LA TIGRE Gian Piero Gasperini
Alla Roma mancano i gol degli attaccanti, si diceva fino alla vigilia della quinta partota. Ora, a parte il fatto che i gol dei difensori valgono lo stesso, contro il Verona sono arrivati pure quelli del centravanti dimenticato. Dovbyk si è sbloccato, Soulé è andato ancora in gol, si può aspettare Dybala con uno stato d’animo più rilassato.
Dentro una specie di paradosso e di incantesimo alla Jumanji, il Gasperini romanista si trova con un tesoro fra le mani che avrebbe desiderato avere a Bergamo [la migliore difesa, un solo gol subito] e ora desidera trovare a Roma quel che all’Atalanta aveva in abbondanza, fino allo scialacquo.
Eppure, se anche la Roma pare imperfetta, si trova lassù con Milan e Napoli. Se la serie A fosse una corsa di 100 metri, oggi saremmo al metro numero 13, e dunque le squadre si stanno solo rialzando dai blocchi di partenza, le squadre non sono neppure in piedi. Se non sei in piedi ma sei già davanti, non è una cattiva condizione. Chiedere a Noah Lyles che parte sempre male e deve fare gli ultimi 60 metri con la lingua di fuori.
Ivan Zazzaroni sul Corriere dello sport-stadio elogia la capacità di soffrire, le mani di Svilar e “l’operazione recupero dei valori dimenticati: Dovbyk, ancora parziale, dopo Hermoso e Pellegrini che anche contro il Verona ha creato momenti di superiore qualità, tant’è che è rimasto in campo fino alla fine. È una notizia. È impressionante la fiducia che i giocatori nutrono nell’allenatore, nei suoi metodi, il carisma che esercita su di loro. Una parola la spendo volentieri per Celik: non credevo che potesse diventare un giocatore utile, oggi lo è”.