Come il tennis fabbrica i suoi campioni bambini

Solo i bambini sanno quello che cercano

Antoine de Saint-Exupéry

 

L’ultimo adolescente ad aver vinto un torneo dello Slam è di 17 anni fa e si chiamava Rafa Nadal. Dopo aver a lungo atteso che gli Zverev e gli Tsitsipas prendessero il posto dei Fantastici Tre, sta invece arrivando una seconda ondata di Futuro per rilanciare il Teen-nis

 

  ▻  Iniziarono gli svedesi. Furono gli inventori dell’agricoltura del tennis. Fra i parchi e i laghetti di Bromma, nel quartiere di Alvik, la Salk-hallen era stata costruita negli Anni Trenta del Novecento in risposta al Royal Club del sovrano Gustavo, deciso a trapiantare nel Paese quello sport così dolce e crudele dopo un viaggio in Inghilterra. Uno sport dell’élite fino al luglio del ’62, quando la tv trasmise un doppio di Coppa Davis, con Lundqvist e Schmidt da una parte, Pietrangeli e Sirola dall’altra. Vinsero loro 9-7 al quinto e la Svezia andò fuori di testa. Partì con una grande semina. Lo Stato iniziò a ricavare ambienti per il tennis dentro le scuole, nelle palestre furono montati muri da palleggio alle spalliere, nei piccoli circoli si poteva provare questa cosa nuova di gettare una pallina dall’altra parte di una rete. La federazione radunava periodicamente i ragazzini più bravi fra i 12 e i 18 anni a Båstad. Finché il signor Rune Borg, un commesso di Södertälje, vinse una racchetta e la regalò a suo figlio Björn. L’adolescenza non era ancora una categoria autonoma, né sociologica né economica. Era un’età di mezzo, una cosa tipo boh, sta attraversando un momento strano. E nell’arco di quel momento strano, gli svedesi con un racchetta in mano erano i più bravi di tutti. Nessun teenager aveva mai vinto un torneo dello Slam prima di Borg, 18 anni e 10 giorni, al Roland-Garros 1974. Seguirono Mats Wilander con 17 anni e 293 giorni, sempre a Parigi, nel 1982, e Stefan Edberg a 19 anni e 324 giorni in Australia nel 1985. Sono stati bimbi prodigio esclusivamente gli svedesi, fino a Boris Becker e Michael Chang, pure loro diciassettenni, a Wimbledon 1985 e Parigi 1989. Dopo questi due ci sono stati da diciannovenni Sampras (New York 1990) e Nadal (Parigi 2005). Fine. 

Al rintocco della diciassettesima stagione da quel giorno di gloria per Rafa, dopo 57 titoli su 67 andati solo a Quei Tre, l’attesa di una NextGen è roba antica, superata. Gli Zverev e gli Tsitsipas sono rimasti dei luminosi fuochi a mare senza rumore. Il tennis è oltre. Sta cercando la next NextGen. Non in Svezia, stavolta. Il loro ultimo Slam ha compiuto vent’anni a gennaio (Thomas Johansson, Melbourne 2002). L’azienda agricola del loro tennis è diventata a conduzione familiare. Hanno un solo giocatore fra i primi 100 e per un pelo, Mikael Ymer, al numero 98. Suo fratello Elias è al 136. Dopo: non c’è più niente fino a un tale Dragos Nicolae Madaras, un 24enne al numero 320 della classifica. Hanno in tutto 9 giocatori entro i primi mille. La Spagna ne ha 9 nei primi 89. Soprattutto: la Spagna ha Carlos Alcaraz

In questi ultimi tempi, per mio figlio Stefan, il numero 1 non è più Nadal, ma Alcaraz. Ha cambiato il suo giocatore preferito | Novak Djokovic

Percy Rosberg, 90 anni nel prossimo a novembre, primo maestro di Borg, dei ragazzini svedesi dice: «Il tennis era un pretesto per vedere il mondo. Forse oggi vivono benissimo con i genitori. Dopo una sconfitta vogliono tornare a casa, noi cercavamo un torneo da un’altra parte per la rivincita». Nel 2016 confessò di essere preoccupato. Si chiese dove fosse il prossimo Borg. «Ovunque, non in Svezia», mormorò. Senza immaginare che dopo aver perso la supremazia nel mondo, al suo Paese sarebbe toccato perdere anche quella nei mari del Nord. La Norvegia ha il 23enne Casper Ruud al numero 9, la Finlandia ha messo Emil Ruusuvuori al 59 e la Danimarca ha nella manica il solo teenager al mondo tra i primi cinquanta al mondo, oltre Alcaraz.

