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Interpreti
Dalla prigione alla Champions: ascesa, caduta e riscatto di Kairat Boranbaiev
Dalla prigione alla Champions League. Questa è la parabola di Kairat Boranbaiev, presidente degli esordienti di Almaty, qualificati a spese del Celtic Glasgow dalla porzione più orientale d’Europa che si sia mai vista nella coppa, a 200 km dal confine con il Kirghizistan, a un migliaio di lontananza dalla Cina.
“Indebolito dalla caduta dei Nazarbayev che avevano governato incontrastati il Kazakistan dal crollo dell’URSS, incarcerato per appropriazione indebita, il ricco presidente del Kairat Almaty si sta godendo la storica partecipazione del club alla fase finale. È il suo ritorno in auge” racconta L’Equipe che ricostruisce la sua storia e gli dedica una pagina alla vigilia della trasferta a Lisbona – nuovo record di lunghezza per un viaggio in una Coppa europea.
È la seconda squadra kazaka dopo l’Astana 2015-2016 a partecipare. Nella sede del club c’è un televisore che trasmette ininterrottamente la partita di ritorno dei play-off del 26 agosto con gli scozzesi. È una coincidenza che il presidente porti lo stesso nome della squadra, fondata nel 1954 sotto l’URSS.
L’ha comprata “per una miseria” nel 2012, quando era appena retrocessa in Seconda Divisione. Boranbayev, ex direttore della società di gas KazRosGar, aveva un portafogli generoso. Il suo è il club che ha investito di più in campi, accademie, stadi. Oggi dispone delle migliori strutture calcistiche dell’Asia centrale, secondo Altai Daumow, ex vicepresidente della federazione. Quasi 35 milioni di euro sono stati spesi per le strutture di tre accademie e per tredici centri di allenamento – distribuiti in diverse città del Paese. Un privilegio fuori scala in Kazakistan, dove gli altri tredici club della prima divisione vivono di contributi comunali, secondo la testimonianza di Dimitri Mostovoi, commentatore sportivo di Almaty. Le loro sorti dipendono dalla passione superiore o inferiore del sindaco di turno. Per il magnate del gas invece la sfida è sportiva e simbolica.
«In Kazakistan – dice lui a L’Equipe – il calcio è lo sport numero uno. Abbiamo bambini talentuosi, ma non hanno avuto opportunità di crescita. Tutto il Kazakistan ha sempre tifato per il Kairat, unica squadra presente nel campionato dell’URSS».
L’Equipe dice che però il signor Boranbaiev è meno loquace “quando si tratta di parlare di soldi, in particolare del bilancio del club, stimato in circa decine di milioni di euro all’anno. Un modo, senza dubbio, di mantenere la discrezione anche sulla sua fortuna.
Nel 2022, scatenata dall’aumento dei prezzi del carburante, l’ultraventennale potere dell’ex presidente Nursultan Nazarbayev si è sgretolato. Una campagna di de-monopolizzazione dell’economia annunciata dall’attuale presidente Kassym-Jomart Tokaiev prese di mira gli oligarchi vicini al clan di Nazarbayev, compreso Boranbaiev. Alle nozze di sua figlia con il nipote di Nursultan Nazarbayev era stato invitato a cantare Kanye West. Il matrimonio ha coinciso con l’espansione senza limiti del suo impero economico: giacimenti di gas, centri fitness, aziende farmaceutiche, il primo McDonald’s del Kazakistan. Abbastanza per proiettare l’oligarca al 14esimo posto nella classifica delle persone più ricche del Paese, con un patrimonio stimato in oltre 500 milioni di euro.
Ma quando è stato accusato di aver sottratto 14,5 miliardi di tenge [quasi 23 milioni di euro] durante l’acquisto di una partita di gas per una delle sue società, Boranbaiev è stato condannato a otto anni di carcere. È uscito nel novembre del 2023 con quello che L’Equipe definisce “un accordo poco trasparente con le autorità, restituendo allo Stato oltre 140 milioni di euro, oltre a diverse società di ingegneria e immobili”.
La Champions League arriva al momento giusto per rilanciare la sua immagine: rilascia interviste, appare in pubblico, è persino stato ricevuto dal sindaco di Almaty. Impensabile meno di tre anni fa.