Coveremo le pene, Remco Evenepoel campione del mondo

Coveremo le pene

anagramma di Remco Evenepoel

 

Remco Evenepoel ha vinto poco fa il Mondiale di ciclismo su strada dell’Élite. Si è fatto gli ultimi 26 km del percorso da solo, staccando sul mont Pleasant il kazako Lutsenko, con cui si era isolato in testa una decina di km prima È la 27esima maglia iridata per il Belgio, più di ogni altro Paese, a 10 anni di distanza dall’ultima di Philippe Gilbert La vigilia turbolenta di Van der Poel: trattenuto dalla polizia fino alle quattro del mattino per una lite in albergo. Non può lasciare l’Australia. 

 

   È stato il bambino, a vincere il cinquello, ma un vero cinquello alla fine non c’è stato mai. Due settimane dopo essere arrivato in maglia rossa a Madrid, primo alla Vuelta, Remco Evenepoel ha schiantato il ciclismo dell’El Dorado e dell’equilibrio alla maniera dei cannibali di un tempo. Ci doveva essere un motivo, se da quand’era un teen-ager in Belgio lo chiamano il nuovo Merckx. Merckx, che di nuovi sé stesso ne ha visti passare tanti, non lo ama. Perché ha capito subito che questo era il vero. Il suo siddharta. Evenepoel ha vinto un Mondiale chiuso per la terza edizione di fila con un uomo solo al comando della corsa, ma negli ultimi 20 anni nessuno era mai arrivato con un margine più ampio dei 32 secondi scavati da Alaphilippe a Leuven. Con lui, gli altri sono arrivati a 2 minuti e 21. Nel frattempo le televisioni hanno fatto in tempo a mandare la pubblicità, come nell’attesa del gruppo dopo Coppi – si diceva una volta – le radio trasmettevano musica da ballo. Dal 1990 nessuno era rimasto in testa senza compagnia per più di 17 km, lo aveva fatto sempre Alaphilippe un anno fa, lo aveva fatto Abraham Olano a Duitama nel 95, nel tratto finale perfino con una ruota bucata. Un vincitore così giovane, sotto i 23 anni, non c’era da quasi trent’anni, da quando Lance Armstrong bruciò le ambizioni di Indurain a Oslo. 

 

Il Cannibale lo sta subito chiamando L’Équipe sulla home page del sito, mentre il belga Het Nieuwsblad celebra un incredibile assolo”. Gli altri che avevano messo la faccia sui cartelli del Wanted di Wollongong erano spariti strada facendo.

Il bruttoAlaphilippe – non è mai stato in corsa. È finito nelle retrovie sin dal principio, in quella tipica fase che mostra al mondo i più accaniti ottimisti nell’idea che possa arrivare una fuga bidone. Nel mucchietto c’era pure il fratello di Peter Sagan, Juraj. Proprio la Francia ha agitato questa fetta di corsa, Alaphilippe non rientra più. 

Il cattivoPogacar – ha sbagliato il colore alla roulette. Si è seduto al tavolo, ha puntato sul rosso, è uscito il nero. Ha marcato per tutto il giorno il belga sbagliato. S’è appiccicato a van Aert, ma van Aert non è partito mai. 

Il bello – appunto van Aert – alla fine è arrivato quarto. Quando a quattro giri dalla fine, una caduta del tedesco Zimmermann in discesa ha spezzato il gruppo in due, lui era dietro, Remco davanti. 

Il buono – questa è la storia – il buono Van der Poel ha invece chiuso il Mondiale dopo soli trenta km. Direbbe Loredana Berté: i buoni, così buoni non sono mai. 

Secondo quanto si sta ricostruendo dall’alba italiana, Mathieu Van Der Poel era reduce da una notte movimentata. È stato fermato dalla polizia per un alterco avuto in hotel. 

Questa è la sua versione a Sporza, alla partenza: «C’è stata una piccola discussione. Sono andato a letto presto e alcuni ragazzini hanno trovato divertente bussare in continuazione a ogni porta del corridoio, dove era la mia stanza. Dopo un po’ la cosa mi ha stufato e ho chiesto di smettere, non l’ho fatto gentilmente. A quel punto è stata chiamata la polizia e sono stato portato via».  

