Il contrattacco di Thomas Bach dopo le critiche

VITE OLIMPICHE

Il contrattacco di Thomas Bach dopo le critiche

 

Quarantotto ore dopo aver invitato le federazioni internazionali a reintegrare russi e bielorussi nelle competizioni internazionali a certe condizioni, il presidente del CIO Thomas Bach ha attaccato i governi che condannano le sue raccomandazioni, qualificando le reazioni come deplorevoli.

«È deplorevole vedere che i governi non vogliano rispettare la volontà della maggioranza del movimento olimpico né l’autonomia dello sport. È deplorevole che non affrontino la questione del doppio standard. Non abbiamo visto un solo commento da parte loro nei confronti della partecipazione di atleti provenienti da paesi coinvolti nelle altre 70 guerre e negli altri conflitti armati presenti in tutto il mondo». 

Bach ha indicato che la decisione sulla partecipazione alle Olimpiadi di Parigi sarà presa dopo l’invio degli inviti, previsto per il 26 luglio. «In primo luogo vogliamo esaminare l’applicazione delle nostre raccomandazioni» ha detto. La ministra dello sport di Francia e dei Giochi olimpici, Amélie Oudéa-Castéra, ha approfittato di un viaggio a Rosny-sous-Bois (Seine-Saint-Denis) per discutere del tema. «È un passo che non pregiudica in alcun modo ciò che faremo» ha spiegato, aggiungendo che il presidente Emmanuel Macron parlerà dell’argomento in estate.

«È il CIO che ha l’ultima parola – questa è la sua posizione stamattina – è il CIO che stabilisce le condizioni per la partecipazione degli atleti olimpici e paralimpici. D’altronde è ovvio che il capo dello Stato del Paese ospitante avrà una voce che sarà ascoltata in questa riflessione che il CIO condurrà. Se i russi fossero invitati ai Giochi di Parigi, gareggerebbero sotto un rigido regime di neutralità, senza uno stendardo o una bandiera russa, senza un inno».

L’Équipe ha dedicato mezza pagina agli ultimi risvolti. Marco Bonarrigo sul Corriere della sera fa notare: “Un Thomas Bach stanco e nervoso ha chiuso ieri l’Esecutivo del Cio. Il Cio è riuscito a farsi nemico sia l’ampio fronte anti russo che i russi stessi. A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato Putin, che ha pubblicamente elogiato l’«eroina della patria» Anastasiia Demurchian per la vittoria di mercoledì nei pesi medi al Mondiale di pugilato in India”.

 

Le scelte dell’atletica in contrasto con il CIO

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D temi olimpici si occupa anche El Pais in Spagna, stamattina, con una bella intervista di Carlos Arribas a Raúl Chapado, presidente della federazione spagnola di atletica leggera. Nei giorni scorsi Arribas aveva firmato un pezzo molto documentato e pieno di pareri sulla maessa al bando delle atlete transgender dalle gare femminili. Stamattina parla con Chapado di questo e di Russia, chiarendo che “le sue riflessioni sulle decisioni assumono maggior peso, se si ricorda che Chapado, 52 anni, sarà probabilmente eletto vicepresidente di World Athletics in agosto, e viene considerato il delfino del presidente Sebastian Coe, il cui mandato scade tra quattro anni”.

 

 ➣  World Athletics [WA] afferma che l’eguaglianza competiva è più importante dell’inclusione, il CIO sostiene che viene prima la non discriminazione.

«Ciò che viene prima in WA è la salvaguardia della concorrenza leale tra le donne. Questa non è discriminazione. È chiaro che non si può discriminare nessuno, né per il genere, né per la razza, né per la religione, né per altro. Un’altra cosa è come si fa l’integrazione e come sono stati stabiliti i pilastri fondamentali delle competizioni sportive fino ad oggi. Esiste una categoria maschile e una femminile. Ho incontrato qui un gruppo di atlete, pensano che la categoria femminile vada tutelata, che non si può perdere l’identità, che bisogna trovare altri modi per integrare le atlete transgender. Esiste un dibattito e qualsiasi decisione presa sarebbe stata controversa». «»  

 ➣  Parlate di prove scientifiche. Alcuni anni fa le atlete DSD [Desorder Sexual Development] come Caster Semenya sono stati escluse solo da alcune gare perché uno studio aveva stabilito che era lì che avessero un vantaggio. Ora il veto viene esteso a tutte le gare.

«Perché ora sembra che l’evidenza dica che se c’è un vantaggio in certe prove, può esserci anche in altre. Non abbiamo cambiato i criteri, ma stabilito parametri diversi. Non oso nemmeno valutarli, perché è una questione scientifica e non sono un esperto. Hanno stabilito questo nuovo regolamento e non so se quello stabilito in passato fosse stato scritto sulla scorta di una conoscenza a cui se n’è aggiunta un’altra. Sono sfide permanenti che lo sport fronteggia. Sono decisioni che finora non avevamo mai dovuto prendere in considerazione e adesso sì, per la situazione sociale». 

