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lunedì 10 marzo 2025
#6 giorni al Mondiale di F1
Che cosa stanno leggendo in Europa
| Siamo uno strano paese, con un altissimo concetto della tolleranza
Ruud Gullit
prima di tutto
Gli Europei indoor di atletica
Sette volte è suonato l’inno olandese nel palazzo di Apeldoorn. È il più antico al mondo tra quelli in circolazione. Risale alla fine del Cinquecento, sebbene solo negli anni Trenta del Novecento sia stato riconosciuto in via ufficiale. Ha la melodia di un vecchio canto cattolico francese e dice “addoloratevi, miei sudditi, gente onesta di natura, Dio non vi abbandonerà, anche se ora disperate”.
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voci Larissa Iapichino
➣ Entra in una nuova dimensione?
«A me pare la stessa di sempre. Con le migliori otto saltatrici mi batto da un po’, la medaglia d’oro è una sola e tutte la vogliamo. L’ho presa io, ma la seconda e la terza hanno lavorato tanto quanto me. Io non lo dimentico».
➣ Larissa, inizia una nuova storia?
«Mah piuttosto direi che continua un’evoluzione, magari tra un mese salterò meno bene: andrà accettato». – intervista di gaia piccardi, Corriere della sera
Thiago Motta è di nuovo solo
Contrordine. Sì, un’altra volta. Contrordine. Thiago Motta e la sua Juventus erano passati dalla polvere delle Coppe a pretendenti allo scudetto nel giro di quattro-cinque giorni, e stamattina nello spazio di 24 ore sono di nuovo cenere, residuo di quella combustione delle nostre idee che mutano seguendo il rullo delle giornate: un pugno di facili opinioni mosse a comando dal libeccio.
Tanto vale prendersi altri sette giorni per capire, prima di alzare nuove vele e doverle ripiegare, altri sette giorni per annusare se lo 0-4 di ieri sera a Torino è da mettere in carico alla orologeria atletica dell’Atalanta o al naufragio fisico e mentale della Juventus. Atalanta-Inter ha tutta l’aria di arrivare al momento giusto per dare una traccia, come quei tartufi avvolti dentro uno straccetto che servono ad addestrare i cani.
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La Roma è il garbino, il vento nuovo da 30 punti nelle ultime 12 partite, unica squadra imbattuta nel 2025, in corsa pure in Europa League. Per andare a difendere il gol di vantaggio a Bilbao, Ranieri ha risparmiato 9 titolari a Empoli. Luca Valdiserri sul Corriere della sera ha scritto: “L’aspetto più sorprendente della gestione di Ranieri è saper prendere il meglio da tutti i calciatori a disposizione. Soulé, man of the match , ne è esempio tangibile. Sembrava perso in una prima stagione «da grande» disastrosa e Ranieri lo ha aspettato. Non lo faceva giocare ma ne parlava bene, ricordando ai critici che, con rispetto per tutti, un conto è giocare a Frosinone e un altro a Roma. Ieri l’argentino ha dato ragione in tutto e per tutto al suo allenatore”.
Il Milan ha raddrizzato in rimonta la partita di Lecce, ma il clima sulle cime deve essere ancora tempestoso. Il Corriere della sera scrive con Carlos Passerini e Arianna Ravelli che è urgente “siano definiti con chiarezza ruoli e funzioni: sul piano formale, nulla è cambiato dopo il famoso viaggio a New York, nella struttura del Milan: l’ad è uno solo, Giorgio Furlani, raccoglie da sempre tutte le deleghe e ha l’ultima parola su tutto quello che riguarda il club, dai conti alle scelte tecniche. Queste ultime però non sono le sue competenze e quindi ampia libertà di proposte e di gestione ha sempre avuto lo staff tecnico, dove Zlatan Ibrahimovic ha finito per assumere negli anni un ruolo sempre più centrale, anche oltre quello definito per lui inizialmente come superconsulente. Che l’incontro di Furlani con il proprietario Gerry Cardinale sia servito per ridefinire equilibri interni è comunque probabile. In ogni caso, è il momento di procedere sulle scelte del futuro”.
Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio, scrive invece che “non si poteva pretendere che Giorgio Furlani chiarisse immediatamente (…) ai tifosi una dozzina di cose sul Milan: non l’ha fatto per mesi, figuratevi oggi. Sarebbe bastata la risposta alla prima domanda: la società è ancora di Elliott o è di Red Bird? Ma si vede che a Furlani non conviene far sapere come stanno esattamente le cose. Del resto al Milan è tradizione ormai, da quando Berlusconi lo mollò: do you remember Yonghong Li? Non si capiva di chi fosse e a chi appartenesse il club. Unica costante, la presenza di Scaroni. Ho saputo che sarà proprio Furlani a incontrare i direttori sportivi avvicinati in precedenza a Londra da Cardinale: a questo punto mi chiedo a quale titolo, visto che la scelta spetterà all’uomo Elliott. Domanda del lunedì: con un ds di peso, di cosa si occuperà Ibrahimovic, che è uomo di Cardinale?”.
Quando Gianni Brera si stava stufando del calcio
4-10 MARZO 1975
“Sto alienandomi dal calcio. Me ne sono umanamente stufato. Ho anche qualche rimorso a dir vero, e ne darò conto nella «Storia critica» che sto ultimando per Bompiani. Studiando il calcio dopo averne delirato giocandolo, mi sono accorto con altri che il WM inglese era una stortura e mi sono fatto paladino del difensivismo. La polemica ha avuto inizio con gli anni cinquanta ed è finita molto dopo che altre celebri squadre nazionali avevano adottato il criterio dell’uomo in più in difesa, o libero.
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Gli anni di Maradona in Italia
Diego in campo per beneficenza, Platini non ritracciato
10 MARZO 1985 Maradona risponde all’appello del Corriere Medico e dell’Associazione del bambino emopatico che hanno promosso e organizzato una partita di beneficenza fra calciatori italiani e stranieri allo stadio di Bergamo, con incasso destinato alla ricerca di una cura per la thalassemia. In Italia ci sono due milioni e mezzo di portatori sani. Fino al ’70 chi si ammalava non aveva più di quattro anni di vita. La Gazzetta presenta Diego come l’attore protagonista di questa gara di generosità, in realtà altre stelle che aderiscono non ce ne sono. Arriverà allo stadio un’ora prima della partita facendo tremare gli organizzatori, ma poi segna un gol, rifiuta di uscire nell’intervallo e nel secondo tempo fa entrare suo fratello Raul, 18 anni, per la prima volta al suo fianco
Chissà se questo pomeriggio segnerà direttamente su corner, su punizione o in rovesciate, Oppure allieterà i palati più esigenti con qualche doppio passo, qualche veronica o tunnel di tacco. Certo gli occhi, le telecamere e gli obiettivi saranno puntati soprattutto su di lui, Diego Armando Maradona.
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Un’altra bambola al Sei Nazioni
Come con la Francia, il risultato di Inghilterra-Italia spaventa [47-24]. Sembra un passo indietro rispetto allo scorso Sei Nazioni, e lo è. Domenico Calcagno sul Corriere della sera dice che “i numeri a volte spiegano molte cose: al minuto 65 l’Inghilterra era entrata nei 22 metri azzurri 10 volte ottenendo in media 4,2 punti; noi nei 22 avversari eravamo entrati 8 volte portando via la miseria di 2,8 punti. Non si tratta di fortuna, perché nel rugby la fortuna non esiste. Si tratta di qualità. Gli inglesi attaccano e difendono meglio di noi, non a caso ci hanno battuto 32 volte (su 32). Ora, a una partita dalla fine del Torneo, si può dire che l’Italia non ripeterà il Sei Nazioni dello scorso anno. Non era facile, per carità. Ma quello che preoccupa è appunto la tenuta difensiva: nel 2024 l’Italia chiuse concedendo 16 mete (-34 di differenza punti). Adesso siamo già a 25 (e -77)”.
