I temi della nuova NBA

Il 50% della vita nella NBA è sesso. L’altro 50% è denaro

Dannis Rodman

 

Nella notte tra martedì 18 e mercoledì 19 comincia il nuovo campionato NBA con le prime due partite della stagione, due classiche del passato e della contemporaneità Boston-Philadelphia a Est e il derby californiano Golden State-Lakers a Ovest.

 

  Mancavano 24 secondi alla sirena. Steph Curry voltò lo sguardo verso la linea di fondo e vide suo padre. S’accostò, lo abbracciò e cominciò a tremare, a tremare e singhiozzare tra le sue braccia. Guardò di nuovo verso il campo, verso l’ultima finale dei play-off che stava giocando, mise le mani sulla testa e si gettò sul parquet, come fanno tutti i tennisti strozzati dalla gioia a Wimbledon, da quando per primo lo fece Bjorn Borg.

La NBA ci ha lasciato così, era giugno, con un altro anello ai Golden State, una egemonia riattivata, dopo un triennio di ricreazione nel quale si sono infilati tre momenti storici: il primo titolo di Toronto, la prima volta di LA dopo la morte di Bryant, il ritorno di Milwaukee con Giannis Antetokounmpo, a cinquant’anni da Jabbar. 

Solo che nell’attesa, viene da chiedersi se davvero la NBA ci abbia mai lasciato, o se non abbia trovato il modo di riempire il vuoto dell’estate con le sue storie. 

 

Kevin Durant, per esempio. Una volta chiusa la stagione ai Brooklyn Nets con una sconfitta contro i Boston Celtics, il giocatore fatto della miglior seta americana ha chiesto di essere scambiato. Diverse squadre si sono ingolosite, in particolare gli stessi Celtics, ma nessuna è stata disposta a soddisfare le richieste fuori dalla stratosfera. Durant ha forzato la mano, eravamo al mare, era agosto. Ha incontrato Joe Tsai, chiedendo al proprietario dei Nets di scegliere tra lui e la coppia Steve Nash-Sean Marks, allenatore e direttore generale, secondo le informazioni di Shams Charania, su The Athletic

Quando questa mossa non è riuscita a creare le basi per uno scambio praticabile – scrive adesso la rivista americana, a cui queste righe di stamattina fanno riferimento – Durant e il suo entourage hanno accettato di andare avanti

photo: rielaborazione grafica da New York Times

 

 

Non sono mancate turbolenze altrove. Prendiamo Phoenix. Dove Robert Sarver, il proprietario, è finito nei guai quando un’indagine ha ampiamente confermato le accuse nei suoi confronti, molestie sessuali, linguaggio inappropriato, razzismo, cattiva condotta sul posto di lavoro. Un’inchiesta giornalistica condotta da Baxter Holmes per ESPN a partire dal novembre 2021. La NBA ha annunciato una sospensione di un anno e una multa di 10 milioni di dollari, scatenando una mezza insurrezione tra chi l’ha ritenuto un buffetto, LeBron James e Chris Paul, tra essi. Lo scudo dell’establishment non ha salvato Sarver. Una settimana dopo, sotto la pressione dei giocatori e soprattutto degli sponsor, ha annunciato la sua intenzione di vendere i Suns e la franchigia WNBA di sua proprietà, le Mercury.

 

Nei guai sta nuotando Draymond Green. Durante un allenamento, ha colpito il suo compagno di squadra Jordan Poole. Hanno dovuto separarli. Due giorni dopo, TMZ ha pubblicato un video che mostrava il pugno in faccia. Green si è scusato, è stato multato e si è preso un periodo di pausa, dicendosi deluso per «aver fallito come leader, fallito come uomo». Adesso i suoi compagni raccontano che prima o poi dimenticheranno, anzi che lui sarà bravo a far dimenticare, ma non non subito, non è ancora il momento giusto. 

