È giusto vaccinare prima gli atleti perché vadano ai Giochi?
Era appena arrivato l’annuncio di Pfizer, a metà novembre, e Federica Pellegrini in una intervista a Repubblica diceva: «Se questi Giochi si vogliono fare, il Comitato olimpico internazionale dovrebbe fornire il vaccino a tutti gli atleti. Credo sia l’unica strada percorribile».
Slalom se ne occupò (#425 del 13 novembre) con uno zoom su sport e vaccini, giudicando che il tema fosse il prossimo sviluppo di qualcosa a cui avevamo già assistito sotto forma di dibattito filosofico alto di fronte al drammatico dilemma dei medici nelle terapie intensive (chi salvare: i giovani, gli anziani), e poi in modo più comune, più polemico, quando il calcio iniziò ad avere accesso ai tamponi con tanta quotidiana naturalezza.
Chi deve essere vaccinato per primo?
Il National Geographic diceva che “come ogni volta che un nuovo vaccino viene approvato, i funzionari sanitari devono affrontare la difficile questione di chi dovrebbero essere i primi a riceverlo. In genere, come per la suina, sono gli operatori sanitari e le persone più vulnerabili. Con il tanto atteso vaccino COVID-19, c’è un nuovo fattore da considerare: l’equità”.
Ci siamo. Il tema è arrivato. È qui. Adam Silver, commissioner della miliardaria NBA, avverte i suoi e il mondo dicendo «Non salteremo la fila». Valerio Piccioni sulla Gazzetta dello sport scrive che la squadra di ciclismo UAE Team Emirates, quella di Tadej Pogacar, vincitore dell’ultimo Tour, assumerà il vaccino cinese Sinopharm nei prossimi giorni prima del ritiro e trova che “in un mondo colpito in modo feroce dal virus, sarebbe assurdo sovvertire i piani che si indirizzano logicamente verso le categorie più fragili, la prima linea sanitaria e le persone più anziane. Ma lo sport – aggiunge – ha anche il ruolo di moltiplicare la speranza, che significa aiutare la causa del vaccino, convincere gli scettici, velocizzare il processo che deve portare al traguardo dell’immunità di gregge. Insomma, campioni testimonial”.
Giovanni Malagò, di nuovo ospite in tv ieri sera, alla Domenica Sportiva ha detto: «Voglio fare una raccomandazione a tutti gli sportivi: vaccinatevi! È fondamentale, noi dobbiamo dare l’esempio. Per il nostro Paese e per dare un messaggio a tutta la popolazione».
La Gazzetta dello sport ha preso una posizione molto netta, esplicita, mettendola in evidenza in prima pagina e affidandone l’esposizione al vicedirettore Pier Bergonzi. Gli atleti olimpici vanno vaccinati prima di tutti gli altri ragazzi italiani.
Scrive Bergonzi stamattina: “Nei protocolli del governo, che ha previsto un calendario dei vaccini, non c’è traccia di sportivi, atleti. E già la sentiamo la voce dei ministri dire «abbiamo altre priorità». E ci mancherebbe altro! Ma nel rispetto della più logica tempistica, che vede in prima fila i lavoratori a rischio del mondo medico e paramedico, le categorie più esposte e gli anziani, pensiamo che almeno gli atleti “olimpici” debbano essere vaccinati in tempo utile per non compromettere l’avventura dei Giochi. Stiamo parlando di 400 persone al massimo, visto che sono 210 gli atleti che hanno già in tasca il pass e sono 150-200 quelli che nei prossimi mesi cercheranno i tempi o i minimi per Tokyo”.
Perché dovremmo farlo? Bergonzi spiega perché “i Giochi olimpici sono un momento unificante per il Paese, anzi sono un momento identitario per il mondo. Sono in programma dal 23 luglio in Giappone e potrebbero diventare il simbolo stesso di uscita e ripartenza dalle sabbie mobili della pandemia. Ogni quattro anni (questa volta dopo cinque) ci ritroviamo tutti a tifare per una maglia azzurra e a commuoverci per una medaglia che spesso viene da sport “poveri”. Federica Pellegrini nell’intervista che abbiamo pubblicato domenica ci ha ricordato di quanto sia difficile, anche per un fenomeno come lei, risalire la china dopo essere stata contagiata. Per chi punta a Tokyo e lavora da anni per il sogno di una medaglia la gestione dei prossimi mesi sarà decisiva. Risultare positivi a ridosso dell’appuntamento manderebbe tutto in fumo. Non chiediamo scorciatoie, ma nel rispetto delle priorità chiediamo che il governo tenga conto di questi atleti. Potrebbero essere ottimi testimonial per far capire a tutti quanto sia importante la vaccinazione, amplificatori di un messaggio di speranza. Non consideriamo gli atleti azzurri come ventenni qualsiasi, consideriamoli piuttosto la nostra Nazionale di potenziali “evangelizzatori” del vaccino”.
Le opinioni di ciascuno sono rispettabili, la speranza è che per il mio Stato non esistano davvero dei ventenni qualsiasi. Tutti i ventenni hanno visto in questo periodo andare in fumo, nell’invisibilità – stage all’estero, provini, concerti, incontri e occasioni di lavoro internazionali, lavori sul campo, master universitari – mentre noi sportivi eravamo distratti dalle esigenze del nostro amatissimo sport, presi dalle necessità della nostra lobby, fosse pure solo sentimentale. C’è una lista lunga così, fuori dalla finestra, di ventenni qualsiasi che lavorano pure loro da anni per un sogno, non è colpa loro se non li vediamo, non è colpa loro se pensiamo che il loro sogno valga meno del sogno di Federica Pellegrini. Ventenni che sono andati a sbattere con il muso contro il covid, ma che hanno la sfortuna di appartenere ad altri mondi, a settori che sono in sofferenza molto più acuta dello sport ma che si stanno lamentando la decima parte dello sport, mondi che hanno ottenuto cento volte meno i privilegi e le esenzioni degli sportivi, e che ora andrebbero pure vaccinati dopo. Per sentirsi fratelli d’Italia a Tokyo.