Come cambia di nuovo la rana italiana
Se non cambia una rana, che cosa deve cambiare? Nella stagione gelata dal covid, in quell’anno in più tra Tokyo 2020 e Tokyo 2020+1, mutò la scena italiana di una specialità che in piscina aveva Martina Carraro e Arianna Castiglioni come leader. Benedetta Pilato si mise a lavorare sulla tenuta per diventare qualcosa in più di una sprinter pura, per prolungare sulla distanza olimpica dei 100 il suo strappo devastante nei 50. Riscrisse la scena. Le batterie di ogni competizione internazionale diventavano una sorta di Trials: solo due azzurre potevano avanzare verso semifinali e finali. Bisognava andar forte subito e battere almeno una compagna per andare avanti, un meccanismo che poteva lasciar fuori dalle semifinali di un Europeo con un tempo buono per salire sul podio o per andare alle Olimpiadi.
Questi sono giorni di una nuova metamorfosi o forse sono un passaggio che presto dimenticheremo. Lo capiremo più in là. La scena però si affolla di cose nuove. La prima: i Giochi olimpici hanno aggiunto la distanza dei 50 rana nel programma. La seconda: Benedetta Pilato combatte contro una condizione che va e viene. I suoi Assoluti sono già finiti. Ha lasciato Riccione rinunciando anche alla gara che le viene meglio dopo aver saltato già i 100. Non solo. Con le sue quattro medaglie mondiali, ex primatista del mondo, rischia di restare clamorosamente fuori dai Mondiali di Singapore, per il dolore di Slalom che ha in lei una delle atlete preferite in assoluto.
Nei 100 hanno già nuotato il tempo limite Anita Bottazzo di rientro dal periodo trascorso in Florida e Lisa Angiolini. Giovedì sera potrebbero approfittare del buco lasciato anche nei 50: devono nuotare in finale un tempo uguale o inferiore al 30.2. Un tempo che potrebbe essere alla portata di Bottazzo e di Castiglioni.
In una delle ultime interviste, in occasione dei vent’anni e della fine dell’adolescenza, Benedetta Pilato ha parlato con Lia Capizzi su Domani del corpo che cambia, di questa stagione della vita che definì solare ma impegnativa.
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Mi sembra di aver vissuto già due vite. Negli ultimi anni percepivo una sensazione strana: come se non avessi mai il tempo per fare le cose. E invece ho tutta la vita davanti. Dovrei capirlo di più. Quando ho stabilito il record del mondo a 16 anni, il giorno dopo sono tornata subito a scuola e ho pensato: vabbè, lo rifaccio l’anno prossimo. Come se fosse tutto normale. E invece era una cosa grande, ero io che non riuscivo a capirlo. A volte mi piacerebbe poter riavere quindici anni. Fin dall’adolescenza vera ho avuto problemi con il ciclo. A 18 anni la situazione è diventata più seria. Le cure sono palliative, mi illudo di aver trovato una stabilità ma poi cambia tutto, la patologia rimane. Nel preciclo e durante il ciclo faccio molta più fatica ad allenarmi, non riesco a fare carichi di lavoro che nella quotidianità sosterrei con naturalezza. Io ho voglia di vincere ancora tanto, ma quando il corpo non risponde come dovrebbe, mi rende tutto più difficile. Con la bilancia e con il cibo ho sempre avuto un rapporto sano, per fortuna. Direi che è più l’ossessione dello specchio, perché non ti riflette per come vorresti essere. Non ne faccio un dramma perché so cosa ho, con il mio problema devo conviverci.
BENEDETTA PILATO
La quattordicenne che ha vinto la gara di Federica Pellegrini
Comunque. Agli Assoluti hanno preso un pass mondiale anche Simona Quadarella negli 800 stile libero, Leonardo Deplano nei 50 stile [21.62: il risultato tecnicamente migliore finora], Nicolò Martinenghi nei 100 rana.
Poi ci sono i segnali. Alberto Razzetti ha nuotato di ritorno dagli allenamenti in Australia con Marchand un tempo di 1:55.06 nei 200 farfalla [non ancora da pass]. Christian Bacico, 20 anni, ha vinto i 50 dorso scendendo sotto i 25 secondi [24.83]. Sara Curtis ha fatto la prima frazione della 4 per 100 in 53.72. Se dovesse ripeterlo in finale individuale, sarebbe buono per andare ai Mondiali. Ma il wow più wow di tutti viene da Alessandra Mao, il cui nome da qualche parte era già negli archivi di Slalom. Ha 14 anni, è veneziana [ehm] e ha vinto il titolo nei 200 stile libero, esatto, la gara di Federica Pellegrini. Ha battuto il record della sua categoria e adesso bisogna mettere il freno ai pensieri stupendi, come direbbe Patty Pravo, veneziana pure lei.
Mao ha il cognome giusto per le rivoluzioni e per il culto della personalità. Bisognerà inseguire la prima e scartare la seconda. Va ancora in terza media. È allenata da Andrea Franconetti. Oggi la vediamo sui 100 metri.