Si chiama Holger Rune, pronunciato Runé.

 

Venerdì ha festeggiato i 19 anni e domenica ha vinto il primo torneo sul circuito ATP a Munchen, senza perdere nemmeno un set in tutto il torneo. È nato a Gentofte, a est dell’isola di Seeland. In sedici mesi ha guadagnato quasi 430 posizioni, adesso è 45esimo, vuol chiudere l’anno nei primi 25 e dice che un giorno sarà il numero 1. Se è per questo, ha detto pure che vincerà più Roland-Garros di Nadal. 

Per trovare un altro 2003 dopo Alcaraz e Rune, bisogna scendere al 200esimo posto. Dove staziona Luca Nardi. L’Equipe ha dedicato un ritratto a Rune, che da bambino sognava di diventare Roger Federer

Sua madre Aneke ha detto al sito Tennis Majors che in Danimarca è difficile coltivare un sogno del genere. Per questo la famiglia lo ha portato all’Accademia Mouratoglou, a Biot vicino a Nizza, quando il piccolo aveva 13 anni. Ha vinto il Roland-Garros jr nel 2019 e nello stesso anno è diventato il numero 1 al mondo tra i giovani. Non lo cercate in tabellone in questi giorni a Madrid. Avrebbe dovuto affrontare le qualificazioni, che però si sovrapponevano al suo torneo a Munchen. Allo scorso US Open, ha tolto un set a Djokovic prima di cedere ai crampi

Ha tutto dello stakanovista dice Quentin Moynet su L’Equipe, perché Rune ha giocato 105 partite nel 2021. Non solo. Il 9 aprile ha vinto in mattinata la finale del challenger di Sanremo, nel pomeriggio era a Monte-Carlo per vincere il suo primo turno di qualificazione contro Radu Albot e al mattino dopo il secondo contro il franco-americano Maxime Cressy. 

Sotto il berretto e dietro il viso liscio – dice L’Equipe – si nasconde un temperamento forte. Rune sembra il tipo che sa cosa vuole. A ottobre, sui social, si è lasciato andare a un grande sfogo contro l’ATP per il congelamento della classifica a causa del coronavirus. «in condizioni normali – ha detto – dovrei essere classificato 62esimo e non 124esimo. È importante? Certo. Quando sei ambizioso e lavori sodo, è giusto avere una ricompensa. Sono stanco e arrabbiato». Ha anche fatto in tempo a finire dotto indagine dell’ATP per un insulto omofobo all’avversario, in semifinale al challenger di Biella.

 

La fabbrica dei bambini tennisti

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     La ricerca dei prossimi giocatori d’élite è così accesa che l’agenzia IMG è scesa con il suo setaccio alla pre-adolescenza. Non si limita a scoprirli, adesso li coltiva. Ne scrive Matthew Futterman sul New York Times, raccontando com’è andata la prima edizione del Future Stars Invitational Tournament presso il Tatoi Club, alla periferia nord di Atene. Una specie di raduno dei migliori bambini prodigio. Tutti i Mozart della racchetta sono arrivati in Grecia per essere radiografati da chi prova a intuire in quale corpo si nasconda la fiammella giusta. 

Dominik Defoe, per esempio, ha 10 anni ed è alto un poco poco più della rete. Il New York Times racconta che ama giocare con il GPS nell’auto di sua madre. La mattina, quando vanno a scuola, punta il navigatore sul Roland-Garros. Lo fa così spesso che sua madre sa che lo stadio di Parigi è a 2 ore e 47 minuti dalla loro casa in Belgio.

