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Guardate la mano sinistra. La famosa mano de D10s. Guardate poi il rettangolo [albi]celeste sopra la testa riccioluta del Pibe che ride con la Coppa nell’altra mano. Guardate la bandiera lassù, dentro il riquadro. La Scozia, va bene. E l’altra? Di fianco. Esatto. La bandiera del Qatar.
Questa è la foto che dà certezze agli argentini. È una profezia. È la profezia di Diegadamus. 29 Giugno 1986. La domenica del titolo all’Azteca. È chiaro, no? Maradona sta dicendo dov’è che accadrà di nuovo. Lui sa senza saperlo. Oppure non sa, sapendolo. Comunque sia: Qatar. Oggi. Trentasei anni dopo.
È tutto un gioco borgesiano, intorno all’Argentina di Scaloni. Un gioco di finzioni, rimandi e specchi. A tutta birra. Hanno buttato la Budweiser fuori dai Mondiali, allora la scena se l’è presa la Quilmes con uno spot che gioca proprio sulle coincidenze tra Mexico 86 e Qatar 2022. Tutto comincia con una ragazza argentina che esce da un negozio, in compagnia di due amici, guarda distrattamente il cellulare e scopre che la finale di Doha si giocherà alla stessa ora che nel 1986. L’amica è seccata. Deve essere un’illuminista. Ancora con queste coincidenze?
Però sbuca da un altro bar un altro ragazzo, certo, certissimo, che il meteo avrà un ruolo e giocherà la sua parte, nel senso che il giorno di Natale precedente la finale Mondiale 1986 – ecco – come dirlo – a Buenos Aires pioveva. Che tempo faceva a Buenos Aires a Natale dell’anno scorso? Pioveva. E poi, sentiamo, quand’è che il Canada ha giocato l’unico Mondiale della sua storia. La risposta è dentro di voi. Quanto calcio potrà mai avere un paese con una foglia secca sulla bandiera? – si domandano i ragazzi dello spot. C’è una madre che fa le pulizie all’interno del suo pub e fa notare al figlio che il giorno della finale di Messico 1986, Giove era in transito in Pesci, proprio come oggi. È seria, serissima, come potrebbe mai scherzare su una cosa del genere. Per giunta, una volta a letto la sera col marito – fino a prova contraria – scopre che Robert De Niro è stato in Argentina solo due volte in vita sua: quest’anno e nel 1986.
Per non dire del chico che racconta alla sua fidanzata di quando suo padre gli ha detto che Calle Sucre nel 1986 si chiamava Calle Castelli. Via, di corsa, bisogna sostituire i cartelli, bisogna ripristinare il vecchio nome, perché tutto in Argentina torni al 1986.
Oh, certo, nel 1986 c’era il miglior giocatore al mondo, dice malinconico il ragazzo che tutto sapeva del meteo. E Messi, dove lo mettiamo? Che a Napoli dicano quel che vogliono. Il migliore del mondo c’è pure stavolta.
Para el que necesita coincidencias, hay coincidencias. Para el que cree en el equipo, hay equipo. Vamos Carajo – dice lo spot.
Dentro lo spogliatoio dell’Argentina sono abbastanza scaramantici. Come ricordavano a Cronache di spogliatoio l’altra sera, la Coppa América è stata vinta dopo un rituale spericolato. Nella stanza di Rodri, i calciatori si misero a indovinare che carta sarebbe uscita dal mazzo, ciascuno aveva 10 tentativi. Se tutti ce l’avessero fatta, avrebbero portato a casa la Coppa. Il primo a tentare fu il Papu Gomez, che all’ultimo tentativo indovinò l’uscita dell’asso di bastoni. Di Maria indovinò il sei di bastoni al primo tentativo. Messi – che aveva perso quattro finali in carriera – si giocò il cinque di coppe. E il cinque di coppe uscì. Ognuno si è fatto tatuare la carta indovinata.
L’ultima coincidenza l’ha aggiunta Collina, designando per la finale l’arbitro polacco Szymon Marciniak, nato il 7 gennaio. Il signore che aveva il fischietto nel 1986 era Romualdo Arppi Filho. Quando era nato? Non ci crederete mai.