 

Il canale fiammingo riferisce che una ragazza è rimasta ferita a un braccio. La polizia ha rilasciato un comunicato in cui spiega che Mathieu Van Der Poel è stato coinvolto in una lite verbale con due ragazze adolescenti di 13 e 14 anni. L’uomo ha spinto successivamente entrambe le ragazze. Una di loro è caduta a terra, l’altra è stata spinta contro il muro e ha riportato una lieve ferita al gomito

Lo hanno arrestato, gli hanno ritirato il passaporto, lo hanno rimandato in albergo a dormire quando erano le quattro del mattino. 

«Non è chiaramente una situazione ideale. È un disastro – dice VDP alla partenza – ma non posso cambiare le cose e proverò a ricavarne il massimo. Correrò con poco sonno, spero nell’adrenalina». 

Non è bastato. La sua corsa è durata molto poco – dice Spazio Ciclismo – ed appare chiaro che fisicamente quanto psicologicamente, ciò che è successo lo ha provato più di quanto non volesse lasciar trasparire in partenza

Van Der Poel è potuto uscire su cauzione, ma ora dovrà sottoporsi a un procedimento legale. Una prima udienza è prevista martedì. La tv australiana dice che potrebbe essere obbligato a restare in Australia almeno sino al 23 ottobre. Può dare un colpo di telefono a Novak Djokovic, per sondare quale sarà il clima. 

 

Il team manager Christoph Roodhooft dice di non voler commentare qualcosa che non ha visto di persona e ammette che potrebbe esserci stata una reazione sbagliata. «Sembra esserci una procedura standard di sei settimane – spiega – quando succedono queste cose, se non sei cittadino australiano».  

 


2  I campioni del mondo presenti in gruppo sugli ultimi dieci presenti nell’albo d’oro

17  Le volte in cui Raymond Poulidor è arrivato al traguardo in un Mondiale. E’ il record assoluto, una in più di Joop Zoetemelk, seguono Van Avermaet con 14, Valverde Kelly freire Stangelj Junkermann con 13. Nessun italiano fra i primi 20 con almeno 11 arrivi. 

1990 L’anno in cui il Mondiale ha avuto il più anziano partecipante, l’australiano Barry Burns, di 43 anni e 239 giorni. Quattro anni più tardi sarebbe arrivato a piazzarsi al secondo posto Yukiharu Mori dal Giappone, con 42 anni e 263 giorni. L’italiano più anziano di sempre è stato Franco Pellizzotti nel 2018, al via a 40 anni e 258 giorni. 

1985 L’anno del più anziano vincitore nella storia dei Mondiali, l’olandese Joop Zoetemelk, primo all’età di 38 anni a 272 giorni. Per poco non gli tolse il primato Alejandro Valverde, campione nel 2018 a 38 anni a 158 giorni. Tre italiani sono fra i sei più vecchi di sempre: Mario Cipollini nel 2002 vinse a 35 anni e 205 giorni, Fausto Coppi nel 1953 a 33 anni e 349 giorni, Paolo Bettini nel 2007 a 33 anni e 182 giorni. Tra i primi 20 di sempre anche i trentenni Felice Gimondi e Vittorio Adorni nel 1973 e 1968. 

1973 L’anno del più giovane partecipante di sempre, il portoghese Dinis Alves da Silva, che aveva 17 anni e 315 giorni, l’unico minorenne nella storia. L’italiano più precoce fu Fabio Battesini, che nel 1931 aveva 19 anni e 188 giorni. 

 

1934 L’anno in cui ha vinto il Mondiale l’unico Under 21 della storia, il belga Karel Kaers, a 20 anni e 76 giorni. Da ventunenni ce l’hanno fatta Monseré nel 1970 e Armstrong nel 1993, poi un gruppetto di 22enni: Lemond nel 1983, Merckx nel 1967, Ronsse nel 1928, Beheyt nel 1963. Il più giovane italiano fu Fondriest nel 1988, con 23 anni e 226 giorni.