Andiamo a vedere come sta van der Poel
Casamandrej Pogacar ha corso otto volte nel 2025, fra il 17 febbraio a Madinat Zayeb e sabato a Siena. Ha vinto quattro corse: due tappe al Giro degli Emirati, la classifica generale e le Strade Bianche. Anche nel 2024 aveva fatto lo stesso: otto uscite e quattro primi-posti, prima di vincere anche la nona, la decima, la dodicesima, e molte altre dopo nella stagione del Giro+Tour come il Pantani ’98 e del Giro+Tour+Mondiale come il Roche ’87. È una minaccia. Fino a maggio non si era mai piazzato oltre il 50esimo posto, si fece sfilare fino alla 74esima posizione durante la tappa finale del Giro a Roma. È rimasta l’unica volta in un anno da 9.959 km, 58 giorni in bicicletta, Ma in mezzo a quella serie di venticinque primi-posti, Pogacar raccolse solo il terzo alla Sanremo, la corsa che si è ficcato nella testa, dove nessuno vince in maglia iridata dai tempi di Giuseppe Saronni: ieri ne ha parlato in una intervista con Repubblica e ha parlato pure della sua rivalità con quello là, coso, come si chiama [satira politica che viene dal cuore di un ex adolescente saronniano].
Anche Mathieu van der Poel si scioglie allo stesso nome. Sta lavorando al Progetto Iva Zanicchi, cioè vincere Sanremo per la seconda volta in tre anni. Si sa che Mathieu sacrifica pure le vacanze. Gli altri vanno al mare, lui si rotola nel fango. Ha corso otto ciclocross fra il 22 dicembre e il 2 febbraio, otto volte ha vinto: compreso il Mondiale. Il 4 marzo ha debuttato luciodallescamente su strada alla Samyn Classica. Era una corsa che in origine non avrebbe dovuto correre. Deve essersi allarmato per il primo posto del compagno di squadra Jasper Philipsen il giorno prima alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne. È andato per marcare il territorio. Da oggi fa la ricognizione vera alla Tirreno-Adriatico, dove con lui appaiono altri otto corridori presenti nella top-30 del ranking UCI: il #6 Marc Hirschi, il #12 Jonathan Milan, il #21 adam Yates, il #22 Tom Pidcock, il #23 Mikel Landa, il #24 Richard carapaz, il #25 Tom Skujins, il #26 Juan Ayuso. Si comincia con la solita cronometro andata e ritorno a Lido di Camaiore, tutta pianeggiante e tutta sul lungomare, esposta al vento e alle gambe di Filippo Ganna.
La rivista Rouleur scrive che il cast è bello ma privo di uomini d’élite. “Né Jonas Vingegaard, né Tadej Pogačar né Primož Roglič sono presenti: insieme hanno vinto tutti i titoli generali qui dal 2021”. Vingegaard se n’è andato alla Parigi-Nizza, dove i Top-30 iscritti sono undici. Per la Tirreno-Adriatico Rouleur vede favoriti i due Yates, Hindley e Landa, con la possibilità che si infilino Ciccone, Bilbao, Gaudu, De Plus. Cacciatori di tappe in volata. Jonathan Milan, Binian Girmay, Dylan Groenewgen [ancora a zero], Olav Kooij, Søren Wærenskjold, Paul Magnier.
strade
Lido di Camaiore: il posto delle altalene e dell’ultima canzone di Mina
Dice Francesco M. Cataluccio che dondoli e altalene gli paiono i tentativi più suggestivi escogitati dall’umanità per fermare il Tempo. Con la lettera maiuscola. Deve essere per via del loro movimento oscillatorio, come un pendolo, così che la vita sembra un lungo andare e venire, avanti e indietro, salvo fermarsi in due punti simmetrici, in un attimo di sospensione periodico, “nel quale ci si sente fermi e sembra che non si tornerà più giù”. [L’ambaradan delle quisquiglie, Sellerio, 2012 – qui]
La più bella delle altalene di tutto il litorale in Versilia sostiene si trovi al Bagno Bucintoro di Lido di Camaiore, dove di fianco “a quell’infernale marchingegno che illude l’uomo, come molti altri macchinari”, vanno e vengono le biciclette quando sta arrivando la bella stagione e il ciclismo insegue i suoi riti, il suo andare e venire sempre uguale, parti dalle sponde del Tirreno e una settimana più tardi sei sull’Adriatico, ma già non vedi l’ora di finire davanti al mare di Sanremo.
