittorie e 1 sconfitta contro Giannis Antetokounmpo, Stephen Curry e Kevin Durant. Ma la NBA ha scoperto che non si può abbattere senza conseguenze una delle colonne della tradizione, l’idea che ogni tifoso di basket si riveda nel proprio territorio d’appartenza. Si ritorna anche al formato classico dei quattro tempi da 12 minuti l’uno, dopo aver adottato l’Elam Ending, il quarto periodo senza tempo: per vincere non bisognava avere più punti alla sirena, ma bisognava raggiungere un punteggio prefissato. Era andata bene nel 2022, con un memorabile e decisivo tiro di LeBron James. Tuttavia, dice il Washington Post, il formato del punteggio ha creato confusione tra gli spettatori e non ha disinnescato la noia.