La recessione dopo il virus. Scenari e rimedi
L’analisi economica sport per sport
Il calcio oltre l’élite
Chi si finanzia con le sagre
In Serie B e in Serie C sono almeno una decina le società a rischio crac. E c’è la doverosa richiesta di concedere la cassa integrazione ai tanti che guadagnano meno di 50 mila euro lordi all’anno. E poi si arriva alla Serie D, all’Eccellenza e agli altri tornei dei dilettanti dove qualche soldo gira sotto forma di rimborsi spese. Senza dimenticare il calcio femminile che avrà senz’altro bisogno di sostegni. Già prima di questa crisi i padroni del vapore hanno fatto finta di non sapere che in cinque anni sono sparite 10mila società e 80mila tesserati e adesso magari ignorano che rischiano di saltarne altre tremila. Giocare in Serie D ha costi che oscillano dai 400 ai 700 mila euro, in Eccellenza oltre i 100 mila e in Promozione poco meno: troppi per poter pensare di reggere, anche perché il calcio dei grandi a quello di base concede poco più che qualche briciola.
… Il calcio dei dilettanti è anche una palestra di artifici contabili. I rimborsi in realtà sono compensi, non sempre sono tracciati (gira molto nero) e in alcune regioni molte società sono paravento per riciclaggio. In una relazione della commissione parlamentare Antimafia del 2017 sulle infiltrazioni della criminalità nel calcio, al calcio dei dilettanti è dedicato un ampio capitolo. Con 12.681 società, più di un milione di giocatori, 200 mila dirigenti, 70 mila squadre, è la parte più vulnerabile, nonché strumento di raccolta di consenso sociale. Grazie ai limiti pesanti dei sistemi di controllo (nessuna verifica sugli assetti societari, sui dati contabili, sulla presenza di finanziamenti e di soci, su bilanci e retribuzioni), il malaffare va a nozze. «Perché — spiega la commissione — queste società hanno un deficit significativo, sono più vulnerabili dove la criminalità mafiosa può facilmente offrirsi come alternativa alle banche».
L’Antimafia elenca una lunga serie di casi emblematici: fatturazioni di operazioni inesistenti, partite truccate, minacce, estorsioni. Doverosamente bisogna sottolineare che, a oggi, la gran parte delle società sono indenni o toccate marginalmente da questi fenomeni estremi. Ma domani, con le finanze a secco, potrà andare solo peggio. E bisogna evitarlo, perché per ora il mondo del calcio “povero”, con gli altri sport di base, è quello che regge il motore della socialità, dell’educazione alle regole con settori giovanili che formano le persone ancor prima degli atleti. Società che si finanziano con i bar nei campi sportivi, con le sagre estive, con i tornei amatoriali. Ci sono realtà che coprono così anche il 70 per cento delle spese, il resto arriva dalle quote pagate dai genitori, dai 150 a 350 euro a stagione. E qui, spesso, di fronte ai casi di difficoltà c’è chi ha sconti o rateizzazioni e c’è chi non paga. Adesso l’emergenza mette a rischio anche le sagre e molti altri mezzi di autofinanziamento. | Stefano Tamburini, la Gazzetta di Mantova
La relazione della Serie B con il tessuto sociale al sud
Un discorso ancora diverso riguarda la Serie B, che per numeri e ambizioni guarda a quanto accade in Serie A con attenzione: in questo caso il giro d’affari e l’impatto sociale generato dalla Serie B – 20 città in rappresentanza di 12 regioni italiane nella stagione ancora in corso, con forte rappresentanza delle piazze meridionali – impone una riflessione e una strategia di recupero che sia improntata a salvaguardare sostenibilità e tenuta del campionato come modello dello sviluppo simbiotico che esiste nel nostro Paese tra una squadra di calcio e il tessuto sociale che rappresenta. | Guglielmo Stendardo, Corriere dello sport-Stadio
L’impatto sulla Serie C secondo il presidente Francesco Ghirelli
«Abbiamo stimato un impatto economico fino a circa il 30% di contrazione sul fatturato medio annuo delle squadre. Si tratta di un impegno da parte del sistema della serie C non sostenibile con una concreta possibilità di default dei club già in forti difficoltà di bilancio prima della emergenza del Coronavirus. L’impatto potenziale, per la stagione corrente e per la prossima, va da un minimo di 20 milioni di euro ad un massimo di circa 84 milioni. … Ogni presidente dei nostri club ha una società madre che gli serve per finanziare quella di calcio. Trovandosi a un bivio, è ovvio che di necessità dovrà fare virtù e salverà la prima, l’utile, quella che da risorse alla propria famiglia, ai dipendenti, agli operai, lasciando andare la squadra del cuore, il dilettevole».