Defoe è uno dei 48 invitati dalla IMG, ragazzi e ragazze di età pari o inferiore ai 12 anni, per un torneo di tennis che è stata anche una settimana di educazione alla vita che potrebbe attenderli – scrive il New York Times – con seminari guidati dai dirigenti Nike e dei circuiti ATP e WTA. La corsa per trovare le prossime stelle dello sport è arrivata a questo, con una fortuna da otto cifre in gioco. Future Stars è lo sforzo di reclutamento più nuovo e stravagante di IMG, la società che ha essenzialmente inventato il business della rappresentanza sportiva e ha dominato il tennis per anni. Con arbitri di sedia, campi in terra rossa, cuffie e gadget per tutti i bambini. In omaggio una esibizione tra Alcaraz e Hurkacz. 

«Li abbiamo trattati come atleti professionisti – ha spiegato Elli Vizantiou, amministratore delegato del Tatoi Club – senza dimenticare che sono bambini».

Hanno organizzato una caccia al tesoro, cene di gruppo, un tour del Partenone. Per la scelta dei 48 privilegiati, quelli del Future Stars hanno trascorso mesi a intervistare allenatori e funzionari delle federazioni di tutto il mondo, a valutare curriculum e risultati, a guardare video e statistiche. I giocatorini dovevano presentarsi con un accompagnatore, nella maggior parte dei casi un genitore o un allenatore. 

 

Nessuno vorrebbe organizzare un torneo per ragazzi di 11 e 12 anni. Preferirei aspettare, ma la concorrenza ci ha costretti | Max Eisenbud divisione tennis IMG

 

Per anni la IMG ha collezionato stelle con due modalità di reclutamento. Gli adolescenti si presentavano alla Academy di Bradenton, in Florida, una volta punto di riferimento principale di questo sport, di studio; oppure gli agenti andavano a Tarbes, in Francia, a Les Petit As, il torneo più importante al mondo per giocatori Under 14. Durante l’ultimo decennio, spiega il New York Times, hanno aperto in tutta Europa academy concorrenti. Quando Eisenbud e i suoi arrivavano dall’America a Les Petit As, scoprivano che quasi tutti i giocatori più promettenti avevano già firmato contratti con altre società di gestione. Molte offrono garanzie finanziarie che vanno oltre i 50 mila euro all’anno per garantirsi un buon coach o il rimborso spese per i viaggi nel circuito giovanile. 

Scrive il giornale americano che non è un caso se stelle ventenni come Naomi Osaka e Bianca Andreescu, hanno dovuto prendersi una pause dal tennis per restaurare il proprio benessere interiore. Questi sono i rischi di una crescita delle aspettative in modo così esplicito per i bambini in età prepuberale

Altre storie. Grace Bernstein, svedese, figlia di Catharina, ex giocatrice, gioca in una Academy gestita da Magnus Norman, ex numero 2 al mondo. La bimba gioca pure a calcio. Ma la mamma preferisce che si concentri sulle racchette. Il punto è che nessuno garantisce che un fenomeno tra gli Under 12 diventi uno dei primi 10 giocatori al mondo. 

Max Eisenbud, che intuì qualcosa in Maria Sharapova quando aveva 11 anni, dopo averla vista colpire palline per 45 minuti, aveva ingaggiato come primo giocatore della sua scuderia il rumeno Horia Tecau, pensando fosse destinato alla gloria. 

  TOTEM  Il ruolo di Riccardo Piatti | Ai genitori e ai coach presenti, Eisenbud ha mostrato come esempio il lavoro di Riccardo Piatti, definito «il miglior allenatore al mondo». Nel resoconto del New York Times, l’ex allenatore di Sinner ha condotto un seminario di coaching. Era là per Tyson Grant, uno dei migliori under 12, con la cui famiglia lavora da quasi sette anni. Piatti supervisiona anche la sorellina di 14 anni, Tyra, già cliente IMG. Il padre di Tyson e Tyra è l’ex giocatore americano di basket Tyrone Grant, italiano per matrimonio, in campo tra 2000 e 2011 con Livorno, Avellino, Teramo, Milano, Virtus Bologna, Veroli, Treviso e Verona. 

