Il GP del Messico è diventato un modello
Se si dovesse riassumere il Gran Premio del Messico, basterebbe evocare il Foro Sol, “la follia che scatena, l’idea geniale di far passare delle Formula 1 in mezzo a uno stadio da baseball”, e quell’atmosfera elettrica che trasforma la cerimonia del podio in qualcosa di unico al mondo. Ma il segreto del successo messicano, tornato nel calendario nel 2015 dopo vent’anni d’assenza, va molto oltre la suggestione scenografica. Scrive così Frédéric Ferret su L’Équipe, per il quintultimo appuntamento di una corsa mondiale all’improvviso riaperta.
È questione di passione, di un popolo “pazzo di sport e di motori”, che ha trasformato il circuito Hermanos Rodríguez in una festa nazionale. Per anni i volti di Sergio Pérez hanno tappezzato le strade di Città del Messico, dalle pubblicità della tequila a quelle dei telefoni. Eppure, nota Ferret, il successo non dipende solo dal suo eroe locale: anche senza Checo in pista, “il numero di spettatori continua a crescere e il circuito ad allargarsi”. Dai 300.000 del 2015 ai 400.000 di oggi, il GP si avvicina al record di Austin, con un entusiasmo che non conosce flessioni.
Il successo non si ferma ai box. Pierre Gasly, racconta ancora L’Équipe, è rimasto intrappolato in un negozio Reebok, Isack Hadjar assediato in un centro commerciale da migliaia di tifosi. La febbre messicana non conosce limiti, ma il promotore Federico Gonzales non si accontenta. «Ogni anno cambiamo qualcosa – dice – ogni anno impariamo», spiega con orgoglio. È lui l’architetto del modello che Liberty Media indica come esempio: un evento che unisce spettacolo, cultura e organizzazione. «Ricordo che dopo la prima edizione Bernie Ecclestone mi mandò una lettera dicendo che non aveva mai visto niente di simile», confida Gonzales.
Da allora, Miami, Madrid e il Canada sono venuti a studiarne i segreti. Il Foro Sol ospita oltre duecento eventi l’anno – anche il concerto di Shakira, in marzo – e ogni dettaglio è pensato per raccontare il paese: dal divieto di usare la plastica all’acqua gratuita per gli spettatori, fino ai colori e ai suoni che riempiono il paddock come una festa popolare.
Il contratto con la Formula 1 dura fino al 2028, ma Gonzales immagina già di prolungarlo. E la F1, conclude Ferret, non potrebbe chiedere di meglio: che ogni gara sia “innovativa e accogliente come lo è da dieci anni quella di Città del Messico”.