L’illusione di democrazia nella federazione automobilismo

Non ci sono candidati alternativa a Mohammed Ben Sulayem per la presidenza

Più che una corsa elettorale, sembra una messinscena. Tim Mayer lo ha capito tardi ma abbastanza presto da poterlo dire ad alta voce: Mohammed Ben Sulayem resterà presidente della FIA, ma nessuno potrà dire di averlo eletto. L’ex steward americano, ultimo sfidante rimasto in corsa, ha dovuto ammettere a Austin che il suo tentativo di candidatura era finito prima ancora di iniziare. Come riferisce Giles Richards sul Guardian, Mayer ha detto che questa non è democrazia – è l’illusione della democrazia.

Il motivo è tecnico, il risultato è politico: per candidarsi alla presidenza servono sei vicepresidenti, uno per ciascuna regione rappresentata nel World Motor Sport Council. In Sud America, però, c’è solo Fabiana Ecclestone – moglie di Bernie – e ha già dichiarato il suo sostegno a Ben Sulayem. Quando le elezioni si decidono prima che le schede siano votate, non è democrazia – è teatro

Mayer osserva che nel WMSC oggi siedono solo ventinove rappresentanti, contro i quaranta del 2021, e si chiede cosa sia accaduto. I club hanno perso improvvisamente interesse nel plasmare il futuro del motorsport? O qualcuno li ha persuasi, spinti a non presentarsi?. Un dubbio sospeso nell’aria, come l’odore della benzina dopo la pioggia.

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Da parte sua, l’americano non nega che conosceva le regole prima di candidarsi, ma sostiene che il problema è più profondo: non di forma, di sostanza. Come nota ancora Richards, la governance della FIA concentra strutturalmente il potere nell’ufficio del presidente, e la responsabilità resta confinata in un sistema su cui il presidente esercita un controllo decisivo.  

È quanto emerge da un rapporto dell’Utrecht School of Governance, intitolato in modo lapidario: Potere senza freni. Suona come un avvertimento, perché finché non verranno introdotti controlli indipendenti, decisioni trasparenti e vere elezioni competitive, la FIA resterà predisposta alla concentrazione del potere e nella storia dello sport mondiale, conclude lo studio, sistemi così invariabilmente falliscono.

Nel paddock, dove le scuderie rispondono a standard di governance sempre più rigidi, la frattura è evidente. Mayer avverte che senza un governo democratico e un processo interno solido, le fondamenta della Formula 1 sono costruite sulla sabbia. 

Ben Sulayem, eletto nel 2021, ha attraversato anni di tensioni e defezioni eccellenti. Nello scorso aprile, il suo vice Robert Reid si è dimesso denunciando un crollo degli standard di governance. Lewis Hamilton è stato altrettanto netto parlando di reale mancanza di responsabilità, di trasparenza, di controllo.

La FIA, contattata dal Guardian, ha risposto che «il processo elettorale è strutturato e democratico, a garanzia di equità e integrità in ogni fase». Tutto in ordine. Proprio per questo, scrive Richards, è difficile distinguere la realtà dall’illusione. Le regole non sono cambiate. E infatti proprio questo è il problema.

 

dicono

Verso il GP del Texas

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COSA SARA’ Corriere della sera: Si scatena la mercatomania. A fine 2026 si muovono tutti: Verstappen, Russell e Hamilton  ➔  Un anno per capire i nuovi equilibri con le nuove regole e poi la sarabanda. Terruzzi anticipa le destinazioni possibili per Max [Mercedes o Aston Martin]. Russell è in odore pure di Ferrari perché di fronte ad un nuovo fallimento potrebbero andarsene entrambi i piloti. Hamilton difficilmente reggerebbe un’altra stagione deludente; Leclerc, pur innamoratissimo del Cavallino, potrebbe decidere di lasciarlo.

▥   L’INCUBO  Repubblica: L’incubo rosso: zero vittorie per la Ferrari. Ora rischia il podio anche fra i costruttori

▥   IL PROGETTO 688  La Gazzetta dello sport: La Ferrari è già nel futuro” – Il cuore della Rossa centro del progetto. Addio effetto suolo. Paolo Filisetti ha scritto: Sarà fondamentale sfruttare le prossime gare, soprattutto nei fine settimana con formato non Sprint che garantiscono tre sessioni di prove libere, per testare diversi elementi funzionali al progetto delle monoposto future. Tra gli elementi sui quali si sta attualmente concentrando la Ferrari c’è la definizione della fluidodinamica interna della prossima vettura, sigla di progetto 678, per garantire il più efficace raffreddamento della power unit che sarà profondamente diversa da quella del 2025, non solo per quanto riguarda il motore a combustione interna ma soprattutto per la parte elettrica. L’energia che sarà recuperata nella batteria sarà erogata con una potenza pari a tre volte quella attuale, passando da poco meno di 180 cavalli attuali a circa 470 cavalli. Ciò implicherà cicli di carica ed erogazione particolarmente critici che potenzialmente innalzeranno le temperature della batteria, mettendo sotto stress l’intera componente ibrida della power unit. Le imboccature delle fiancate saranno così più arretrate e da indiscrezioni raccolte saranno più oblunghe di quelle attuali

▥   DATECI UN VILLAIN  La Gazzetta dello sport: Il nuovo duello in F1: ci serve un cattivo?Arianna Ravelli ha scritto: ci sono due piloti, Oscar Piastri (336 punti) e Lando Norris (314), dello stesso team (la McLaren), giovani, carini, educati, liberi di lottare, trattati allo stesso modo, ma soprattutto cresciuti a velocità e condivisione (di tutto: dati, strategie, telemetrie, comunicazione). La cosa bella è che ci credono, non è una posa per le tv. Perciò questo è un Mondiale di Formula 1 ma è anche un esperimento di ingegneria sociale: se riesce è una via nuova al successo, se non riesce passerà alla storia (minima) delle corse come un clamoroso autogol. Potete rimpiangere i vecchi tempi, oppure pensare che è un modo perfettamente in linea con questi, di tempi, rispecchia come sono fatti i giovani, non più disposti ad accettare certi soprusi o certe disparità, in pista come in ufficio. Ma per rendere interessante una storia serve un cattivo e nessuno interpreta il ruolo meglio di Verstappen, l’ultimo cattivo della F.1. E, soprattutto, su Netflix cosa funzionerà di più?

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