I Mondiali di biathlon da domani
Contrariamente allo sci e come nel ciclismo, il biathlon celebra i suoi Mondiali ogni anno, con l’eccezione della stagione riservata ai Giochi invernali. Stavolta tocca a Pokljuka, in Slovenia, una ventina di km di distanza dal lago di Bled, uno degli scenari clou del canottaggio. È la quarta volta che Pokljuka ospita i Mondiali sul suo altopiano carsico e paludoso, dove gli abeti hanno sostituito i faggi abbattuti nel XVIII secolo per far spazio alle fonderie di Bohinj.
Il biathlon conserva una sua natura di sport ancestrale. Paolo Pagani così lo descrisse tempo fa a Sky Sport: “Quando l’uomo scandinavo, qualche diecina di secoli fa, non disponendo ancora di supermarket con alci surgelate e alghe bio nei dintorni delle steppe, avvertiva i morsi della fame, lì senza saperlo inventò il biathlon”.
È lo sport che ricorda e cita la caccia sugli sci. Quando si spara, bisogna tenere a freno il fiatone ammassato in petto dalle rincorse, le discese, le salite. La tecnologia ha sostituito nel tempo con bersagli elettronici la carta, i palloncini o i pezzi di vetro che si usavano una volta.
Le gare in programma saranno dodici e si comincia domani con la staffetta mista 4×6 km, nella quale l’Italia è subito da medaglia. Secondo gli analisti che ne sanno, nei pronostici potremmo anche piazzare la Nazionale azzurra dietro la sola Norvegia. Le altre due gare nelle quali si può ambire al podio sono quelle di Dorothea Wierer, sebbene non sia nella stessa incontenibile condizione di un anno fa: inseguimento femminile (14 febbraio), individuale femminile (16) e mass start (21).
Nella storia dei Mondiali, l’Italia ha 10 ori, 8 medaglie d’argento e 13 di bronzo. Sette titoli sono arrivati dagli uomini, tre da Dorothea Wierer tra 2019 e 2020.
| artefici Dorothea Wierer in 150 parole ➔ Dorme solo quattro ore per notte, non sa rinunciare al cioccolato, ama la moda e lo spritz, vorrebbe essere più alta (è 158 cm) e meno muscolosa, vive a Cavalese in Val di Fiemme con il marito Stefano ma è a casa solo 70 giorni all’anno. Non le piacciono i giri di parole (vietato Doro d’oro), adora i tacchi a spillo, da quando gareggia truccata la imitano anche le avversarie e ha detto no — ormai lo sanno anche i muschi e i licheni — a Playboy (non ne parla volentieri, però la proposta l’ha lusingata assai e di solito chiude l’argomento con una battuta: «Al massimo poso in intimo e photoshoppata!»). … Sportiva da 400 mila euro a stagione tra premi e sponsor, fiore all’occhiello delle Fiamme Gialle, 700 ore di allenamento nel fondo e 300 nel tiro a stagione, donna che non dimentica.
di gaia piccardi, Corriere della sera, 17 febbraio 2020
| parole Il pessimismo e la cantina ➔ «Alla fine nel nostro sport devi solo andare a tutta e sparare bene, non è che devi avere tanta esperienza. È uno sport particolare. Sono pochi gli atleti che vincono da dieci anni. In certi periodi sparo benissimo e non vedo l’ora di farlo, in altri sono in super forma sugli sci e quindi mi diverto di più lì».
➣ Qual è il suo punto debole? «Che forse ogni tanto sono un po’ troppo pessimista, ho sempre mille dubbi. Nello sport buttarsi giù non aiuta».
➣ Dove tiene le medaglie? «Ce le ha mia mamma».
➣ Anche le due coppe del mondo? «Quella dell’anno scorso no, è a casa nostra in cantina».
intervista di silvia guerriero, Sportweek
| contesti La pista ➔ L’ex nazionale René Laurent Vuillermoz ha spiegato a Francesco Paone per OA Sport che la pista di Pokljuka è molto tecnica «con belle salite, ma soprattutto belle discese, le quali però sono abbastanza nervose e difficili da gestire per la condizione della neve. In discesa si può recuperare, ma bisogna lavorare costantemente e il segreto è quello di sfruttare al meglio i pochi punti dove si può rifiatare. Il tratto dove si può recuperare maggiormente è quello che porta al poligono, ma rilassarsi troppo in quel frangente sarebbe rischiosissimo, perché si potrebbe mandare in crisi la propria meccanica di tiro. È un poligono relativamente facile, perché vi si arriva in discesa. Proprio per questo bisogna attaccarlo, senza aver paura di lavorare anche a ridosso delle piazzole. Infatti il pericolo maggiore è quello di sparare con un ritmo cardiaco troppo basso. C’è poi l’incognita del vento. A Pokljuka è raro che l’aria dia fastidio, ma quando succede si tramuta in un rompicapo a seconda della direzione da cui arriva. Speriamo ci siano condizioni regolari, altrimenti non mi stupirei di vedere qualche risultato un po’ anomalo».
| mondi Il boom in tv in Germania ➔ I dati televisivi in Germania dicono che il biathlon è il secondo sport più visto dietro il calcio, ma in qualche caso su ARD e ZDF fa ascolti superiori alle partite. Ha superato stabilmente la Formula 1. Tra i primi 50 eventi sportivi più visti nel 2020, nove sono gare di biathlon. La partita più vista della Nazionale tedesca agli ultimi Mondiali di pallamano (4 milioni 950 mila spettatori) non raggiunge il biathlon, anche se gli atleti tedeschi sono meno da vertice dopo il ritiro di Magdalena Neuner e Laura Dahlmeier. Resta un fenomeno perché «offre sorprese. La cosa affascinante è che non sai chi vincerà fino all’ultimo tiro, qualcosa può sempre succedere. Devi restare sintonizzato fino alla fine» ha spiegato a Kicker Axel Balkausky di ARD. Uno sport che sta crescendo in popolarità «perché continua a reinventarsi» secondo Christoph Bertling, docente presso la German Sport University di Colonia.