Con 22 anni e 243 giorni, Evenepoel si inserisce al settimo posto.


 

  LA COPIA DI MILLE RIASSUNTI Remco Evenepoel

Il suo nome in tre anni di Slalom

 

#numeri 0 

Chi è Evenepoel | Figlio di Patrick, corridore professionista con la Collstrop. Giocava a calcio nelle giovanili dell’Anderlecht e poi del PSV Eindhoven perché suo padre non voleva che facesse il corridore. È stato capitano della Nazionale belga under 16. È il primo corridore a cui è riuscita l’accoppiata l’oro iridato juniores in linea e a cronometro: a Innsbruck nel 2018. La sua definitiva esplosione arriva nell’anno in cui il Tour è stato vinto da Egan Bernal, 22 anni, il più giovane a imporsi in Francia dal 1909. Il ciclismo è al ricambio generazionale. 

Single – “Sapendo che Giro, Tour e Vuelta si decidono sulle montagne, prende e se ne va dal Belgio perché «troppo piatto», per andare a vivere a Montecarlo «perché lì sono vicino a montagne lunghe e impegnative». Pare – chissà se sarà davvero questo il motivo – che per inseguire il suo sogno abbia lasciato anche la fidanzata, Omaima Rayane, bellissima ragazza belga di origini marocchine. Lo ha scritto Claudio Ghisalberti sulla Gazzetta

 Entusiasmo – «Ma che cos’è questo corridore? Un fenomeno. Un fenomeno. È lo sbocciare di un fiore. Cari giovani, è una fortuna per voi che lo guardate e che restate. Un dono».  Riccardo Magrini, telecronista Eurosport in diretta alla Clasica San Sebastian 2019

Prudenza – «Evenepoel è un corridore vero ma tutte queste attenzioni non gli fanno bene. Ha 19 anni, se le cose non andassero bene, per lui sarebbe dura. È un corridore diverso da me, un corridore da grandi giri a tappe. Diamogli tempo» | Tom Boonen febbraio 2019

Saggezza – «La cosa più importante è che si diverta e che resti se stesso. Perché se le corse e tutto quello che gli ruota attorno diventano semplicemente un lavoro e un modo per guadagnare soldi, allora soffrirà come all’inferno» | Peter Sagan

L’Europeo vinto sollevando la bicicletta al traguardo – “Il fenomeno finisce per terra, non per colpa sua, a una settantina di chilometri dal traguardo. Una caduta stupida, le gare juniores sono sempre un po’ pazze. La ruota di Evenepoel è distrutta, lui grida. L’ammiraglia è lontana e il meccanico non prontissimo. «Ma non sono stato mai nel panico». Sta fermo due minuti, più o meno il suo ritardo massimo dalla testa, ma in un quarto d’ora torna al suo posto. Ne avrà superati una sessantina, in stile Pantani a Oropa 1999 (aiutato da qualche scia di troppo, notava il c.t. De Candido). A un certo punto, per farsi largo in salita, toglie le mani dal manubrio per far scansare un collega più lento: gesto oltre le righe. Lo ha scritto Ciro Scognamiglio sulla Gazzetta

 

| Come parlava Evenepoel nell’agosto di tre anni fa

«Non è bello che i giornali belgi vadano a cercare la mia fidanzata a scuola. È troppo. Se in Belgio spunta un bravo ciclista, diventano tutti matti».   

«Ogni domenica guardavamo sempre il ciclismo in televisione. Le Fiandre. La Roubaix. Io non ho mai guardato il calcio in tv, sempre il ciclismo. Lo amavo di più. Il corridore che mi piaceva più di tutti era Tom Boonen. Era di un altro livello. Anche Contador mi piaceva, quando vinceva tutti i grandi Giri».  