 

Il loro bravo scandalo estivo l’hanno avuto pure a Boston, dove l’allenatore rivelazione di un anno fa è stato sospeso per una stagione dalla squadra, con la spiegazione vaga di violazione della policy di squadra. Dalla riservatezza delle poche righe, presto sarebbero emersi i dettagli. Udoka aveva una relazione con una dipendente, inizialmente definita consensuale, in ogni caso non consentita all’interno della franchigia. In un secondo momento, The Athletic ha rivelato che forse così consensuale la storia non è stata. La squadra è stata affidata a Joe Mazzulla, origini siciliane, nemmeno un minuto trascorso in NBA da giocatore, e da spettatore mai in un palazzetto mentre in campo c’era Larry Bird. 

 

Secondo The Athletic, un’altra grande storia d’avvicinamento alla stagione vive a Utah. Due stagioni fa, i Jazz possedevano il miglior record della stagione regolare. Ma dopo alcune delusioni consecutive ai playoff, con una chimica interna sgretolata, il nuovo presidente Danny Ainge ha premuto bruscamente il pulsante di restart

«Quello che ho visto – dice Ainge – era una squadra nella quale nessuno credeva nell’altro». L’allenatore Quin Snyder se n’è andato a giugno, il tre volte difensore dell’anno Rudy Gobert è stato ceduto a Minnesota, il ragazzo del poster Donovan Mitchell è stato mandato a Cleveland. Utah ha ricevuto in cambio un bel pugno di future prime scelte al primo turno, e chi vivrà vedrà. 

 

È questa la cornice dentro la quale la NBA usa il verbo ricominciare, per il primo campionato senza più Bill Russell, la leggenda morta il 31 luglio all’età di 88 anni. La NBA ha ritirato la maglia numero 6, non solo a Boston, ma in tutta la lega. È il numero di LeBron James. Può continuare a portarlo finché non sarà un ex, come tutti quelli che al momento lo indossano. Il marketing è marketing. Per ora può bastare metterci una toppa. Che sia nera

 

Sì, ma chi vince?

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The Athletic ha messo in fila una serie di domande che nemmeno Mike Bongiorno. I Golden State Warriors si ripeteranno? Per quanto tempo Kevin Durant rimarrà ai Brooklyn Nets ? Quale squadra emergente arriverà ai play-off? Nikola Jokić può vincere per la terza volta il titolo MVP? LeBron James riporterà i Lakers alla ribalta e potrà mai superare Kareem Abdul-Jabbar come miglior marcatore di tutti i tempi? 

John Hollinger fa da vent’anni le anteprime delle squadre. Trascorre queste ultime ore di attesa del nuovo campionato, predicando in giro che vinceranno i 76ers di Philadelphia. Non succede dal 1983. 

Ha scritto: Sembra che questa squadra sia stata in qualche modo cancellata dalle serie contendenti al titolo, dopo essere arrivata quarta a Est la stagione scorsa. Philly era la testa di serie più alta due anni fa, prima di un inspiegabile tracollo contro Atlanta al secondo turno playoff. Un anno fa ha finito per sprecare una stagione in gran parte da MVP di Joel Embiid, schiacciata dalla saga di Ben Simmons.  I Sixers hanno battuto Toronto al primo turno per 4-2, prima di soccombere a Miami al secondo. Sono stati messi sotto per un’evidente mancanza di fisicità, ma nel frattempo molte cose buone sono accadute

La previsione del santone americano dei pronostici si basa su alcuni punti. Il primo è l’ascesa di Tyrese Maxey. Il secondo è il dato che con Embiid e Harden in campo insieme, la squadra mette le avversarie sotto di 15,5 punti di media per ogni 100 possessi. Ma ha potuto farlo solo per 21 sere. La nuova versione dei Sixers – si legge su The Athletic – potrebbe essere molto più forte di un anno fa. L’ingaggio di Tucker ha colmato il bisogno più evidente nel roster e ha indebolito Miami, una delle avversarie principali a est. Dà ai Sixers uno stopper fisico e un altro tiratore affidabile. Melton si aggiunge a Thybulle come campione dei palloni rubati e insieme dovrebbero terrorizzare. La firma di House integra la batteria dei grandi difensori e quella di Harrell risolve la più grande debolezza rimasta, avere un centro di riserva per le notti in cui Embiid sicuramente avrà qualche problema fisico. 

