Impegnarsi vuol dire rischiare
Roberto Saviano
Durante il primo viaggio on the road della sua carriera in NBA, nell’autunno del 2001, Etan Thomas guardò fuori dal finestrino dell’autobus della squadra dei Washington Wizards e rimase sbalordito dalla folla accalcata all’esterno dell’hotel. Chiese allora a Christian Laettner, uno dei veterani della squadra: «È questa la NBA?» . Laettner rise. «No, ragazzo», gli rispose. «Non è per noi. La gente è qui per MJ». MJ, Michael Jordan.
L’aneddoto è raccontato da Harvey Araton sul New York Times, in un pezzo che riabilita una volta per tutte la figura di Michael Jordan come attivista, raccogliendo prove e testimonianze che lo scagionano dal biasimo più diffuso sul suo conto: dell’impegno civile se ne fregava.
Nel ventesimo anniversario dell’ultima partita della sua carriera, mentre nei cinema è arrivato Air, il giornale americano procede a smontare la tesi che ha rappresentato in tutto questo tempo il rovescio della medaglia della Jordan-mania, il suo distacco dalle questioni che riguardavano la comunità afro-americana, le lotte sociali per il cambiamento. È una versione nata dalla citazione forse più memorabile che gli viene attribuita:
«Anche i repubblicani comprano scarpe»
È una frase apparsa la prima volta in un libro del 1995 di Sam Smith. Una frase con cui Jordan spiegava la sua riluttanza ad appoggiare in pubblico Harvey Gantt, candidato democratico afroamericano in corsa cinque anni prima per un seggio al Senato nella Carolina del Nord, contro Jesse Helms, bianco, conservatore, noto per le politiche razziste. Era l’intervento perfetto a sostegno della tesi di un Jordan capitalista senza coscienza sociale. Jordan l’avrebbe definita negli anni un’osservazione scherzosa, buttata là un po’ casualmente durante una conversazione altrettanto casuale sul tema. Sam Smith stesso ha ripetuto più volte di essersi pentito di averla inclusa nel libro.
Eppure, con quella frase in giro, con quella folla accalcata intorno al pullman, il giovane Thomas non poteva fare a meno di chiedersi: perché Jordan non fa di più con tutta questa popolarità di cui dispone?
«Pensavo che Michael non stesse prestando la sua voce a cause in cui avrebbe potuto incidere», ha detto Thomas in una recente intervista. Jordan era il suo compagno di squadra quarantenne, rientrato nel basket poche settimane dopo l’attentato alle Torri Gemelle, da patriota, con lo stipendio devoluto ai familiari delle vittime. Il governo gli avrebbe regalato per la partita d’addio la bandiera americana che era sul pennone del Pentagono la mattina dell’attacco terroristico. Su quel pullman, aveva un ginocchio gonfio come un pompelmo, ricorda Thomas, in una stagione da 20 punti a partita e 37 minuti a notte per 82 sere, “un’eredità che dovrebbe ammonire, se non imbarazzare, l’élite attuale della NBA che si lamenta dei troppi impegni”, scrive il New York Times.
La faccia nascosta di questa storia è che in quegli ultimi anni di carriera, “tumultuosi e polarizzanti” [ancora il New York Times], Jordan era un filantropo e lanciava in verità anche appelli per la giustizia sociale. Dopo la sua carriera di nove stagioni in NBA, Etan Thomas stato un attivista, autore, una personalità nel mondo dei media. È lui tra quelli che riconsiderano adesso la narrazione su Jordan cominciata negli anni ’90. Adesso riferisce di essersi seduto un giorno a leggere in una sala della sede dei Wizards e Jordan gli chiese che libro avesse tra le mani. Era Soul on Ice di Eldridge Cleaver e così cominciò una conversazione sulle operazioni di beneficenza in cui era impegnato Jordan, senza pubblicità. MJ allora raccontò di quando era stato ospite in un club di golf dove ovviamente lo lasciarono giocare, ma dove non esisteva la possibilità di diventare soci per i neri. Michael aveva minacciato di andarsene all’ultimo minuto, se non avessero cambiato il loro statuto.
