Tutti gli appetiti intorno al nuovo GP di Miami

Il cielo della Florida è uno straccio che è bagnato di celeste

Francesco Guccini

 

La Formula 1 mette piede per la prima volta a Miami, undicesima città degli USA a ospitare un GP, nel nome di un’americanizzazione fortemente voluta dai nuovi proprietari di Liberty Media, alla ricerca di mercati più vasti. La storia dello sbarco dei motori nella città dove Ernest Hemingway può incrociare Quentin Tarantino, dove arriverà il treno superveloce verso Orlando, dove Gonzalo Higuaín ha scelto di venire a vivere il suo tramonto, dove David Beckham costruirà uno stadio in un mega-parco, dove gli Heat inseguono l’anello NBA. In un clima tra il glamour di Los Angeles e il kitsch di Las Vegas

  ▻  Quando chiesero a Quentin Tarantino perché avesse girato un noir, a quello per poco non gli prendeva uno sturbo. Disse: «Pulp Fiction non è un noir, io non faccio noir. Penso che Pulp Fiction sia invece molto vicino alla crime fiction di questi ultimi anni, in particolare a Charles Willeford». 

Willeford veniva dall’Arkansas e aveva raccontato in quattro romanzi una Miami succube della criminalità ispanica, schiacciata dal turismo e da delinquenti mezzi schizzati, degli psicopatici così sopra le corde da essere perfettamente tarantiniani. Del resto, qui era già passato lo Scarface di Al Pacino: l’hotel nel quale va a comprarsi una partita di cocaina dai colombiani, oggi è una hamburgeria di nome Johnny Rocket. 

Prima di partire per il fronte, Charles Willeford aveva trascorso la sua adolescenza negli Anni Trenta del Novecento spostandosi lungo il confine del Messico a bordo di un treno merci. La leggenda letteraria vuole che abbia partorito durante quell’andamento lento il suo protagonista, il detective Hoke Moseley, cinico, burbero, sovrappeso, senza denti. Hanno detto di lui che sta a metà strada fra l’umorismo di Charles Bukowski e di John Fante, le atmosfere dark di Raymond Chandler e il ritmo di Mark Twain. Poteva andare peggio. Il New York Times ha scritto che i libri di Willeford sono godimento puro. Ha fatto l’allenatore professionista di cavalli. È stato pugile, annunciatore alla radio, pittore, amava il whisky e i sigari. Era cresciuto con la nonna per la morte precoce di sua madre: tubercolosi. Andò a iscriversi all’Università in Perù. Lo cacciarono quando scoprirono che non aveva preso il diploma alle superiori. Se non fosse esistito Hemingway, uno penserebbe che Hemingway poteva essere lui. La rivista Il Tascabile ha detto che per entrare nel clima dell’America di quel periodo bisognava capire il gioco del baseball, bisognava saper apprezzare un bel barbecue domenicale, bisognava amare i romanzi di Charles Willeford

Miami non va più al passo dei vecchi carri merci. Quando i lavori della Brightline LLC saranno terminati, si potrà correre fino al resort Disney di Orlando in tre ore, in treno a 200 km orari, guardando scorrere fuori dal finestrino South Beach, l’imbarco per i Caraibi, Fort Lauderdale, Boca Raton, Cocoa Beach. Dicono che i treni avranno il colore dell’oro e che Miami dimostrerà così, ancora una volta, tutta  la fretta che mette nelle cose che fa. 

È l’undicesima città americana che accoglie un GP di Formula 1, soprattutto è stata la più rapida a infilarsi dietro la scia di Drive to Survive, la serie Netflix che ha mutato il rapporto tra gli USA e le corse che piacciono a noi europei. L’undicesima, ma la prima disposta a scommettere insieme con Liberty Media che qualcosa sta cambiando, che molto ancora cambierà. Come sempre cambia il panorama quando arrivano le rotaie e le ferrovie, chiedetelo a Jill McBain, a Claudia Cardinale di C’era una volta il West

 

 

