Perché Federer non ha fatto scuola in Svizzera

La Svizzera non ha ricambi

Il NYTimes analizza il peso avuto dai successi di Federer sul movimento tennistico svizzero. Risposta: nessuno. Eredi non ce ne sono. Christopher Clarey annota che un solo svizzero – dietro Roger e Wawrinka – è tra i primi 100. Altri tre fra i primi 50o ma nessuno sotto i 23 anni. 

“Non c’è stato neppure un particolare boom durante i suoi anni” scrive il NYTimes. “Nel 2003, anno in cui vinceva il suo primo Wimbledon, la Svizzera aveva 50.843 giocatori tesserati. Nel 2018 sono stati 51.490. Il numero degli junior è calato a 11.712 da 13.108. I ragazzi sono scesi dai 10.776 del 2011 agli 8.791 del 2018, le ragazze sono crollate del 66% dal 2004 quando erano 8.791, l’anno scorso erano 2.921”. 

 

Un’ossessione non riproducibile

In Svizzera e in Spagna il futuro non arriva perché il passato è ancora troppo presente e troppo vincente: non vuole cedere il testimone, non ha nessuno a cui consegnarlo. Michael Lammer è stato campione in Coppa Davis nel 2014 insieme a Federer Wawrinka e Chiudinelli. Oggi ha 36 anni e si occupa dei giovani talenti svizzeri under 15. Ha vissuto un’epoca di vittorie e sa che non tornerà: «Dobbiamo entrare nell’ottica di pensiero che Roger Federer è stato un caso unico. Il nostro Paese non avrà mai più un campione come lui. Roger è un giocatore non riproducibile ed è sbagliato che i ragazzi vengano messi costantemente di fronte alla sua figura; i campioni devono essere un modello a cui ispirarsi, non un’ossessione».

Giorgia Mecca, la Repubblica, 14 settembre 2018

 

“Uno potrebbe pensare che con Federer e Hingis sia facile attrarre tanti giocatori. Le ragazze cominciano a giocare ma poi lasciano, io credo perché cercano socializzazione, e il grande problema in Svizzera è che non abbiamo a sufficienza donne coach”.

Yves Allegro, coach della Svizzera Under 23 al NYTimes

 

Quando Roger era una testa calda

Addirittura leggendaria è la storia di Federer adolescente che all’Accademia tennistica nazionale di Bienne sforacchia il tendone, appena installato, che serviva a separare i campi. «Era talmente spesso che mi sono detto: Sì, figuriamoci se riesco a bucarlo!» racconta il reo nel documentario televisivo Replay, senza scomporsi più di tanto. «Eppure di lì a dieci minuti faccio partire la bomba: vedo la racchetta vorticare per aria come le pale di un elicottero e perforare la tenda, neanche fosse stata un coltello nel burro. Tutti gli altri smettono di giocare e mi guardano. E io mi dico: No, non può essere!». Federer raccatta le sue cose e se ne va tanto lo avrebbero cacciato comunque.

Simon Graf, il Giornale

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