Thomas racconta di aver detto a Jordan: «È un aneddoto che la gente dovrebbe conoscere, forse non direbbero più le cose che dicono di te». Ma no, disse Jordan, lascia perdere. Allora Thomas insistette: «Tu non capisci cosa intendo. Se si sapesse, nessuno più potrebbe considerarti l’antitesi dell’atleta attivista, l’opposto di Muhammad Ali e Bill Russell». Jordan lo guardò e insistette pure lui: «Lascia perdere. Non è così semplice. Ti voglio bene».
Nel film Air, il personaggio della madre di Jordan prevede un cambiamento epocale a beneficio delle famiglie afroamericane disagiate, dopo aver favorito l’accordo rivoluzionario con Nike del 1984. Scrive Araton sul New York Times che potrebbe essere stata “una licenza di uno sceneggiatore, forse, ma chi può sostenere che Jordan non abbia effettivamente riscritto la distribuzione dei ricavi per gli atleti afro-americani? Che l’affare Nike, con una percentuale su ogni sneaker venduta, non lo renda il padrino degli introiti e dei diritti di immagine, così simili agli accordi che oggi fanno piovere soldi nelle tasche degli atleti universitari?”
Per queste ragioni, nel febbraio 2021, il sociologo e attivista per i diritti civili Harry Edwards ha affermato nel Bakari Sellers Podcast che Jordan non dovrebbe essere accusato di troppa dedizione al marketing. L’ha fatto nell’età “in cui sono state gettate le basi per la presa di un potere che oggi consente ai suoi eredi super ricchi di influenzare le vite delle comunità”, come fa LeBron James nell’istruzione pubblica per la sua città natale, Akron, in Ohio.”
Len Elmore, ex centro NBA che si è ritirato nel 1984 per iscriversi a Giurisprudenza ad Harvard, ha detto che di fronte alla venerazione per Ali e per le icone dell’attivismo anni ’60, in quel tempo era sconcertato dalla riluttanza di Jordan a parlare apertamente di questioni di equità. Anche a lui pareva che fosse per motivi commerciali, per non turbare i clienti delle sneaker.
Oggi è docente allo Sports Management Program della Columbia University e al New York Times dice: «Gli anni di Michael non hanno avuto quel che c’era negli ’60, la guerra del Vietnam, il movimento per i diritti civili. Non c’era un’America in fiamme. Non sto difendendo il fatto che Michael non abbia preso posizione. Sto reinterpretando la sua eredità, alla luce di ciò che ho visto e di ciò che vedo adesso».
Thomas ha raccolto altri elementi nelle interviste per i suoi libri e per il suo podcast, The Rematch, giungendo alla considerazione che Jordan seguiva un mandato strategico: la preoccupazione del commissioner NBA David Stern per il marketing.
«Tutto aiutava la crescita del gioco. Stern era assolutamente contrario a tutto ciò che avrebbe potuto restringere la base di tifosi. Quando una volta ho fatto un commenti contro la guerra, mi ha detto: Stai attento a quel che dici».
Stern è morto nel 2020 e non può replicare. Il New York Times dice che “si è mosso a cavallo di una linea sottile tra la sua politica per lo più progressista e la paura di alienare i consumatori. Jordan è stato un portavoce lucido ma cauto su alcune controversie, come quella che travolse Mahmoud Abdul-Rauf, nel 1996 sospeso dalla lega per essersi rifiutato di cantare l’inno nazionale, per motivi religiosi”.
Possibile che Jordan non sapesse che avrebbe potuto avere entrambe le cose, essere abbastanza famoso sia per essere sfruttato commercialmente che per intervenire in pubblico su questioni sociali e di politica? È questa la domanda che si pone il New York Times. Sonny Vaccaro, uno dei protagonisti nella storia dell’accordo Nike, l’uomo che nel film viene interpretato da Matt Damon, dice che «il campionato doveva prima crescere. Michael ha avuto i suoi problemi con quella frase sui repubblicani. La verità è che ha aperto una porta. Ha cambiato il mondo, solo che nessuno sapeva quanto, fino al secolo successivo. LeBron può essere quello che è oggi solo perché Michael ha permesso alle aziende di investire i loro soldi, enormi quantità di denaro, sugli atleti neri. Il loro potere e la loro voce sono cresciuti nel tempo».
