La Pravda invita la Russia a non andare ai Giochi

La Pravda invita la Russia a non andare ai Giochi

 

  ▻ Il mittente ha una sua importanza. Con tutta la mitologia che l’accompagna. La Pravda invita la Russia a non partecipare ai Giochi di Tokyo. L’ultimo episodio che ha innescato la presa di posizione è la mancata concessione dell’utilizzo della canzone popolare Katyusha al posto dell’inno, dopo le sanzioni previste per le Olimpiadi dell’estate prossima e quelle invernali di Pechino 2022: la Russia senza inno, senza bandiera e con atleti in gara da indipendenti. 

In un editoriale firmato da Alexander Shtorm, ci si domanda allora perché non sbattere la porta in faccia al CIO? Perché la Russia dovrebbe sentirsi umiliata a partecipare alle Olimpiadi? Coloro che credono sia necessario pensare agli atleti e alle loro competizioni sportive più importanti, dimenticano che si tratta anche di cittadini russi. La Russia ha bisogno di atleti che non vogliano sacrificare i loro risultati e le loro vittorie per il bene della dignità del loro paese? O la Russia ha bisogno di essere all’altezza degli interessi di una manciata di atleti a scapito dei propri interessi nazionali e degli interessi di altri milioni di cittadini, che non sono certo entusiasti dell’idea dell’umiliazione sportiva della Russia? Un cittadino russo è una persona che serve la Russia. Non c’è posto per altri interessi. Il grande sport fa parte della grande politica internazionale. I Giochi Olimpici sono diventati un’altra piattaforma in cui le potenze leader possono regolare i conti tra loro. Qualsiasi evento sportivo è una sublimazione della guerra. Come partecipare a gare sportive sotto una bandiera bianca? Non ha assolutamente senso per la Russia obbedire alle regole che sono state introdotte per far sentire la Russia e i russi il più a disagio possibile.

Una posizione netta, senza equivoci, mentre contemporaneamente è stato stabilito che la squadra di hockey su ghiaccio giocherà ai Mondiali di maggio in Lettonia accompagnata dalle note dell’inno della federazione internazionale, come ha rivelato all’agenzia TASS una fonte vicina all’organizzazione. Una musica dunque davvero neutrale. Gli inni nazionali ai Mondiali di hockey su ghiaccio vengono suonati dopo ogni partita per celebrare la squadra vincitrice. 

Allo stesso tempo, in un contesto nel quale la comunità sportiva accetterà ai Giochi solo russi che avranno mostrato la loro estraneità al doping di Stato, RIA Novosti fa sapere che Yulia Efimova volerà a Kazan, per partecipare ai Trials che iniziano il 3 aprile. 

Per i suoi trascorsi legati al doping, Efimova è inseguita dai fischi in tutte le piscine del mondo e per lo stesso motivo non ha potuto prendere alla International Swimming League in Budapest. 

 

La questione dei vaccini

  L’altro fronte aperto sulle Olimpiadi è quello dei vaccini, con le posizioni più sfumate. Nazioni che hanno messo gli atleti in cima alla lista, altre che ritengono non sia giusto saltare la fila, l’Italia in una posizione all’italiana, con i militari che si vaccinano in quanto militari. In Spagna, come racconta El Mundo, gli epidemiologi stanno criticando per esempio i privilegi dei piloti di Formula 1 e MotoGP. D’altra parte, quanto avvenuto agli Europei indoor di atletica leggera allarma. I casi di covid aumentano. L’Équipe stamattina ne registra due nella squadra francese e racconta di una bolla con molti limiti. 

Appena arrivate a Torun, le delegazioni sono state tenute in un parcheggio sotterraneo e in una certa promiscuità per diverse ore, in attesa di sottoporsi a un primo test per il coronavirus. Durante il weekend, nei tragitti dall’albergo al palazzetto, le auto dell’organizzazione hanno accolto indistintamente atleti di tutte le delegazioni.

Un’altra voce si aggiunge al dibattito dalla Norvegia. Il papà dei fratelli Ingebrigtsen ha detto che «aspettiamo il vaccino prima di andare ai Giochi, ma noi aderiamo al protocollo ufficiale approvato in Norvegia e non accetteremo un vaccino cinese. Questo è fuori discussione, in qualunque maniera». Il riferimento è alla possibilità che il CIO acquisti delle dosi dalla Cina per gli accreditati a Tokyo. Il medico norvegese Steinar Madsena dice che è fuori discussione che la Norvegia usi vaccini che non sono stati approvati in Europa. 

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