Il circuito è stato costruito attorno all’Hard Rock Stadium, la casa dei Miami Dolphins in NFL e dove si gioca il Masters 1000 di tennis. Ha tratti velocissimi e curve lentissime, con 2-3 punti nei quali si sorpassa. Sul rettilineo del traguardo si toccano i 300 km orari e quasi la stessa velocità in un secondo tratto di alto scorrimento. In uscita dalla curva 7 si apre una nuova porzione di circuito dove il piede non si alza dall’acceleratore per 10 secondi filati, a oltre 310 km/h, come spiega Oa Sport nella sua analisi. Si arriva a quel punto in un segmento tortuoso, alle curve 11-12-13-14-15 e 16 tutte in successione: chi è davanti, resta davanti. Dopo: ci si immette sul rettilineo da 330 km orari per una quindicina di secondi, fino alla staccata dove si scende a 80 all’ora. In tutto fanno 5 km e 410 metri, con 19 curve e la sensazione – dice Oa Sport – che potremmo vedere una Red Bull a dettare legge.

 

Sul sito ufficiale della Formula 1, William Buxton ha scritto del passato difficile negli Stati Uniti e dei molti circuiti apparsi e scomparsi dal calendario. 

Quando la gara è stata annunciata per la prima volta – racconta – oltre il 75% dell’interesse proveniva dal mondo aziendale. Per molto tempo Montecarlo è stato considerato il luogo dove fare affari. Negli ultimi dieci anni, il mantello è stato passato a Singapore. Ma con Miami, adesso, c’è la sensazione che questo evento possa diventare uno dei week-end più importanti per fare business nel settore, in una delle regioni in più rapida crescita nello sport. Ma il tifoso è sempre al centro della pianificazione. L’utilizzo dell’Hard Rock Stadium come fulcro dell’attività, la costruzione dei punti panoramici delle tribuna nelle aree più emozionanti della pista, l’enorme peso di attività collaterali, come concerti e spettacoli, sia in pista che in città, danno ai visitatori la sensazione che si tratti di una specie di Coachella. La natura stessa del circuito lo distingue da molti altri circuiti sia negli USA, sia nel resto del mondo. È per metà strada e per metà pista. Raramente c’è stata un’attesa così febbrile per l’arrivo di una nuova sede. Ma anche con tutta la pianificazione e la consapevolezza di ciò che c’è in serbo, resta comunque un passo verso l’ignoto

 

Il rapper Post Malone ha chiesto di spostare a sabato il suo concerto. Vuole la domenica libera per vedere la corsa. Miami avrà in campo gli Heat nei play-off di basket e i Marlins nel campionato di baseball, ma tutti i pensieri sono per la Formula 1, laddove un tempo un motore e quattro ruote significavano NASCAR o IndyCar. Tom Garfinkel, il vicepresidente dei Miami Dolphins e dello stesso Hard Rock Stadium, è un comproprietario della gara di Miami. Ha iniziato a inseguire una seconda tappa americana in F1 già nel 2017, prima cioè che la serie Netflix rendesse popolari le corse nel paese. In principio si immaginava che la pista potesse essere allestita in centro. South Beach sarà aperta tutta la notte. L’area del GP include una spiaggia artificiale e un porto turistico.

 

Tom Cary sul Telegraph dice che siamo di fronte al Super Bowl della Formula 1 e scrive che il GP di Miami potrebbe essere il più sfavillante di sempre. Le immagini di alcuni yacht ormeggiati in un’area così piccola dove appena potrebbe ondeggiare un gatto, per non parlare delle presenze di alcune celebrità di serie A, hanno suscitato il ridicolo online. Tutto così trash, così volgare, una versione farlocca di Montecarlo, come se Montecarlo non fosse volgare. Ma sembra che sarà la F1 a ridere per ultima. I biglietti per il Gran Premio sono andati esauriti in 40 minuti. I posti in tribuna più economici avevano un prezzo di 640 dollari, quelli per il settore ospitalità costavano fino a 10 mila. 

In un’intervista all’Associated Press, Garfinkel ha definito invece quest’appuntamento come l’incrocio tra il Grammy e gli Oscar. «Miami è un vettore di cultura americana in molti ambiti – l’arte, il cibo – e ci aspettiamo che le persone si godano tutto questo, mentre osservano la più alta forma di sport automobilistico del mondo: sono amministratori delegati, atleti famosi, i capi del private equity, del settore immobiliare e dell’industria». Quelli che con lo slow non vogliono avere relazioni.  

 

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