TENNIS
Il ritiro di Simona Halep
«Mi chiedo se tornerò ancora, ma per ora è la mia ultima volta qui». Simona Halep ha voluto dircelo così. Se ne va. Ha raccolto due game in tutto nell’ultima partita della sua carriera contro Lucia Bronzetti, la numero #72 del mondo, lei che è stata campionessa al Roland-Garros nel 2018 e campionessa a Wimbledon nel 2019 battendo Serena Williams in finale. Era dentro un altro corpo, quello attuale invece non regge più. Ha chiuso due volte la stagione da numero #1 al mondo: nel 2017 e nel 2018. Ha vinto 22 titoli in singolare.
Nel tributo che si concede a una tennista di questo spessore, Tennis Magazine scrive che “il percorso di Halep ha mostrato quanto fosse vera l’affermazione di Billie Jean King: la perseveranza è un talento”.
Halep aveva perso le prime tre finali del Grande Slam giocate: Parigi 2014 contro Maria Sharapova, Parigi 2017 contro Jelena Ostapenko, Melbourne 2018 contro Caroline Wozniacki. La sconfitta di mezzo fu la più frustrante. Era la favorita. Aveva la numero #47 al mondo come avversaria per un titolo Slam. Era avanti 6-4 e 3-0, e ancora 3-1 nel terzo set. Disse alla fine che le faceva molto male, molto, perdere così. Disse di aver bisogno di tempo per venirne fuori. Disse che aveva solo voglia di sparire. Tornò in finale un anno dopo e fu lei a rimontare, fu lei a risalire da un set e 0-2 sotto contro Sloane Stephens.
“Le grandi vittorie di Halep – scrive Tennis Magazine – hanno rivelato il suo status di campionessa, ma non sono stati i trionfi a renderla così cara al pubblico, sono state le battaglie che ha dovuto affrontare per raggiungere il successo. Spesso, durante le partite, sembrava che Halep stesse giocando contemporaneamente contro due avversarie, quella dall’altra parte della rete e quella dentro la sua testa”.
È stato Darren Cahill a darle equilibrio. Una volta le disse: «Puoi rinunciare a te stessa, io non lo farò». Nell’analizzare il suo stile, stamattina Tennis dice che “Halep ha rivelato il potere della traspirazione, gioco di gambe aggressivo, colpi da fondo campo con forza e profondità”.
Il suo inizio di carriera è stato torturato dai continui riferimenti all’intervento di riduzione del seno che fece per poter giocare meglio. Era impossibile leggere di lei senza una spiritosaggine. La morbosità batteva il tema della caduta di un tabù.
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Il suo finale di carriera è stato invece segnato dalle accuse di doping. Tutto è cominciato nell’ottobre 2022, quando è stata sospesa provvisoriamente per la positività al Roxadustat [US Open]. Un’accusa ulteriore le è stata mossa nel maggio 2023 per delle discrepanze nel suo passaporto biologico. A novembre di quell’anno, il nuovo allenatore Patrick Mouratoglou se ne prese le colpe su Instagram: la rumena aveva assunto una sostanza contaminata. Avevano iniziato a lavorare insieme nell’aprile 2022 e sei mesi dopo era arrivato il test positivo, con una squalifica iniziale di quattro anni. In sostanza la fine della carriera.
Alla fine del 2023 Halep e Mouratoglou si sono lasciati. «Sono certa che non c’è stato nulla di intenzionale e gli sono grata che ammetta l’errore, suo e del suo team – disse Halep in un’intervista con Paris Match – sono stati loro a darmi quell’integratore. Ma per questo errore, il loro errore, sono l’unica a pagare un prezzo alto. Venticinque anni di carriera distrutti»
All’inizio di marzo del 2024 fece ricorso al Tribunale arbitrale dello sport: la squalifica le venne ridotta a nove mesi. È tornata nel tour quello stesso mese a Miami, perse al primo turno contro Paula Badosa. Da quel giorno di festa in avanti ha giocato cinque partite in tutto e ne ha vinta una.
Il suo tormento è stato uno dei casi citati dal Daily Mail quando è stata resa nota con gran ritardo la vicenda di Sinner. “Perché il caso di Simona Halep – chiedeva il giornale inglese – ha impiegato quasi un anno per essere risolto mentre quello di Sinner è stato chiuso in quattro mesi, giusto in tempo per gli US Open?”. Il Daily Mail pose questa domanda all’International Tennis Integrity Agency e gli venne risposto che il caso di Halep era molto più complesso, c’era voluto più tempo per indagare.
IL RIENTRO
Una volta scontata la pena, il rientro in circuito per Halep non è stato agevole. Caroline Wozniacki ebbe parecchio da dire quando al torneo di Miami le diedero una wild card. «Simona mi è sempre piaciuta. Abbiamo sempre avuto un buon rapporto. In passato sono stata molto esplicita sul doping. Non ho cambiato idea. Ho sempre desiderato uno sport pulito, giusto per tutti. Non è colpa di Simona, ma se qualcuno imbroglia di proposito, se qualcuno è risultato positivo al doping – ecco – io capisco che un torneo voglia una grande stella, ma in casi del genere non penso sia giusto assegnare una wild card. Se vuoi tornare, se ammetti il tuo errore, dovresti risalire dal basso. Così la vedo io. La situazione di Simona si trascina da molto tempo. Ha ottenuto una riduzione della sospensione. Non è un’assoluzione. È uno sconto di pena. Io vorrei solo dei buoni modelli per le giovani generazioni. Il nostro è uno sport in cui ci sono un mucchio di soldi, molta competitività, molta concorrenza. Voglio che lo scontro sia leale. Quando prendo un farmaco, controllo una, due, tre volte. Questa è la mia visione delle cose, così sto crescendo i miei figli».
Un’altra wild card era disponibile per lei all’ultimo Australian Open. Ha dovuto rinunciare. Si è presentata a Cluj solo per l’addio. Sebbene gli ultimi anni della carriera di Halep – dice Tennis – siano stati caratterizzati da una lunga permanenza in tribunale, la sua eredità più importante è quella dell’impegno costante e dell’intensità”.
Halep considerava lo sconto strappato al TAS un terzo titolo dello Slam. Lo disse in una intervista con Jon Wertheim per Tennis Channel, una chiacchierata durante la quale raccontò come fosse cambiata la sua relazione con il suo sport, una volta uscita dall’ossessione dell’infanzia e dell’adolescenza.
«Mi sono concentrata di più sulla mia persona che sull’atleta. Mi sono presa cura del mio corpo, mi sono presa cura della mente, ho cambiato lo stile di vita. Mi sto godendo di più la vita giorno per giorno, non ho mai avuto la possibilità di vivere normalmente i miei primi 25 anni perché ero sempre dentro un programma, sempre severa con me stessa, c’era sempre qualcosa da fare. Era come stare in un esercito, direi. Ora posso andare in piscina, posso andare dal parrucchiere, posso fare tutte le cose che fa una persona normale. Mi diverto di più. Sento la libertà che non mi rendevo conto di non avere, prima di quello che è successo. Mi sono sempre concentrata per essere la migliore, sulla strada da percorrere per essere grande nel tennis. Ora vedo le cose in modo diverso. Sono più matura, ho esperienza e vedo di più il piacere del tennis. Sarà dura riprendere il vecchio ritmo, ma mi diverto di più, penso sia la cosa migliore in questo momento per me».
Il ritmo non l’ha più trovato ma pare che si sia ripresa la vita.