Lo Slalom del 8 dicembre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

# 1 giorno a Italia vs Inghilterra in Champions

 

     

►  LANDO NORRIS ha vinto il Mondiale piloti di F1 grazie al terzo posto nell’ultimo GP di Abu Dhabi, vinto ancora da Max Verstappen. Un pilot della McLaren non ci riusciva da 17 anni. 

◇  Alla devastante Inter vista contro il Como, il Napoli ha replicato battendo la Juventus con due gol di Hojlund. Stasera aspettiamo la risposta del Milan sul campo del Torino, mentre la Roma è stata battuta in dieci a Cagliari. Due neo-promosse fra le prime-dieci: Sassuolo e Cremonese. 

◇  Il gigante femminile di Tremblant è stato vinto all’austriaca Scheib su Hector [Svezia] e Robinson [Nuova Zelanda]. Sofia Goggia si è piazzata undicesima. Il gigante maschile di Beaver Creek è andato a Odermatt e Alex Vinatzer ha chiuso al secondo posto. 

◇  Venezia ha battuto Cantù e si è portata alle spalle di Brescia capolista. Stasera la Virtus Bologna ha la chance dell’aggancio in testa alla classifica in caso di vittoria contro Tortona. Primo successo di Milano in campionato con Peppe Poeta in panchina [battuta Trento].

 

   

Anche sul più alto trono della terra non siamo seduti che sul nostro culo

Montaigne

 

  

Il trono di Lando Norris

C’è stato un momento nei giorni di agosto in cui Lando Norris sembrava ridotto all’osso delle sue stesse paure. «Voglio solo andare a mangiare un hamburger e tornare a casa», così aveva mormorato dopo il ritiro di Zandvoort, come uno che sente il Mondiale scivolargli via, mentre la sabbia olandese gli si infilava nei pensieri. E invece eccolo qua, a dicembre, con la pelle segnata dagli sbalzi emotivi, eccolo che piange dicendo che non è vero, gli è solo entrato un Mondiale in un occhio ha detto Carlo Vanzini nella sua commovente diretta su Sky per i motivi che tutti conoscerete. Eccolo qua Norris, con il titolo addosso come una corazza guadagnata. In un anno ha imparato a cadere senza rompersi e a rialzarsi senza chiedere il permesso. Il suo terzo posto ad Abu Dhabi ha chiuso un cerchio che per un pilota inglese era aperto da cinque anni e per un pilota della McLaren dal 2008. Giles Richards sul Guardian ricorda allora che questa non è stata solo una prova tecnica, il livello di controllo emotivo e psicologico che Norris ha dovuto dimostrare non va sottovalutato. Il cast attorno a lui non ha reso le cose più semplici, prima Piastri con quella compostezza elegante che sembrava cucita addosso a un campione predestinato; poi la creatura mitologica che è Verstappen quando non ha nulla da perdere.

Con grande verve ha retto una tempesta”, dice di lui il Guardian, aggiungendo che in certe sere Piastri ha ricordato Prost, tutto levigatezza ed efficienza e dunque la stagione sembrava strizzata in una forma che non apparteneva a Norris. Finché il mondo si è raddrizzato a sangue freddo, soltanto precisione e nervi. 

Benvenuto nel club, gli dice Damon Hill dal Telegraph, sei un campione del mondo, e lo sarai per sempre”. La risposta sulla sua resistenza alla pressione è arrivata quando ha piazzato la McLaren in prima fila, quando sotto la pressione più alta ha tirato fuori una guida disciplinata, misurata, pulita, della più alta classe dice il campione del 1996. Saranno in molti a ricordargli gli errori, la stagione a tratti traballante, il fatto che davanti avesse un Max Verstappen in versione generazionale. Ma un titolo è un titolo, ogni modo in cui lo vinci, lo vinci davvero. Da oggi Norris entra in una cerchia ristretta e secondo Hill la parte migliore comincia adesso. A 26 anni è solo l’inizio. C’è chi ha dovuto aspettare i 36, come lui stesso. 

Per Hill questo titolo è un cambio di epoca. Il primo della nuova generazione, il passaggio dichiarato dal vecchio al nuovo. Per spiegarlo tira fuori un aneddoto, un episodio vissuta in una una conferenza stampa, lui che chiede silenzio e Michael Schumacher che gli dice un «OK, nonno» davanti a tutti. Hill ricorda ancora quel commento che faceva sentire il divario generazionale diventare un abisso. È quel momento in cui capisci che il tempo si è spostato, indifferente verso i tuoi anni. Norris è cresciuto in un mondo diverso: kart a sette anni, un percorso disegnato da un padre che come quello di Hamilton aveva deciso di prepararlo a ogni dettaglio della vita da pilota. Hill lo riconosce come un merito della famiglia – lui che ha avuto un papà pilota, e che pilota; e riconosce in Verstappen, Piastri, Norris dei ragazzi cresciuti come tennisti o calciatori, programmati cioè per arrivare fin lì: Zero vita. Ecco perché secondo Hill, Norris è uno che ha imparato in fretta con quell’aria rilassata, quasi troppo, uno che per mesi aveva alimentato il dubbio che gli mancasse l’istinto finale. Benvenuto nel club, Lando, ma fra gli 11 campioni del mondo venuti dall’Inghilterra, il Telegraph lo mette al decimo posto, davanti al solo Mike Hawthorn del 1958, Lewis Hamilton è secondo, Jim Clark viene al primo.

