Il calcio dissidente del Getafe

In difesa della “squadra più brutta del mondo”

Il numero 489 del CIES Football Observatory Weekly Post propone una previsione dei risultati fino alla fine della stagione per le squadre di 42 campionati di tutto il mondo, in base al loro livello di prestazione, nel senso di qualità del gioco misurata sulla base di un modello statistico che include il numero di passaggi, la loro natura, i tiri in porta effettuati e quelli subiti, indipendentemente dai risultati ottenuti. Una di quelle cose che eccita i nerd e fa impazzire i conservatori puristi. Forse è scienza, forse è un giochino: chi siamo noi per negarcelo. E dunque. Nei cinque principali campionati europei, i progressi più interessanti in termini di punti dobbiamo aspettarceli da Tolosa e Monaco in Ligue 1  [con Auxerre e Strasburgo che invece scenderanno], dal Borussia Dortmund in Bundesliga [il Lipsia dala], da Cagliari e Como in serie A [perturbazioni in arrivo sull’Empoli], dal Tottenham e dal Manchester City in Premier League [il Newcastle se la passerà male], da Girona e Getafe nella Liga [Leganés all’estremità opposta]. 

***

È curioso che il Getafe esca premiato da un algoritmo. È un esito che potrebbe indurre a qualche riflessione. È curioso perché il Getafe è la squadra europea che più si distingue per fare le cose completamente a modo suo. The Athletic le ha dedicato un approfondimento, chiedendosi se per caso non sia la squadra più noiosa del mondo, attribuendo però la noia a qualcosa che sfugge dal canone. 

Gran parte del cammino recente del Getafe si deve a José Bordalas, l’allenatore che lo ha riportato in serie A e poi a tre piazzamenti consecutivi nella prima metà della classifica, fino agli ottavi di finale nell’Europa League 2020. Se n’è andato nel 2021 per allenare il Valencia prima di tornare e salvare il Getafe dalla caduta libera in cui si era infilato senza di lui. Quest’anno la squadra è la solita, l’unica nei cinque grandi campionati europei a non aver ancora raggiunto il totale di 5.000 passaggi.

[Allora. Fermiamoci un attimo. Qui pensiamo che si tratti solo di un parametro che indica uno stile e un atteggiamento di gioco. Non un certificato di qualità o la prova di un disvalore]

Il Getafe è l’unica squadra con una precisione di passaggi inferiore al 70 percento, avendone completati 518 in tutto nel terzo di campo d’attacco. Per contestualizzare, sette squadre della Premier League inglese ne hanno realizzati più di quattro volte quel numero. Il Getafe è pure la squadra che commette il maggior numero di falli in tutta Europa: erano in testa pure un anno fa e pure due anni fa. Magari c’è gente a cui piace, chi lo sa, chi lo può dire. Hanno giocato 889 duelli aerei, 112 in più di qualsiasi altra squadra in Europa. Con loro il pallone sta sempre in cielo. Il loro numero di rimesse laterali gettate con le braccia direttamente in area di rigore [74] è il più alto d’Europa, e di gran lunga.

Lo stile di calcio del Getafe – scrive The Athletic – è diretto, fisico, brutto da guardare, senza mezzi termini. Non è pensato per compiacere, ma per frustrare, sfrutta le debolezze delle squadre più ricche della Liga, quelle che idolatrano il possesso palla e i passaggi. Il tetto salariale del Getafe è il quinto più piccolo tra le 20 squadre della Liga, oscurato dalle spese consentite a Barcellona e Real Madrid

Il Getafe ha il peggior attacco della Liga, ma solo l’Atlético Madrid e la Real Sociedad hanno un record difensivo migliore. Il pareggio per 1-1 con il Barcellona lo rende imbattuto da cinque anni contro i catalani. 

Bordalas è un bel tipo. Divide l’opinione pubblica, si tratta del più ostinato dissidente in un paese che si vanta di giocare un calcio intricato e basato sul possesso palla, ma nessuno ha livellato il campo di gioco come lui. Per questo, forse merita più credito di quanto gliene venga dato.

The Athletic parla di approccio fuori moda del Getafe. Non è una novità ma vecchi dibattiti si sono riaccesi per una partita di Coppa del re giocata tutta in difesa dopo aver segnato il gol del vantaggio al secondo minuto. Si sono rinserrati in area e hanno effettivamente vinto per 1-0. Solo che l’avversario era il Pontevedra, squadra di quarta divisione. Bordalas ha chiuso contro di loro con il 16 percento di possesso palla, commettendo 16 falli e chiudendo la partita in nove uomini.

Ecco, forse è questa la linea del discrimine per un giudizio. Nessuno rimprovera a chi è più debole in campo un atteggiamento – per semplificare – di rimessa. È quando sei più forte che un atteggiamento del genere stride. Se hai tutti insieme Mbappé, Vinicius, Rodrygo e Bellingham, ci piacerebbe vedere qualcosa in più di quel che puoi vedere senza Mbappé, Vinicius, Rodrygo e Bellingham. 

