
❝Il golf è più facile del calcio. La pallina sta ferma❞
Gianluca Vialli
Uno è il Chirurgo. Non è appariscente e non cerca i colpi da copertina, ma è di una regolarità scientifica impressionante. Il suo avversario dice che mette i puntini sulle i e le barrette sulle t, nel senso che non sbaglia un tratto, non si fa condizionare dalle emozioni esterne e demolisce gli avversari con la precisione metodica del suo gioco. L’altro è l’Artista. È l’uomo del talento puro, delle fiammate spettacolari e dei colpi che fanno impazzire il pubblico. A 37 anni è il veterano che ha già vinto tutto, capace di accumulare vantaggi mostruosi quando è in giornata di grazia, ma anche di regalare dramma e suspense fino all’ultima buca, come nell’ultimo brivido ad Augusta per la giacca verde. Uno è Scottie Scheffler, l’altro è Rory McIlroy. Uno è la macchina perfetta del golf, l’altro è il genio del palcoscenico.
Stanno dominando il golf mondiale, ma non hanno mai dato vita a un vero duello finale, faccia a faccia, per vincere un Major. Il Wall Street Journal dice che è “il duello dei pesi massimi che sta plasmando un’era”, ma che finora è stato un duello a distanza.
Un mese fa, all’ultima buca del Masters, McIlroy ha rischiato il collasso spedendo il colpo di inizio mentre calpestava il bordo destro del campo. Se avesse fatto un doppio bogey, sarebbe andato allo spareggio proprio contro Scheffler. McIlroy si è salvato con un bogey, vincendo la sua seconda Giacca Verde consecutiva e diventando appena il quarto giocatore nella storia a riuscirci, ma quel finale ha fatto venire l’acquolina in bocca a tutti i tifosi per lo spareggio mancato.
Il motivo per cui un loro duello alla domenica è così atteso sta nei numeri spaventosi della loro rivalità. Hanno vinto 4 degli ultimi 5 Major disputati. Dopo la vittoria di McIlroy ad Augusta lo scorso anno, Scheffler si è preso il PGA Championship e il British Open. Dal 2022 a oggi ha messo insieme ben 20 vittorie sul PGA Tour, mentre McIlroy ne ha infilate 10. Se guardiamo la carriera complessiva, il trentasettenne McIlroy, di otto anni più vecchio, è avanti con 30 titoli sul PGA Tour e 15 sul circuito europeo. La costanza nei tornei dello Slam è inarrivabile: dal 2022, Scheffler è finito per nove volte nei primi-cinque, McIlroy sette. Nessun altro giocatore al mondo va oltre i cinque piazzamenti.
Nonostante siano i numeri 1 e 2 indiscussi, il WSJ fa notare che non sono mai stati accoppiati nell’ultimo giro di un Major poi vinto da uno dei due. Sembrano quasi allergici a trovarsi insieme nel weekend. Nelle fasi finali, al terzo e al quarto giro, sono stati messi nello stesso gruppo cinque volte in totale. L’unica domenica di un Major in cui hanno giocato insieme è stata allo US Open 2023, ma in quel caso affondarono entrambi, lasciando la vittoria a Wyndham Clark. Gli unici due veri scontri diretti degni di nota sono avvenuti altrove: la rimonta di McIlroy su Scheffler al Tour Championship 2022 e la vittoria di Scheffler su McIlroy nel singolo dell’ultima Ryder Cup.
Scottie è quasi indifferente all’idea di un duello ravvicinato. Ha detto che affrontare McIlroy all’ultimo giro non gli darebbe una carica in più: “Le mie fonti di motivazione sono sempre state puramente interne”. Entrambi sono famosi per saper vincere anche quando giocano male. All’ultimo Masters, Scheffler ha giocato un secondo giro pessimo finendo il weekend in even par. McIlroy aveva accumulato così tanto vantaggio nei primi giorni che ha vinto il torneo pur girando a sua volta in even par nelle ultime 36 buche.
Gli organizzatori sanno quanto il pubblico desideri questo scontro, tanto che nei primi due giorni li hanno già accoppiati per ben 15 volte negli ultimi due anni. Ma ora l’Aronimink Golf Club potrebbe finalmente regalare la portata principale: un testa a testa all’ultimo colpo della domenica per alzare il Wanamaker Trophy del PGA Championship, il secondo Major dell’anno.
IL PERCORSO
L’Aronimink Golf Club di Newtown Square, fuori Philadelphia, è un percorso leggendario ed è considerato il capolavoro nascosto dell’architetto Donald Ross. Il campo si sviluppa su un’immensa proprietà di 300 acri ricca di vallate e colline. A differenza dell’Augusta National, famoso per i suoi colori pop come le azalee rosa e i prati perfettamente tinti di verde, ha un’estetica molto diversa, Golden Age, l’età dell’oro del golf degli anni ‘20. Ha un fascino antico, dominato da legni duri, piante sempreverdi e un’atmosfera da vecchio club esclusivo britannico.
Il club prende il nome dal capo Aronimink, il leader della tribù di nativi americani Lenape che un tempo occupava quelle terre. La prima storica club house era letteralmente la vecchia fattoria del capo tribù. Anche se lui, no – potete immaginarlo – non era tra i soci. Se ad Augusta il pericolo è l’acqua dell’Amen Corner, ad Aronimink il terrore è la sabbia. Il campo conta ben 174 bunker. L’architetto Donald Ross ne aveva disegnati sulla carta di singoli e grandi. Il suo assistente di cantiere dell’epoca, però, decise di testa sua di “sbriciolare” quelli grandi in decine di piccoli cluster di trappole di sabbia vicine, dando al campo un aspetto minaccioso e unico al mondo. Di recente, Gil Hanse ha fatto un restauro totale usando foto aeree del 1929 per rimettere i bunker esattamente dove erano stati scavati un secolo fa. E i green?
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