 

Le Papaya Rules non erano così male

DI ROBERTO LIBERALE

 

  ①  ARTEFICI  Il coraggio delle McLaren

Hanno vinto le papaya rules. Ha vinto il coraggio della McLaren che, persino nel momento più critico della stagione, non ha abbandonato un principio per il quale in tanti l’avevano criticata: trattare i due piloti alla pari. Aveva due potenziali campioni del mondo a guidare le sue auto, e aveva un’auto campione del mondo in carica e ancora più veloce della scorsa stagione. La certezza, a volte la sicumera, di essere imbattibili ha portato la scuderia a rischiare oltre il necessario pur di non favorire uno dei due rispetto all’altro. Lasciare che fosse la pista a decidere chi fosse il più forte tra Norris e Piastri è stato un principio guardato a volte quasi con scherno dall’esterno. Si pensava che prima o poi il team avrebbe fatto la sua scelta, o che alla fine l’avrebbero pagata cara. In effetti, una scuderia che da mesi aveva confermato il suo titolo costruttori e che è dovuta arrivare all’ultima gara a vincere il titolo piloti col fiato in gola, qualche critica addosso se l’è giustamente tirata. Ma in fondo non è diverso da quello che accade da sempre nei team britannici. Prost contro Senna in McLaren, ma anche Hamilton contro Rosberg in Mercedes, sono stati i casi più celebri, però per loro non c’era un terzo avversario ingombrante come lo è stato Max Verstappen per la McLaren. 

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Il volante di Antonelli ha parlato con Jannik

Il GP di Abu Dhabi ha fatto da contorno all’arrivo negli Emirati Arabi di Jannik Sinner, che ha riscritto la storia raggiungendo il circuito di Yas Marina da Dubai, dove le acque sono diventate più calde e limpide durante la sua vacanza. Protagonista annunciato” – come ricorda il Corriere dello sport-stadio – Jannik è arrivato con la sua fidanzata Laila Hasanovic e ha dato un grosso esempio ai giovani passeggiando con lei nel paddock senza alcun gesto che potesse richiamare il patriarcato da cui sono afflitti viceversa certi tennisti tedeschi e australiani, senza fare nomi. 

La Gazzetta dello sport dice che Jannik Sinner sognava, da bambino, di diventare un pilota di Formula 1 ma ha inorgoglito lo stesso il Paese compiendo l’ardito gesto di salutare l’amico Kimi Antonelli, con il quale ha poi effettuato qualche giro a bordo di una Mercedes AMG GT. Sinner è stato di grande esempio ai giovani anche stavolta allacciando la cintura di sicurezza in conformità alle norme vigenti. Secondo le prime ricostruzioni, la sua presenza in auto avrebbe migliorato del 12% l’aerodinamica del mezzo. 

La ricca cronaca da Abu Dhabi riferisce che Antonelli ha mostrato a Sinner la sua monoposto, spiegandogli nei dettagli il funzionamento del volante della vettura. Il volante si è messo a parlare non fare brutta figura davanti a Sinner. Poi Jannik ha camminato tra le hospitality dei team scattando fotografie con i fan alle quali Annie Leibovitz ha detto di volersi ispirare per i prossimi lavori. Quando è cominciato il GP, Sinner avrebbe potuto vincerlo al posto di Verstappen solo guardandolo. Ma ieri non ne aveva voglia.

 

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I temi del giorno

 

 

  il domatore   Antonio Conte e gli infortuni

  Dunque il Napoli più sgarrupato dell’anno, senza cinque dei suoi sei giocatori migliori [Lukaku, De Bruyne, Anguissa, Lobotka, Meret], è venuto a capo della Juventus e del ricordo di Spalletti. Luigi Garlando sulla Gazzetta dello sport scrive che Conte ha vinto perché è andato oltre l’emergenza che gli ha sventrato lo spogliatoio, l’ha snobbata e ha chiesto ai suoi di attaccare e pressare comunque, dall’inizio alla fine, pur sapendo di poter contare su pochi ricambi. Come se Elmas fosse Lobotka, come se Anguissa e De Bruyne fossero in campo, come se McTominay non fosse acciaccato, come se il giovane Vergara non fosse il solo centrocampista rimasto in panca. Il Napoli ha pressato e vinto grazie a una doppietta di Hojlund, che non segnava da due mesi e si è stracciato la camicia da Hulk, e grazie un’altra partita straripante di Neres che nelle ultime 7 partite ha partecipato a 6 gol (3 gol, 3 assist). Luciano Spalletti ha perso perché ha temuto il Napoli più dei tifosi sotto le finestre e ha schierato una Juve spaventata, costruita solo per contenere. Quello che si è dimenticato è che il suo Napoli era felice perché ci metteva un coraggio, una qualità e una voglia che la sua Juve non conosce.