Il piano di Bordalas è chiaro. Restare compatti dietro il 4-4-2, schierare gli esterni in una linea che diventa a sei e aspettare un’occasione. Il pragmatismo difensivo del Getafe lo rende un incubo da affrontare.

Quando pure si riesce a superare il meccanismo, arriva il portiere David Soria. Secondo le statistiche sui gol attesi [qui si apprezzerà lo sforzo di non chiamarli expected goals per non irritare] – secondo le statistiche ha impedito 20 gol in più del previsto. 

In questa stagione, il Getafe ha completato solo sette attacchi in costruzione, cioè con una sequenza ininterrotta di passaggi superiore ai dieci. Il Manchester City è a 170. Il Getafe è una squadra che si allunga e crossa.  The dark side of the Bordalas sono le perdite di tempo e la tensione che esiste sempre in ogni partita del Getafe. Con Quique Setien c’è su questo aspetto una faida decennale. Una volta Quique disse che Getafe fa male al calcio, definì Bordalas vergognoso e descrisse lo stile fisico di gioco delle squadre come qualcosa che gli fa bollire il sangue. 

Bordalas, francamente, se ne infischia. Quando è stato Inaki Williams a lamentarsi, Bordalas ha detto che i suoi giocatori sono soldati che vanno con lui in battaglia  [ehm, sì, certo, è chiaro a chi altro stiamo pensando]. 

Bordalas – dice The Athletic – può essere pungente e beffardo. La sua squadra supera spesso il limite. Ma è un allenatore che ha portato un club dalla seconda divisione all’Europa League in meno di tre stagioni. Gestisce un club con un budget modesto, lo tiene a galla. Si ha la sensazione che gli piaccia molto interpretare il cattivo da pantomima e che non cambierà idea tanto presto.

***

Il calcio secondo Bordalas

 Non crede che la rivoluzione di un Getafe terzo in classifica coincida con una Liga in crisi? «Può darsi. Le nostre grandi hanno più difficoltà. Eravamo abituati alle squadre spagnole vincitrici in Champions. Non siamo più unici. Vediamo giocatori di altissimo livello in altri campionati».

Per due anni Valverde ha cercato avere al Barça due linee da quattro nel blocco centrale, ma la squadra affondava e si schiacciava nella propria area. Perché è così difficile da sopportare?  «Costa molto lavoro. Bisogna insistere con i ragazzi e convincerli. Questo meccanismo chiede ai giocatori di essere al livello massimo di attenzione per molto tempo».

È per questo che sceglie giocatori disposti al sacrificio, che sono senza squadra o che non hanno mai giocato in Serie A? «Sì, perché è un’opportunità per mettersi in mostra. Siamo una piccola squadra. Ci sono giocatori che volevamo portare qui, avevano un contratto con il Leganés, e non potevamo pagarli. E stiamo parlando del Leganés. La gente si è abituata a vedere il Getafe nella zona medio-alta della classifica da tre stagioni ma non corrisponde alla realtà. Noi dovremmo lottare per la salvezza».

Il Getafe è la squadra della Liga con il numero di passaggi a partita. Come si spiega? «In certe zone del campo ci prendiamo meno rischi ma non ha nulla a che fare con le istruzioni dell’allenatore. A volte si sbagliano passaggi perché anche di là c’è una squadra che gioca. Il calcio è cambiato. Fino a poco tempo fa le squadre si ritiravano nella tre quarti, ti facevano uscire con il pallone e palleggiare sulla linea della difesa. Questo è molto complicato ora. Tutti fanno un pressing alto e intenso. Si segnano molti gol su palla persa, anche contro le grandi squadre. Bisogna avere grande tecnica per non correre rischi sulla palla».

Ogni volta che la sua squadra recupera la palla, gioca un passaggio profondo o la spazza via. Lei non concepisce un passaggio se non è per rompere le linee?  «La definizione comune di spazzare via non mi piace. Ci sono passaggi corti, medi e lunghi. Una palla spazzata via esiste quando non hai altro rimedio, sei sotto pressione e c’è molto rischio. Ma non è mai l’intenzione di partenza, perché per generare situazioni di gol devi giocare bene. I gol non si creano con i palloni spazzati via. Ma ci sono momenti in cui, quando c’è una palla recuperata, a seconda delle zone del campo, si tenta di effettuare una transizione rapida. Non solo noi del Getafe, negli ultimi anni queste transizioni vertiginose le ha fatte anche il Real Madrid. Per cosa? Per non dare agli avversari il tempo di organizzarsi e raccogliersi. Come succede nel basket». | Intervista di Diego Torres, El País, 15 febbraio 2020

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.