Come ha fatto Sofia Goggia a vincere per un centesimo senza un bastoncino

Quando c’era la Tombamania, non c’erano i selfie
Alberto Tomba

 

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Come ha fatto Sofia Goggia a vincere senza un bastoncino

 

Sofia Goggia prima e Federica Brignone seconda, divise da un centesimo, nel SuperG di St.Moritz. La bergamasca ha tagliato il traguardo del suo settimo successo in Coppa del mondo senza il bastoncino sinistro. È stata l’undicesima doppietta di due italiane in una prova di Coppa del mondo: la prima nel 1984 allo slalom speciale di Limone Piemonte con Daniela Zini prima e Maria Rosaria Quario seconda. Annullalo lo speciale maschile in Val d’Isère.

 

La scelta obbligata. Dopo un salto, in curva s’è ritrovata costretta a mollare il bastoncino sinistro. È giunta al traguardo solo con il destro, riuscendo addirittura a divorare – balzo lunghissimo – lo schuss finale: forse il centesimo l’ha raccattato così: «Ho dovuto fare quella scelta, non avevo alternative – spiega -. Ho convogliato forza e concentrazione sulla testa e sulle gambe, ho fatto le curve con le orecchie…». | Flavio Vanetti, Corriere della sera

 

Segue linee che nessun’altra osa. All’attacco dall’inizio alla fine, all’atterraggio da un salto perde pure un bastoncino, a otto porte dal traguardo, una decina di secondi. Dopo un parziale irresistibile in cui aveva guadagnato tre decimi alla Brignone. Tira una riga, come si dice nell’ambiente. Ovvero: segue linee che nessun’altra osa. | Marisa Poli, la Gazzetta dello sport

 

Alla ricerca del centesimo. Dove ha guadagnato il centesimo Sofia? Dove l’ha perso Federica? Dappertutto e da nessuna parte. Sofia non si lamenta del bastoncino perso dopo il rischioso atterraggio dal salto, Fede del vento preso in faccia nella parte alta. È doppietta, è inno di Mameli, è consapevolezza che queste ragazze, compagne di squadra, si stanno tirando e stimolando a vicenda, in allenamento ancora prima che in gara. Questo fa la loro forza, perché finire dietro dà sempre un po’ fastidio, tanto più se sei una vincente. | Maria Rosa Quario, Il Giornale

 

Alla battuta brucia. Federica Brignone. Che, per quel centesimo e quei 27 centimetri, un alito di vento e molta impeccabilità in più, scivola al 2° posto: «Brucia, non lo nego, ma Sofi è stata più brava, ha osato e chi vince ha sempre ragione». | Alessandra Retico, la Repubblica

 

La gogna. Ma dietro l’exploit della Goggia c’è un segreto, ben diverso dai tormenti raccontati dalla Goggia nel diario che racchiude stati d’animo e allenamenti massacranti. Se la ride Gianluca Rulfi, il tecnico che ha fatto grande l’Italia maschile della velocità, passato tre anni fa con la Nazionale rosa: «Con le ragazze a volte devo usare metodi medievali. Così, quando ci siamo fermati per mangiare una pizza a Chiavenna, sul tragitto per la Svizzera, ho fatto vedere loro la Gogna che c’è in centro e ho minacciato Sofi, dicendole: “Ecco dove ti metto se non ti svegli”. Si è sbloccata. Con lei è così, gioie e dolori. Ma devo ammetterlo, le ragazze sono state bravissime». | Daniela Cotto, la Stampa

 

Cosa vuol dire essere fuoriclasse. La bergamasca appartiene a quella genia di fuoriclasse che nei momenti difficili trovano energie impensabili per ribaltare le situazioni. (…) Sofia è abituata a riscattarsi. La sua carriera è un lungo percorso a ostacoli. Dai problemi al ginocchio del 2009 al crociato da ricostruire del 2013 fino al perone malandrino della scorsa stagione… Ogni volta lei è tornata più forte e più lucida nel sublimare il suo talento. Ha personalità per mangiarsi le montagne a colazione. Meglio non mettersi tra Sofia Goggia e i suoi obiettivi. Lei sa come saltare ogni ostacolo e aggiungere pagine di storia. Anche senza un bastoncino. | Pier Bergonzi, la Gazzetta dello sport

 

La rivalità. Fede e Sofi, le prime della classe, si trascinano a vicenda. «Rivalità di squadra? Non enfatizziamola troppo – spiega ancora Rulfi -. Serve in allenamento ma poi in gara ognuno fa per sé. Il segreto? La salute. Durante l’estate non ci sono stati infortuni e ora non dobbiamo rincorrere. Sono in gran forma e motivate». | Daniela Cotto, la Stampa

 

Sei podi con cinque atlete diverse. Sei podi (con due vittorie) italiani in otto gare sin qui disputate nel circuito di Coppa del Mondo femminile. Cinque atlete differenti su quegli ambiti gradini, perché oltre alla premiata ditta Goggia-Brignone, c’erano già riuscite Marta Bassini (trionfatrice nel gigante di Killington), Francesca Marsaglia (terza nella discesa di Lake Louise) e Nicol Delago (seconda nel SuperG canadese). Se non si tratta di Valanga Rosa, poco ci manca. | Alberto Dolfin, Corriere dello Sport-Stadio

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