Le tappe del Giro 2026 | Paestum-Napoli

La Paestum-Napoli è la sesta tappa del Giro 2026, giovedì 14 maggio: 142 km, partenza da Paestum e arrivo a Piazza del Plebiscito. È una tappa breve e quasi tutta per velocisti, soprattutto dopo la fatica sotto la pioggia della Praia a Mare-Potenza e prima del tappone di Blockhaus. Il sito del Giro la definisce “breve e pianeggiante”, costa tirrenica fino a Salerno, salita verso Cava de’ Tirreni come unico GPM, poi ingresso nella piana attorno al Vesuvio e lunga parte urbana fino a Napoli.

Il percorso parte da Via Magna Grecia, quindi dal mondo dei templi di Paestum, ma lo lascia subito. Prima c’è la Piana del Sele, poi il tratto verso Salerno. La corsa sale a Cava de’ Tirreni, non è una salita da classifica, ma l’unico punto in cui la giornata può perdere un po’ di linearità. Dopo, il tracciato torna ad abbassarsi e attraversa una Campania densissima: Nola, i centri abitati uno dopo l’altro, strade con spartitraffico, rotatorie, curve, bisogna prestare un’attenzione continua. Gli ultimi 70 km sono descritti  come quasi interamente cittadini, senza soluzione di continuità tra un abitato e l’altro.

La parte finale è meno paesaggistica di altre edizioni napoletane. Il Giro entra a Napoli dopo circa 20 km di superstrada, poi trova strade ampie e asfaltate. L’arrivo non è sul Lungomare, ma in Piazza del Plebiscito, per la prima volta secondo il Comune di Napoli. Non è proprio così. Piazza Plebiscito si riempì di bici per l’arrivo di una cronometro Caserta-Napoli, vinta nel 1979 da Francesco Moser, “in maglia rosa, sbrindellando i ciottoli della Doganella, come corresse ancora una Roubaix” – ha scritto Gian Paolo Porreca nel suo prezioso Il Giro Racconta, la meravigliosa storia della Corsa rosa e dei suoi 115 arrivi in Campania. Più che una maglia era una tuta aderente come quella degli sciatori, fabbricata in Svizzera, il primo accenno di sperimentazione , antecedente al famoso 1984 delle ruote lenticolari, con il record dell’ora in Messico e la maglia rosa all’Arena di Verona.  Una tappa liscia come un tappeto di biliardo e 10 km di pavé. Knudsen e Saronni protestarono, dissero che era stata cucita su misura per Moser. Secondo la giuria, la sua media fu di 49,555 orari. “Cioè Moser, con curve e pavé, sarebbe andato più forte di Merckx quando ha conquistato il record dell’ora sulla pista di Città del Messico. Evidentemente, il percorso era stato misurato male“ considerò Maurizio Caravella su La Stampa. “Quando è solo contro il cronometro, e contro avversari invisibili c che si materializzano nella mente come ombre minacciose, Moser diventa un re e gli altri diventano suoi cortigiani”.

Eddy Merckx aveva scritto alla vigilia sulla Gazzetta: “È un Giro che possono vincere in cinque e che può perdere solo Moser”. Bruno Raschi commentò la sua prestazione nella cronometro così: “S’è trovato due volte a dover recuperare su Knudsen. Lo ha fatto senza accelerare, come fosse un autonoma dotato di un ritmo segreto, di una musica interiore. Il tracciato era sì velocissimo ma presentava oltra al pericolo imminente della folla tratti di strada che facevano vibrare il cervello e la catena”.

Tornò  dal Maschio Angioino con 29 secondi di vantaggio su Saronni – che poi avrebbe vinto quel Giro. Raschi intuì e scrisse: “Moser, che sul piano della corsa resta il più forte, guarda Saronni con un’ammirazione fastidiosa. Il ragazzino è più bravo del credibile”. 

Torniamo a oggi. L’orario previsto d’arrivo è intorno alle 17.04. Tecnicamente è una tappa da volata. Eurosport la presenta come occasione per i velocisti, con Jonathan Milan in cerca del primo successo in questo Giro e Paul Magnier già indicato come rivale principale dopo le vittorie dei primi giorni. L’unica vera incognita non è altimetrica ma pratica. Per posizione, curve, basolato e nervosismo,  le squadre dovranno tenere davanti i propri uomini prima dell’ingresso a Napoli.


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