Sportify cambia pure cricket e netball. Lettera di Gabriele Romagnoli

Ora. Noi che stiamo riflettendo e ci stiamo tormentando sul tennis a tempo e giocato con le carte del Monopoli, sul nuoto a eliminazione diretta, o sulla pole position della Formula 1 con la griglia invertita rispetto al precedente GP – proprio noi, immaginiamo un attimo una partita di calcio con una terza porta in campo e una terza squadra che gioca contemporaneamente contro le altre due. Ecco. Nell’era dello Sportify questa cosa è stata proposta dal cricket in Sudafrica. Fox Sports ha scritto che “il mondo del cricket ne è uscito sconcertato”.
Sono stati cauti. A Indian Express lo hanno chiamato “un avatar”. È bella. Gliela ruberemo. 

 

le regole e il suo mondo | Il cricket ricorda il baseball. Da che mondo è mondo si affrontano due squadre di 11 giocatori: bisogna battere una palla il più lontano possibile con una mazza per segnare dei punti. I punti si segnano quando il battitore e il suo compagno riescono a scambiarsi di posto. La partita finisce quando i 10 battitori sono stati eliminati e può durare anche 5 giorni.
È uno sport nato nel sud est dell’Inghilterra e praticato nelle sue ex colonie. È il secondo più diffuso al mondo ed è carico di significati politici: i colonizzatori inglesi volevano dimostrare attraverso il cricket la loro superiorità e i colonizzati ribellarsi agli oppressori. L’Inghilterra non aveva mai vinto i Mondiali (dal 1975) fino all’estate scorsa. Nel 1900 era nel programma delle Olimpiadi. 

 

Il cricket di Sportify fa sfidare tre squadre da 8 giocatori. Infatti si chiama 3TC. Ogni squadra batte 12 volte in tutto, sei volte contro ciascuna avversaria. Perché lo fanno? Perché è più vivace e dura meno. Il Sudafrica non è un posto qualunque. È uno dei membri dell’International Cricket Council che comprende i soli 10 paesi in cui si gioca il Test Cricket, la forma originale e più nobile. 
La prima partita, per beneficenza, si sarebbe dovuta giocare il 27 giugno. Hanno rimandato perché “è diventato chiaro che sono necessari ulteriori lavori di preparazione, compresa l’approvazione”. E ti credo. 

 

E poi c’è il netball.

 

 

le regole e il suo mondo | È un altro gioco molto anglosassone e ricorda il basket: le differenze sono che non si palleggia, la palla si passa per andare a canestro e il cesto non ha il tabellone. È uno sport prevalentemente femminile, il più praticato dalle donne in Giamaica. Nelle scuole le squadre sono miste. Il primo Mondiale è del 1963. In tredici edizioni su quindici, il titolo se lo sono giocato Australia e Nuova Zelanda. L’Australia ha vinto 11 volte. 

 

Ebbene, qui la cosa è perfino più seria che nel cricket. Perché proprio in Australia e con una data già fissata (dal 1 agosto) verrà introdotto il super shot. E che roba è? Negli ultimi 5 minuti di ogni quarto, tirando da una distanza superiore al metro e 90 dal palo, il punto vale doppio. Conoscendo il basket, uno penserebbe che la cosa non è poi così rivoluzionaria. Ma non conosciamo il netball. Dove invece apriti cielo
Molte giocatrici hanno vissuto l’innovazione come un oltraggio. Perché non sono state consultate e perché l’annuncio è arrivato a ridosso dell’inizio della stagione. Esperimenti ce ne erano già stati, ma in un netball detto Fast 5, l’equivalente del calcetto per il calcio. Giuravano che l’idea sarebbe rimasta confinata lì.

 

In Australia stanno vivendo la cosa come se un giorno il Brasile si svegliasse e scoprisse che il tiro da fuori area nel calcio vale 2 gol (per carità che resti tra di noi). Se ne stanno contando quattro l’uno con l’altro da giorni. Chris Symington, ceo della federazione, difende la regola perché “aggiunge un brivido, porta più spettacolo, nuove tattiche” e dice che – attenzione attenzione – “questo è il momento giusto per l’innovazione”. Marina Go, direttrice esecutiva, ritiene che la svolta attirerà più pubblico e ci sarà così parità di stipendi.

