Se siete ossessionati dalla costruzione dal basso, in un verso o nell’altro, se siete degli accaniti sostenitori della sua necessità o se siete dei fieri avversari dei suoi capricci, questo è un pezzo che non si può perdere. The Athletic ha indagato dentro il mistero sublime del passaggio più pericoloso che esista oggi nel calcio, quello del portiere che tocca la palla corta e in verticale verso il centrocampista che si abbassa sotto l’area, “solitamente ma non sempre sotto pressione, faccia alla propria porta e spalle a quella avversaria”.
Stuart James porta una serie lunghissima di esempi, tutti tratti dalla Premier League, dice che l’elenco potrebbe continuare all’infinito, “e per molti versi alimenta la curiosità di coloro che si chiedono perché così tante squadre continuino a correre rischi costruendo dalla difesa e in particolare utilizzando questo tipo di passaggi”.
La risposta più immediata è che in questo modo si punta a ottenere quella superiorità numerica che un tempo veniva garantita solo dal dribbling. “Gli allenatori che giocano in questo modo – – spiega The Athletic – credono che abbia molto più senso attaccare controllando il possesso, attraverso un mix di principi consolidati e di schemi di movimento provati in allenamento, anche se ogni tanto c’è qualche strano errore, anziché lanciare una moneta e sperare che cada dalla parte giusta, il modo in cui vedono il lancio lungo in avanti”.
Secondo Stuart James quando consideriamo gli strafalcioni che portano a subire un gol, tendiamo a guardare solo l’esecuzione di quel passaggio vicino alla porta, trascurando tutte le altre decisioni prese o non prese in quel momento, tipo il posizionamento, il movimento, il tempismo: “questo è il problema quando le cose vanno male, non il passaggio in sé”.
Oddio, se prendi gol così, sai cosa te ne fai del pensiero che il punto non è il passaggio in sé ma il posizionamento, il movimento eccetera eccetera. Ci sono alcuni portieri che evitano, tendono a giocare passaggi corti ma laterali in fase di costruzione, se non possono calciano lungo. Sono i portieri del Bournemouth, del Crystal Palace , dell’Everton, del Newcastle e del Nottingham Forest.
The Athletic scrive che il Brentford è un caso di studio affascinante, per la sua evoluzione sotto Thomas Frank. La percentuale di passaggi lunghi dei portieri è scesa di un terzo in meno di due anni. Il passaggio corto centrale è stato utilizzato frequentemente in questa stagione e sta funzionando, a parte un errore contro l’Ipswich rimasto impunito e “un momento di leggero nervosismo nel primo tempo contro il Chelsea domenica”.
Completare il passaggio a un compagno di squadra non è più sufficiente quando si gioca contro un livello di pressing così esasperato. Il punto vero è “dare al giocatore che riceve la palla la migliore opportunità possibile di rendere perfetta la sua azione successiva. È interessante sentire i giocatori del Liverpool parlare di come il loro allenatore Arne Slot interrompa le sessioni di allenamento perché i passaggi non sono depositati sul piede giusto del ricevitore. Il problema di un passaggio maldestro è che spesso ne porta un altro”.
Quando tutto funziona, quattro passaggi dopo hai mandato uno James Maddison verso la porta avversaria, e la squadra si trova in vantaggio per 1-0. Ma sono azioni che tendiamo a notare di meno, certamente a sottolineare di meno. Postecoglou e altri come lui sostengono invece che valga la pena correre il il rischio.