Ci sono molte ottime squadre a Est, ma nessuna dominante. Embiid è uno dei due migliori giocatori della Conference, solo Giannis Antetokounmpo rivaleggia. È l’anno dell’affermazione per The Process – dice The Athletic – oppure della sua chiusura. È la migliore chance che questo gruppo abbia mai avuto

 

scenari Perdo e mi prendo il migliore | In un interessante ribaltamento di prospettive, Andrea Lamperti racconta sul Foglio Sportivo la stagione di chi non può vincere e proverà a far di tutto per perdere ancora più spesso. Così da finire sul fondo del ranking e scegliere per primo al Draft l’anno prossimo. La ragione si chiama Victor Wembanyama, l’ultimo unicorno dello sport mondiale. Dicesi unicorno quel giocatore – ma anche in generale quello sportivo – che combina qualità diverse, anzi opposte, quello che ha il corpo per far qualcosa e ne fa un’altra. La definizione pare attestata per la prima volta nel gennaio del 2015, quando Kevin Durant chiamò così Kristaps Portzingis. L’unicorno è uno di 2 metri e 20 che ha la mano dolce per tirare e palleggiare. Come appunto questo francesino di 18 anni, nei giorni scorsi volato in America con la sua nuova squadra per mostrarsi dal vivo agli osservatori NBA. 

Scrive allora il Foglio Sportivo che mancano ancora più di otto mesi al Draft 2023, quando la squadra baciata dalla sorte con la prima scelta assoluta potrà selezionare Victor Wembanyama, eppure l’intero mondo Nba non riesce a smettere di parlare dell’enfant prodige in

arrivo dal campionato francese. A “Wemba”, 19 anni ancora da compiere, rimane una sola stagione su questa sponda dell’Atlantico, prima di essere eleggibile per il salto nel campionato di basket più prestigioso; nel frattempo, diverse franchigie oltreoceano – come ha raccontato il commissioner dell’Nba Adam Silver, che per una volta sembra essersi dimenticato di dover combattere il tanking – “stanno sbavando all’idea di poterlo scegliere al Draft”.

San Antonio, Houston, Indiana, Oklahoma City e Utah sono le più accreditate per finire la Regular Season sul fondo della classifica, e quindi per presentarsi alla Lottery con le chances migliori di portare a casa la prima scelta. Perdere, e perderemo? Con un prospetto come Victor Wembanyama in arrivo, sembra valerne la pena.

 

parole La prima scelta Paolo Banchero. Però sulla Nazionale: mmm.

 ➣  Che obiettivi si è dato?

«Come squadra vogliamo provare a lottare per i playoff e migliorare nel corso dell’anno sotto tutti i punti di vista. È lo stesso che voglio fare io: crescere, riprendermi in fretta dalle brutte partite che inevitabilmente ci saranno. E vincere il premio di rookie dell’anno».

 ➣  La foto al Media Day con la bandiera italiana è diventata virale.

«Non l’ho portata io, ma quando l’ho vista ho voluto farmi una foto, mostrare il mio rispetto».

 ➣  Com’è il suo rapporto con l’Italia?

«Cresce sempre più forte col passare del tempo. Fino a 15-16 anni non sapevo molto della storia italiana della mia famiglia. Solamente che il mio nome era italiano e poco altro. Poi mi sono interessato e ho scoperto tante cose. Spero di venire presto in Italia, visto che ancora non ci sono stato».

 ➣  Ha seguito l’Europeo?

«Nessuna partita in diretta, perché qui negli Usa erano ad orari strani. Ma ho visto tanti highlights, a cominciare da Italia-Serbia. Ho seguito gli azzurri e sono orgoglioso di come hanno giocato e combattuto. Ma ho seguito anche altri giocatori di alto livello che volevo vedere, da Doncic a Antetokounmpo».

 ➣  Sente qualcuno dell’Italia?