➣ Siamo al si salvi chi può? «Dobbiamo essere coscienti che a rischio c’è l’intera piattaforma sportiva e sociale. La Lega Pro ha un valore importante: 580 milioni di euro. Per ogni euro investito se ne generano tre, con un vero e proprio effetto moltiplicatore. Le nostre 60 squadre alimentano attraverso le attività giovanili, i centri sportivi, la crescita dei talenti, la quarta categoria e altre centinaia di iniziative sociali sul territorio. Noi togliamo i giovani dai pericoli della strada e lo facciamo con energia e passione, e tutto questo ora rischia di venire a mancare. Ma la priorità nostra è la stessa che vive il Paese intero, ora io penso solo ai danni e al dolore della collettività. … Abbiamo 10 società che usano la Lega Pro come transito per andare in A e tra queste ovviamente c’è il Monza di Berlusconi. Proprietà come la sua che ben vengano, a patto che ci ripaghino in attrattività, in spettacolo e in incassi. Nella stagione in corso, grazie anche alle grandi piazze, specie del Sud, Bari, Catania… avevamo registrato 600mila spettatori in più allo stadio. Ma la C è fatta di un’altra decina di club che sono le “favole“, Gozzano, Giana Erminio, Pianese, Picerno… e queste e il resto delle realtà di provincia devono fare la mission dei giovani e diventare il substrato patrimoniale della C». | Intervista di Massimiliano Castellani, Avvenire
Cambierà anche il calciomercato
Le plusvalenze sono uno strumento utilizzabile durante le fasi di crescita dell’economia, ma l’emergenza Coronavirus porterà inevitabilmente a favorire solo scambi di “compensazione” tra società. Operazioni legali sotto il profilo contabile e civilistico, ma molto pericolose per la tenuta dell’intero sistema. Il rischio reale è doppio: è come se i bilanci venissero “anestetizzati” in attesa di tempi migliori, ma il problema della liquidità di cassa resta per molte strutture. Di fatto, si opta per lo slittamento temporale dei problemi di bilancio. Se la voce delle plusvalenze si dovesse ridurre del 30-40% i fondamentali dell’industria del calcio sarebbero mediamente più negativi. Si rischierebbe pertanto il crack di molte realtà. Scendendo poi di categoria (dalla C a scendere), molte società, non potendo contare sul salvagente dei diritti tv (come nel caso della Serie A), senza ricavi certi (biglietteria, sponsorizzazioni e attività di ospitalità negli stadi), potrebbero fallire o non riuscire ad iscriversi per la prossima stagione. | Marcel Vulpis, Corriere dello sport-Stadio
La forchetta tra i giocatori di categoria
Non bisognerebbe mai dimenticare, talvolta presi da furore ideologico o meglio sarebbe dire demagogico contro il settore, che questo mondo vede al suo interno migliaia di lavoratori che, a vario titolo, ruotano intorno agli atleti e al calcio professionistico. Pensiamo per esempio ai magazzinieri, ai fisioterapisti, ai tecnici come anche ai giornalisti delle migliaia di testate sparse sul territorio nazionale, che raccontano di calcio. Partiamo dai calciatori della serie D e dalle calciatrici che ancora, ripeto «ancora», sono definiti «professionisti di fatto», ossia vivono di questo lavoro, ma privi delle necessarie tutele, con contratti che non prevedono contributi previdenziali, né ammortizzatori sociali. Qualche società ha già provato a dare disdetta, molti di loro sono in attesa di rimborsi e parliamo di 168 squadre di serie D e 24 di calcio femminile per una platea stimata di circa 4 mila persone.
