TOUR DE FRANCE | PARIGi
Le mie tre settimane con Jacques Sedenteur
di GERALDINE KEPLERO
Ho girato la Francia con Jacques Sedenteur per tre settimane. Sono stata la sua autista. Era il mio primo Tour e per lui era l’ultimo. Lasciava che lo guardassi lavorare, sempre più tardi la sera, dopo l’arrivo, con il computerino sulle gambe, un hard disk esterno che collegava alla porta USB e un bloc notes davanti, di quelli con gli anelli, sul quale aveva preso appunti durante il giorno con una grafia gigantesca, scrivendo con i pennarelli.
Abbiamo mangiato un crumble di crostacei non mi ricordo dove e dei panini di gomma in autostrada bevendo birra calda. Delle omelette al formaggio dimenticabili e andouillette con patate fritte mai provate prima. Abbiamo consumato le ruote e le scarpe per chilometri per trovare un posto dove dormire, ma sulla nostra testa c’erano le stelle. Mi ha parlato di una poesia svedese, del calcio del Senegal, di birre irlandesi, di accenti italiani sdruccioli, di canzoni napoletane, di Antonio Valentín Angelillo, di una telefonata di compleanno a un amico torinese che aveva dimenticato di fare per i suoi 85 anni, mi ha parlato dell’amore e del rancore, del giornalismo che è chiamare le cose con il loro nome. Diceva frasi bellissime e misteriose come queste.
Il Novecento non è finito, sta cominciando.
La lettura è gioia, la scrittura è vuoto.
Che cosa noiosa è peccare quando si è atei.
Io le ascoltavo col terrore di dimenticarle finché non avessi avuto il tempo di nascondermi in bagno e appuntarle sul telefono.
Ho sbirciato tutte le sere dalle sue spalle mentre scriveva, non sono riuscita a leggere mai niente. Domenica, quando ci siamo salutati, sono tornata in macchina e sul sedile di fianco al mio c’era un post-it. Diceva: apri il bagagliaio. Ho accostato, sono scesa, ho aperto, e dentro c’era la borsa nera del suo computer, ma senza computer. Conteneva il suo hard disk esterno e un altro post-it.
È tuo.
Allora sono tornata a casa piena di curiosità, l’ho collegato al mio pc e ho scoperto che Jacques Sedenteur è un imbroglione. Mi ha lasciato tutti i suoi pezzi scritti in questi giorni. La storia delle bolle di sapone che vi ha detto era inventata. Era inventato Fred Bongusto, abbiamo ascoltato solo Led Zeppelin e Judas Priest.
Si è inventato di aver imparato la lingua dei segni. Non è vero. Non ne aveva motivo. Non la conosco neanch’io. Non sono muta.
Tutto il resto che non ha inventato, lo ha plagiato. Ho trovato un file nel quale ci sono i brani che ha trascritto giorno per giorno, pezzi firmati Brera, Buzzati, Fossati, Gregori, Mura, Ormezzano, Pastonesi. Mi ha scritto: “L’unica cosa vera, Geraldine, sono il mio dolore e i miei troppi anni affannati”. Ha lasciato un messaggio per voi, perciò vi ho scritto: “Grazie dell’occasione. Ho rivissuto”. Ha lasciato una lettera personale anche per me, bellissima, che mi prendo la libertà di non divulgare. Finché non scoprirò quel mascalzone da dove l’ha copiata.