Le nazionali Under-21 non dicono nulla sui giovani: quelli bravi sono altrove | Numeri e dati

DI ROBERTO LIBERALE

Ne mancavano trentasei. Trentasei calciatori nati dopo il 1° gennaio 2002, convocabili per gli Europei Under-21, eppure lasciati a casa per un motivo o un altro. La Germania poteva chiamare Wirtz, Musiala, Adeyemi. Ha preferito di no. È in finale, stasera gioca lo stesso per il titolo. 

Lo fa contro l’Inghilterra, che poteva permettersi Bellingham, Palmer e Lewis, invece s’è permessa altro: dargli un giro di riposo. Sono i due paesi che nel pieno di una crisi tecnica, un bel po’ di tempo fa, riunirono i loro dirigenti intorno a un tavolo e quelli tirarono fuori delle soluzioni. Ci provarono. Ha funzionato. 

La Francia ha rinunciato a Camavinga, Doué e Barcola, la Spagna a Gavi, Pedro, Yamal e Cubarsì. Nel nostro piccolo avremmo avuto la possibilità di portare Udogie e Calafiori. Insomma: trentasei calciatori già convocati per la Nazionale maggiore sono stati tenuti fuori dalla lista dei convocati per gli Europei delle Under-21 nei cinque movimenti calcistici più sviluppati d’Europa. 

È il segno di qualcosa. Sia sulle Under-21 sia sugli Europei Under-21. L’esordio anticipato in Nazionale A dei migliori giovani sottrae interesse a una manifestazione che a questo punto dovrebbe lasciare spazio ad altro in calendari così intasati. Sarebbe forse più utile dare maggiore importanza alle Under-19. Le Under-21 sono il retaggio di un calcio che non esiste più.

Yamal e Gavi non hanno neppure una presenza in Under-21. Alcuni dei migliori Under-21 sono già all’estero. Parlare di campionato nazionale di riferimento ha sempre meno senso. Tranne che per l’Italia, il cui campione è ridottissimo, i calciatori Under 21 che hanno partecipato a questi Europei hanno percentuali di impiego in campionato molto inferiori a quelle dei loro colleghi di pari età che sono rimasti fuori dalle liste. 

Solo poco più della metà dei convocati nelle nazionali di Germania, Inghilterra e Italia giocano in serie A. I francesi giocano in 21 su 23, gli spagnoli in 18 su 23. Ma meno di un quarto dei calciatori giocano in squadre di vertice, appena 27 su 115. Su questo fattore pesano cause contingenti come i Mondiali per club, il numero resta in assoluto molto basso e le percentuali di impiego sono molto ridotte. Anche nei campionati con una forte tradizione di impiego dei giovanissimi. 

Tutto ciò basta e avanza a far dire che gli under-21 di questi Europei non sono mediamente i più forti tra i giovani calciatori dei paesi di riferimento. I trentasei assenti giocano tutti nei cinque campionati europei di spicco, trenta in squadre di vertice con percentuali di impiego tra il 60 e il 70%. Solo i due italiani [Udogie e Calafiori] si assestano sul 50%, comunque ben al di sopra del 36% dei loro colleghi pari età che hanno partecipato agli Europei.

Non è vero che i giovani non giocano. Quelli bravi sì, quelli che a vent’anni sono già all’altezza del compito vanno in campo. Il valore di mercato medio dei convocati agli Europei rispetto a quello dei loro colleghi di pari età ma assenti è pari a circa un quarto. Il denaro quasi mai sbaglia. 

La trafila attraverso le nazionali Under non sembra essere più il metodo giusto per formare calciatori. I più bravi saltano la gavetta e passano in fretta alle categorie superiori. Per molti calciatori confrontarsi con i pari età è demotivante, noioso e fa perdere tempo.

I più bravi vanno dritti in Nazionale A. La Under-21 è un ripiego per i giovani di seconda fascia. Le squadre di vertice hanno bisogno di fare risultato. Se hanno giocatori bravi in casa bene, altrimenti è più facile che trovino spazio altrove, in club meno titolati ma ambiziosi. Moltissimi Under-21 nelle nazionali più forti giocano in seconda, se non in terza divisione, oppure in squadre di serie A ma di fascia più bassa. 

Non sembra essere una particolare colpa delle società e degli allenatori: in tutta Europa i giovani più bravi sono titolari. Sono semplicemente più bravi degli altri. Si chiama selezione naturale.

L’Italia è un fanalino di coda in tutto, ma se parliamo delle rose presenti agli Europei la situazione non sembra così lontana da quelle delle altre nazionali di vertice. Le percentuali di impiego sono simili. Tra i ventitré che hanno partecipato agli Europei i più bravi giocano con continuità nelle loro squadre: Ruggeri, Coppola, Casadei, Bianco, Ghilardi, sebbene il solo Ruggeri sia in una squadra di vertice. È dietro che c’è il vuoto. Nella quantità, non nei picchi. Se consideriamo che le Under-21 non costituiscono più il serbatoio del futuro quasi per nessuno, il problema dei calciatori giovani non si risolve senza un vero intervento federale e delle società. Come dimostrano i casi di Germania e Inghilterra.

 

Leggi anche  ▬▬▬▬▬▬▬

Come ricominciò la Germania

La federazione prese il coraggio a due mani per rompere una stagnazione, la stessa che viveva il Paese in economia. Gli Under 23 in Bundesliga erano il 6%. In Nazionale era ancora titolare Lothar Matthaeus all’età di 39 anni. Si accorsero di avere un buco nel settore Fantasia. Il movimento in cui Pierre Littbarski era stata un’anomalia, dove Olaf Thon era stato convertito da trequartista di 1 metro e 70 in un difensore centrale, aveva scoperto un bisogno improvviso di genialità. Volevano dei Conti e dei Del Piero. Meno corsa e più pallone.  Segue qui

27 MARZO 2023

Come l’Inghilterra ha costruito i suoi Foden

Beati quelli che hanno i Foden, abbiamo pensato in preda alle nostre malinconie post-palermitane. Sbagliato. Gli inglesi non hanno i Foden. Gli Inglesi se li sono costruiti. Il posto chiave è stato Gerusalemme. In un pomeriggio di metà giugno del 2013, guardano la finale degli Europei Under 21 che la Spagna vince con tre gol di Thiago e uno di Isco. Guardano l’Italia battuta per 4-2 e il Telegraph si lamenta che nelle Academy dei club inglesi non nasce da tempo un numero 10 dotato di fantasia, “uno come Insigne”, scrivono folgorati.  Segue qui

17 GIUGNO 2023

1 commento su “Le nazionali Under-21 non dicono nulla sui giovani: quelli bravi sono altrove | Numeri e dati

  1. Federico Greco Rispondi

    Riconoscere che le squadre Under 21 hanno molto meno senso del passato e puntare di più sulle Under 19, che tra l’altro preparano al Mondiale FIFA Under 20 dell’anno dopo, non sarebbe per la UEFA qualcosa di nuovissimo. All’inizio, infatti, l’attuale Europeo Speranze Under 21 era riservato alle Nazionali Under 23. Poi dopo alcune edizioni, nel 1976, si abbassò di due anni la quota. Adesso è arrivato il momento di abbassarla nuovamente o, meglio, di sopprimere -ahimé- questo Europeo Under 21 a cui sono affezionatissimo per “colpa” di Azeglio Vicini e Cesare Maldini.
    Detto questo, credo che comunque un po’ di talenti la manifestazione slovacca li abbia messi in mostra.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.