Quando mi dicono
che c’è qualcosa nella vita
oltre le Olimpiadi
rispondo: davvero?
Donald Bragg (saltatore con l’asta)
olimpiadi
Il messaggio di Tokyo
La fiamma olimpica è viva
Tokyo ha consegnato il messaggio di speranza per le sue Olimpiadi a Rikako Ikee, nuotatrice, 20 anni. Il secondo conto alla rovescia a un anno dai Giochi è partito così, con quest’apparizione in abito bianco dentro una scena totalmente buia, “come una sacerdotessa contemporanea in un santuario shintoista” ha scritto l’Équipe. I 12 minuti del cortometraggio Another year si chiudono con la scritta “Tokyo 2020 +1, la fiamma è ancora viva”.
Lo hanno girato nello stadio Olimpico deserto, ed è pieno di simboli, all’altezza per intensità di una cerimonia d’apertura. Ikee ha parlato del suo ritorno allo sport dopo la diagnosi di leucemia di inizio 2019. Ha in carriera 4 ori ai Giochi asiatici e 3 bronzi ai Mondiali in vasca corta. Ha ripreso gli allenamenti a marzo. Il rinvio delle Olimpiadi le consente di sperare di farcela. Ha parlato delle somiglianze che le pare di scorgere tra il suo ritorno e la pandemia. Ha invitato gli atleti a riprendersi dalla delusione per il rinvio e a non dare mai nulla per scontato.
Florent Dabadie su l’Équipe nota lo scarto di umore con la cerimonia di chiusura dei Giochi di Rio, dove il primo Ministro Shinzo Abe era vestito da Mario Bros.
Se le Olimpiadi fossero iniziate come previsto ieri, la cerimonia d’apertura di sarebbe tenuta sotto una pioggia tropicale. La cosa non ha impedito un grande spettacolo di fuochi d’artificio nella baia della capitale. “L’economia del Giappone – scrive l’Équipe – è rimasta stagnante per quasi venticinque anni. Il paese è isolato e alla fine della sua potenza. Se le Olimpiadi di Tokyo del 1964 segnarono il vero avvento del miracolo economico giapponese, Tokyo 2020 doveva apparire come una sorta di prestigiosa ultima vetrina, una mostra universale del know-how locale: tecnologia, ospitalità, qualità del lavoro. Siamo a venerdì 24 luglio 2020 e i giapponesi non sono ancora in grado di affermare al mondo che il 2021 farà dimenticare il 2020. Sono contenti di proteggere la fiamma olimpica sulla loro isola, mentre aspettano giorni migliori”.
Tokyo 2020 sarà il grande festival del ritorno dello sport. Ci aspetta un compito gigantesco. Questi Giochi olimpici, Tokyo 2020 nel 2021, possono, dovrebbero e saranno la luce alla fine del tunnel in cui si trova tutta l’umanità in questo momento. Un grande simbolo di speranza, ottimismo, solidarietà e unità in tutta la nostra diversità
Thomas Bach presidente del CIO
numeri | Il bilancio del coronavirus in Giappone è di circa 27 mila casi di positività (10 mila a Tokyo) e 988 morti. I cittadini di 129 paesi non sono autorizzati a entrare nel paese. Il costo iniziale era stato fissato in 12 miliardi di dollari. Il rinvio avrà un costo aggiuntivo che oscilla dai 2 ai 6 miliardi.
le posizioni | La governatrice rieletta di Tokyo, Yurike Koiko, chiede “un’edizione frugale”. È del governo centrale di Shinzō Abe la sola voce che si dice disposta a mettere in conto un nuovo rinvio. A fine aprile ha detto: “Dobbiamo organizzare i Giochi olimpici per testimoniare la vittoria dell’umanità sul coronavirus”. Abe prende in considerazione anche l’esenzione degli atleti dalla quarantena. Qualsiasi cosa per non rinunciare. Il CIO con Thomas Bach esclude due cose: le porte chiuse e un nuovo rinvio.
Kentaro Iwata, uno dei virologi più popolari nel paese, pensa da due mesi e passa che “non sia probabile che le Olimpiadi si tengano il prossimo anno. A differenza di altri eventi sportivi con 40, 50 o 60 nazioni, i Giochi riuniscono centinaia di paesi. Il Giappone potrebbe essere riuscito a domare il virus entro l’estate 2021, lo spero, ma non immagino che sia possibile in tutto il mondo”. La posizione di Yoshitake Yokokura, presidente associazione medici, è che “senza un vaccino la cosa si fa complicata”.
Karyn Nishimura su Libération ha scritto che alcuni politici pensano di proporre un’edizione del 2024 che si svolga per metà a Tokyo e per metà a Parigi.
John Coates, presidente del comitato olimpico australiano e vice presidente del CIO, è invece favorevole a un’edizione semplificata. Ne ha scritto sul Telegraph soddisfatto che le 42 sedi di gara siano pronte. «Dobbiamo ridurre l’impatto dei costi e garantire che i Giochi possano essere organizzati in modo efficiente, sicuro e sostenibile, in questo nuovo contesto». Non sono ancora chiari i termini di questa semplificazione.
Il quotidiano sportivo francese l’Équipe scrive che la redazione di Asahi Shimbun ritiene la percentuale di svolgimento nel 2021 scesa a 50-50.
Francesco Pierantozzi su Sky Sport online considera che “i giapponesi sono allergici alle pianificazioni che saltano, con aggiustamenti in corso d’opera, non fa parte della loro cultura. Eppure è l’unica certezza, quella di non poterne avere in assoluto. Terribile per chi ci ha insegnato a mettere la mascherina, prima che sapessimo cosa fosse, per rispettare il prossimo nella calca dei treni della metropolitana e non solo”.
Il Post ha scritto che la cerimonia è stata organizzata “più per prassi che per cercare di rinnovare l’entusiasmo del paese”.
Così, adesso Tokyo si trova nella bizzarra condizione di aver ripreso ad aspettare daccapo qualcosa che aveva già cominciato ad attendere, solo in maniera più enfatica di adesso. Una sorta di incubo mentale ma collettivo. Alla Memento, alla Eternal Sunshine of the Spotless Mind.
Se l’attesa è un valore, allora questi Giochi varranno il doppio. Leopardianamente, Alberto Caprotti su Avvenire ha scritto che “le grandi gare è stupendo viverle, ed emoziona raccontarle. Ma la vigilia è molto di più. È l’attesa, il bisogno, la promessa della fatica, il gradino prima del tuffo nell’ignoto. Vale tutto la vigilia. Yasuhiro Yamashita, giapponese, un gigante d’uomo, vinse la medaglia d’oro ai Giochi di Los Angeles nel 1984 nello judo. Ma rischiò di arrivare tardi alla sua gara perché, disse, «dovevo mettere a posto la mia stanza al villaggio olimpico». Nella tradizione dei samurai infatti se un guerriero muore in battaglia e lascia la sua camera in disordine, su di lui cade il disonore. C’è sempre un prima nella vita, che va apparecchiato per bene. E chi deve gestire l’angoscia dell’attesa è comunque un privilegiato. È non aspettare niente che è terribile, finale, devastante. Chi può aspettare ed è capace di farlo, qualcosa ha già vinto. Sempre”.
Yasuhiro Yamashita oggi è il presidente del comitato olimpico giapponese. È tra quelli che si domandano: aspettare, d’accordo, ma cosa?