Questa è la vera Valanga Rosa
Quando nacque la Valanga Azzurra, il 7 gennaio del 1974, al traguardo dello slalom gigante di Berchtesgaden, in Germania, Piero Gros era primo, Gustavo Thoeni secondo, Erwin Stricker terzo, Helmuth Schmalzl quarto e Tino Pietrogiovanna quinto. Cinque italiani nei primi 5. Pietrogiovanna era sceso con il pettorale numero 43. La Valanga Rosa è stata un calco già sfruttato ai tempi di Claudia Giordani, Daniela Zini e Maria Rosa Quario, e poi di nuovo quando sono arrivate Deborah Compagnoni e Isolde Kostner, ma erano in verità valanghine meno ampie (qui il correttore vorrebbe imporre: falanghine). Una vera Valanga Rosa si è è vista ieri a St. Moritz, dove a un certo punto del super-G c’erano cinque italiane nei primi sei posti. L’intrusa era Mikaela Shiffrin.
Quando il vento si è calmato, dalla ventesima-ventunesima sciatrice in poi, è andata a finire con sei nelle prime nove, dietro la doppietta prima-seconda di Federica Brignone e Elena Curtoni, con Sofia Goggia sesta, Marta Bassino ottava, Francesca Marsaglia nona. Nicol Delago è entrata tra le prime venti. Una gara strana, anomala, da meno di un minuto per il vento che ha fatto slittare un paio di volte la partenza e poi ha costretto ad abbassare la linea di partenza verso valle. Su una pista tutta da scoprire, come sempre senza la possibilità di una ricognizione, quando è scesa con il pettorale numero 7 Federica Brignone aveva visto errori e linee delle altre, compresa l’uscita di scena di Lara Gut.
La svizzera veniva da 6 successi negli 8 Super-G ma è andata lunga nel passaggio verso il tratto di pista detto Rominger, dove un dosso impediva di preparare la porta successiva per la velocità altissima. Lei a più di 100 all’ora è andata dritta dentro le reti, “come una fionda” ha detto Daniela Merighetti in diretta su Eurosport. Eravamo intorno al 40esimo secondo di gara, gliene mancavano 17-18 per arrivare in fondo e aveva 54 centesimi di vantaggio all’intermedio.
Brignone è scesa e sapeva cosa fare. Ha vinto la sua 17esima gara di Coppa del mondo e ha staccato Deborah Compagnoni nella classifica italiana di tutti i tempi. Nessuna ha mai vinto cinque super-G e per la quarta volta l’Italia ha fatto doppietta. Elena Curtoni le è arrivata dietro di 11 centesimi, scegliendo linee strette e restando molto aderente alla neve, pur sviluppando la velocità più alta in assoluto. Marta Bassino è stata frenata da una improvvisa folata di vento quando aveva 36 centesimi di ritardo all’intermedio e ha proseguito senza prendere troppi rischi, sciando molto bene nella parte tecnica. Come spiegato in telecronaca, Sofia Goggia è andata lunga di linea sul muro e lì ha perso il suo tempismo.
In un intervento firmato per la Gazzetta dello sport, Deborah Compagnoni dice di non avere mai avuto passione per i primati, “l’anno scorso quando mi raggiunse a quota 16 dissi che speravo mi superasse presto. Il fatto che Federica si alleni con maggiore autonomia rispetto al passato, che faccia più riferimento al fratello Davide, è un qualcosa che Federica si è guadagnata. Non tutti gli atleti sono uguali, alcuni hanno necessità diverse, c’è chi sta meglio in un gruppo e chi invece ha più bisogno di altre attenzioni. Davide l’ha sempre seguita, spero che continui e che questa scelta sia supportata”.
Daniela Cotto per la Stampa ha scritto stamattina che “la Brignone è tornata ad essere Federica. Libera di testa, con le energie a mille e quella sciata fluida che pochissime hanno nel circo bianco. A 29 anni, l’ecologista giramondo amante della natura e dei fornelli, si è ripresa la vita interiore e la voglia di scendere dalle piste come faceva da bambina, quando sulla neve seguiva «le code» della mamma ex campionessa di sci e del papà maestro a Courmayeur. Il suo futuro, insomma, era già scritto all’asilo nido. E pazienza se l’anno scorso, pur con una Coppa del mondo generale vinta, aveva pensato di smettere (le era già successo)”.
Eccola la mamma, Maria Rosa Quario. Stamattina c’è, scrive sul Giornale e dice: “Stavolta ho scelto male la destinazione per il fine settimana. O forse no e anzi, dovrei cominciare a farmi delle domande. Delle diciassette vittorie in Coppa di mia figlia, Federica Brignone, sono stata presente solo a sette, le altre dieci me le sono viste davanti a uno schermo, spesso di fortuna, perché stavo lavorando sulle gare maschili. Anche ieri è stato così. A chi pensa che Federica rosichi quando a vincere è Sofia Goggia, dico che forse è stato così in passato, ma le cose sono cambiate e la vittoria di ieri è la prova della sua nuova serenità mentale. Come sciatrici, Fede e Sofia si stimolano e rispettano a vicenda, il resto non conta”.
Simone Battaggia sulla Gazzetta si rivolge direttamente a Brignone e scrive: “Hai ritrovato la strada, le motivazioni, sei riuscita a mettere insieme ancora una volta quell’agonismo feroce che ti anima, quel fisico iperallenato che ti permette pieghe incredibile e quel po’ di serenità, di fiducia che è il detonatore irrinunciabile per uno sport di testa come lo sci”.
Cosimo Cito per Repubblica ricorda che “lavorare in solitudine, al massimo con le polivalenti o con gli uomini, dà pochi riferimenti, ma le regala maggiore tranquillità. La Federazione non stravede per questa situazione e non ha mancato di farlo sapere. Davide è accettato, ma è di fatto a libro paga della sorella: una situazione non insolita nello sci di oggi (Shiffrin, Vlhova, Gisin gli altri esempi). La Coppa generale del 2020, vinta senza le finali di Cortina, cancellate dal Covid, e anche grazie ai lunghi mesi di assenza di Mikaela Shiffrin, devastata dopo la tragica morte del padre, anziché mettere le ali a Brignone per tutta la stagione scorsa l’ha frenata: in piena crisi d’identità aveva fallito il Mondiale ampezzano, salvo ritrovarsi una settimana più tardi in Val di Fassa, il giorno in cui faceva 16 come Deborah. Una settimana di troppo e tanti pensieri. Ora tutto torna, assieme alla domanda che è bello porsi, da italiani, su loro due: chi è la migliore, Brignone o Goggia?”.
Flavio Vanetti sul Corriere della sera si domanda invece se la prestazione di Sofia sia dovuta al tracciato più corto, “il vantaggio era per chi è più gigantista che discesista. Si spiega così il risultato? Solo in parte. Sofia ha sbagliato di suo”.
Fabio Poncemi per Neve Italia commenta: “Fa strano considerarlo un risultato al di sotto delle attese, ma l’impressionante ruolino di marcia di questo avvio di stagione ci ha fatto subito pensare che Sofia Goggia non sia riuscita ad esprimersi ai suoi livelli nel secondo appuntamento di velocità a Sankt Moritz, in un super-g completamente differente rispetto a quello del giorno precedente, dove la fuoriclasse azzurra è arrivata ad un soffio da Lara Gut-Behrami”.