«Con coach Riccardo Fois (uno degli assistenti di Pozzecco, ndr) ci sentiamo da tanto. È stato a Gonzaga e ad Arizona, e in Nba a Phoenix. Lo conosco e lo rispetto. Tra i giocatori sento Nico Mannion: è della West Coast come me, ha giocato gli stessi tornei che ho fatto io. Ci scriviamo sui social, gli ho fatto i complimenti per quanto bene sta facendo con la Nazionale. Lo seguo, sono curioso di vedere dove arriverà».

 ➣  Al Mondiale 2023 vedremo Banchero con l’Italia?

«È il mio obiettivo. Non posso garantirlo al 100%, visto che devo ancora cominciare la mia prima stagione Nba, ma è qualcosa a cui penso. Al momento opportuno prenderò una decisione». intervista di davide chinellato, La Gazzetta dello sport

 

 

  Chissà dove si poserà lo sguardo stanotte, quando la NBA metterà un nuovo anello al dito ai signori della pallacanestro con la maglia dei Golden State Warriors. Chissà se guarderemo le mani di Steph Curry o le facce di Jordan Poole e Draymond Green, quelli del video in cui uno [il secondo] colpisce l’altro, come due cugini arrabbiati alla festa di compleanno del nonno. La metafora è dell’Équipe

In giro, chi ne sa, scrive che i Warriors hanno tutte le ragioni per credere in un quinto titolo in otto anni. Così, anche questo diventerebbe un albo d’oro nel quale leggere tesi differenti. C’è tempo. Curry è ancora una macchina da triple – scrive il giornale francese nelle sue quattro pagine di analisi per il campionato americano che comincia – Klay Thompson è guarito da due gravi infortuni, Poole viene dalla migliore stagione della sua breve carriera (18,5 punti di media con 4 assist). Andrew Wiggins ha fatto dimenticare la sua versione deludente di Minneapolis. Non è finita. Perché James Wiseman, il delizioso James Wiseman, la scelta preferita di Slalom al Draft 2020, ha finalmente impressionato in pre-campionato [fa anche rima], come gli altri due giovanotti Jonathan Kuminga e Moses Moody

In un contesto normale, il veterano Green gli avrebbe fatto da guida. Ma che credibilità può avere oggi?, scrivono in Francia.

 

TEMI Una Coppa, le partite all’estero e il nuovo contratto tv 

La NBA comincia con due grossi temi sul tavolo. Il primo è la riforma del suo format e della sua agenda. Il commissioner Adam Silver da tempi spinge per introdurre un torneo di metà stagione. Se ne parla da quando quattro anni fa il New York Times uscì con un elogio della Coppa Italia, indicandola come un modello per vivacizzare la NBA. Secondo The Athletic ci siamo. Arriva nel 2023-24 la Coppa Italia della NBA. Nel senso che proprio come in serie A, le prime otto della classifica in quel momento, si sfiderebbero a eliminazione diretta per vincere questo nuovo titolo [dal prestigio sportivo incerto ma per il quale la Lega spera in succosi benefici economici]. Resta da convincere il sindacato dei giocatori, che ha già ingoiato i play-in come preliminari dei play-off. La faccenda non è slegata dalla discussione che Silver sta per aprire sui diritti TV. L’attuale contratto di 24 miliardi di dollari per nove anni scade nel 2024-2025. L’obiettivo è raddoppiare le entrate e prendere la scia della NFL, con un affare da 110 miliardi per 11 anni. 

Uscita dalle restrizioni più severe della pandemia, la NBA può rimettere in agenda i suoi tour all’estero. San Antonio-Miami del 17 dicembre si giocherà in Messico, Chicago e Detroit verranno a Parigi il 19 gennaio all’AccorArena. I biglietti vanno dai 400 ai 6mila euro, secondo i vari pacchetti 

 