Jordan ha spinto una generazione di giocatori a volere il successo. È il punto che sottolinea David Falk, il suo agente. All’età di 60 anni, scrive il New York Times, “Jordan merita di essere visto attraverso la lente di una narrazione evoluta, considerato quanto in alto ha posto l’asticella, un’eredità che durerà per il futuro. Vent’anni dopo il suo ultimo tiro da professionista, è ancora il giocatore più influente nello sport. Se ne avesse voglia, oggi potrebbe persino correre lui direttamente per il posto al Senato occupato quella volta da Helms. Il suo tono, ovviamente, sarebbe bipartisan”.
Il film Air visto dall’America
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Chi lo ha promosso
“Un film sulle scarpe Air Jordan può diventare il successo dell’anno? È di gran lunga il film più simpatico uscito finora. C’è un cast stellare guidato da Matt Damon, Viola Davis, Jason Bateman e Ben Affleck, il quale dirige anche il suo miglior film dai tempi di Argo, undici anni fa. È da Stranger Things che gli spettatori si sono innamorati delle ambientazioni retrò anni ’80. Qui siamo nel 1984 a Beaverton, Oregon, quartier generale Nike nel nord-ovest del Pacifico, dove Time After Time di Cyndi Lauper suona a tutto volume e i nuovi telefoni cablati nelle auto sono usciti direttamente da The Jetsons. Ovviamente, la presenza di Michael Jordan è sempre palpabile, anche se non vediamo mai il volto dell’attore che lo interpreta da giovane. La futura guardia tiratrice dei Chicago Bulls pronuncia una parola sola in quasi due ore di film: Hello” – di johnny oleksinski, The New York Post
“Air è un gigantesco spot pubblicitario per Nike, ma Mrs. Harris va a Parigi era come una canzone d’amore per Christian Dior, e persino House of Gucci così pieno di scandali, era un tributo glam alla casa del lusso upper class, per non dire di Il Diavolo veste Prada. E poi molte più persone hanno Nike ai piedi rispetto a Gucci o Dior o Prada. Il 2023 è distante dal 1984 quanto il 1984 lo era dal 1945, perciò se uno spettatore veterano – diciamo così – pensa che Affleck abbia esagerato con i significanti, a partire dal montaggio dei titoli di testa come promemoria della cultura pop 84, sappiate che questa è storia antica per milioni di persone, quindi quello è il tocco giusto. Gran parte di Air parla di uomini di mezza età che hanno avuto successo, ma si trovano a un bivio, discutono se sia saggio andare sul sicuro o se andare all-in su un ragazzo molto dotato, ma mai testato. Con una mossa scaltra, Affleck sceglie di non avere Jordan come personaggio nella storia. Affleck ha un acuto senso del ritmo, sa quando aumentare la tensione e i conflitti, quando lasciar respirare la storia” – di richard roper, Chicago Sun Times
“Air” è tecnicamente una commedia. Molte delle risate vengono dalla performance incredibilmente sboccata di Chris Messina nei panni dell’agente di Michael Jordan, David Falk. Una telefonata tra lui e Damon ha suscitato risate incontrollabili del pubblico alla mia proiezione. Air diverte anche quando mette in scena i rapporti aziendali di Converse e Adidas. Come lezione di storia costellata di stelle, e altamente romanzata, Air è estremamente divertente, uno dei migliori film del 2023 finora. Funziona anche come pezzo nostalgico per le persone come me che, in gioventù, bramavano calzature costose. Seduto in sala, mi sono ricordato del mio primo paio di Jordan, comprate con i soldi guadagnati al lavoro in un fast-food che prendeva il nome da un cantante country” – di odie henderson, Boston Globe
