Il Napoli è di Gattuso

 

Il Napoli di Gattuso

L’uomo giusto per farsi amare. Gattuso arriva a furor di squadra: gioca con l’amato (dai calciatori azzurri) 4-3-3, prediligendo ali tecniche quando le ha, proprio come il compianto Sarri, padre padrone di un gruppo di professionisti mai cresciuti e che, perduta la badante tattica, hanno perso anche la bussola tecnica e atletica. Ha, però, anche il pregio di essere un figlio di Ancelotti, uno dei pilastri dello spogliatoio più vincente di Carlo, forse l’uomo che ne conosce meglio i punti di forza e debolezza, tecnica, tattica e caratteriale. Entra, quindi, con il biglietto da visita ideale per farsi amare dai calciatori , disorientati dal camaleontismo ancelottiano, ossessionato dai cambi di modulo anche in corsa e dal turn over, ma anche con la capacità di comprendere ciò che a noi risulta oscuro, questo abisso, queste sabbie mobili di decisioni assurde che ha costruito la sceneggiata azzurra delle ultime settimane napoletane. | Boris Sollazzo, Quattrotretre

 

Le responsabilità di De Laurentiis. Tutti hanno fatto del loro peggio. A cominciare dal presidente. Un presidente molto padronale, dai modi spicci e raramente diplomatici. Gattuso ha l’esperienza e il carisma per farlo, ma i rancori sono stratificati, non facili da scrostare. La squadra ha bisogno di migliorare qualità e incisività del gioco, ma soprattutto di ritrovare la spavalderia e la gioia del gioco, l’orgoglio di appartenenza, la compattezza. Se un po’ conosco Gattuso, credo che il suo primo alleato sarà Milik, e il secondo quello che più gli somiglia: Allan. | Gianni Mura, la Repubblica

 

Le responsabilità di Ancelotti. Oggi alle sue spalle Ancelotti lascia una squadra in pessima classifica, 24 giocatori con centinaia di migliaia di euro di multe personali, titolari che non giocano più (Allan, Insigne, Ghoulam), giovani in difficoltà (Ruiz, Elmas, Lozano), vecchi che si isolano (Callejon e Mertens), un rapporto finito tra squadra e società. De Laurentiis qualcosa ha sbagliato, ma i danni fatti da Ancelotti restano e sono di sostanza. | Mario Sconcerti, Corriere della sera

 

Quando un fratello rimpiazza un padre

titolo de l’Équipe

 

Che cosa Ancelotti non ha digerito. Il feeling con la squadra è sempre stato il punto fermo del metodo-Ancelotti e non gli va che su questo aspetto vengano gettate ombre. Anche perché è evidente che i problemi sono nati quando il presidente De Laurentiis, scavalcando l’allenatore e non consultandosi con lui che ha, per contratto la responsabilità tecnica e gestionale del gruppo, ha deciso di spedire la squadra in ritiro. Come si può fare una simile mossa senza pensare che ci saranno contraccolpi? I mancati rinnovi contrattuali di Callejon e Mertens, con relative parole non proprio concilianti di De Laurentiis («Se qualcuno vuole andare a fare le marchette in Cina perché strapagato, per vivere due o tre anni di m., è un suo problema»), i prolungamenti annunciati, discussi e mai concretizzati di Zielinski, Milik e altri, hanno fatto il resto. Inevitabile la spaccatura all’interno dello spogliatoio, e nemmeno il mago Houdini sarebbe riuscito a rimettere insieme i cocci. | Andrea Schianchi, la Gazzetta dello sport

 

Il linguaggio del corpo di Rino. Quelli di Rino Gattuso sono messaggi chiari, che arrivano anche dal linguaggio del corpo. Il nuovo Gennaro di Napoli ha guidato in prima persona il ritmo del torello di riscaldamento. E poi nelle esercitazioni tattiche è rimasto dietro le orecchie dei suoi nuovi ragazzi a dare un consiglio, a stimolarli. In altre parole a fargli sentire il fiato sul collo. Come dire: sono uno di voi, so cosa provate in questo momento, ma ora si volta pagina e dovete dare il massimo. | Maurizio Nicita, la Gazzetta dello sport

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.