Passiamo poi alla Lega Pro, da sempre categoria professionistica più a rischio, dove le società spesso falliscono e ci sono calciatori che attendono per anni le guadagnate spettanze. A seguito della crisi molti presidenti stanno invocando la chiusura per cause di forza maggiore o la cassa integrazione straordinaria. Chiariamo che nessuna società professionistica ha mai pagato in busta paga contributi di cassa integrazione, ma in questo momento di emergenza straordinaria forse con un buon accordo tra le parti, il sostegno di governo e Figc si riuscirà a salvare buona parte della retribuzione. Parliamo di calciatori che guadagnano circa 30/40 mila euro lordi l’anno, che vivono in appartamenti in affitto lontano da casa e pagano il mutuo per quella casetta che forse sono riusciti a comprare con i proventi della loro carriera. E che vedono con grandissima preoccupazione il futuro, prossimo e lontano. Sono circa 2 mila lavoratori. … Dire che oggi, di fronte all’emergenza sanitaria, ci siano cose più importanti del calcio è dire una ovvietà. Certo, prima di tutto pensiamo alla salute, ma il calcio e chi ci lavora ha tutto il diritto di interrogarsi sul suo futuro. Il calcio non è un gioco, ma un lavoro. | Fabio Appetiti (AIC), Milano Finanza
I numeri della base
ll Covid 19 ha messo in ginocchio un mondo che è composto di oltre 12.000 società della Lnd, per complessivi 1.045.565 calciatori tesserati dai club della Lega Nazionale Dilettanti, il 98% dei calciatori in Italia. Di questi quasi 5.000 tra calciatori e tecnici i tesserati nel Campionato Nazionale di Serie D, formato da 166 squadre distribuite in 9 gironi, 7 da 18 squadre e 2 da venti. Nella passata stagione nella Lnd si sono disputate 550.000 partite nei campionati di Serie D, Eccellenza, Promozione, Prima Categoria, Seconda e Terza Categoria. Nei campionati femminili di Serie C nazionale e in quelli regionali di Eccellenza e Promozione. E nei campionati giovanili. Ai quali vanno aggiunte le gare nelle discipline Futsal e Beach Soccer. La Lega Nazionale Dilettanti conta 350 dipendenti e duemila collaboratori. È presente con una struttura centrale e le diramazioni regionali. In Italia il venti per cento dei ragazzi tra i 5 e i 16 anni è tesserato per una società di calcio. Che è la base insostituibile di un mondo sommerso. | Guido Ferraro, Tuttosport
Il basket
Il futuro secondo il presidente federale Gianni Petrucci
➣ Dunque cosa fare per il settore dilettantistico, di base e giovanile che, a maggior ragione se lo sport è retto da sponsorizzazioni e proprietari, sarà più colpito?
«Interverremo, ma sarebbe inutile dire adesso in che modo. Nessuno sa come ci ritroveremo alla ripresa, non sappiamo come sarà la Fip. A me piace Spadafora quando dice che non esiste solo il calcio. Già da presidente del Coni dissi che la monocultura calcistica non aiutava il Paese, anche se sono amico del calcio e dei suoi dirigenti. Ma noi abbiamo una nostra autonomia, siamo finanziati da sponsor, proprietari e società, iscritti.