  PROSPETTIVE La bimba che gioca con l’hijab | Qualche campo più in là, Haniya Minhas stava esponendo in vetrina i suoi rovesci, giocati in modo singolare: tiene la protuberanza del manico della racchetta appoggiata sul fianco posteriore. «Il mio colpo preferito – ha detto – tutti mi dicono di allungare le braccia, ma mi piace questo modo qua». Minhas ha 11 anni, è pachistana e musulmana. Gioca in hijab, maniche lunghe e calzamaglia. Sembra un cartellone pubblicitario in divenire ha scritto il New York Times. Vince tornei da quando aveva 5 anni. Alla ricerca di competizioni adeguate al suo livello, ha lasciato il suo paese e si è trasferita in Turchia. Sua madre, Annie, dice che lei e sua figlia vogliono dimostrare che si può diventare qualcuno anche con un aspetto e un abito diverso dalla maggior parte delle giocatrici, arrivando da un paese che non ha mai avuto una stella del tennis. Si aspettano di firmare con un’agenzia appena Haniya avrà compiuto 12 anni. 

  CORALLI Il ragazzino che batte con entrambe le mani | Teo Davidov è invece considerato il miglior giocatore maschile sotto i 12 anni. Vive in Florida. I suoi genitori si sono trasferiti dalla Bulgaria al Colorado dieci anni fa, quando suo padre ha vinto una green card alla lotteria. Nato destrorso, colpisce il dritto su entrambi i lati e può servire con entrambe le mani. Suo padre è anche il suo allenatore, si chiama Kalin, e ha iniziato a provare a rendere Teo ambidestro nel tennis quando aveva 8 anni. Perché era iperattivo. Kalin pensava che stimolare l’emisfero destro del cervello, quello che controlla l’attenzione, la memoria e il lato sinistro del corpo, gli avrebbe alzato la soglia dell’attenzione.

«Spero adesso che aiuti anche il suo gioco». Il New York Times parla di tecnica devastante, anche se nessun giocatore d’élite ha mai giocato in questo modo. I Davidov hanno conosciuto Eisenbud e la IMG tre anni fa, dopo che Kalin aveva pubblicato su Facebook un video del doppio dritto di suo figlio. Al telefono si fecero vivi quelli di Babolat, i produttori francesi di racchette.

  RADICI La figlia di Chang | In Grecia c’era pure Michael Chang. Con sua figlia Lani, che ha mostrato una smorzata dall’aspetto terribilmente familiare, per poi nascondere il naso in un romanzo di Rick Riordan sulla navetta che faceva la spola tra i campi e l’hotel. Chang ha detto che il circuito junior si è trasformato da quando lo frequentava lui, con molti più viaggi e competizioni internazionali.

Gunther Darkey, un ex professionista britannico di medio livello, ha accompagnato suo figlio, Denzell, uno dei pochi ragazzi neri presenti. Lo spagnolo di 10 anni che si chiama Jaime Alcaraz non è un omonimo di Carlos, ma suo fratello. Pure lui invitato. Una chiamata anche per Meghan Knight, figlia di un giocatore di cricket inglese. 

E comunque quel Defoe alto quanto la rete, la mattina va a lezione, ma solo di matematica e lingue straniere, ne parla già quattro, mentre di pomeriggio prosegue gli studi per conto suo, così ha più tempo per allenarsi. Ha le idee chiare. Non ha un giocatore preferito, ma guarda a una specie di Frankenstein, quando dice che vorrebbe avere il diritto di Dominic Thiem, il servizio di Nick Kyrgios, il rovescio di Novak Djokovic, l’atteggiamento di Rafael Nadal, il gioco a rete di Roger Federer e il gioco di gambe di Felix Auger-Aliassime. Tiene ogni giorno un diario. Sua madre Rachel dichiara al New York Times con smisurato orgoglio che «mentre venivamo qui, ha detto che il suo percorso era come un viaggio in treno. Questa è solo una fermata, una stazione. Poi il treno riparte».  

 

 

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