  La prima partita della stagione. Di Boston, scrive The Athletic, piace il clic scattato nella seconda parte della stagione scorsa, quando i giocatori chiave hanno fatto passi da gigante. Bisogna presumere che l’onda lunga si ripercuota sulla prossima stagione, specialmente per ragazzi come Jayson Tatum e Jaylen Brown, un duo incredibilmente dinamico. I Celtics hanno aggiunto Malcolm Brogdon, che si adatta perfettamente alla squadra, se è sano. È una squadra ancora con grandi speranze. Cosa mettiamo in dubbio? L’allenatore e il centro di partenza. Ime Udoka è stato sospeso e non sappiamo come se la caverà Joe Mazzulla. Sembra inoltre che il ginocchio di Robert Williams III non stia messo benissimo dopo la rottura del menisco, né sappiamo quando aspettarci davvero che torni e se tornerà in forma. È la chiave della loro difesa e non hanno molta profondità. Potrebbero essere due problemi enormi per una squadra arrivata a due vittorie dal titolo. Tuttavia The Athletic scommette sul fatto che Tatum possa diventare il primo giocatore nella storia dei Celtics a raggiungere una media di 30 punti a partita in una stagione. Il record attuale è di 29,9 di Larry Bird nel 1987-88.

Scott Cacciola sul New York Times dice che Mazzulla dovrà affrontare pressioni immediate per tenere i Celtics al più alto livello, con il numero 6 di Bill Russell che abbellisce il loro campo.

Quanto ai 76ers che non vincono l’anello dal 1983 [sospiro], The Athletic si era espressa nei giorni scorsi con i pronostici tradizionali di John Hollinger: sono i favoriti.  Cosa ci piace? Hanno il miglior trio della stagione. Joel Embiid è un candidato MVP ogni anno. James Harden sembra essere in una forma migliore e si spera che si sia liberato di quei problemi al tendine del ginocchio. Tyrese Maxey è oltre le aspettative alla sua terza stagione. Hanno preso Tucker e Danuel House Jr. per aggiungere versatilità e grinta

Sopan Deb sul New York Times è meno certo che possa funzionare. Dopo il tumulto dello scorso anno con Ben Simmons, i Sixers iniziano la stagione – in teoria – senza drammi. Harden ed Embiid, al loro meglio, potrebbero essere candidati a vincere il premio MVP. Ma solo se stanno bene in salute, se Embiid gioca bene come l’anno scorso, se Harden si ritrova. Altrimenti, con la forte concorrenza nel resto dell’Est, sarà difficile per i Sixers sfondare. Le nuove stelle e i giovani giocatori in ascesa potrebbero cambiare le dinamiche di potere in entrambe le Conference, con Nets e Lakers che potrebbero essere le squadre da battere.

 

  Invece per The Athletic i Lakers meritano il 19esimo posto nella griglia di partenza. LeBron James e Anthony Davis sono giocatori epocali e questo è un ottimo punto di partenza. Hanno il DNA e l’esperienza giusti per questo campionato. Darvin Ham è un ottimo allenatore, da tempo atteso come uno dei prossimi grandi allenatori, ma la rivista americana considera non c’è abbastanza profondità dietro James e Davis, che probabilmente non saranno tantissime le partite in cui potremo vederli insieme e c’è da risolvere il caso Russell Westbrook, con il tentativo di metterlo a suo agio in un ruolo minore. The Athletic azzarda che non arriva a gennaio. O esce o lo scambiano. 

Buon campionato a tutti. 

 

italianismi Le canottiere azzurre | Flavio Vanetti ricorda quanti sono e chi sono. Il Gallo [Gallinari, ndSl] ha già ripreso a camminare senza stampelle e farà di tutto per esserci almeno nei playoff gli azzurri avrebbero dovuto essere due in più se Gabriele Procida (Detroit Pistons) e Matteo Spagnolo (Minnesota Timberwolves) non avessero preferito parcheggiarsi provvisoriamente a Berlino e a Trento, si comincia con Simone Fontecchio, «deb» negli Utah Jazz a quasi 27 anni (li compirà a dicembre), e soprattutto con Paolo Banchero. Il quale sarebbe il «più uno» di cui sopra. È giusto infatti sottolineare che la prima scelta assoluta del 2022, nuovo faro degli Orlando Magic che contano di costruire un gruppo vincente, è prima di tutto statunitense, di formazione e di vissuto.

 

 

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