 ➣  Chi deve adeguarsi, la società alle regole dell’atletica o l’atletica alle leggi sociali?

«Alla fine lo sport sarà sempre in linea con i progressi della società. I principi iniziali erano basati su uno sport aperto, non c’erano categorie. Quando la donna volle avere accesso allo sport, si scoprì che nessuna al mondo aveva i criteri minimi per potervi partecipare. Questo è il fondamento della categoria femminile, affinché le donne potessero competere. Se ora la società esige qualcos’altro, su altri fondamenti, dove la condizione biologica di nascita non è più un criterio, allora dovremo aprire un dibattito e vedere dove ci porta. Forse non ci sono più categorie, ci sono altri tipi di divisione non legate al genere, ma è un dibattito che va fatto». 

 ➣  In tre decisioni prese, WA si è sempre ribellata alle raccomandazioni meno radicali del CIO. È un bisogno di marcare il territorio? 

«Non so se WA sia radicale. Per quanto riguarda gli atleti russi, abbiamo tenuto una riunione del Consiglio dell’associazione europea in cui è stato approvato all’unanimità la conferma della sanzione. E poi ci sono più di 30 governi che hanno firmato un manifesto, compresa la Spagna, compresa la Germania. WA tiene quella posizione, tra l’altro assunta anche da molte altre federazioni e molti altri comitati olimpici. Gli olimpionici europei, nonostante la raccomandazione del CIO, hanno deciso che russi e bielorussi non andranno ai Giochi europei fra tre mesi».

 ➣  Ma la WA avrebbe potuto decidere in autonomia diversamente.

«Sono decisioni molto complesse e difficili da adottare. Nessuno vuole prendere decisioni che limitino la partecipazione. Quando vengono prese è per ragioni solide e per la posizione di una maggioranza. Credo che vada rispettato l’ambito di competenza di ognuno. Il CIO sa quello che fa e quello che pensano il suo comitato esecutivo e la sua assemblea. Dalla federazione internazionale di atletica leggera, c’è una posizione di supporto per gli atleti ucraini. Sono già morti – immagino anche tra i russi, ma non so –  quasi 270 atleti ucraini di alto livello. E le infrastrutture sono state distrutte…».

 ➣  Il CIO vuole proteggere l’indipendenza dello sport dalla politica.

«Lei pensa che ci sia indipendenza dello sport dalla politica?» 

 ➣  Non io, il CIO

«Non lo dico per il CIO. Lo sport è finanziato dagli Stati, lo sport è organizzato dagli Stati, lo sport… In Spagna c’è una legge che regola i processi elettorali, e io non sono contrario, eh? Partecipiamo a gare internazionali perché lo Stato ci finanzia».

 ➣  Ma uno Stato non entra a regolamentare le competizioni di uno sport.

«Una cosa sono le ingerenze della politica nello sport, altra cosa sono le decisioni che si possono prendere. La situazione è molto complessa. Lo stesso CIO, un anno fa, ha raccomandato a tutte le federazioni di escludere gli atleti russi e bielorussi. Ora la sua posizione è cambiata, non so perché, ma la situazione della guerra non è migliorata, credo». 

Nemmeno il CIO ha già aperto ai russi le porte dei Giochi di Parigi.

«E gli sarà difficile farlo, perché molti degli atleti appartengono agli eserciti, e sarà difficile che lascino l’esercito o si dichiarino contrari alla guerra, una delle condizioni del CIO». – intervista di carlos arribas, El Pais

 

Ma nel calcio le ragazzine giocheranno contro i ragazzini

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La Stampa: “Campionati con partite miste Under 17 e Under 15 femminili sfideranno le squadre di maschi” – La svolta dalla prossima stagione votata dall’ultimo consiglio della Figc per i grandi club molte gare sono poco formative: troppo squilibrio in campo

Guglielmo Buccheri scrive: “Una facoltà, nessun obbligo. Ma seppur ancora da definire nei suoi dettagli, l’ultima delibera sul calcio femminile approvata dal Consiglio Figc apre ad una piccola, profonda, rivoluzione culturale e di sistema. … Accade spesso che su molti campi da gioco il punteggio vada oltre a quello tennistico con verdetti fino a 9-0, 11-1, 12-3 e ancora più ingombranti: prima di Natale c’è stato un match nella provincia di Milano, categoria Under 17, terminato 30-0 per le allieve dell’Inter. … L’idea è quella di inserire le Under 17 femminili tra le Under 14 maschili e le Under 15 donne nella categoria Under 13 dei ragazzi, cercando il modo di non precludere alle squadre composte da calciatrici la possibilità di vivere la seconda fase della stagione con le loro pari età”.

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