«Vado forte a cronometro ma sono un peso leggero. Non credo che farò mai bene sul pavé. Spero di diventare un corridore da classiche e a lungo termine anche da grandi giri. Il mio sogno più grande è vincerne uno»  

«La vita da professionista è molto diversa da quella che facevo prima. L’anno scorso andavo ancora a scuola ed ero impegnato tutto il giorno. Ora posso organizzare meglio il mio tempo. Mi sveglio, esco un pochino in bici prima di colazione, mangio qualcosa ed esco di nuovo a fare un altro giro. Quando andavo a scuola, la mia giornata alle 4 del pomeriggio era finita. Nella prima parte della stagione ho avuto qualche difficoltà a risistemare le mie abitudini, forse ho commesso qualche errore perché non riposavo abbastanza»  

«Ho un sacco di buoni amici intorno a me. Io credo che sia importante non chiudersi in casa quando non corro. Se torno da una gara e ho dei giorni liberi, trovo che sia meglio uscire e fare qualcosa con gli amici. Andare al bowling o cose del genere. Per alleggerire la testa e non pensare sempre al ciclismo. Questa è una cosa che ho dovuto imparare. Ora mi godo di più il tempo libero» | a Cyclingnews

 

#331  Gli allenamenti sul Grammont

Remco Evenepoel è invece quello che la rivista francese Velo ha definito “un bulimico del lavoro”. Un appassionato di allenamento e dei suoi dati. Appena finito il lockdown, Evenepoel ha chiesto allo staff e ai medici il permesso per farsi un giro di 300 miglia. Il primo giorno. Va bene, gli hanno detto, ma solo in 10 ore. Evenepoel ha un metodo. Si dà una sfida e la insegue. Il 27 aprile – ha raccontato a Velo – la sfida era scalare il Mur de Grammont per 50 volte

“Sono uscito di casa abbastanza presto, alle 8 del mattino, per andare al Grammont che è a un’ora di bicicletta da casa”. Non c’è andato in macchina, eh. “Così ho sciolto le gambe prima delle salite”. Se ne rende conto lui stesso. “So che può sembrare un po’ folle”. Sua madre, parrucchiera, aveva il giorno di riposo e l’ha seguito. Gli passava le borracce in cima, raccoglieva i panni che Remco faceva cadere, faceva il tifo. “Una bella sfida per me, i ciottoli non mi piacciono. Il giorno successivo, le mani, la schiena e i polsi mi hanno ricordato che cosa avevo fatto. Ma era pianificato da tempo che poi avrei avuto un periodo di recupero. Per quasi una settimana non ho toccato la bici. Di buono c’è che la prossima volta, in gara, il Mur de Grammont lo conosco a memoria. Potrei farlo a occhi chiusi e col vantaggio di doverlo scalare una volta sola”.  Poi non vi stupite la prossima volta, quando sarà, quando Evenepoel sul Grammont saluta tutti e se ne va. [10 agosto 2020]

 

#337 Il volo in discesa dal Sormano al Lombardia

C’eravamo lasciati con Remco Evenepoel favorito del Giro di Lombardia, ma il fenomeno belga è volato per una ventina di metri giù in un fossato scendendo dal Muro del Sormano, come le cronache raccontano sia accaduto nell’ottobre 2017 a Laurens De Plus, finito oltre il guardrail a tutta velocità, a un sessantaseienne nell’aprile 2018 e a un quarantaseienne nel giugno 2019. Si è rotto il bacino. O sbagliano tutti in quella stessa discesa o bisogna prendere qualche decisione perché quella discesa è pericolosa. 

✘  Luca Gialanella sulla Gazzetta dello sport sottolinea come “i materiali negli ultimi anni hanno fatto passi avanti enormi. Le strade sono rimaste le stesse di allora, le biciclette sono invece diventate cavalli di carbonio, rigidissimi, che trasmettono tutta l’energia del corridore. In più, la tecnologia offre ai corridori ruote performanti, che costano anche 5000 euro al paio, studiate in galleria del vento, che quando vengono lanciate a più di 50 all’ora trascinano la bici con un effetto-volano”. Evenepoel per la Gazzetta, in ritardo di qualche secondo da Nibali, è arrivato lungo, troppo veloce ed è finito contro il muretto. “Minore esperienza e volontà di tenere a ogni costo, pur di non staccarsi”.  [17 agosto 2020]

 

