La normalità che piace a Paltrinieri

CLIC | La bambina con le braccia tese aspetta un abbraccio o forse vuole darlo. Ha i piedi scalzi sul bagnasciuga, mentre un’altra mano, sopra la testa sua, esce dal nulla e il nulla afferra. L’artro più avanti, quel pischelletto de Ostia, a Paltrinieri invece je dà er cinque. È un gesto che i ragazzi fanno ancora, sebbene in un modo nuovo, c’è meno enfasi, meno schiaffo, sono più essenziali. Non gli hanno nemmeno dato un altro nome, uno scialla, una smella, niente. Il piccolo si è solo alzato sulle punte per arrivare all’altezza del campione. S’è tenuto le ciocie ai piedi, sulla lunga strada di sabbia di Pier Paolo. 

Come se non avesse fatto cinque km a nuoto nel mare che fino a ieri era burrasca, come se non li avesse fatti più velocemente di tutti gli altri ventuno in gara, 52 minuti e 13 secondi, Gregorio Paltrinieri aveva il passo di quando esci dall’acqua e ti vieni a sdraiare. Il piede sinistro piantato nella rena, il destro come quello d’un ballerino, en pointe, sollevato in un istante di leggerezza contro l’infinità di tempeste che avrà visto quell’acqua alle sue spalle, l’acqua che arriva e fa la spuma, poi si ritrae, incanta e uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto si traveste da lago, divora navi, regala ricchezze. Il mare non dà risposte, il mare chiama. È profondo nella calma come nella tempesta. I pescatori sanno che è pericoloso, ma non hanno mai pensato che i pericoli siano tali da trattenerli a riva. 

Nemmeno Paltrinieri è tipo da restarsene con l’orecchio sulla conchiglia. Un anno fa volò in Giappone all’Olimpiade che s’era appena alzato dal letto, aveva preso la mononucleosi. Era una carta italiana da due ori – ora è chiaro – eppure salì sull’aereo sapendo che non li avrebbe presi mai. E allora? Che fa? Se non si va, non si vede. Ci sono quelli che vogliono sentirsi battere le mani, altri scelgono di far battere i cuori – primo, secondo, terzo, boh, tu sorridi, e dopo si vede. 

Il mare, fa pietà il mare. Così vasto e insieme fisso, le inutili macerie dell’abisso. Qual è la cosa peggiore, il pericolo o il timore del pericolo? Chi va per mare, se lo domanda ogni giorno. Il cuore di un uomo è molto simile. Ha le sue tempeste e le sue profondità. Ha pure le sue perle. A saperle trovare. 

 

   Per queste poche righe sono state sminuzzate e cucite opere, pensieri e poesie di Jorge Amado, Alessandro Baricco, William Blake, Jorge Luis Borges, Emil Cioran, Joseph Conrad, John Donne, Eugenio Montale, Fernando Pessoa, Jacques Prévert, Giuseppe Ungaretti e Vincent Van Gogh.

In compenso non è stato maltrattato nessun pesce. 

 

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