Lido di Camaiore è un posto fronte-mare di circa 3 chilometri, pensato come tempo supplementare della riviera di Viareggio, all’inizio del Novecento ormai incapace di reggere l’esplosione dell’edilizia e delle presenze estive. La borghesia cercava spazi nuovi ma ben serviti dai collegamenti, un riparo tranquillo che non fosse in chissà quale capo di chissà quale mondo.
Il primo gruppo di case lungo via del Fortino si chiamava Fosso dell’Abate. Gli artisti del tempo lo consideravano il luogo della Versilia dove si potesse vivere e lavorare in tranquillità. L’ultimo dell’anno del 1907 il pittore Plinio Nomellini scrisse una lettera all’amico Galileo Chini invitandolo a comprare in Pineta, nell’area dove sarà tirata su la Casa delle Vacanze, oggi Club Hotel I Pini. Gli dice: prendila adesso, stammi a sentire, vedrai fra qualche anno. Andavano costruendo al Lido villette come padiglioni di un grande giardino, sotto la guida dell’architetto lucchese Carlo Sorbi. Dovevano garantire riservatezza e salubrità, ma al tempo stesso erano vicine alla mondanità di Viareggio.
Tra qualche piano urbanistico saltato, la cosa funzionò. Dopo il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani, nel 1978 Cesare Garboli aveva deciso di lasciare Roma. Aveva un ufficio alla Mondadori, un appartamento in piazza di Spagna, eppure scelse come ritiro Camaiore. Qualche mese più tardi si ritirò anche Mina, sempre là, tenne un ultimo concerto e puff, non l’abbiamo mai più rivista.
Sergio Bernardini al Lido si era inventato Bussoladomani, più grande della Bussola a Marina di Pietrasanta, un tendone che restava aperto solo da maggio a settembre, dove portò nel giro di pochi anni fenomeni dell’istante come i Rockets e voci classiche come Barry White e Liza Minnelli, il rock e il soul di Frank Zappa e James Brown, Joe Cocker e Dionne Warwick, ma pure Renato Zero, Vasco Rossi, Gianna Nannini.
Rosetta Loy, a lungo compagna di Garboli, di quei giorni al Lido ricorda la malinconia delle sere d’inverno trascorse alla finestre, fuori la pioggia e dentro «la mastodontica affettatrice rossa dalla lama mangiata dalla ruggine, inamovibile dal ripiano di marmo». [I Diari di Antonio Delfini, Einaudi, 1982 – prefazione di Cesare Garboli ripubblicata da Minimun Fax col titolo Un uomo pieno di gioia].
strade Montesson-Bellegarde
È la tappa di fatto più semplice della corsa, ma pioggia e ventagli possono mescolare la trama e la classifica. C’è qualche ondulazione nei primi km, i mangia-e-bevi di Cassani, poi il percorso diventa liscio come un uovo sodo, con l’eccezione di una pendenza lieggia lieggia negli ultimi 3 km e il traguardo posto su uno strappetto che sulla carta viene segnato all’1%. È qui che Tim Merlier difende la maglia presa ieri in volata, in questa località chiamata Bellegarde, dove nel 2012 Gianni Mura trovò che “evoca un suono di fisarmonica”
L’improvvisa vulnerabilità di Djokovic
Il mondo del tennis è lastricato di sconfitte. La verità più dimenticata è che sono pari al numero delle vittorie. Dunque non è questo che sconvolge, non è tanto aver visto Novak Djokovic perdere da Botic van de Zandschulp. La sorpresa più vera e più grande è aver scoperto nel sabato di Indian Wells che Novak l’ha vissuta in una maniera nuova, passando forse per la prima volta da Venerabile a Vulnerabile.
