Chivu, De Bruyne e Soulé: la leva calcistica del martedì

 

SOLE SUL TETTO DEI PALAZZI IN COSTRUZIONE

L’Inter che sta nascendo con Chivu

Paolo Condò sul Corriere della sera analizza la maniera in cui Cristian Chivu è uscito dalla buca delle due sconfitte nelle prime tre giornate, ne è riemerso con l’eleganza di 007 dopo uno dei suoi polverosi cataclismi: si è aggiustato i polsini, ha dato una scrollata al papillon, e con cinque vittorie di fila ha fatto sì che l’Inter partisse in Champions come doveva e rimontasse in A come poteva

Da quella condizione di due sconfitte su tre, solo Allegri è risalito fino allo scudetto con la Juventus. Condò ha scritto: Sabato i suoi hanno sculacciato la Cremonese con un calcio che trascura l’orizzontalità per viaggiare verticale verso il gol: 17 i bersagli centrati fin qui, due in più rispetto a entrambe le stagioni scudetto. Sulla distanza delle otto partite (sei di A, due di Champions) Chivu ha tolto 120’ ad Acerbi e 110 a Mkhitaryan, i più anziani della rosa. Con le punte siamo sempre lì, ma Esposito e Bonny sono un’altra cosa rispetto a Taremi e Arnautovic. Chivu è un uomo astuto: dice che non cambia niente e poi cambia parecchio, così i conservatori ascoltano soddisfatti e gli innovatori osservano contenti. La sorpresa in panchina finora è lui

 

IL CUORE PIENO DI PAURA 

La Fiorentina laggiù

Federico Castiglioni su Sportellate ha analizzato la crisi della Fiorentina partita anche bene sul piano dell’atteggiamento contro la Roma ma poi ha mostrato – scrive – una scarsissima capacità di reazione alle difficoltà. Un po’ come già fatto con il Como, la prova dei padroni di casa è un costante decrescendo fatto di pochi scossoni, mentre le risposte dalla panchina – per sostituzioni e per indicazioni – sono parse poco lucide rispetto a quelli che sono i problemi della squadra. Il quarto d’ora finale con il triplo centravanti Kean-Piccoli-Dzeko sembra figlio più della disperazione che del pensiero. Anche sul piano atletico, la squadra di Pioli sembra cadere a pezzi

 

UN GIOCATORE LO VEDI DAL CORAGGIO 

Uno, nessuno, centomila De Bruyne 

Paolo Condò sul Corriere della sera considera come il Napoli ha allestito una giocata di livello europeo, quel «De Bruyne to Hojlund» che inevitabilmente richiama i cioccolatini belgi per Haaland ai tempi del City. È una sequenza nuova rispetto all’anno scorso, tuttavia mancano i gol di McTominay e dunque per ora Conte non ha aggiunto, ma sostituito, tanto che in sei gare ha segnato soltanto un gol in più. E quello era il problema.

Leonardo Salvato su Sportellate parla di trasformismo che potrà far bene al Napoli e darà all’enigmista Conte degli altri misteri da sciogliere con pazienza. Il primo, quello più discusso, ovvero il “problema” De Bruyne, sembra essere risolto, con il belga che, a proposito di problemi, sembra sempre più il signor Wolf di tarantiniana memoria di questo Napoli.

 

IL CUORE DENTRO ALLE SCARPE

La trasformazione di  Soulé

Ne scrive Rivista Undici attribuendo i meriti del cambiamento a Gasperini. Il suo sinistro lo conosciamo, abbiamo imparato ad apprezzarlo, i colpi secchi di mezzo collo all’incrocio non fanno manco più notizia. L’aspetto più interessante del meraviglioso gol con cui Matias Soulé ha ripreso la Fiorentina, scappata con Kean, è la posizione da dove ha calciato. Fino alla prima metà di stagione scorsa, infatti, di Soulé non si riusciva a capire quasi niente. Prima di tutto, che ruolo avesse. Era un fantasista da picchi altissimi, anche bellissimi, ma era anche intermittente. Molto intermittente. Poi è arrivato Gian Piero Gasperini.

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