 

Peter Fitzsimons  sul Sydney Morning Herald ha scritto una cosa che può essere un paradossale manifesto da cui partire per una riflessione
“Le nuove regole – ha commentato – attraggono i deficienti. Però non è un male. Noi puristi sappiamo che il gioco è già fantastico così com’è. Ma più idioti guardano e maggiore interesse c’è per il netball, cosa che alla fine andrà a beneficio di noi puristi. Per troppo tempo abbiamo voltato le spalle ai deficienti”. Marina Go l’ha ringraziato su Twitter per l’attenzione mostrata alla novità. 
L’allenatrice Simone McKinnis sì è detta scioccata. Caitlin Bassett, la capitana della nazionale australiana, su Instagram ha scritto che allora la prossima mossa per rendere più divertente il netball può essere giocare in lingerie. Non è meraviglioso tutto questo? E noi che parlavamo del Piano B. 
lettera a slalom
Le tre parole d’ordine per Sportify

 

Come dicono i giornali in casi come questi: riceviamo e volentieri pubblichiamo (qui a Slalom ringraziamo)

 

di GABRIELE ROMAGNOLI

 

    Caro Angelo,
vorrei dirti tre piccole cose che spero di buonsenso su Sportify, il dibattito che Slalom ha opportunamente aperto sui nuovi format delle discipline sportive. Queste:

 

1.     Quando il nuovo avanza non fa rumore di ferraglia, ha il sibilo di un razzo e se non fai qualcosa ti centra in pieno. Devi quindi prepararti, perché accadrà, tu lo voglia o no. La cosa peggiore sarebbe fare finta di niente, dando per transitorio il futuro. Racconta Gian Paolo Ormezzano che all’avvento delle trasmissioni sportive televisive Mario Fossati, decano della categoria, tranquillizzò gli altri giornalisti: “Passerà”. Quando non accadde, si inasprì verso chi in tv andava. Lo stesso è accaduto, da parte di altri e anni dopo, verso Internet. Ora, da appassionati, si rischia il medesimo errore di rifrazione: considerare lucente solo quel che ci ha abbagliati quando ci siamo innamorati. È la trappola del primo amore, meraviglioso in quanto iniziatico. Poi la vita prosegue, i desideri anche. Ogni generazione ha i suoi orgasmi. Disse Sandro Mazzola: “Che ne sanno i ragazzini di dieci anni delle partite tuttinsieme alle tre della domenica?” (coi primi tempi oscurati alla radio). La nostalgia è uno specchietto retrovisore per allodole: gli oggetti sono molto più vicini di quanto appaiano, ma soprattutto ci paiono più belli perché lo eravamo noi.

 

2.     Il nuovo è già avanzato, è qui. La nostra esistenza ha assimilato molte innovazioni. Alcuni (parere personale) positivi: la pallavolo senza cambio palla, il tiro da 3 punti nel basket, le tre sostituzioni nel calcio. Altri, mica tanto: i gironi eliminatori di Champions (non più Coppa dei Campioni), l’allargamento indiscriminato degli sport ammessi all’Olimpiade, gli abbuoni nelle corse a tappe. Quanto alla Var, fate voi: il gol è uno stato d’animo o un adempimento? Circola un po’ d’ipocrisia al riguardo dei mutamenti. Li si osteggia e poi vengono attuati alla chetichella. Prima della ripresa del campionato di calcio ci si è opposti ai play off perché “avrebbero cambiato le regole in corsa”. Poi si è assegnata la Coppa Italia senza supplementari (e se Dybala avesse per destino segnato al 100’?), si sono spostati gli orari, introdotte 5 sostituzioni, azzerato il fattore campo. Dunque: nulla deve cambiare perché tutto cambi. Deciso da chi?

 

3.     Questo è il punto. Sempre. Chi decide cosa? Sedici anni fa mi trovai nello Yemen, a una conferenza sull’evoluzione del mondo arabo. Il trentennale rais yemenita Saleh sintetizzò ai colleghi la situazione in questo modo: “Tagliamoci barba e capelli prima che mandino un barbiere da fuori”. Vale lo stesso per Sportify. Accordarsi su modifiche sensate prima che qualcuno si compri il giocattolo e metta nella scatola le sue istruzioni per l’uso. Magari comprendenti situazioni di leggera follia. Riformare per non essere riformati. Farlo democraticamente, discutendo con le nuove generazioni e non affidandosi ai satrapi gattopardeschi. Le parole d’ordine saranno: velocità, spettacolo, visibilità. Per forza. O per amore. 

 

 

 

 

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