Nel nostro bilancio l’80% è composto da risorse proprie, lo Stato attraverso il Coni ci dà il 20%, mentre per le federazioni non popolari la proporzione è opposta. Di conseguenza ci rimetteremo molto in termini di sponsorizzazioni, risorse e tante società potranno avere problemi ad iscriversi, a continuare l’attività. In questa situazione secondo i calcoli estremi della nostra segreteria potremmo perdere 5 milioni. Alle persone e alle società che scrivono posso dire che daremo una risposta seria quando finirà tutto e saremo al cospetto di una recessione probabilissima. So bene che i club minori avranno enormi problemi, da ex sindaco seguo Valmontone che pure ha una società con bilancio sano in B. Vedremo quali interventi finanziari garantirà lo Stato e quali saranno i nostri, che ci saranno. Il 15 aprile convoco un consiglio federale per analizzare la materia. Ho contatti continui con il Ministero, ma vorrei anche parlare con il nuovo ad di Sport e Salute, Cozzoli, che non conosco. E sul nostro bilancio, che contemplava la partecipazione al Preolimpico, la mancata disputa peserà in termini di sponsor. Inoltre dobbiamo aspettare la calendarizzazione degli eventi previsti, tre preolimpici per il 2021, i due 3×3 e il maschile». | Intervista di Piero Guerrini, Tuttosport
Il progetto delle iscrizioni libere
Prendiamo la pallacanestro: a parte la Olimpia Armani Milano, che ha un bilancio di 33 milioni, e la Virtus Segafredo Bologna, che si spinge oltre i dieci, tutte le altre di Serie A stanno fra i quattro e i sei milioni. Con gli americani già tornati a casa l’ormai improbabile ripresa del campionato sarebbe un’altra storia rispetto a quella narrata fino a oggi. E ci sono pesanti ombre sulla ripresa, in un mondo che conta su modestissimi incassi da diritti tv e basa tutto su sponsorizzazioni a rischio crisi. Va peggio in A2, dove servono due milioni per essere ambiziosi ma c’è chi vivacchia con meno di uno. Per non parlare di B e C, per le quali il presidente della Federbasket Gianni Petrucci pensa a una “iscrizione libera“. In sostanza chi è in B se pensa di non farcela può scendere di un gradino senza ripartire dall’ultima serie. | Stefano Tamburini, la Gazzetta di Mantova
L’errore a monte, secondo Carlo Recalcati
➣ La base, più legata a sponsorizzazioni e sostegni singoli, rischia di essere la più colpita. «Leggo che i coach di Serie A sono disponibili al taglio dei salari. Benissimo: e chi un contratto non ce l’ha? Ho un amico nel comasco che gestisce una società da 20 squadre giovanili, l’anno prossimo forse ne avrà 5».
➣ Tornando al tetto del movimento, la sensazione è che l’emergenza sia anche un’opportunità per dare vita a un campionato diverso. «Certo. Il blocco delle retrocessioni e l’annullamento della stagione possono portare la Lega a rivedere i criteri d’ammissione con nuovi paletti, meno legati ai verdetti del campo e più vincolati alla stabilità economica».
➣ C’è qualche presidente che ora ipotizza addirittura l’addio al professionismo. «Questo lo dissi ai tempi. Non capivo perché dovessimo scegliere la strada del calcio, il professionismo, e non quella del volley, che era sport più simile a noi. Ma ormai quell’errore è stato fatto, meglio studiare soluzioni alla portata». | Intervista di Alessandro Luigi Maggi, il Giorno
La pallavolo
Pippo Callipo (Vibo Valentia): sviluppo dei settori giovanili
➣ Come ne uscirà la pallavolo? Tonno Callipo le resterà sempre al fianco? «Secondo me la pallavolo ne uscirà bene come tutto il resto del Paese. Chi avrà la fortuna di esserci dopo questo periodo doloroso, dovrà riflettere su quanto è successo e ragionare in maniera meno egoistica, più altruistica, nel rispetto del prossimo, delle regole e della società. Anche la pallavolo dovrà farne tesoro e scegliere di riorganizzarsi meglio di prima. Puntare ad esaltare la sua identità di sport bello, sano, seguito dalle famiglie. La Lega Pallavolo deve impegnarsi a dialogare con le singole società chiedendo loro di investire in maniera importante per lo sviluppo del settore giovanile. È proprio così che, di conseguenza, si incrementerà il numero degli spettatori». | Intervista di Carlo Lisi, Corriere dello sport-Stadio
Il rugby
La cura dimagrante