“Come già Moneyball, questo film è più interessato al business dello sport che al gioco vero e proprio, anche se la trama centrale è lo stesso elettrizzante. La maggior parte degli appassionati di sport o qualsiasi cliente che abbia acquistato un paio di Air Jordan negli ultimi quattro decenni sa come finisce la storia, ma Affleck e lo sceneggiatore Alex Convery sono stati in grado di tenere alta la giusta quantità di tensione. A parte La Legge della Notte, il curriculum da regista di Affleck è piuttosto impressionante, eppure Air sembra proprio il suo film più ispirato” – di brian truitt, USA Today
“Ben Affleck non ce lo meritiamo. Il suo nuovo film da regista è ambientato negli anni ’80, ma sembra un film realizzato negli anni ’90, del tipo che nemmeno i registi operativi effettivamente negli anni ’90 sembrano essere più in grado di realizzare. Lui è meraviglioso nella sua parte, ma è il film che lo circonda a essere una vera meraviglia, non perché sia un grande progetto che attira l’attenzione su di sé, ma perché è l’esatto contrario: quel tipo di film intelligente, ben recitato e ben realizzato che erano abituati a fare negli anni ‘90 e che noi eravamo abituati a vedere almeno una volta al mese, forse di più, nel periodo in cui Affleck iniziava a costruire la sua carriera. Sappiamo della vita privata di Affleck più che della vita della maggior parte dei registi. Questo succede quando sposi una famosa pop star e due diventate l’incarnazione nella coppia ideale, un tema assai popolare nelle commedie Anni 30, ma uno schema che non si ripete così spesso nella vita. Non c’è da meravigliarsi che così tante di noi amino Ben Affleck, nella misura in cui non abbiamo una vera idea di chi sia veramente Ben Affleck. Le donne alzano sempre gli occhi al cielo per gli uomini, specialmente se sono bianchi, etero e di successo. Probabilmente è per questo che sono state inventate le pupille. E abbiamo alzato gli occhi al cielo anche per Affleck. Ma lo abbiamo anche visto al suo minimo come uomo, girando per internet, e trovandolo carente. Poi se ne esce e fa un film così. Superbo” – di stephanie zacharek, Time
Chi lo ha bocciato
“Davvero vi importa guardare un film su un accordo di sponsorizzazione per delle scarpe da ginnastica di quasi 40 anni fa? Air e il suo regista Ben Affleck pensano di sì, se le scarpe sono Nike e il testimonial è Michael Jordan. È tutto molto ordinato. Un film più caotico avrebbe potuto essere più interessante”. – di kyle smith, Wall Street Journal
“Air è una storia di moda, musica, sport e dell’atletismo stesso come forma di stile e anche di espressione artistica; una storia sull’improvvisa ubiquità di musicisti pop attraverso i video musicali e MTV; sul rapporto tra la politica razziale americana e lo stile; e sull’emergere rapido e definitivo dell’hip-hop come primo genere nazionale e internazionale. Le scarpe vengono commercializzate principalmente per i giovani consumatori neri, ma i potenziali acquirenti non vengono mai ascoltati, quasi mai nemmeno visti. L’unico giovane personaggio nero nel film è un impiegato al 7-Eleven, un tifoso di basket che dice a Sonny che Jordan è troppo piccolo per l’NBA. Più avanti nel film, dopo che Jordan è diventato una star, dice a Sonny: Lo sapevamo tutti che sarebbe andata così. Air è un film ricco di dialoghi, verboso, come si addice a un film su un negoziato, ma come per Argo ai film di Affleck manca la dimensione fisica” – di richard brody, New Yorker
“Per la maggior parte del pubblico, Air varrà la pena di essere visto solo per il cast stellare, in particolare per la riunione tra Damon e Affleck. Le loro scene possiedono un dinamismo che il resto del film avvicina ma al quale non sempre corrisponde. Sotto il sentimentalismo di Air ci sono accenni a un tema ancora più avvincente: come si compensano le persone in una società organizzata attorno all’avidità aziendale? Air sembra una dichiarazione di stima per Jordan, la sua famiglia, i tenaci dirigenti della Nike – e una dichiarazione sulle intenzioni future di Affleck” – di lovia gyarkye, The Hollywood Reporter