La minaccia di Chinaglia a Lenzini: me ne vado
18 MARZO 1975 di FRANCO MENTANA
“Giorgio Chinaglia ha deciso: se Lenzini tenterà di cederlo abbandonerà il calcio. E andra negli Stati Uniti. New Jersey. Si dedicherà al calcio americano. «Non scherzo – ha minacciato il centravanti della Lazio. – Se vogliono che continui a giocare a calcio devono permettermi di agire per la mia attuale società».
➣ Fa come Riva!
«No, faccio come Chinaglia. Non imito mai gli altri».
Il discorso sul futuro di Chinaglia è venuto fuori parlando con i personaggi della Lazio «che contano» perché molto vicini a Lenzini di cui conoscono orientamenti e umori (mutevoli). Il presidente intenderebbe mettere ordine una volta per sempre nella società e nella squadra, per riprendere in mano la situazione togliendola all’uomo più importante del complesso. Non è un mistero che tra Chinaglia e il presidente non corra buon sangue, quantunque il capitano abbia ottenuto un contratto favoloso, un trattamento di favore, adeguato del resto alle sue capacità tecniche.
Ma siccome gli altri giocatori hanno preteso tetti in proporzione, Lenzini si è accorto di essersi imbarcato in un’avventura assurda, insostenibile anche per il suo capacissimo portafogli: difatti la Lazio elargisce gli ingaggi e i premi più alti in Italia. Ma soprattutto viene contestato a Chinaglia il fatto di avere messo – con la sua personalità – la squadra al proprio servizio, di essere diventato una specie di padrino di una parte dei suoi compagni e quindi di avere determinato una corrente, o una divisione che indubbiamente nuoce, come ha nuociuto quest’anno, in funzione dei risultati.
➣ Lei vuol più bene Lenzini o a Maestrelli? abbiamo chiesto al capitano della Lazio per avere un riscontro a quanto raccolto nell’ambiente della società in relazione ai rapporti con il presidente.
«Sono legato a Maestrelli, lo rispetto, lo stimo come uomo e come tecnico, gli voglio bene. Mentre tratto Lenzini da presidente».
Nella Lazio ci sono troppi “galli”, i deboli si sono schierati contro i forti, dicono non sia stata estranea neppure la politica nelle lacerazioni interne, nel logorio dei rapporti, ma Chinaglia ha escluso siano stati determinanti i fattori politici, perché i suoi compagni «non sono così intelligenti per poterne discutere con cognizione di causa».
Chinaglia ha smentito che gli orientamenti politici suoi e di qualche suo compagno abbiano urtato altri, fatto sta che nella squadra sono accaduti troppi incidenti negli ultimi due anni per poterli inquadrare nell’ordinario tran-tran della vita in comune.
«Siamo una squadra con caratteri diversi – ha spiegato il giocatore -, ognuno si sente libero di dire la sua, di parlare. E così capita che quando si parla troppo si finisce per urtare la suscettibilità di altri. Lo so che a lungo andare certe libertà nuocciono, che dall’esterno potremmo apparire in eterna discordia, ma deve capire che siamo insieme da quattro anni, impegnati sempre alla vetta, troppo esposti nel bene e nel male, alla fine accusiamo inevitabilmente il logorio, ad ogni piccola difficoltà puoi anche esplodere. Ma questo non vuol dire che siamo discoli, o ci odiamo»
➣ È indubbio che esistano delle lacerazioni nei vostri rapporti, la Lazio non è più il complesso unito che andava in campo e, mentre divertiva gli spettatori, faceva risultati.
«Non abbiamo giocato come gli anni scorsi. Mi chiede perché? Ci sono tanti “perché” i quali, messi insieme, creano il grosso problema. E così non siamo riusciti a ripeterci. Tanto è vero che stentiamo a stare dietro alla Juve. Non abbiamo più “legato”, i singoli non hanno più ricostruito il complesso omogeneo. La Lazio, parliamoci chiaro, non ha grossi soggetti in assoluto. Ha fatto i risultati perché riusciva a creare un complesso che praticava un gioco di nuovo tipo, che si esprimeva in umiltà. Ci è mancato, in poche parole, lo spirito caratteristico dei professionisti che collaborano ponendosi come unico traguardo il conseguimento del risultato»
➣ La accusano di essere diventato una specie di “padrino” nell’ambito della squadra.
«Non è vero! Parlo soltanto più degli altri, magari lancio qualche proclama, sono il capitano. Punto e basta»
Ci dicevano pure, nell’attesa della partita di Cagliari, che nella Lazio c’è gente interessata alla cessione di D’Amico, di Re Cecconi e di Martini. Il presidente però sarebbe contrario. Per cui siamo arrivati alla conclusione che Lenzini fa solo l’ufficiale pagatore. Nella società non avrebbe poteri decisionali. Maestrelli godrebbe invece dell’appoggio sia del presidente sia della squadra, quindi si troverebbe in una posizione tranquilla, anche se angustiato dalle difficoltà determinate inevitabilmente da un assetto sociale anacronistico, senz’altro dilettantistico. La squadra ha bisogno di sangue nuovo, di inserimenti capaci di unire le varie correnti, di elementi di saldatura. Perché, sarebbe un peccato che la Lazio, dopo avere dominato il nostro calcio per due stagioni, si sfasciasse alla terza”.