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Le analisi

 

La pallamano migliora la vita delle donne

La pallamano migliora la vita delle donne. Per l’attività fisica richiesta e per l’ambiente che propone. Lo dice l’International Seven Multidisciplinary Journal, partito da 3.209 studi scientifici e attraverso filtri severi [anni, tema, rigore metodologico] e arrivato a esaminare 18 articoli affidabili. Il primo blocco di risultati si occupa della pratica ricreativa. Qui la pallamano appare per ciò che spesso dimentichiamo, un potentissimo strumento di salute personale. I piccoli formati [5 contro 5, 6 contro 6, 7 contro 7) aumentano la frequenza cardiaca, stimolano metabolismo e capacità aerobica, migliorano equilibrio, forza, massa magra, VO₂max, perfino i valori ematici. Ma non è solo fisiologia. I dati parlano anche di benessere emotivo, divertimento, senso di appartenenza. 

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Dai campi

 

Sara Curtis e una Nazionale di nuoto mai vista

Tutta l’Italia, tutta l’Italia, tutta l’Itali-à. Mai era successo che una spedizione azzurra chiudesse un Europeo in vasca corta al primo posto nel medagliere. Gli ori sono stati nove, i podi in tutto venti, c’è qualche asterisco sparso qua e là per la mancata partecipazione dei russi e delle russe, fermate dal ministero degli Esteri polacco che non ha concesso il visto d’ingresso per Lublino, ma perché disturbare la festa mentre suona l’inno più bello del mondo come ha detto nove volte su nove Tommaso Mecarozzi, più implacabile di Plinio il Giovane quando parlava di Traiano. 

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Tendenze

 

 

Le critiche alla BBC per la trasmissione di Sabalenka vs Kyrgios

C’è un momento, più o meno ogni settimana, in cui sulla stampa britannica arriva l’ennesima ondata di indignazione prefabbricata contro qualcosa che ha fatto o ha detto la BBC. Una miccia accesa, un titolo furioso, il bersaglio sempre uguale. Tutto ha l’aria di una guerra-al-woke caricaturale, fatta – dice Barney Ronay sul Guardian – da notizie in cui i criceti possono allattare robot umani— un genere di notizia che ti fa venire voglia di spalmarti la faccia di marmellata di susine e piangere per l’Inghilterra, la nostra Inghilterra, quella con le brughiere, le ombre, i curati fatti interamente di manzo.
Dietro il folklore dell’oltraggio c’è una logica semplice: il canone. La BBC è gratuita ma finanziata da un’imposta nazionale, più o meno come la RAI, ma al tempo stesso è una concorrente diretta dei giornali. Attaccarla – dice il Guardian – conviene.

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Discussioni

 

 

L’insofferenza e il disprezzo per la Coppa d’Africa

Da quando il calcio parla più spesso la lingua delle cronache finanziarie che quelle sportive, la Coppa d’Africa è diventata un rumore di sottofondo nel discorso eurocentrici, non un torneo, ma un ingombro stagionale. La Coppa d’Africa è un calcolo di sottrazione nella vita dei club: chi perde chi. Anche adesso, con il calendario pieno come un armadio che non si chiude, c’è chi sbuffa sul perché si giochi nel mezzo della nostra stagione, come se il mondo dovesse ruotare attorno al week-end di Premier League, dice Jonathan Wilson sul Guardian – e la cosa vale a maggior ragione per la più povera serie A. La federazione africana ha provato a soddisfare i club europei, salvo ritrovarsi schiacciata dalla FIFA, dal caos del calendario e da una logistica che sembra uscita da un romanzo di Conrad.

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Interpreti

   

La rottura tra Salah e il mondo-Liverpool

Nel ventre di Elland Road, c’è stato un istante in cui Mohamed Salah ha smesso di essere un’icona ed è tornato a essere un uomo. Un uomo che ha deciso di far saltare tutto. Non un lampo di emotività o un’esplosione d’orgoglio ferito, ma una scelta calcolata e fredda. Ha usato i microfoni come pedine su una scacchiera del suo gioco. A Liverpool tutto brucia da settimane, ma sabato sera è cambiato il colore delle fiamme: Andy Hunter sul Guardian mette in fila macerie, responsabilità e domande dicendo che ormai la relazione tra Salah e il Liverpool è rotta, scrive Hunter. 

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Guida allo sport in tv di oggi

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L’ultimo scroll

   

La Cascata delle Marmore

60 giorni a Milano

Dove la bellezza fa paura

Dalla Orvieto di cui si invaghì Henry James alla Narni toccata da Goethe sulla Via Flaminia, e poi dritti fino a Terni, dove il fuoco di Olimpia si fermerà a dormire. La fiaccola scivola oggi dentro l’Umbria in un gesto antico come il mondo — la fiamma che cerca l’acqua – quando lungo il cammino troverà la Cascata delle Marmore, quel posto dove per secoli i viaggiatori hanno scoperto che la natura può essere un ossimoro.

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