Djokovic stava giocando solo la sua seconda partita dall’Australian Open. A Doha aveva perso quella di apertura contro Matteo Berrettini. Van de Zandschulp è un giocatore di qualità. L’anno scorso ha battuto sia Nadal sia Alcaraz. Ha una reputazione di ammazza-giganti. Ha un gioco ingannevole, simile a quello di Djokovic ma con 8 anni di meno. Era fatale trovare Novak arrugginito. Si poteva mettere in conto qualche errore di misura nelle demi-volée, nei pallonetti, nelle smorzate. Sono le sue parole finali, le sue considerazioni dopo la partita che invece spiazzano, quando dice di essere preoccupato perché ci sono giorni in cui non trova il ritmo e ci sono tornei dove non si sente più lo stesso di prima, quando dice di accorgersi della differenza tra un campo centrale e un campo periferico, quando insomma Djokovic dà l’idea di aver preso consapevolezza del fatto che il tempo passa.
Ha chiuso la partita con 15 vincenti ma ha commesso 37 errori e ha vinto solo sette dei 24 punti con la seconda di servizio. Steve Tignor per la rivista Tennis si domanda se tutto questo possa avere a che fare con il nuovo approccio più conservativo che Andy Murray gli ha raccomandato. Aspettiamo è la risposta, ma nel frattempo anche lui si dice sorpreso dalle parole, le parole di “un uomo che aveva sempre detto di non porsi limiti. Stavolta positività e prospettiva sono difficili da rintracciare. Alla domanda se potesse trovare consolazione nei suoi successi passati, in una giornata come questa, ha Djokovic ha risposto che sono cose diverse. Una sincerità nuda e cruda, una sorta di rassegnazione sugli effetti dell’invecchiamento e degli infortuni. È naturale che si senta così dopo più di un anno senza un titolo ATP. Se avesse detto altro, avremmo pensato che stia negando a sé stesso lo stato della sua carriera. Ma se è stata una sorpresa vedere Djokovic giocare da mortale, è stato uno shock perfino maggiore sentirgli dire cose del genere, anche se all’età di 37 anni”.
Il raggio verde dello sci italiano
Due cose sono successe nel week-end dello sci: Mikaela Shiffrin ha staccato Ingemar Stenmark al primo posto della statistica del maggior numero di podi, Dominik Paris invece ha raggiunto Gustav Thoeni. Gli anni Settanta sono finiti ieri. Come Federica Brignone pure lui è sopra i trent’anni.
Flavio Vanetti sul Corriere della sera considera che “Dominik due anni fa pareva aver imboccato il viale del tramonto: sciava male, scarabocchiava in curva. Nella scorsa stagione s’era rilanciato, ma quest’anno è ripiombato nel limbo di prestazioni non all’altezza. Però stava lavorando dietro le quinte. Al Mondiale è stato lontano da due medaglie, in discesa e in superG, per un totale di 30 centesimi: tuttavia era un segnale di ripartenza. Il podio ritrovato a Crans Montana ha aperto le porte sul nuovo (e antico) corso dell’«omone» della Val d’Ultimo, una crescita che è esplosa a Kvitfjell (dove nel superG gli svizzeri mattatori sono finiti fuori dai top three) e che non va letta come un risveglio tardivo ma come l’inizio di un viaggio che ha per meta i Giochi 2026. Nei giorni olimpici si correrà sulla Stelvio di Bormio, riserva di caccia del campione azzurro”.
Cosimo Cito su Repubblica sottolinea che il successo in Norvegia è coinciso con la pubblicazione dell’ultimo album dei suoi Rise of Voltage, Escape. “Quattro amici di Santa Valburga in Ultimo, un puntino da 800 abitanti ai piedi del Lago Zoccolo: Domme è il vocalist, Lukas alla chitarra, Frank al basso, Florian alla batteria. Il gruppo, nato nel 2017, d’estate gira i festival d’Europa, picchiando duro: heavy metal grezzo e robusto. Come le curve di Paris, sulla neve della Scandinavia, su un tracciato accorciato a causa della nebbia e che ha visto nell’ordine d’arrivo 18 atleti racchiusi nello spazio di appena 1 secondo”.
Guida allo sport in tv di oggi
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
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