La rivoluzione societaria al Real Madrid

Il superamento del modello soci

A Madrid si respira un vento di cambiamento, un soffio che potrebbe far entrare per la prima volta capitali esterni nei corridoi del Bernabéu. Il Real è da oltre un secolo nelle mani dei suoi socios, ma ora va esplorando una trasformazione radicale della propria struttura proprietaria. Solo tre altri club in Spagna condividono questo modello: Athletic Club, Osasuna e Barcellona, annota Dermot Corrigan su The Athletic, sottolineando quanto sia unico questo equilibrio di potere.

Il miliardo di euro di ricavi registrato nella stagione 2023-24 non basta più, come ormai più nulla basta più senza un tetto ai salari come in NBA. La competizione internazionale, con club finanziati da miliardari e fondi sovrani, ha mostrato i limiti al modello dei soci. Florentino Perez aveva già evocato l’idea di un referendum per sondare il terreno su un cambiamento, ora la strada sembra più concreta: due entità separate — una per il calcio, una per il business — potrebbero aprire il club a investimenti esterni senza compromettere il controllo dei soci. 

Il modello dei socio è come un rituale antico, una liturgia di appartenenza: solo figli e nipoti dei membri possono entrare, solo 2.000 votano come compromisarios, delegati eletti dagli altri. La struttura è democratica, ma Pérez ha sempre saputo muoversi con mano ferma per guidarla dove voleva. I grandi progetti — dal rifacimento del Bernabéu alle partnership con Providence, Sixth Street e Legends — hanno avuto il via libera dei delegati, ma pensa. 

I piani futuri non sono privi di insidie, segnala The Athletic. Si parla di un modello simile al 50+1 tedesco che garantirebbe ai soci la maggioranza nelle decisioni, ma le complessità fiscali e legali si intrecciano con la sensibilità dei tifosi. La possibilità di vendere quote, un potenziale guadagno di decine di migliaia di euro, è stata scartata. La convivenza tra socio storici e visitatori VIP sarà un delicato equilibrio da mantenere.

Il denaro degli investitori non potrà essere un tesoro personale: servirà a rafforzare la squadra, a completare il Bernabéu, a garantire che il Real resti competitivo in un calcio dove ogni millimetro di vantaggio conta e si conserva per un triennio, un quinquennio, chissà quanto. Pérez dice di cercare sicurezza e continuità: il controllo oggi per la competitività di domani. “Qualunque sia il bilanciamento tra i diversi interessi — tifosi di lunga data, dirigenti attuali, investitori futuri — il diavolo sarà nei dettagli di qualsiasi piano finale sottoposto al voto dei soci” scrive il magazine americano. 

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