Houston o Philadelphia: da stanotte le World Series di baseball

  Quando passano dal cinema, quelli di Houston dicono «abbiamo un problema» e quelli di Philadelphia se la cavano con una battuta: «Cosa sono mille avvocati incatenati al fondo dell’oceano? Un buon inizio». Quando passano dagli Oscar, Houston-Philadelphia finisce 2-2: miglior montaggio e miglior sonoro per Apollo 13, miglior attore e miglior canzone per Philadelphia. Jonathan Demme vs Ron Howard, James Horner vs Bruce Springsteen, Tom Hanks vs Tom Hanks. Quando Houston vs Philadelphia passa sullo schermo, c’è sempre di mezzo lui, da una parte dentro la tuta da astronauta di Jim Lovell, dall’altra infilato nella grisaglia del legale Andy Beckett. Proprio Astros si chiama la squadra di baseball del Texas, Phillies quella in Pennsylvania. Con loro, fuori dai cinema, l’America è dinanzi alla finale più squilibrata da molti anni a questa parte, qualcuno si spinge a dire perfino da un secolo. Se lo dicono loro, vale la pena crederci. Gli Astros sono in circolazione dal 1962, un tempo si facevano chiamare Colt 45. Hanno fatto cinque apparizioni in finale e hanno vinto solo una volta, nel 2017, quando poi si scoprì che imbrogliavano facendosi i segni di nascosto. I Phillies sono all’ottava presenza nelle World Series, hanno due volte il loro nome nell’albo d’oro [1980 e 2008], hanno cominciato a giocare nel 1883 e si fecero conoscere inizialmente come Quaccheri.

 

Eppure, come dice il Wall Street Journal, le World Series che iniziano la notte prossima, non sono solo un incontro di mazze da baseball, è uno scontro estetico. Gli Houston Astros sono progettati per giocare un baseball pulito e coerente. I Philadelphia Phillies portano in campo una nuvola di caos come il loro 27esimo uomo. È quel tipo di squadra che può essere stracciata o fare un buco grande così nei piani degli avversari. È il tipo di abbinamento che rende l’imprevedibilità del baseball uno degli elementi cruciali dello sport

Houston ha vinto 106 partite e ai play-off ha spazzato i Seattle Mariners e i New York Yankees. Philadelphia viene da un anno trascorso sempre in bilico. Hanno licenziato un allenatore a metà stagione, si sono fatti strada fino a risalire al terzo posto nella conference a Est e sono arrivati ai play-off attraverso le qualificazioni, solo perché il numero di partecipanti è stato allargato rispetto a un anno fa. 

Degli Astros campioni nel 2017 sono rimasti José Altuve, Alex Bregman, Justin Verlander. Gioca a Philadelphia il battitore su cui si stanno concentrando le attenzioni mediatiche della vigilia, Bryce Harper, MVP finora. 

Il New York Times racconta la suggestiva storia di una teoria esoterica sul conto di Philadelphia e del suo sport. È una città che vince tutto sommato poco, pochissimo, ma quando c’è di mezzo Houston si trasforma. La vittoria più importante nella storia dei Phillies – la prima – è arrivata proprio a Houston nel 1980 e la seconda del 2008 ebbe come presupposto l’arrivo del lanciatore Brad Lidge, per uno scambio con – esatto – Houston. Il telecronista dei Phillies è stato per anni e anni l’amatissimo Harry Kalas. Ebbene, suo figlio Todd, fa oggi lo stesso lavoro per la tv play-by-play degli Astros. La tendenza va oltre il baseball. Ricorda il Ny Times che l’eroe dell’unica vittoria al Super Bowl degli Eagles di Philadelphia, nel febbraio 2018, è stato il quarterback Nick Foles, originario del Texas. Austin non è Houston, ma fuocherello. Quando nel basket i 76ers cercarono una superstar nel 1982 da affiancare a Julius Erving, presero Moses Malone da Houston, e vinsero il campionato NBA. È rimasto l’ultimo anello. Se dovessero farcela di nuovo, sarà solo perché è arrivato James Harden – ma tu guarda: uno passato da Houston. Il vero problema è che gli Astros sono 113-56 in questa stagione, 7-0 nei playoff. 

Tyler Kepner racconta che ci sarebbe una bella sfida tra fratelli su cui spendere qualche riga, ma nessuno dei due sarà in campo. Nick Maton ha giocato 18 partite per i Phillies in stagione, Phil Maton 67 presenze con gli Astros. Si sono affrontati nell’ultima giornata della stagione regolare e l’incrocio gli è stato fatale. Ha vinto Nick ma da allora è scivolato in panchina, mentre Phil si è così infuriato per la sconfitta da prendere a pugni un armadietto o una cosa del genere, rompendosi un osso della mano con cui in genere lancia. Non è stata una grande idea. 

Per la prima volta dal 1987, la Major League non programmerà partite di domenica, per non sbattere contro la concorrenza del football. Le World Series nel giorno di festa – la Gara-5 tra Houston e Atlanta – ha fatto nel 2021 13,64 milioni di spettatori, circa 2 milioni in meno rispetto alla trasmissione concorrente sulla NBC, la partita tra i Dallas Cowboys e i Minnesota Vikings. 

 

 

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