Nella serie B inglese c’è una squadra che ha vinto le sue ultime due partite per 5-3 e per 7-1. La squadra è il Coventry City e non è allenata da Zeman. Il pilota di questi 12 gol in 180 minuti si chiama Frank Lampard – ecco dov’era finito con il suo “calcio offensivo, fulmineo e costantemente pericoloso, che non fa del possesso palla il suo mantra (mai oltre il 55%), ma che è piuttosto finalizzato a creare più occasioni da gol possibili” [la sintesi è della pagina facebook Sottoporta]. Il centravanti statunitense Haji Wright ha segnato 3 gol, l’esterno offensivo Thomas-Asante due con due assist, il fantasista Jack Rudoni si trova a 2+1, ne ha fatti tre anche il centrocampista Victor Torp e tre sono gli assist del terzino destro Milan van Ewijk.
Il Coventry vinse la sua prima storica Coppa d’Inghilterra nella stessa primavera in cui il Napoli vinceva il suo primo storico scudetto [1987]. Ha fatto parte del gruppo di squadre fondatrici della Premier League, ma non si è mai piazzato fra le prime-10 in classifica e dal 2001 non è mai più risalito tra l’élite, anzi, nel 2017 è scivolato in Quarta Divisione.
Solo quattro anni fa, Frank Lampard doveva essere il Ferguson del Chelsea. O il suo Guardiola. O tutt’e due le cose assieme, un poco Sir e un poco Pep. Riuscì a resistere in panchina un anno e sei mesi, prima che al suo posto arrivasse Thomas Tuchel e poco prima che Roman Abramovich fosse spazzato via dalla guida del club per le sanzioni del governo britannico agli oligarchi russi.
Lampard venne convocato alle nove del mattino da proprietà e dirigenti per sentirsi dire che era finita, basta così. Il Daily Mail raccontò che non gli era stato neppure concesso di congedarsi dai suoi giocatori. Lo aveva fatto la domenica dopo l’1-3 subito in Coppa dal Luton, aveva capito l’antifona.
Eppure, nella stagione precedente aveva portato il Chelsea in Champions e aveva lanciato in prima squadra una serie di giovanotti costruiti nell’Academy [Tammy Abraham, Mason Mount, Reece James] e rivenduti per un discreto pacco di sterline. The Athletic scrisse che a condannare Lampard era stato il rapporto con Marina Granovskaia, allora amministratrice delegata. Alla bandiera delle 429 partite in 13 stagioni con la stessa maglia, fu rimproverata una scarsa empatia con lo spogliatoio, dentro il quale molti si lamentavano dei dialoghi scarsi. Il suo ex compagno di squadra Cech, nel ruolo di consulente della proprietà, aveva tenuto colloqui informali con gli agenti dei giocatori chiave per sapere che cosa dicessero in privato del loro allenatore. Nell’ultimo periodo era stato presente anche agli allenamenti, mettendo Lampard – scriveva The Athletic – nella strana situazione di dover gestire il supporto del suo amico di lunga data sapendo che si trattava di un uomo vicino alla gerarchia del club.
Adam Shergold sul Daily Mail scrisse che “Lampard è stato una scelta romantica, ma lo status di leggenda del club, a quanto pare, ha offerto scarsa protezione dalla fredda realtà del management e dall’ascia dello spietato Roman Abramovich”, Martin Samuel lo difese e commentò: “Ora sappiamo qual è il concetto di progetto a lungo termine per il Chelsea: 18 mesi, dentro o fuori. Ora sappiamo fino a che punto Roman Abramovich si preoccupa davvero dei giovani e dell’identità di un club”.
Non è stato felice neppure il nuovo tentativo fatto a Stamford Bridge nell’aprile del 2023. Il Coventry è arrivato dopo una disoccupazione di un anno e mezzo. Ma che sollievo a Coventry non essere la leggenda di nessuno.