#338 Il Lombardia sotto inchiesta

Le immagini di Evenepoel che vola per una ventina di metri giù dalla discesa del Muro del Sormano ha colpito tutti i corridori. Può darsi che Evenepoel abbia sbagliato ad affrontare la discesa, come racconta in questi giorni la Gazzetta dello sport, ma lungo quella stessa discesa hanno sbagliato anche Laurens de Plus e Jan Bakelants nel 2017, più due cicloamatori finiti fuori strada, secondo le cronache locali, nell’aprile 2018 (un sessantaseienne) e nel giugno 2019 (un quarantaseienne). Forse è una strada oggettivamente pericolosa. Juan Gutiérrez su Diario AS scrive inoltre che “la caduta di Evenepoel da un ponte in Lombardia ha acceso un dibattito sulla velocità dei soccorsi. La vettura che si è schiantata sul percorso per investire e ferire Schachmann ha rivelato un profondo divario organizzativo”. [18 agosto 2020]

 

#350 Il modem proibito

Quando è volato per venti metri in un fosso al Giro di Lombardia, Remco Evenepoel aveva in tasca un modem e non poteva. Ecco cos’era l’oggetto che il ds Davide Bramati gli ha sfilato dalla tasca durante i soccorsi, sostiene il Corriere della sera, con quel gesto catturato e finito in rete, di qui sospetti e illazioni, fino all’apertura di un’inchiesta dell’UCI. Contattato dal quotidiano Bramati era stato vago, tipo: non ricordo ma niente di illecito. Il modem è vietato perché “darebbe vantaggi iniqui – ha spiegato Marco Bonarrigo che sta seguendo il caso per il Corriere – consentendo al team di «pilotare» l’atleta e snaturando la tattica”. Il manager della squadra belga, Patrick Lefevere, ha risposto con un tweet piccato: «Non immaginavo ci fossero tante persone così stupide, compreso il presidente dell’Uci».

Il Corriere della sera scrive ora che “il team, se i fatti verranno accertati, rischia una pesante sanzione”. La Deucenink, la squadra, ha ribadito in una nota che “l’oggetto tolto dalle tasche di Remco Evenepoel era una bottiglietta contenente prodotti nutrizionali”. [30 agosto 2020]

 

#595  Il rientro. Alla partenza del Giro d’Italia

Wim Vos su Het Nieuwsblad  gli scrive una lettera aperta: Spero che non mi biasimerai se già lo definisco un momento storico, ma questo Paese sta finalmente ottenendo la prima risposta a quella che negli ultimi mesi è diventata una questione di rilevanza nazionale. Sei il ciclista che darà al Belgio un traguardo per la prima volta in più di quarant’anni? Insomma: come stai Remco? Non hai mai avuto timidezza, nemmeno davanti a cento giornalisti. Chiunque volesse sapere come gli occhi possano diffondere fiducia e spavalderia, dovrebbe guardare te. È stato un sollievo scoprire che almeno il tuo sguardo è uscito indenne da quell’incidente in Lombardia. Aggiunge di essersi irritato quando ha sentito troppa modestia e prudenza nelle parole. Consolazione: Fa tutto parte del gioco. Non significa niente. Caro Remco. Sei venuto a questo Giro solo per un motivo. I punti interrogativi dopo quella lunga riabilitazione è meglio che ti tormentino da qualche parte in una stanza laterale della tua testa. Non dirmi che sono centrali. C’è solo un’idea nella testa di un vincitore: vincere. Ed è quello che sei: un vincitore. Qui puoi scrivere la storia. Diventare il più giovane dai tempi di Fausto Coppi nel 1940. Non dire di essere insensibile a questo.

