Quando mancavano poche ore alla palla al centro, l’ultima Coppa d’Africa era andata liscia, così liscia da sembrare piatta. Quarantaquattro partite avevano portato ai quarti di finale le migliori otto, e le successive sei avevano confezionato la finale migliore da vendere, i padroni di casa del Marocco contro il glorioso Senegal. Per la prima volta dal 1965, i quattro allenatori giunti in semifinali erano africani [se ne parlava qui], un meraviglioso segno di crescita e consapevolezza.
Era andato liscio, ma così liscio che alla vigilia della partita, sul Guardian, Jonathan Wilson aveva scritto: o succede qualcosa in finale o consegneremo questo torneo ai ricordi e agli archivi come del tutto dimenticabile.
Due mesi dopo, come in un racconto sudamericano ambientato tra Rabat, e Dakar la finale più lunga del mondo non è finita ancora. Cos’era successo, lo ricordano tutti. Per quindici minuti Brahim Diaz aspettò di poter battere il suo calcio di rigore. I giocatori del Senegal volevano andarsene. Sadio Mané diventò l’eroe di quel giorno perché li trattenne. Ha salvato la Coppa, dicemmo.
Édouard Mendy non dovette neppure spostarsi e poco dopo Pape Gueye tirò un diamante all’incrocio dei pali.
Sono passati due mesi e la finale più assurda mai vista su un campo di calcio è nel caos diplomatico e sportivo. Il Senegal è stato dichiarato decaduto a tavolino e il Marocco ha vinto la Coppa. La decisione si basa sugli articoli 82 e 84 del regolamento. Secondo la CAF, il Senegal va punito per quel rifiuto di giocare e per l’abbandono del campo.

I giocatori senegalesi sono furiosi: “Siamo nel mondo dei pazzi”.
Abdoulaye Sows, segretario generale della federazione, è intervenuto su RTS1 per denunciare una procedura che ha definito viziata da gravi irregolarità.
«Stamattina siamo stati convocati per un’udienza in videoconferenza. Ciascuna parte ha presentato le proprie argomentazioni e le arringhe finali avrebbero dovuto iniziare con il nostro avvocato, il signor Seydou Diagne. Ma ci hanno fatto aspettare due ore. Verso le 13:00, mentre la videoconferenza era ancora in corso, con nostra grande sorpresa, abbiamo ricevuto un messaggio che ci informava che la sessione era terminata senza che le arringhe finali avessero avuto luogo. È stato da quel momento che abbiamo intuito che qualcosa non andava. Alle 21:30 abbiamo ricevuto la notifica di questa decisione oltraggiosa». Le Soleil, principale media del Senegal, titola in prima pagina: “Lo scherzo del secolo”

Il Senegal ricorre al TAS, e comunque sia verrà altra polvere. Sows parla di decisione presa al di fuori di qualsiasi quadro giuridico accettabile. «Si tratta di una violazione della fiducia che non ha fondamento nella legge».
Un sottosopra d’immagine per il calcio africano. Una follia burocratica che si porta dietro un vago odore di bruciato. Se il Senegal avesse davvero abbandonato il campo [art. 82 e 84], la decisione andava presa quella sera stessa o il giorno dopo. Farlo ora, trasforma il Marocco in un campione d’ufficio e il Senegal in una vittima sacrificale.
La credibilità della CAF è a zero e dà corpo a un sospetto politico. Il Marocco è una superpotenza politica. Ha un re molto appassionato che alimenta programmi di sviluppo e tiene ottimi rapporti con la FIFA. Il paese ospiterà i Mondiali del 2030 insieme con la Spagna e il Portogallo. Ci sono stati giorni in cui Rabat pareva in vantaggio sul Bernabéu per ospitare la finale. Nel 2029 il Marocco sarà la sede della seconda edizione del famigerato Mondiale dei club. Vedersi assegnare un titolo così, per un cavillo regolamentare ripescato dal fondo di un cassetto, con due mesi di ritardo, alimenta inevitabilmente i sospetti dei più maliziosi tra noi.
Un momento di gloria sportiva è diventato una battaglia di avvocati. Dimenticabile no, questa Coppa chi se la scorda più.