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L’importante è finire. Anche con 1 minuto di distacco
DI ROBERTO LIBERALE
Wen-Yi Lee è una ragazza di Taipei di appena 19 anni, la prima sciatrice donna del suo paese a prendere parte a una Olimpiade. Wen-Yi – diciamo così – è una slalomista. Nello speciale di ieri è stata l’ultima a partire, pettorale 88. Ci teneva tantissimo a finire la gara. Si chiama spirito olimpico. Partecipare, più che competere. Lo spirito che ha avuto uno dei suoi massimi esponenti nel nuotatore della Guinea Equatoriale Eric Moussambani. Rischiò quasi di annegare durante i 100 stile libero alle Olimpiadi di Sidney 2000, pur di completare la gara.
Wen-Yi Lee ha partecipato a 23 slalom internazionali prima di arrivare a Pechino, il primo all’età di 16 anni non ancora compiuti. Gare dove la competitività non è proprio ai massimi livelli. Ha come come migliori risultati due quarti posti, proprio negli ultimi due slalom disputati, entrambi a Jahorina, in Bosnia, giusto un mese fa. Il suo distacco dalla semisconosciuta Esma Alic, bosniaca, è stato una volta di 8 secondi e mezzo, un’altra di oltre 14 secondi.
Però lo spirito olimpico è sacro, per questo Wen-Yi, una volta uscita dal tracciato durante la prima manche dello slalom di Pechino, ha fatto di tutto per risalire fino alla porta saltata, per concludere la prova a 44”32 di ritardo rispetto alla prima classificata, Lena Duerr, tedesca.
Sapeva che alle Olimpiadi tutte le atlete che concludono la prima manche hanno il diritto di disputare la seconda. Così si è ripresentata al cancelletto, ultima a prendere il via. Ha rifatto il peggior tempo di manche, ma stavolta ha limitato il ritardo da Petra Vlhová a soli 17”46, per un totale di 1’01”06. Significa che se le migliori avessero disputato tre manche al posto di due, Wen-Yi Lee, con una prova in meno, sarebbe rimasta comunque staccata di almeno una decina di secondi.
Molto meglio è andata alla diciassettenne kosovara Kiana Krieziu (toh, tre Kappa tutte insieme), ultima a partire nel gigante del 7 febbraio col pettorale 82, ultima ad arrivare con il suo 49esimo tempo totale, staccata di 46”50 dalla vincitrice Sara Hector. Quasi una manche di ritardo, ma pur sempre al traguardo.
Tra i maschi gli ultimi classificati hanno limitato i distacchi dal vincitore, perché le discipline veloci finora disputate consistono in un’unica prova. Nella discesa libera del 7 febbraio il cinese Mingfu Xu, 24 anni, partito penultimo col pettorale 42, è arrivato ultimo a 14”24 da Beat Feuz. Se fossero partiti insieme, Xu sarebbe rimasto 383 metri e 86 centimetri dietro. Il che, su una pista lunga 3.152 metri, in fondo non è neppure così malaccio. Mingfu Xu proprio pianissimo non è andato: 97 km orari di media contro i 110 di Feuz. Sfido chiunque ad affermare il contrario dal proprio divano.
Tra le maglie nere di Pechino, la migliore figura l’ha fatta il trentenne serbo Marko Vukicevic, 34esimo su 34 nel Super-G dell’8 febbraio. Il suo ritardo rispetto all’austriaco Matthias Mayer è stato di appena 9”51 su circa 80 secondi di gara. Cosa saranno mai 241 metri di distacco sui 2.267 metri totali, in confronto alla gioia e all’orgoglio di aver terminato una gara alle Olimpiadi?