Qui gran parte dei soldi arrivano dalla Federazione (proventi del Sei Nazioni e contributi Coni) che li riversa in massima parte sulle due franchigie della Celtic League. Quella di Parma è interamente federale, quella di Treviso ha il 50 per cento (quattro milioni su otto) di soldi Fir. Stipendioni nel rugby non ne girano tanti, si arriva al massimo a 300 mila euro (lordi) di due o tre top player, poi siamo sui 100-150 mila euro. Il campionato maggiore nazionale, quello che avrebbe dovuto assegnare lo scudetto (Top 12), è stato fermato e non sarà completato. In testa c’era Rovigo, squadra che ha un budget di un milione e 300 mila euro con 800mila euro solo per gli stipendi dei 30 giocatori in rosa, poco più di 25mila euro in media. Se avesse vinto lo scudetto avrebbe potuto incassare meno di 300 mila euro in premi. Un segnale di squilibrio ma non per altre realtà come Mogliano che si ferma a 600 mila euro di bilancio con stipendi che sono rimborsi sotto i mille euro mensili. Per tutti il sostentamento è assicurato da sponsorizzazioni di aziende che se entrano in crisi e mettono in cassa integrazione i dipendenti non potranno più pagare i contributi pubblicitari. Una cura dimagrante appare d’obbligo. | Stefano Tamburini, la Gazzetta di Mantova
Il parere del nazionale Emiliano Bigi
«Lo sport ha paura per il dopo: davvero tante squadre rischiano di sparire? È una ipotesi. Ma per capirlo bisognerà attendere il momento in cui si tornerà in campo. E solo allora si potrà quantificare il danno. Non solo nello sport, ma anche nella vita di tutti. Uno può temere questo scenario. Ma finche non c’è certezza non si può immaginare l’entità». | Intervista di Pino Taormina, il Mattino
Gli sport individuali
Nuotano 5 milioni di italiani
Il nuoto, per i costi di gestione altissimi degli impianti, è uno degli sport più esposti alla crisi. «Non guardiamo solo a Pellegrini e Paltrinieri» commenta Cesare Butini, d.t. della Nazionale, «fino a quando non si potrà tornare in piscina abbiamo tutti le mani legate e i tecnici e gli allenatori rischiano di perdere il lavoro». In Italia le piscine sono circa 1.500 e i praticanti, fra tesserati e non, circa 5 milioni. Ma i costi degli impianti anche quando restano chiusi sono altissimi: almeno 10-12 mila euro al mese per energie, acqua e filtri. Perché se blocchi tutto, i danni ai macchinari poi sono ancora più alti. | Paolo Foschi, Corriere della sera
Team a rischio di chiusura, secondo il presidente federale Di Rocco
«Chiederò di garantire un sostegno a tutte le figure professionali legate al ciclismo, a società organizzatici e squadre».
➣ A quali figure professionali si riferisce? «Per gli atleti ci sono già delle procedure in atto e anche medici e giornalisti hanno i loro fondi previdenziali di riferimento. Vogliamo che vengano tutelati tutti i lavoratori del ciclismo, come massaggiatori, meccanici, autisti, magazzinieri».
➣ Come si muoverà la sua federazione? «Cercheremo di agire a 360 gradi ma ci sono tante differenze a livello di regime fiscale e dobbiamo capire come intervenire. Per questo abbiamo posto un quesito al ministero delle Finanze. Abbiamo squadre italiane con sede fiscale e commerciale all’estero e dobbiamo capire come trattarle. Probabilmente alcuni team dovranno chiedere intervento ai Paesi dove hanno la sede». | Intervista di Francesca Monzone, il Messaggero
Le bici Pinarello
Pinarello, nome che sta alle biciclette come Rolex agli orologi, cambia amministratore delegato, riconosce che i conti non stanno andando proprio come ci si attendeva al momento della cessione della maggioranza a L Catterton, e affronta una riflessione importante nel momento in cui il coronavirus tormenta l’economia del mondo e lascia poco flato al business dei beni voluttuari qual è, appunto, il ciclo di altissima gamma. … «Certo — osserva Pinarello – ci tocca stare fermi. Non possiamo convertirci anche noi ai prodotti medicali ed è improbabile che biciclette come le nostre possano rientrare in tempi brevi fra le priorità negli acquisti della gente». E se gli amatori non possono sfilare fra campagne e colline c’è anche la prospettiva di dover rinunciare ad una visibilità globale attraverso le sponsorizzazioni tecniche di grandi squadre nelle manifestazioni più blasonate. Non solo quelle per i professionisti, ma anche quelle più gettonate tra gli appassionati. | Gianni Favero, Corriere del Veneto
La corsa, il fitness, lo sport di base
Centomila strutture sull’intero territorio nazionale promuovono sport ogni giorno. Un mondo che è stato sempre al proprio posto, fedele al suo dovere, quello di rimanere vicino ai cittadini, promuovendo sani stili di vita e una cultura legata al sacrificio, al rispetto delle regole e del prossimo, alla capacità di saper vincere e di saper incassate le sconfitte. Avviamento allo sport per i più giovani, presidio per la salute e anche traino per il Sistema Paese considerando che il movimento incide per 1,6 punti percentuali — 3,8 considerando l’indotto – sul prodotto interno lordo in virtù di una filiera che passa per prodotti e servizi erogati ai quasi 12 milioni di tesserati che fanno movimento nelle 95mila associazioni o società sportive organizzate e afferenti ai diversi organismi sportivi riconosciuti dal Coni.