Giovanni Battistuzzi sul Foglio: Pensare che tutto ciò sia esclusivamente frutto dell’imprevedibilità dell’apparizione del campione è una semplificazione eccessiva. Verso la metà degli anni Cinquanta il Belgio, epicentro di quella generazione di atleti straordinari, decise di puntare forte sul ciclismo con una politica di agevolazione fiscale per le squadre giovanili. Lo stato in pratica concedesse dei fondi per l’acquisto di biciclette da parte dei team e diminuì la tassazione a quelle aziende che decidevano di sponsorizzarli. In pochi anni le formazioni giovanili aumentarono del 25 per cento e il numero di ragazzini che iniziavano a correre in bici quintuplicò. Aumentare la base vuol dire avere più possibilità di scovare un campione

 

#936 La vittoria alla Liegi

Alexandre Roos, per L’Équipe; Prima di provare a calcolare la traiettoria della stella Evenepoel nel cielo del pantheon del ciclismo, apprezziamo il piccolo capolavoro di Liegi. Il gioiello della Quick-Step aveva avuto la tendenza a infastidirci in queste ultime settimane, con certi schiaffi in testa alla corsa che spesso sono il segno dei corridori incapaci di padroneggiare il resto. Stavolta ci ha sbalordito e ha messo le cose nel verso giusto. Un raro exploit solitario nella Doyenne. Ha dato l’impressione con questa vittoria di volersi affermare in autonomia, finalmente, anziché lasciare che fossero gli osservatori a decidere per lui. Come quando al suo esordio, avevano decretato che sarebbe stato il futuro vincitore del Tour de France, tanto atteso dal Belgio. Così non hanno mai perso l’occasione per criticarlo, quando ha deviato dal piano di carriera che loro avevano deciso per lui. Evenepoel invece può brillare nelle Classiche, partecipando all’orgia ciclistica di Pogacar, Van der Poel o Van Aert che se ne fregano delle etichette in cui li vogliamo rinchiudere. Quest’inverno un osservatore acuto ci aveva detto, giustamente, che Remco Evenepoel è stato un fenomeno prima di essere un campione. Ieri lo è diventato. [25 aprile 2022]

 

#1064  La vittoria alla Vuelta

Ci sono date che si incastrano per caso, ma che nella loro fortuita catena ci dicono qualcosa. Il 28 maggio del 1978 Johann De Muynck vinceva il Giro d’Italia, dieci giorni prima Eddy Merckx aveva detto addio al ciclismo. Pareva che il Belgio avesse già pronto il fuoco degli eredi del Cannibale, invece era un falò di fine estate sulla spiaggia. 

Remco Evenepoel è venuto a riscrivere tutto daccapo. Alexandre Pedro su le Monde dice che dal suo ingresso tra i professionisti è stato presentato come l’erede del Cannibale. Quel tipo di paragone che aggiungere qualche ettobar di pressione alle tue spalle. Un uomo non ha mai avuto dubbi, suo padre

Patrick Evenepoel ha detto al quotidiano belga Le Soir: «Vinceva le classiche di un giorno, ma nel suo DNA c’è la corsa da tre settimane. E questo Giro di Spagna è in realtà la sua prima partecipazione, perché il Giro dell’anno scorso non conta nella mia mente».

Non conta, dice, papà Evenepoel, perché è l’appendice di quanto accadde il 15 agosto 2020 al Giro di Lombardia, quando Remco Evenepoel – racconta le Monde è andato vicino alla morte nella discesa del muro di Sormano al Giro di Lombardia. Scomparve in un burrone e atterrò una decina di metri più in basso. Senza notizie per lunghi minuti, il Belgio non associò più Remco a Merckx, ma al suo coetaneo dal tragico destino, Jean-Pierre Monséré, giovane campione del mondo falciato all’età di 22 anni da un’auto nel 1972.

La luce di Evenepoel è stata riconosciuta in fretta da Patrick Lefebvre, che ha subito visto in lui un witte merel, ovvero quel merlo bianco che spesso diceva di cercare, per volare alto sulle grandi torri

Alessandra Giardini su Bicisport dice perciò che la vittoria di Remco non è soltanto un nuovo inizio per il Belgio, ma è un nuovo inizio anche per la QuickStep. La squadra di Patrick Lefevere, disegnata fin dal principio per le classiche del nord, vince il primo grande Giro della sua storia. È un momento che potrebbe spostare gli equilibri del grande ciclismo e potrebbe cambiare gli scenari futuri del World Tour. [11 settembre 2022]

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