… Solo per il comparto del Fitness e del Wellness, Fitness Network Italia (fonte citata in Gazzetta Ufficiale), ha stimato il dato di oltre 45 milioni di euro di danno economico a settimana. Migliaia di strutture, quelle dello sport, in cui operano un milione di addetti qualifican. Un esercito di istruttori, tecnici, peraltro ad oggi esclusi da tutte le misure di salvaguardia previste per gli altri lavoratori, senza il beneficio di ammortizzatori sociali. A loro si affidano milioni di italiani, quotidianamente, per raggiungere gli obiettivi più disparati. Da chi vuole perdere peso, agli appassionati, ai giovani che si avvicinano allo sport e alla cultura dello sport, agli anziani, in numero sempre maggiore, fino a chi non rinuncia mai al proprio allenamento.
Non è ottimista, in tal senso il senatore Claudio Barbaro, Presidente ASI, Associazioni Sportive e Sociali Italiane. Presente ieri ai lavori della V Commissione, Bilancio, che sta pronunciandosi sull’ammissibilità degli emendamenti, ha sottolineato: «Su 25 miliardi complessivi, allo sport arriveranno le briciole. Un comparto che coinvolge venti milioni di italiani e centinaia di migliaia di lavoratori, è stato mortificato con 2 soli articoli ed appena 50 milioni di investimenti pari allo 0.2% di tutta la cifra globale investita». | Fabio Argentini, Corriere dello sport-Stadio
Il parcheggio esistenziale dello sport
| l’opinione Se i rimborsi spese, già magri, scenderanno ancora, salirà in un’intera generazione di atleti la voglia di studiare, di guardarsi attorno, di costruirsi il futuro senza attendere necessariamente la fine della carriera. Un serio modello semiprofessionistico, con le dovute tutele per gli atleti, è auspicabile, nonostante sia stato incomprensibilmente svilito, soprattutto nella dialettica più recente. La verità è (e lo era anche prima della pandemia) che il professionismo non è la panacea di tutti i mali per gran parte dello sport: al contrario, spesso si trasforma in aree di parcheggio esistenziale di utilità molto dubbia. I campioni del dopo pandemia avranno orizzonti più ampi, maggiore consapevolezza, motivazioni personali più solide. In due parole: saranno migliori. | Franco Arturi, la Gazzetta dello sport
Un messaggio di speranza
«Questo potrà far crescere il desiderio di scoprire attorno a noi l’ispirazione che ci porta a fare le cose, ancor prima del pretendere che siano gli altri a mostrarcela. La voglia di sentirsi utili, di vivere senza la pretesa di impossessarsi della perfezione ma nella consapevolezza che ogni giorno è un’occasione per fare progressi. I nostri nonni dopo la guerra cenavano con una fetta di polenta insaporita da un’aringa appesa sopra il tavolo, unica risorsa a disposizione dei commensali. E hanno creato il mondo che oggi viviamo. Ognuno di noi deve dotarsi o scoprire dentro di sé strumenti nuovi per superare una difficoltà nella vita». | Alex Zanardi a Gianluca Gasparini, Sportweek